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DEEP SKY

Nel ventottesimo anniversario del lancio del telescopio spaziale Hubble, 24 aprile 1990, gli astronomi della NASA hanno utilizzato il meraviglioso telescopio per fotografare una coppia di galassie a spirale. Sulla sinistra di taglio, la galassia NGC 4302 e a destra inclinata, la NGC 4298. Queste galassie sembrano piuttosto differenti perché li vediamo in posizioni diverse nel cielo, ma in realtà sono molto simili nella struttura.

foto NASA
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URAGANO ARLENE

Il satellite NPP di NASA-NOAA ha catturato questa immagine
della depressione tropicale nell'Oceano Atlantico
La depressione è diventata più tardi la tempesta tropicale Arlene.

Crediti: NASA / NOAA








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Oggi in tutto il mondo si celebra la Giornata della Terra!

Si svolgerà anche "La marcia per la scienza", manifestazione per la difesa dell’integrità scientifica dalle ingerenze della politica e dalle influenze esterne. Per scoprire gli eventi in Italia:
https://www.marchforscience.com/satellite-marches/?country=Italy

Nella foto una falce di Terra ripresa dall'Apollo 12 sull'orizzonte lunare.
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Buona serata e buonanotte a tutta la community 🌒🌒🌒🌒🌒🌒🌒🌒🌒🌒🌒
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IL SOLE SI STA…SPEGNENDO?

Il Sole è la stella più brillante del firmamento e la più vicina a noi, distante mediamente 150 milioni di km, ha un diametro apparente di 1.392.000 km circa. Così luminoso in pratica è impossibile osservarlo direttamente, se non con l’ausilio di appositi filtri solari di qualità. Ciò che possiamo vedere del nostro Sole, è la superficie esterna chiamata fotosfera, con una temperatura di 5500° C, quasi un nulla se paragonato al suo nucleo, dove si arriva a 15 milioni di gradi circa. Sulla fotosfera sono presenti gruppi di macchie di colore scuro, le così dette macchie solari, originate da fenomeni magnetici. Queste macchie sono formate da una zona interna più scura chiamata ombra (4000° C) e da una esterna detta penombra (5000° C). Grazie alla presenza di queste macchie è possibile determinare il periodo di rotazione del Sole, il quale essendo una palla di gas, ruota in maniera differente secondo la latitudine solare; 25 giorni all’equatore, 34 giorni ai poli. La nostra Stella ha un ciclo di 11 anni, dove le macchie solari aumentano in modo rilevante e diminuiscono sino quasi a sparire. In questo periodo ci troviamo nel suo minimo, con macchie in diminuzione, una fase che culminerà con la totale assenza o quasi nel 2019-20. A questo proposito molti scienziati sono concordi nel sostenere che i cicli climatici della Terra siano strettamente legati alla sua attività e secondo gli ultimi dati, dovremo attendere l’inizio di una nuova era glaciale entro il 2019, come spiega il meteorologo Paul Dorian: ” Se la storia insegna qualcosa – ha detto- è sicuro che la debole attività solare per un periodo prolungato di tempo, può avere un impatto di raffreddamento sulle temperature globali nella troposfera, che è lo strato più basso dell’atmosfera terrestre dove tutti viviamo”.

Nella foto in alto a sinistra, un piccolo gruppo di macchie solari.
Foto eseguita col metodo della proiezione dell’oculare.

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GALASSIA STARBURST NGC 4536

Anche se ancora lontani dal comprendere con certezza, quali siano i meccanismi che contribuiscono alla formazione delle galassie, alcune di loro catalogate come starburst. Catterizzate da una o più regioni dove il processo di formazione stellare è rapido e violento, se confrontate con la formazione stellare in altri gruppi, possono darci preziosi indizi sulla evoluzione delle galassie nel tempo. La galassia NGC 4536 nella costellazione Vergine di cui vediamo un dettaglio catturato dalla Wide Camera 3 (WFC3) del telescopio spaziale Hubble, è situata a circa 50 milioni di a.l. di distanza, ed appartiene alla citata tipologia. Ci possono essere diversi fattori che possono contribuire a questa anomala e rapida formazione stellare, per esempio la collisione con un’altra galassia sullo stesso piano galattico, o come il risultato di qualche evento caotico, in ogni caso ambienti ricchi di gas, dove le stelle nascono e muoiono in un tempo relativamente breve. Queste galassie emettono enormi quantità di luce ultravioletta che stimola gli atomi di idrogeno in un processo chiamato
ionizzazione (HII)

foto NASA
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