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21 \ Novembre \ 2014

TRATTATO FILOSOFICO DI RICERCA DELLA VERITA'
INTRODUZIONE
RICERCA DI DIO
Premessa giustificativa della ricerca di Dio
La nostra esistenza nella condizione di soggetti vivi, intelligenti, autocoscienti e pensanti, dotati di un corpo materiale simmetrico (cioè se dovessimo idealmente separare il nostro corpo in due parti avremmo due parti pressoché identiche), e tutte le altre forme armoniosamente elaborate e complesse (molte delle quali sempre simmetriche, anche fra i vegetali, pensiamo alle foglie) fanno lecitamente supporre l’esistenza di un Essere Supremo ed eterno che abbia in qualche modo fatto da “regista nascosto” in tutto questo ordinamento fisicamente armonico, terreno e cosmico. 
In modo generico lo possiamo chiamare “Dio”.
Quando affermo che è lecito supporre razionalmente la sua esistenza, intendo dire che la domanda dell’Uomo: “da dove proviene quest’ordine riscontrabile nella realtà, e da dove vengono le caratteristiche specifiche della natura di ogni soggetto fisico e quindi anche dello stesso uomo? ”, richiede una risposta che non può essere solo di tipo meccanicistico, poiché essa non potrebbe mai esaurire le esigenze intrinseche alla domanda stessa, poiché continueremmo a chiederci ancora: "e perché avviene, o e avvenuto così". Perciò, allargare l’orizzonte alla possibilità che esista un Essere Supremo da cui tutto ha avuto origine, è autorizzata dall’impossibilità a conoscere l'origine prima di ogni cosa, la base da cui tutto ha iniziato ad essere ciò che è e ci appare. La ricerca scientifica nel diradare il mistero dell'essere è apprezzabile ma non soddisfacente. E riguardo al desiderio umano di risposte, sentir dire da esponenti del mondo scientifico: “Aspettate! Abbiate pazienza. La scienza spiegherà tutto!", è una posizione dispotica e intransigente verso l’altra grande modalità di ricerca, quella filosofica.   
Ora se c’è una qualche possibilità che esista Dio (e chi si oppone dovrebbe spiegare il perché della sua posizione contraria), è logicamente vera e possibile anche la dimostrabilità che esista. Vi sono pensatori ateisti che senza addurre argomentazioni valide negano la dimostrabilità di Dio, senza rendersi conto della irrazionalità e illogicità della loro posizione. Primo: nel negare l’esistenza di qualsivoglia soggetto. Infatti per negare un’esistenza bisogna addurre prove negative ( = il soggetto che voi cercate qui non c’è), e per poterlo fare occorrerebbe conoscere per intero la realtà, cosa questa momentaneamente impossibile per noi. Secondo:  se Dio è oggetto di ricerca e quindi di dimostrabilità, bisogna stabilire in quale modalità lo si può dimostrare, ovvero verso quale direzione è possibile indirizzare la ricerca. 
Prima che quella scientifica che può essere possibile ma richiede la verificabilità fisica, è più percorribile, attualmente, quella filosofica. 
Quest'ultima per potersi intraprendere deve prima dare una giusta definizione dell’oggetto della ricerca: Dio. Sant'Anselmo dirà che Esso deve coincidere con l'Essere di cui non si possa «pensare nulla di più grande». Poiché se vi fosse qualcosa di più grande allora esso sarebbe dipeso da quello, e perciò non sarebbe stato Dio ma un suo derivato o una sua sottospecie, secondo la regola che tutti gli enti dipendono ontologicamente, in ultima istanza, dal più grande che li contiene. 
Messo in chiaro questo, prima di iniziare la ricerca, vi sono due ulteriori premesse chiarificatorie  da porre come base: La premessa gnoseologica e le definizioni dei termini più importanti. 
  

Premessa gnoseologica
La conoscenza umana della realtà.
La conoscenza per gli esseri umani entrati nell’esistenza è caratterizzata da un susseguirsi crescente di percezioni che gradualmente rivelano loro la realtà esterna ed interna, quindi la loro stessa natura. L’esperienza comune ci attesta che nell’ambito percettivo abbiamo caratteristiche omologhe, e per questo la realtà rilevata è oggettivamente uguale per tutti: forme, distanze, suoni, colori, temperature, ecc. 
Senza percezioni interne od esterne al corpo, non vi possono essere "oggetti" di pensiero ( = idee), quindi nemmeno pensiero, ma solo facoltà di pensare che equivale ad una condizione di vita incosciente. Poiché senza oggetti di pensiero manca la “materia” del pensare. Ora la percezione, con i suoi cinque sensi esterni e il senso interno (sentirsi un corpo = coscienza), sono l’unica via attraverso la quale entra tutta la realtà esistente. Perciò qualunque affermazione che disconosce la realtà come conforme alla nostra percezione è logicamente infondata ed arbitraria, e dunque priva di valore filosofico. Non solo, se un qualunque essere umano dovesse giungere a dire: “la realtà è diversa da come noi esseri umani la rileviamo”, egli deve portare prove certe, le quali non possono richiedere il contributo dei nostri sensi, poiché essi sono stati precedentemente diffidati nella funzione di rilevare la realtà nella sua vera essenza, perciò possono essere solamente prove razionali, di tipo logico deduttivo; ma la validità di tali prove si può fondare solamente su premesse evidentemente certe, le quali sono possibili solo ed esclusivamente attraverso i dati fornitici dalla elaborazione delle percezioni sensoriali. 
Perciò non è possibile alcuna prova che dimostri vera la tesi che la realtà sia diversa da come i sensi umani la percepiscono. Si può invece dimostrare che i sensi non possono percepire tutta la realtà, ma non che quella percepita non sia vera.
Altro discorso è invece l’interpretazione delle percezioni. Essa, essendo soggettiva, è passibile di difformità.
Dunque metto in guardia dal pericolo di confondere la “percezione oggettiva della realtà” con “l’interpretazione soggettiva della percezione”.

Proseguiamo ora col definire i principali termini filosofici 
1. E’ fondamentale adottare un’unica terminologia di base per comprendere il Trattato, perciò riporterò i termini più importanti e le rispettive definizioni con i quali strutturerò tutta la realtà fisica ed afisica* esistente, conosciuta e conoscibile.
(* Preferisco il termine: “afisico” anziché “metafisico”, perché il secondo indicando qualcosa di “al di là” e di “oltre” il fisico, spinge ad immaginare una realtà separata, distante e quindi fuori dalla portata della conoscenza umana, o peggio ancora fantasiosa ed immaginaria, mentre essa è, a tutti gli effetti, facente parte della nostra comune esperienza). 

Mi scuso, anticipatamente, per la ripetizione di alcuni concetti, che serviranno comunque ad una comprensione migliore del mio pensiero. 
Aggiungo inoltre che è una ricerca in atto, che io per primo correggo e modifico di continuo, perciò è gradita ogni corretta confutazione, che possa essere utile a redigere lo scritto.

                                                          *

DEFINIZIONI PRINCIPALI

ASSOLUTO > L’assolutezza ontologica è data dalla maggiore grandezza, per estensione fisica, che possiede un ente in rapporto agli altri enti in modo unico ed insuperabile.

RELATIVO > La relatività ontologica invece è data dalla dipendenza che in forma gerarchica hanno determinati enti in rapporto ad altri, in ordine all’esistenza, ed in ordine a tutte le caratteristiche e funzioni.

LA NATURA DELL’ESSERE

TUTTO l’Essere, cioè ogni Ente con le sue proprietà, facoltà ed operazioni, è strutturato in due modalità di esistere, complementari e inscindibili: FISICA e AFISICA (argomenterò in seguito questa tesi). 

La modalità FISICA dell’essere è quella soggetta alla conoscenza sensibile, diretta o indiretta, da parte dell’uomo; ed è anche soggetta alla misurazione dimensionale.

La modalità AFISICA dell’essere invece è quella che sfugge irriducibilmente alla conoscenza oggettiva e sensibile, nonché alla misurazione dimensionale. Dell’essere afisico ne possiamo solamente dedurre logicamente l’esistenza oggettiva, partendo dalla nostra personale conoscenza soggettiva.

<<<NELLA MODALITÀ FISICA>>>

L’ESSERE è la SOSTANZA PRIMA, che corrisponde alla sostanza base di ogni altra composizione fisica esistente. Si giunge ad essa per via logico deduttiva, scomponendo idealmente ogni “ente formato” presente nell’universo, fino a giungere alla sostanza più rarefatta ed invisibile, che penetra tutto senza poter essere penetrata da niente, perciò essa è anche indivisibile ed unica. Se fosse divisibile, infatti, lo sarebbe perché penetrata da una sostanza ancora più rarefatta e meno densa di essa.
La Sostanza Prima da sempre e per sempre determina ed occupa lo Spazio.  Questo perché è impossibile nella nostra condizione umana, dimostrare una qualsiasi forma di essere indipendente dalla sostanza, poiché siamo “sostanze” immerse nella sostanza.

L’ENTE è ogni soggetto esistente, quindi percepibile coi sensi o deducibile per logica, ed è composto solo ed esclusivamente da sostanza. 
Risponde alla domanda: ESISTE FISICAMENTE?

La SOSTANZA è la causa fondante di ogni estensione spaziale, la cui struttura atomica e subatomica ne determina le caratteristiche fisiche di densità, estensione, peso specifico, durezza.
La sostanza è quindi tutto ciò che compone e delimita un ente, diversificandolo sia dall'ente che lo contiene, che dagli altri enti; rendendolo così unico in se stesso. 
Risponde alla domanda: DI COSA è FATTO QUELL’ENTE?

L’ESSENZA è l’identità specifica di un ente; ogni ulteriore scoperta riguardante le proprietà, le facoltà e le operazioni dell’ente va ad arricchire la sua essenza. 
Risponde alla domanda: COS’E’ QUELL’ENTE?

L’ESISTENZA e la SOSTANZA sono proprietà che si richiamano a vicenda (esiste perché ha sostanza, ha sostanza perché esiste), perciò inscindibili fra loro, ed esclusive degli enti.

L’ENTE ASSOLUTO è quello che contiene tutti gli altri ed è per questo indipendente in ogni cosa da tutti gli altri.

Gli ENTI RELATIVI sono tutti quelli contenuti dall’ente assoluto e perciò da quest’ultimo dipendono in tutto per esistenza, movimento e trasformazione.

Ogni ente ha proprietà, facoltà e operazioni specifiche. Per esempio una proprietà comune a tutti è la grandezza fisica; una facoltà comune a tutti: occupare lo spazio; un’operazione comune a tutti: muoversi o trasformarsi.
Le PROPRIETA’ dell’ente sono le caratteristiche connaturali ad esso od acquisito in seguito, per volontà propria, altrui o accidentalmente. 
Tra le proprietà di un ente vi sono le FACOLTA’.  Esse sono potenzialità innate (o acquisite) dell’ente, attraverso le quali vengono svolte operazioni specifiche.  Noi ad esempio mediante il CORPO possediamo cinque FACOLTA’ FISICO SENSORIALI e numerose facoltà FISICO MOTORIE.

Le FACOLTÀ ed OPERAZIONI possono essere precostituite per natura (per esempio negli esseri viventi alcune sono: digestione, respirazione, circolazione sanguinea, difesa immunitaria, ecc.) o determinate dagli esseri viventi mediante volontà cosciente, istintiva o inconscia. FACOLTÀ ed OPERAZIONI FISICHE VOLONTARIE, in noi, per esempio, sono: camminare, correre, nuotare, parlare, sorridere, ecc. 
Alcune FACOLTÀ ed OPERAZIONI ISTINTIVE sono: respirare, chiudere gli occhi, deglutire, ecc. Alcune FACOLTÀ ed OPERAZIONI INCONSCIE sono quelle che avvengono durante il sonno: russare, sognare, ecc. O quelle compiute in uno stato confusionale.
Esse sono sempre mutazioni intrinseche o\ed estrinseche, comunque causate, di cui è capace un ente. 
Senza un ENTE che possieda FACOLTA’ attraverso le quali compiere OPERAZIONI non può verificarsi alcuna mutazione.

<<<NELLA MODALITÀ AFISICA>>>

L’ESSERE AFISICO è la VITA UNIVERSALE o DIVINA che da sempre genera col pensiero la VITA SECONDA ed insieme la VITA TERZA, Esse occupano da sempre la Sostanza Base ed ogni sostanza composta. 
Questa coabitazione eterna di tre “Vite” nella stessa sostanza determinano dall’eternità la Coscienza Autocosciente che permette volontà, intelligenza, memoria e sentimento eterni. 

ESSERE DIVINO (o DIVINITA’) è l’Ente eterno ed assoluto, causa ontologica di tutti gli enti temporanei e relativi.

La VITA è la facoltà di percepire e dunque pensare di un ente. Un ente che non percepisse non potrebbe nemmeno pensare.

La FACOLTÀ DI PERCEPIRE e PENSARE è una proprietà afisica di un ente che corrisponde ad un “CENTRO di COSCIENZA e PERCEZIONE PERMANENTE”, che chiamiamo per comodità con un solo termine: COSCIENZA o MENTE.  

Il PENSIERO PRIMORDIALE è l’atto involontario con il quale la mente diviene consapevole di aver acquisito la percezione di sé.  Tutti i pensieri successivi, sono la elaborazione e la rielaborazione libera e volontaria, di ogni oggetto percepito che chiameremo IDEA. 

Le IDEE sono, perciò, tutti gli “oggetti afisici, elaborati dalla mente” in seguito alla percezione, classificazione, ed archiviazione mnemonica dei dati sensoriali, provenienti dall’interno o dall’esterno dell’ente. 

Come per la realtà fisica, anche per quella afisica tutto è strutturato in proprietà, facoltà e operazioni.
Le PROPRIETA’ AFISICHE che conosciamo sono la VITA COSCIENTE (nel caso dell’Uomo la VITA COSCIENTE DI AUTOCOSCIENZA che permette volontà ed autodeterminazione) e le FACOLTA’ ad essa relative. 

Le FACOLTÀ AFISICHE che conosciamo sono: VOLONTÀ, PENSIERO, MEMORIA, SENTIMENTO\PASSIONE.

Le OPERAZIONI AFISICHE VOLONTARIE sono: riflettere, ricordare, amare, odiare... Esse sono “afisiche” perché senza conoscenza soggettiva e conoscenza data dalle manifestazioni esterne degli enti, non sarebbero altrimenti conoscibili.

LA “COSCIENZA DI AUTO COSCIENZA”

1 - La COSCIENZA è la consapevolezza, di un ente vivo e pensante, di esistere dentro una sostanza, attraverso la percezione essenziale di quest’ultima.

2 - L’AUTOCOSCIENZA è la consapevolezza, di un ente vivo e pensante, di esistere dentro una sostanza di cui si percepisce l’essenza, e attraverso la facoltà di riflessione (pensiero rivolto a se medesimo) capire di essere quella sostanza.

3 - LA “COSCIENZA DI AUTOCOSCIENZA” è la consapevolezza, di un ente vivo e pensante, di esistere dentro una sostanza di cui percepisce l’essenza, e attraverso la facoltà di riflessione (pensiero rivolto a se medesimo) capire di essere quella sostanza, così da cogliersi un tutt’uno (corpo e mente), governabile integralmente dalla propria volontà (Io voglio). 

La “coscienza di auto coscienza” è un punto cruciale del trattato, perché se la possediamo noi “effetti”, la possiede anche la “Causa Prima”. La certezza proviene dalla conoscenza afisica di noi stessi, che riporto in modo ancora più sintetico: 
IO sono cosciente di possedere:
un’identità pensante, (anima)
una sostanza operante (corpo), 
un Io governante,  (spirito)
cosciente di possedere un’identità pensante, … e così all’infinito. 
Sono quindi presenti nell’essere umano tre identità, o tre vite in una sostanza (il corpo) 

Argomenterò meglio in seguito l’origine eterna nella Sostanza Prima della “coscienza autocosciente” 

*

LA VERITA’

La VERITA’ ASSOLUTA è data dal modo oggettivo di essere di ogni ente.

La VERITA’ RELATIVA è data da tutte le informazioni universalmente condivisibili che dell’ente si possono acquisire per conoscenza diretta: mediante gli organi di senso o per conoscenza indiretta, cioè mediante la deduzione logica. 
La definisco “relativa” perché la conoscenza di essa rimane sempre perfettibile. 

La VERITA’ EVIDENTE è la corrispondenza più certa tra l’essenza degli enti e la nostra comune percezione di essi; percezione riconosciuta vera universalmente, grazie all’autorevole riconoscimento scientifico.

La VERITA’ DIMOSTRATA è quella dedotta logicamente dalla VERITA’ EVIDENTE, e persiste fintanto che non venga adeguatamente confutata.

La verità appartiene, quindi, oggettivamente agli enti. L’ente assoluto possiede la verità immutevole dell’essere, mentre gli enti relativi, essendo mutevoli e temporanei, possiedono di conseguenza una verità mutevole, che è comunque sempre corrispondente alla loro essenza (la sola che possiamo percepire), e che noi, grazie alla facoltà della memoria, conosciamo in modo sempre crescente, e questo è dovuto:

A ) alla nostra natura di soggetti permanentemente conoscenti,
B ) all'oggettività assoluta degli enti
C ) ed alla loro condizione mutevole. 
*

TRATTATO

PRIMA PARTE - ENTE ASSOLUTO ED ENTI RELATIVI -

La verità fondamentale da cui partire è la seguente:
- NOI ESISTIAMO IN QUALITÀ DI ESSERI UMANI,
- SU UN PIANETA APPARTENENTE AL SISTEMA SOLARE,
- INCLUSO, INSIEME AD UN NUMERO SCONOSCIUTO DI ALTRI CORPI CELESTI,
- DENTRO UNO SPAZIO COSMICO IN MOVIMENTO (ESPANSIONE),
- DI CUI IGNORIAMO LE ORIGINI, LA NATURA E I LIMITI.

L’ente più grande che conosciamo è l’universo (o lo spazio cosmico), il quale contiene tutti gli altri enti.
Come scritto sopra, dell’universo ignoriamo i limiti; ma potrebbero esserci dei limiti?
Per dare la risposta più attendibile, partiamo, nell’argomentazione, dalla verità più certa:
l’ESSERE E’ ETERNO.
Poiché dal Nulla (non essere e non esistenza assoluta) non può avere origine niente. L’“esistente 2” quindi proviene dall’“esistente 1” e non può in alcun modo provenire dal “non esistente 0”.

L’eternità è quindi la condizione di un Ente incausato. Ma può un ente eterno ed incausato avere una forma fisica finita?
La forma è una limitazione quantitativa, che esige sempre una motivazione che risponda alla domanda: “perché quella forma e quella quantità e non un’altra maggiore o minore?” 

In altre parole: come può essere quantificabile in qualche aspetto un ente che è estraneo alla quantificazione temporale, non avendo esso mai avuto inizio? 
Inoltre un ente eterno che per la sua natura non può ne crescere ne diminuire riguardo al tempo, non può neanche crescere o diminuire nella sua sostanza.
Crescita e diminuzione di una sostanza (B), infatti, presuppongono sempre un’interazione causale con altra sostanza diversa (A), dalla quale deve avere necessariamente avuto origine. Cosa ovviamente impossibile per la Sostanza Prima che dev’essere necessariamente monade.    

Ed ancora se l’esistere da sempre rende l’Essere un ente assoluto, quindi unico nello stare fuori dal tempo rispetto ad ogni ente temporaneo, come può essere relativo come tutti gli altri enti ad una forma, e quindi passibile di misurazione fisica? Dovrebbe per coerenza alla sua natura eterna, irriducibile alla temporalità, essere anche, per la stessa natura, irriducibile alla spazialità.
Eternità ed infinità quindi si richiamano reciprocamente nella natura dell’Essere poiché per entrambe non dev’esserci ne inizio ne fine, ne principio ne termine.
In conclusione prendiamo per certo che l'Essere non ha avuto inizio nel tempo e neanche può avere fine in esso (anche perché il tempo, in realtà, non esiste, è una misura convenzionale posta dall’uomo per misurare movimento e mutamento degli enti relativi), ed è altrettanto certo che neanche la sua sostanza ha avuto inizio nello spazio e nemmeno può avere fine in esso. 

Perché solo un ente è eterno? Perché l’assolutezza di un ente incontenuto che contiene tutti gli altri,  richiama anche l’assolutezza della sostanza che lo costituisce, escludendo, al suo interno, la contemporaneità di nature e sostanze differenti, che se relative ad esso nello spazio non possono che essere relative ad esso anche nel tempo. Per supporre l’eternità di un ente relativo, infatti, dovremmo trovarne uno solo, e non composto da differenti sostanze od elementi di diversa natura, cosa finora mai verificatasi. Perciò è facile dedurre che un ente molteplice e costituito da più sostanze è sempre il risultato di una combinazione causata e quindi temporanea. Ogni ente formato, composto, finito è quindi causato e temporaneo

*

L'essere, quindi, se è ETERNO è anche INFINITO.

Ora dobbiamo isolare questa ulteriore e fondamentale verità appena dedotta e trarne le conseguenti implicazioni filosofiche.
Certamente un ente eterno ed infinito è:
Unico
Tutto
Contenitore,
Informe,
Immobile,
Immutevole
Incausato,
Con le suddette qualità è certamente un ente assoluto (cioè unico, senza una copia simile).
Questo significa che per logica, non può essercene un altro con le stesse caratteristiche. Non possono esistere infatti due enti infiniti per estensione, ogni ente finito sta per logica dentro un ente più grande. 
L’ente che possiede l’infinitezza, quindi è UNICO e INCONTENUTO.
L’ente infinito NON PUÒ AVERE UNA FORMA, poiché non è contenuto da alcun altro.
L’ente infinito è IMMOBILE, poiché se si espandesse, o muovesse, lo potrebbe fare solo dentro un altro ente che lo contiene, ma ciò non può avvenire, non essendoci un ente più grande. 
Se solo un ente è immobile, e senza forma, tutti gli altri possono essere mossi e trasformati, ma da cosa? Certamente da una causa agente. Quindi ogni volta che scopriamo un movimento ed una trasformazione, sappiamo per certo che vi è stata in principio, oppure è in atto, una causa. Ora l’ente infinito non avendo forma deve essere INCAUSATO ed ETERNO, poiché se fosse causato non sarebbe più ne infinito ne eterno, e si dovrebbe ricercare una ulteriore causa infinita ed eterna.

Ogni ente relativo deve esistere in una condizione fisica inerente al suo stato di dipendenza dall’ente assoluto, altrimenti se avesse qualcosa in più, quella sarebbe la prova che non sarebbe effetto ontologico dell’ente assoluto.
Perciò se solo uno è l’ente assoluto e da esso dipendono tutti gli enti relativi, essi, all’opposto, devono necessariamente essere:
Finiti,
Porzioni del tutto,
Molteplici,
Contenuti,
Formati,
Mobili,
Mutevoli
Causati,
Temporanei.

> Noi esseri umani, capaci di percepire la realtà e definirla, vediamo che in effetti tutti gli enti relativi hanno le suddette caratteristiche, e questa è la verità evidente, tranne la caratteristica della temporaneità per i corpi celesti, e la finitezza dell’universo (come residenza di tutta la materia) la quale viene dedotta logicamente; perciò ogni confutazione deve portare la dimostrazione del contrario.
Vi è da aggiungere che un ente assoluto che è stato SOLO ed UNICO, prima di essere causa prima di tutto il molteplice, non può che trasferire negli effetti, in modalità relativa, ciò che esso è da sempre. 

Mi spiego meglio: il MOLTEPLICE che noi conosciamo proviene dall’UNICO e dal TUTTO, prima di essere distinto in un diverso stato d’essere (finito, formato, causato, ecc.), perciò gli effetti non possono avere niente di più e di nuovo che non facesse già parte della Sostanza Prima, in altre parole se la Sostanza Prima ha la possibilità di variegarsi in innumerevoli modalità fisiche, e in proprietà, facoltà e operazioni afisiche, ciò significa che aveva già in Se Stessa queste caratteristiche, che poi ha trasmesso agli effetti; infondo questo dinamismo ontologico è già notevolmente presente in natura, pensiamo al seme, all’embrione, all’uovo, essi hanno ricevuto potenzialmente dalla loro causa tutte le proprietà che in seguito svilupperanno. 
Va considerato che ogni ente relativo è sempre una produzione del tutto, che non può dal tutto essere scisso, separato e reso indipendente, poiché può nascere ed esistere solo ed esclusivamente dentro il tutto. 

Perciò qualunque effetto originato non può possedere nessuna potenzialità che non possieda da sempre la CAUSA SENZA ORIGINE così come la CAUSA SENZA ORIGINE non può in alcun modo trasferire all’effetto una proprietà che ESSA da sempre non possieda.

Ora, la SOSTANZA PRIMA possedendo la Vita cosciente, capace di autocoscienza, e perciò le Facoltà afisiche sopraccitate, è certamente Dio, ESSERE SUPREMO, vivo e dotato di autodeterminazione, e quindi “CAUSA VOLONTARIA” di Tutto ciò che esiste.

SECONDA PARTE - LA SOSTANZA PRIMA

Concentriamoci sulla SOSTANZA PRIMA unica, eterna ed infinita, lasciando fuori per ora tutti gli enti causati. Abbiamo dedotto che essa è viva e pensante, cosciente di autocoscienza.
Vi è un quesito da capire:
A ) - da una parte la coscienza di autocoscienza richiede l’interazione di tre Vite, con a capo un SOGGETTO afisico che si colga come “SOSTANZA VIVA”, e colga ancora Se stesso come Soggetto (“IO VOGLIO”) che esercita il potere su Mente e Sostanza.
B ) - dall’altra non possiamo riconoscere in queste tre Vite, tre individui autonomi, perché non vi è alcuna differenziazione di sostanza.
Purtuttavia occorre spiegare l’UNITA’ ASSOLUTA, giustificando però la “coscienza dell’autocoscienza”.

Spiegazione: 
La “VITA PRIMA” occupa da sempre ed interamente la Sostanza Prima (quindi occuperà anche tutta la successiva sostanza composta), tanto da poter dire che tutto e vivo e pensante; tutto è uno; ed essendo tutto eternamente abitato da un’unica Vita, è anche mosso da un unico operatore.
Se infatti la VITA DIVINA non occupasse tutto lo spazio e quindi l’intera Sostanza sorgerebbero i due seguenti quesiti riguardanti la dipendenza: 
1 - E’ la VITA DIVINA a dipendere (perciò, ad aver avuto origine) dalla Sostanza? 
2 - oppure è la Sostanza ad avere avuto origine dalla VITA DIVINA? 

Ne l’uno e ne l’altro, poiché non è possibile che un’unica ed eterna Sostanza monade, non vivente, possa essere accidentalmente “Viventizzata” così come nemmeno una Vita può esistere senza abitare in una Sostanza, ed essere poi Causa ontologica di quest’ultima. Va rispettato il principio logico che la Causa Prima non può trasferire negli effetti ciò che non possiede già in se stessa da sempre, perciò se gli effetti fisici sono composti da sostanza, la Causa Prima è composta da sostanza. Inoltre, fino a prova contraria, nella realtà conosciuta, la vita cosciente rimanda sempre ad una residenza ontologica. Perlomeno non abbiamo alcuna conoscenza di vita cosciente indipendente dallo spazio e dalla sostanza, e neanche potremmo mai averne, essendo noi vite coscienti residenti in un corpo sostanziale, immerso esso stesso nella sostanza; perciò tale tesi andrebbe dimostrata, ma essendo impossibile farlo, ha valore filosofico la sola seguente evidenza: ogni ente è costituito da sostanza e determina uno spazio, ed ogni soggetto afisico abita dentro una specifica sostanza. Sostanza e vita sono dunque nell’eternità un’unica entità indivisibile: sono le due facce della stessa medaglia.  

Ora l’atto di pensare da parte dell’Essere nella sua eterna condizione-base è una operazione involontaria perché Esso è privo della completa coscienza di sé, e per questo determina una produzione afisica (poiché il pensare primordiale di un soggetto afisico, unico, solo ed immobile, non può essere movimento afisico “improduttivo” in quanto un movimento per essere improduttivo deve essere rivolto verso un altro soggetto ricettivo diverso da sé, in forma di scambio, che ovviamente non c’è se non viene generato. Perciò il pensare primordiale ed eterno del Soggetto Primo è produzione afisica), ma cosa può pensare\produrre dall’eternità, quest’unico Soggetto che è Tutto? Può pensare solo a Se Stesso, non essendoci altro oggetto di pensiero fuori da Sé; non essendoci un “fuori”.
Potendo percepire soltanto SE STESSO e quindi pensare specularmente solo a SE STESSO, questo Primo Soggetto afisico, compie da sempre la seguente operazione: come SOSTANZA PENSANTE produce col Suo pensiero un altra Vita afisica che sarà conforme a quanto il Primo Soggetto coglie di Sé: PENSIERO OPERANTE ( = Pensiero con potenzialità operativa). Infine la SOSTANZA PENSANTE vedendo se stesso nel PENSIERO OPERANTE produrrà, mediante un ulteriore pensiero involontario, un'altra Vita, che unisce la altre due, e cioè l’OPERATORE COSCIENTE, che permetterà Coscienza autocosciente alla Sostanza Pensante.

Tutto questo, lo ripeto ancora, è eterno; avviene cioè da sempre e per sempre. Poiché il Soggetto Primo, Sostanza Pensante ed Essere Eterno, da sempre pensa a Se stesso.
La produzione del Pensiero Operante, da parte della Sostanza Pensante la definirei “Generazione” perché vi è una riproduzione afisica diretta del Generante, mentre la produzione dell’Operatore Cosciente è una emanazione sinergica (forse la si potrebbe definire anche: Co-generazione) da parte delle due vite afisiche, poiché è una riproduzione mediata dal Generato che vivente mostra\rivela al Generante la sua essenza di Generatore. 
Inoltre non vi è in queste operazioni, alcun mutamento di SOSTANZA essendo essa in tutto questo processo primordiale ontologicamente immobile. Tutto avviene ad un livello afisico dentro l’unica SOSTANZA PRIMA.
Ora le tre Vite divine formano un Unico Essere con l’assoluta individualità della Sostanza Pensante. Potremo dire, per essere più chiari, che la triade forma una sola Mente Autocosciente. Si deve scorgere però una necessità di giustizia, e cioè la partecipazione della individualità al “Generato” per essere capace di risposta, cosciente, libera e volontaria all’amore del Generante. 
Ma per poter dare individualità al Generato, occorre donargli una propria sostanza, così che il Pensiero Operante (il Generato) sia “Dio” della sua sostanza, e divenga Modello Divino della Triade, cioè: Coscienza Autocosciente. 
Da qui proviene la produzione “ad extra”, attraverso la quale il Generato ha una sua sostanza (l’Universo), perciò una Mente e una Individualità autocosciente. Ed è attraverso questo “Corpo” (l’Universo) che la VITA PRIMA comunica l’esistenza a tutto il relativo, cioè a tutti gli enti di ogni dimensione e genere. 

Riepilogando, dall’eternità e per l’eternità (poiché da sempre e per sempre Dio Pensa a Se Stesso) vi è una sola Sostanza Base con tre Vite perfettamente unite è complementari:

TRIADE DIVINA ETERNA
- SOSTANZA PENSANTE – GENERANTE - (IO SONO)
- PENSIERO OPERANTE – GENERATO - (COLUI).
- OPERATORE COSCIENTE – GENERATORE - (CHE SONO).

Il nome che Dio rivelò a Mosè sul monte Sinai: “IO SONO - COLUI - CHE SONO” è in perfetta coerenza con le conclusioni logico filosofiche; ed anche la teologia cristiana è in linea con esse, come vedremo in seguito.

>>> Scritto in fase di stesura, soggetto a correzioni. 

P. S. ACCETTO QUALSIASI SERIA CORREZIONE O CONFUTAZIONE FILOSOFICA.
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Il sentimento dell’assenza può essere accettato e predisporre alla preghiera o essere rifiutato e generare violenza, fino al terrorismo.

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La vera liberazione dalle passioni tristi, per Spinoza, non consiste nel cambiare luogo, ma nel guardare lo stesso luogo in modo nuovo.

Oggi, più che mai, abbiamo a disposizione un numero sorprendente di risorse, conoscenze e strumenti impressionanti.
Si pensi alla tecnologia, al progresso scientifico e via dicendo...

Bene, pensate a quello che avete in casa, alle conoscenze in vostro possesso, alla tecnologia di cui potete usufruire: non c'è niente che potete fare per ottimizzare/migliorare la vostra quotidianità?
Sono convinto che se vi sforzate un pochino, riuscite sicuramente a trovare qualcosa che migliora, anche se in piccolissima parte, il vostro ambiente, l'utilizzo del vostro tempo o delle vostre risorse.

Oggi, più che mai, le istituzioni pubbliche giocano un ruolo fondamentale nella formazione culturale, psicologica, tecnica e personale di ogni individuo.
E' raro che una scuola impieghi le proprie risorse per cercare di coltivare efficacemente individualità, creatività, intuizione ed ingegno... Questo per vari (più o meno ovvi) motivi.
Eppure, è proprio grazie alle suddette caratteristiche che si arriva più facilmente a scoperte ed idee utili (come magari quella che vi è venuta in mente alla domanda precedente).

Quindi,
Per quale motivo non investiamo parte del nostro tempo a coltivare il genio che sicuramente è presente in ognuno di noi?
Perché socialmente le soluzioni alternative sono solitamente poco gettonate nonostante le soluzioni std non siano sempre soddisfacenti a pieno?

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Dai una tua personale definizione della conoscenza : cosa vuol dire conoscere? 
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Vito Mancuso sul Sinodo appena concluso. Intervista in esclusiva per Lech Lechà. Condividiamo volentieri.http://www.lechlecha.me/letter-from-the-world-from-vatican/

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Haim Baharier, psicanalista, filosofo allievo di Emanuel Levinas e tra i maggiori interpreti biblici contemporanei, presenta i suoi, "La valigia quasi vuota" e "La Genesi spiegata da mia figlia". Baharier è una figura molto originale in cui convergono filosofia, psicanalisi ed antica sapienza talmudica. Imperdibile!http://www.lechlecha.me/instant-book-la-valigia-quasi-vuota-and-la-genesi-spiegata-da-mia-figlia/
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