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I paradisi fiscali rendono piu' caro il ravvedimento.
L'Agenzia delle Entrate conferma che la presunzione di imponibilita' e il raddoppio delle sanzioni operano nel ravvedimento
L'Agenzia delle Entrate, mediante una risposta ad una richiesta di consulenza giuridica avanzata dall'Ordine dei dottori commercialisti di Firenze (datata 4 novembre, su richiesta di consulenza n. 954-62/2016), ha fatto luce su un aspetto molto discusso in tema di ravvedimento operoso, concernente le modalita' di sanatoria delle violazioni da RW quando gli investimenti e/o le attivita' sono detenuti in paradisi fiscali. Per effetto degli artt. 5 del DL 167/90 e 12 del DL 78/2009, se il contribuente, pur essendovi obbligato, non compila il quadro RW in relazione ad investimenti o attivita' detenuti in paradisi fiscali, da un lato, le sanzioni da RW sono raddoppiate (quindi sono dal 6% al 30% degli importi non dichiarati), dall'altro, tutto cio' che non è stato dichiarato si presume conseguito con redditi sottratti a tassazione e le sanzioni da dichiarazioni infedeli sono raddoppiate (da 180% a 360% della maggiore imposta).
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Commercialisti uniti contro i nuovi adempimenti
Anche il Consiglio nazionale appoggera' la protesta dei sindacati, partecipando alla manifestazione indetta per il prossimo 14 dicembre
Ci sara' anche il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili a protestare assieme ai sindacati di categoria contro i nuovi adempimenti, spesometro e liquidazione IVA trimestrali, introdotti dal decreto fiscale. La decisione ufficiale sulla partecipazione alla manifestazione in programma il prossimo 14 dicembre (si veda "Decreto fiscale, i commercialisti scendono in piazza" del 19 novembre) dovrebbe arrivare nella mattinata di oggi, giornata in cui e' prevista una riunione del CNDCEC con all'ordine del giorno proprio le iniziative da prendere in vista della protesta di meta' dicembre.
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Nel bilancio 2016 dati comparativi da rideterminare
Indicazioni per il recepimento degli effetti sui dati 2015 della transizione alle nuove norme sono contenute nella bozza dell'OIC 29
In sede di predisposizione dei bilanci 2016 e' necessario tenere presente che le novita' introdotte dal DLgs. 139/2015, prime fra tutte le modifiche agli schemi di Stato patrimoniale e di Conto economico, impattano oltre che sui saldi di fine esercizio anche sui dati comparativi del 2015. Il principio della comparabilita' dei bilanci d'esercizio e' sancito dall'art. 2423-ter comma 5 c.c. dove e' previsto che "per ogni voce dello Stato patrimoniale e del Conto economico deve essere indicato l'importo della voce corrispondente dell'esercizio precedente
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Nel bilancio 2016 dati comparativi da rideterminare
Indicazioni per il recepimento degli effetti sui dati 2015 della transizione alle nuove norme sono contenute nella bozza dell'OIC 29
In sede di predisposizione dei bilanci 2016 e' necessario tenere presente che le novita' introdotte dal DLgs. 139/2015, prime fra tutte le modifiche agli schemi di Stato patrimoniale e di Conto economico, impattano oltre che sui saldi di fine esercizio anche sui dati comparativi del 2015. Il principio della comparabilita' dei bilanci d'esercizio e' sancito dall'art. 2423-ter comma 5 c.c. dove e' previsto che "per ogni voce dello Stato patrimoniale e del Conto economico deve essere indicato l'importo della voce corrispondente dell'esercizio precedente
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Nuova tassonomia XBRL con approvazione dell'OIC
L'iter si concludera' con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del comunicato del MISE
E' stata pubblicata ieri, 21 novembre 2016, la versione definitiva della nuova tassonomia XBRL, da applicare ai bilanci chiusi il 31 dicembre 2016 o successivamente. In conseguenza, e' stato aggiornato il codice che identifica la tassonomia, ora denominata PCI 2016-11-14. Come si ricordera', la versione rilasciata lo scorso 28 ottobre 2016, denominata PCI 2016-10-24, era stata resa disponibile per permettere agli operatori di effettuare i primi test, in attesa di completare l'iter di approvazione. La tassonomia e' stata, quindi, approvata formalmente da parte del Consiglio Direttivo dell'Associazione XBRL Italia e ha ricevuto parere favorevole dall'Organismo Italiano di Contabilita' (OIC). Da ieri, dunque, e' disponibile on line sia sul sito dell'Associazione XBRL Italia (www.xbrlitalia.it)
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Nuova tassonomia XBRL con approvazione dell'OIC
L'iter si concludera' con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del comunicato del MISE
E' stata pubblicata ieri, 21 novembre 2016, la versione definitiva della nuova tassonomia XBRL, da applicare ai bilanci chiusi il 31 dicembre 2016 o successivamente. In conseguenza, e' stato aggiornato il codice che identifica la tassonomia, ora denominata PCI 2016-11-14. Come si ricordera', la versione rilasciata lo scorso 28 ottobre 2016, denominata PCI 2016-10-24, era stata resa disponibile per permettere agli operatori di effettuare i primi test, in attesa di completare l'iter di approvazione. La tassonomia e' stata, quindi, approvata formalmente da parte del Consiglio Direttivo dell'Associazione XBRL Italia e ha ricevuto parere favorevole dall'Organismo Italiano di Contabilita' (OIC). Da ieri, dunque, e' disponibile on line sia sul sito dell'Associazione XBRL Italia (www.xbrlitalia.it)
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La disruption digitale spaventa le imprese italiane: il 40% teme di scomparire

Il 41% dei business leader in Italia pensa che la propria azienda diventerà obsoleta nei prossimi 3-5 anni. È quanto rileva la ricerca di Vanson Bourne, commissionata da Dell Technologies, che sottolinea i rischi legati alla rapidità dell’evoluzione digitale. La competizione delle startup nate nell’era digitale è considerato il primo fattore di rischio secondo i leader aziendali intervistati. Più preoccupati dell’Italia sono Svizzera (60%), Olanda (52%) e Francia (48%), mentre i manager più tranquilli sono quelli inglesi (32%). A livello mondiale, invece, circa la metà delle aziende non si ritiene in grado di prevedere l’evoluzione del proprio mercato nei prossimi tre anni, proprio a causa delle sfide imprevedibili portate dalla trasformazione digitale.
Quest’ultima “sta alterando in modo dirompente gli scenari economici e sociali a livello mondiale, deve essere percepita come un’opportunità di business, che permette alle aziende di essere più reattive sul mercato, riducendo i costi – commenta Marco Fanizzi, vp Dell Emc Enterprise -. Tutte quelle aziende che fino a ora hanno interpretato la trasformazione digitale come un paradigma tecnologico da applicare ai processi con un approccio totale, sono avviate verso percorsi di crescita solidi e sostenibili. Crediamo che si tratti di un passaggio obbligato per tutte quelle società che vogliono posizionarsi in modo sempre più distintivo nel proprio settore di riferimento nel corso dei prossimi anni”.
Il progresso della trasformazione digitale è stato, evidenzia il report, a dir poco irregolare. Alcune aziende hanno a malapena iniziato. Molti hanno adottato un approccio graduale. Solo una piccola minoranza ha quasi completato il passaggio verso il digitale. Appena una società su tre del panel sta facendo registrare buone prestazioni in quelli che sono i pilastri del business digitale. La stragrande maggioranza (73%) delle aziende a livello globale ammette che la trasformazione digitale potrebbe essere più diffusa all’interno dell’organizzazione. 
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Bilanci, ricerca da «spesare» subito
Costi di pubblicità e di ricerca non più capitalizzabili nel bilancio 2016, con effetti “flessibili” nella fase transitoria di passaggio tra vecchia e nuova impostazione contabile per i costi capitalizzati nei bilanci precedenti al 2016. Il principio contabile Oic 24 – Immobilizzazioni immateriali, revisionato a seguito delle novità del decreto legislativo 139/2015, nella versione non ancora definitiva, reca significativi chiarimenti per una corretta applicazione delle nuove regole. Dal bilancio 2016, la voce B.I.2 dello stato patrimoniale non include più i costi di pubblicità che vanno necessariamente spesati per intero nell’esercizio di sostenimento. Tuttavia, quelli già capitalizzati in base all’Oic 24, revisionato nel 2014, possono essere riclassificati nella voce dei costi di impianto e ampliamento se soddisfano i requisiti ora previsti per la capitalizzazione degli stessi. Si deve quindi trattare di costi legati a una fase di start up o connessi a una nuova costituzione oppure sostenuti per un nuovo business, processo produttivo o differente localizzazione. In altre parole, devono essere costi non ricorrenti per i quali l’impresa ha ragionevoli aspettative di ritorni futuri significativi. Se esistono queste condizioni i costi di pubblicità capitalizzati prima del 2016, in corso di ammortamento, possono continuare a esserlo fra i costi di impianto e ampliamento, riclassificandoli dalla voce B.I.2 alla voce B.I.1. Alle stesse condizioni sono capitalizzabili i costi sostenuti dal 2016. In caso contrario, i costi sostenuti prima del 2016 e capitalizzati devono essere eliminati e gli effetti dovranno essere rilevati in bilancio retroattivamente, ai sensi dell’Oic 29, con imputazione a patrimonio netto
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All’orizzonte un nuovo decreto banche
Il tira e molla parlamentare per il pacchetto di regole bancarie che ha provato a inserirsi fra legge di bilancio e decreto fiscale si sta chiudendo con un nulla di fatto. Prende corpo una strada alternativa, che passa da un nuovo decreto banche, ma non sembra questione di giorni. Gli interventi in menu sono tre. Il primo riguarda il fondo di risoluzione, che per gestire la vendita delle 4 «good banks» a suo carico potrebbe far crescere il conto da presentare agli istituti di credito, rateizzandolo però in 5 anni. Il secondo intervento è sul canone versato a luglio dalle banche per le Deferred Tax Asset, e riferito al 2015. Nel testo entrato e uscito dalla manovra, la nuova regola avrebbe permesso di compensare i pagamenti di luglio utilizzandoli come acconto per il 2016. Il correttivo non è riuscito a passare come emendamento al dl fiscale facendo le spese di un dibattito acceso sulla terza misura in discussione, che prova ad alzare da 8 a 30 miliardi la soglia dell’attivo sopra la quale le popolari devono trasformarsi in Spa. La mossa interesserebbe prima di tutto la Popolare di Bari, che ha 14,8 miliardi di attivo nell’ultimo bilancio. Di qui l’ipotesi del Dl, che però difficilmente vedrà la luce prima del referendum.
Fonte: Gianni Trovati, All’orizzonte un nuovo decreto banche, in Il Sole 24Ore, 12 novembre 2016.
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Proroga anche per cessione di beni ai soci, trasformazione in societa' semplice ed estromissione per l'imprenditore individuale

Assegnazione riaperta sino al 30 settembre 2017


Con il disegno di legge di bilancio 2017 si riaprono le agevolazioni per l'assegnazione e la cessione di beni ai soci, la trasformazione in societa' semplice di societa' commerciali e l'estromissione dell'immobile strumentale dell'imprenditore individuale. La natura e l'entita' delle agevolazioni non variano: e' stato, infatti, previsto un mero richiamo alle disposizioni dell'art. 1 commi 115-121 della L. 208/2015, con conseguente continuita' nel profilo dei benefici fiscali tra le operazioni effettuate entro il 30 settembre 2016 (o entro il 31 maggio 2016, per l'imprenditore individuale) e le nuove operazioni.
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