22 Luglio

Lettura biblica: 1 Corinzi 7:21-40

“Perché la figura di questo mondo passa”

Per fare un uso corretto dell’insegnamento impartito in questo capitolo, conviene tener conto del punto di vista superiore, dell’ottica spirituale attraverso la quale l’apostolo considera le relazioni terrene.
In particolare i versi dal 29 al 32, ci rivelano come egli stia cercando di far comprendere la priorità delle cose eterne, rispetto a quelle terrene, soprattutto in vista del ritorno di Gesù: “Il tempo è ormai abbreviato” (v. 29) e “La figura di questo mondo passa” (v. 31). Il mondo sta per passare come una visione fuggevole, tutte le convenzioni e le abitudini più radicate che danno al mondo attuale, i suoi lineamenti, e la sua fisionomia sono destinati a svanire.
Il testo vuole ricordarci che: “aspettiamo, secondo le Sue promesse, nuovi cieli ed una nuova terra, dove abita giustizia”. Il matrimonio ed ogni altra relazione terrena perdono quindi la loro priorità in vista di una speranza migliore. Sia ben chiaro che l’apostolo non intende screditare questa istituzione divina, ma vuole far comprendere che questa scelta influirà inevitabilmente sulla vita spirituale. Il matrimonio per l’intimità che stabilisce tra i coniugi non può non esercitare una profonda influenza sulla vita dello spirito. Perciò, allo scopo di trovare nel coniuge un’efficace aiuto spirituale, le relazioni matrimoniali devono essere impostate e mantenute in obbedienza alla volontà di Dio.
Ci aiuti il Signore a scegliere secondo la Sua volontà, il compagno o la compagna della nostra vita, affinché insieme, considerando la brevità del tempo a nostra disposizione, possiamo tenere il cuore sgombro da quella malattia chiamata mondanità!

21 Luglio

Lettura biblica: Salmo 99

Egli è santo! Siate santi!

Il primo e più importante attributo di Dio è la Sua Santità che rappresenta la premessa e il fondamento di qualunque altra prerogativa divina. La santità è la separazione dal peccato e la consacrazione a Dio. Vi sono due riferimenti biblici nei quali troviamo l’espressione di lode rivolta a Dio: “Santo, santo, santo” (1); ma la santità di Dio richiede la nostra Santità “Siate santi, perché Io sono santo”. In che termini deve essere santo il cristiano? Ci sono almeno tre aspetti della nostra personalità cristiana che devono essere in rapporto con una vita santa:

LA SANTITÀ NEI PENSIERI. La santità di pensiero è il fulcro stesso della vita cristiana, poiché la mente dell’uomo è quella che dà l’impulso a tutte le azioni. Quello che siamo e quello che facciamo è la pura e semplice espressione di quello che pensiamo. Per controllare i nostri pensieri dobbiamo scacciare i cattivi propositi non appena si affacciano e intrattenere la mente con cose positive (2).

LA SANTITÀ NELLE PAROLE. Con una conversazione santa possiamo fare del bene. Abbiamo un messaggio vivo per un mondo che muore, dobbiamo far conoscere la verità. Una buona parola può cambiare la vita di una persona, una conversazione amichevole può allontanare le nubi della disperazione.

LA SANTITÀ NELLE OPERE. Viviamo in tempi difficili, il mondo langue nella paura, la mancanza di ideali fiacca il morale delle persone. I giovani cercano in ogni maniera di realizzarsi e trovare un’identità ma spesso i loro sforzi sfociano nella delusione e nella rovina. Il mondo ha bisogno di aiuto. Diamoci senza riserve a diffondere l’Evangelo. Facciamo il bene per essere perfetti nella santità.
Quando vivremo una vita santa saremo una potente testimonianza al mondo dell’opera trasformatrice dello Spirito Santo.
Incoraggiamoci dunque a ricercare la santità di Dio richiedendo l’aiuto dello Spirito Santo.
1) Isaia 6:3; Apocalisse 4:8
2) cfr. Filippesi 4:8

20 Luglio

Lettura biblica: 1 Corinzi 7:1-20

“Senza di Lui non possiamo nulla”

I Corinzi avevano inviato una lettera all’apostolo chiedendo il suo parere riguardo ad alcune dottrine. Essi si erano guardati bene dal menzionare nella lettera le divisioni, i peccati e le tristi condizioni in cui versava quella comunità. Tutte queste cose erano state riferite a Paolo da “quei di casa Cloe”. Bisogna ammettere che la chiesa di Corinto era cresciuta in un ambiente non particolarmente favorevole, si era sviluppata infatti in una città famosa per la sua permissività e corruzione morale. In un simile contesto, l’apostolo ribadisce l’importanza del matrimonio che avrebbe posto quei credenti al riparo dalla tentazione di intrattenere delle relazioni illecite (v. 2). Ma il suo pensiero va al celibato che ritiene comunque la scelta migliore, e nei vv. 32-34 ne elenca i vantaggi, senza però dimenticare che una simile decisione è comunque un dono di Dio.
Lo scopo che ci anima è quello di attuare la volontà di Dio nella nostra vita, ma troppo spesso ci affatichiamo senza avere la certezza della Sua approvazione. La Parola del Signore afferma che senza di Lui non possiamo fare nulla: “Se l’Eterno non edifica la casa, invano si affaticano gli edificatori” (1)
Dal momento che il celibato è un dono di Dio, chi non lo riceve è tenuto a sposarsi, questa è l’esortazione di Paolo contenuta nel v. 9. Per quanti che sono sposati con dei non credenti l’apostolo impone di non abbandonare il coniuge se questi è contento di vivere con loro. È quasi superfluo ricordare che la condotta di vita del coniuge cristiano sarà molto più efficace di qualsiasi discorso. Non si deve essere cristiani solo nella casa del Signore ma soprattutto a contatto con il mondo e nella propria famiglia.
L’invito per tutti è: continuare a vivere nelle condizioni assegnateci dal Signore, per quanto difficili esse siano.
Ricordiamo le parole del Signore, “Se uno vuol venire dietro a me, rinunzi a sé stesso, prenda ogni giorno la sua croce e mi segua”.
1) Salmo 127:1

19 Luglio

Lettura biblica: Salmo 98

“L’Eterno ha fatto conoscere la Sua salvezza”

Anche in questo Salmo il tema centrale è il regno di Dio. In questa occasione l’Eterno è acclamato per la salvezza manifestata al cospetto del mondo intero. Il Salmo si divide in tre parti: i primi tre versi parlano della salvezza di Dio a favore del Suo popolo. I versetti dal 4 al 6 rivelano la Sua sovranità a tutta la terra e l’ultima parte esprime la gioia stessa della creazione che evidenzia la grandezza di Dio.
Ma la verità che viene messa maggiormente in risalto riguarda proprio la salvezza degli uomini.
L’Eterno con la Sua destra e il Suo braccio santo è l’unico artefice della salvezza, soltanto a Lui va attribuito l’onore e il merito. Di fronte a questi passi vediamo quanto siano meschini i tentativi degli uomini che voglio rivendicare per sé quello che in realtà appartiene in maniera esclusiva al nostro Dio. Il concetto è chiaro: si parla della “Sua” salvezza, da Lui programmata, desiderata e voluta.
Il salmista si rallegra per quest’opera divina che anticipa e racchiude l’annuncio della “Buona Novella”. Qui è rivelata la verità relativa alla salvezza degli uomini che troverà la più completa realizzazione nell’Evangelo proclamato da Cristo. Il Signore l’ha desiderata e l’ha compiuta facendo ricorso ad un meraviglioso piano di amore, santità e potenza. In Cristo Gesù, Dio ha compiuto meraviglie, per l’azione del Suo Spirito ha fatto conoscere la Sua salvezza e manifestato la Sua giustizia.
Questa verità è estremamente profonda e in parte sfugge ancora alla nostra comprensione, eppure rivela l’azione di Dio stesso il Quale si è manifestato nella vita, nella morte e nella resurrezione di Gesù.
In Cristo la salvezza dell’umanità è stata rivelata nella sua pienezza, proclamata senza riserve e definitivamente compiuta.
Ora non rimane altro che accettarla per fede con gratitudine profonda.

18 Luglio

Lettura biblica: 1 Corinzi 6:12-20

“Il tempio dello Spirito Santo”

L’apostolo Paolo, scrivendo ai Corinzi, intendeva ribattere una pericolosa dottrina che stava infiltrandosi nella chiesa. Il concetto di libertà aveva assunto per i Corinzi dei contorni piuttosto vaghi: “Ogni cosa mi è lecita” dicevano, senza considerare che la vera libertà è quella che si acquista nel servizio e nell’ubbidienza al Signore e consiste nel compiere ciò che è utile, mettendo al bando tutte le cose che quotidianamente ci rendono schiavi.
I Corinzi vivevano in una società terribilmente immorale e idolatra, da qui l’esortazione di Paolo a consacrare i loro corpi e a fuggire la fornicazione. Tutta la nostra persona deve rimanere incontaminata, tutto il nostro essere deve muoversi in una dimensione di santità, e non solamente lo spirito, ma anche il corpo.
Il significato del verso 18: “...Ogni altro peccato che l’uomo commetta è fuori del corpo; ma il fornicatore pecca contro il proprio corpo”, è proprio questo: i peccati sessuali contrastano alla più alta ed autentica destinazione del corpo.
Per sottolineare maggiormente il concetto della sacralità del nostro corpo, l’apostolo Paolo ci ricorda che questa nostra carne è niente di meno che il Tempio dello Spirito Santo, il luogo in cui la terza persona della Trinità ha deciso di fissare in modo particolare la propria dimora. Se è grande l’onore e il privilegio di cui siamo partecipi, tanto maggiore è il sacrilegio, quando il corpo viene asservito ad una mentalità carnale e usato per scopi vergognosi. Il Tempio dello Spirito Santo deve essere conservato in assoluta santità.
Fuggire la fornicazione è l’ordine perentorio della Parola di Dio. La forza per poter adempiere a questo comando ci può venire solamente dall’alto, a condizione che ci lasciamo santificare dalla grazia di Dio, in Cristo Gesù.

17 Luglio

Lettura biblica: Salmo 97

“Nuvole e oscurità lo circondano; giustizia ed equità sono le basi del Suo trono”

Anche questo Salmo esordisce con le parole “L’Eterno regna”, poiché questa realtà è il fondamento e il cardine attorno al quale ruotano tutte le altre verità scritturali.
Le parole del nostro testo esprimono, seppur succintamente, i contrastanti sentimenti che suscita negli uomini la manifestazione di Dio nella Sua gloria e potenza: da un lato un tripudio di gioia, dall’altro perplessità e terrore. “Nuvole e oscurità lo circondano” perché Egli abita una luce inaccessibile, eppure i Suoi lampi illuminano il mondo; pare nascondersi eppure è presente e sensibile al richiamo del cuore che Lo invoca. Le nuvole e l’oscurità che Lo circondano non fanno venir meno la nostra fiducia in Lui perché abbiamo la certezza che “giustizia ed equità sono le basi del Suo trono”.
Non importa quanto gravi e minacciosi siano i pericoli che si addensano sulla nostra vita e quanto profonde siano le tenebre che in certi momenti paiono nasconderci il volto di Dio, ora sappiamo con certezza che il Suo governo è giustizia ed equità.
Non ti rammaricare se le nuvole coprono il tuo cielo o se nella prova che stai attraversando ti sembra di essere in un deserto desolato; sappi che nell’oscurità, oltre quelle nubi e quelle tenebre c’è lo sguardo vigile di Dio che siede sul Suo trono di giustizia e di rettitudine. Egli difenderà la tua causa perché è sovrano e se tu sei un suddito del Suo regno, al momento opportuno invierà la Sua luce e la Sua salvezza, sbaraglierà i malvagi e potrai rallegrarti per la fedeltà di Colui che regna.
L’Eterno custodisce le anime dei Suoi fedeli e li libera dalla mano degli empi.
Nelle tenebre “la luce è seminata per il giusto e la gloria per i diritti di cuore” questo è il segreto della nostra fiducia e dovrebbe ispirarci un cantico di lode e di continua adorazione.


16 Luglio

Lettura biblica: 1 Corinzi 6:1-11

“L’edificazione è opera di tutti”

È sempre desolante e triste vedere in una famiglia dei fratelli che litigano, ma è ancora più penoso quando a contendere sono i membri della meravigliosa e sublime famiglia di Dio, dove la pace, la concordia e la comprensione dovrebbero regnare sovrane, quali presupposti per la prosperità comune. L’apostolo Paolo, deve constatare amaramente che nella chiesa di Corinto si ripetono queste incresciose situazioni e ne è profondamente rattristato. Fratelli privi di dignità e senza alcuna vergogna litigano davanti agli infedeli, confutando con quella condotta tutti i principi a cui la loro vita si sarebbe dovuta ispirare.
È facile immaginare il dolore e l’angoscia di un uomo legato a loro da un affetto paterno nell’assistere a questi comportamenti, ma quale sarà la sofferenza di Dio, quale il dolore del vero Padre celeste? Quale motivo avrebbe potuto spingere i fratelli a cercare di risolvere le loro questioni radicando delle vertenze davanti ai tribunali civili?
Dio li aveva arricchiti di ogni benedizione, mettendo a loro disposizione tutti i doni, rendendoli eredi e coeredi con Cristo del Suo Regno eterno. Tuttavia alcuni rivendicavano diritti, avanzavano pretese e nella foga di veder trionfare le loro ragioni non esitavano a litigare pubblicamente, compromettendo sicuramente quanto di buono avevano potuto fare fino a quel momento.
Il futuro delle famiglie nelle quali si lascia spazio a dispute laceranti non sarà certamente dei migliori, a meno che non si cerchi con umiltà la via della riconciliazione. Purtroppo non mancano elementi di tal genere che cavillano per generare contese e seminare discordie di ogni genere. Pare che non godano nel veder prosperare la famiglia di cui sono membri, ed eccoli, ad esempio, innalzare altre chiese, procurando discredito e danno alla propria comunità. Apprezzano e sostengono con tenacia le loro iniziative ma disprezzano quelle degli altri fratelli. E così la Casa del Signore, che dovrebbe essere l’oasi del riposo appare una dimora in perenne travaglio.
Studiamoci di essere fratelli esemplari che recano onore e gloria a tutta la famiglia, schivando i malintenzionati a costo di subire qualche torto, ma non scendiamo mai a compromessi scadendo nella lite e nello scontro che fa vergogna al nome che portiamo.

15 Luglio

Lettura biblica: Salmo 96

“Venite a giudicare la terra”

Le parole del testo esprimono tutta la gioia esultante del salmista che si sprigiona e condensa in questo grande inno di lode elevato all’Eterno. Quando tuttavia si pensa a Dio come a Colui che viene per giudicare, prevale uno stato d’animo di “timore e tremore”, per quanto i credenti in Cristo siano in grado di riconoscere e plaudire alla leggittimità e giustezza dei giudizi divini che si abbatteranno su coloro che non hanno voluto riconoscere la gloria e l’onore dovuti al Suo nome.
Egli viene a giudicare la terra per ristabilire l’equità e l’ordine, per riassumere autorevolmente il governo dei popoli.
Egli aveva inviato dei messaggeri, rimasti purtroppo inascoltati, ed infine mandò il Suo diletto Figliuolo, il nostro divino Salvatore.
Dio viene a giudicare la terra per sconfiggere la falsità, l’ingiustizia, la confusione e per ristabilire l’uomo nella sua posizione ideale, ripristinando quel rapporto infranto dal peccato.
La giustizia divina è un altro aspetto del Suo amore, infatti tutti coloro che hanno accettato il sacrificio di Gesù e hanno riconosciuto nell’Eterno il loro Salvatore sono passati dalla morte alla vita, non vengono in giudizio, hanno imparato ad adorare Dio, a benedire il Suo nome, ad annunciare la Sua salvezza e a proclamare che Egli già regna benigno su coloro che gli hanno fatto posto nel cuore.
I reprobi saranno giudicati dalle loro stesse opere, dal loro silenzio colpevole e dal mancato riconoscimento degli interventi di Dio in loro favore.
La condotta di Dio nei riguardi del mondo non terrorizza i credenti che sono spinti piuttosto a gridare con gioia: “Cantate all’Eterno e benedite il Suo nome”.


14 Luglio

Lettura biblica: 1 Corinzi 5:1-12

“Togliete il malvagio...”

La Parola di Dio condanna il peccato, qualunque esso sia. Non si può sostenere che ci sono dei peccati gravi e altri meno importanti (1), ma affermare che Dio ama il peccatore e vuole redimerlo, a prescindere dalla gravità delle sue mancanze.
Il testo della nostra meditazione ci parla di un peccato molto serio che era stato commesso da un credente della comunità di Corinto: si trattava di un caso di incesto. Ma la cosa più grave era che la Chiesa e gli anziani non avevano adottato alcun provvedimento per far fronte a questa situazione scandalosa.
L’apostolo decreta che colui che si è macchiato di un simile atto venga tolto di mezzo, sia severamente disciplinato in modo che possa ravvedersi e ritrovare la comunione con Dio.
Questo episodio dovrebbe servire d’esempio anche a noi, esortandoci ad intervenire energicamente e con tempestività per “togliere di mezzo” il peccato dalla nostra vita e non ricadervi mai più.
Il v. 7 invita tutti i credenti a purificarsi dal vecchio lievito, a spogliarsi cioè della natura dell’uomo non rigenerato per rivestire la nuova che è frutto della rigenerazione operata dal sangue di Gesù. Come il popolo d’Israele celebrava la Pasqua, anche noi vogliamo ricordarci di Gesù, l’Agnello senza difetto che è stato immolato per ognuno di noi.
Come l’apostolo Paolo esortava i credenti di Corinto a vivere una vita santa, vogliamo anche noi esortarci gli uni gli altri per incitarci a carità (2) in modo che possiamo togliere dalla nostra vita tutto quello che non è approvato dal Signore ed è estraneo alla natura del vero credente.
1) cfr. 1 Giovanni 5:17a
2) cfr. Ebrei 10:24

12 Luglio

Lettura biblica: 1 Corinzi 4:1-21

“Che ciascuno sia trovato fedele”

Il rapporto che intercorre fra il padrone e l’amministratore è regolato dalla fiducia che il primo pone nel secondo e dalla fedeltà del secondo nei confronti del primo.
Dinanzi a Dio, o nel cospetto di Cristo quale Capo della Chiesa, la posizione dei credenti è del tutto simile a quella descritta: un’assoluta dipendenza, una condizione di totale subordinazione.
A Dio appartiene l’opera alla quale i credenti consacrano le forze. Da Lui procede la benedizione che rende efficace il loro lavoro di operai. A Dio devono tutti rendere conto del loro operato.
Tenendo ben presente questo rapporto di dipendenza, i credenti devono in ogni situazione e prima di ogni altra cosa riguardare al loro Signore, per intendere qual sia la Sua volontà. Non bisogna gloriarsi di ciò che Dio opera per mezzo nostro, e al pensiero che Egli è l’artefice di tutto, dobbiamo cercare di adempiere con fedeltà e perseveranza il compito affidatoci, anche se apparentemente nascosto e secondario.
Di fronte alla collettività degli uomini, la posizione del credente sarà invece quella di una persona che accantona i propri diritti e fa dell’abnegazione e dei bisogni altrui la propria bandiera. Sarà perciò il ruolo di un uomo che, per l’amore e l’impegno nei riguardi di Cristo, si consacra al bene spirituale del prossimo.
Un rapporto bivalente dunque, dinanzi a Dio, teso a conquistarne la fiducia, nei confronti della società, diretto a promuoverne il bene in un’attitudine di totale fedeltà al Signore.
L’apostolo sapeva bene che ad ognuno di noi è stato affidato un compito specifico nell’ambito del lavoro da svolgere per il Signore. Ci sono stati forniti i mezzi, ci è stata concessa la fiducia, adempiamo dunque il nostro dovere con fedeltà: “Che ciascuno sia trovato fedele”.
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