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Sant'Emidio invoca la protezione dell'Immacolata Concezione su Ascoli Piceno
Istituto Suore Pie Operaie dell'Immacolata Concezione, olio su tela, ignoto del XVIII sec.
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Un arcobaleno illumina il cielo sopra @windwolvespreserve, alto nelle montagne di San Emigdio nella California meridionale

Inserito da Sconosciuto
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🎉 Сан Эмигдио 2016 в Торревьехе 🎉
C третьего августа нас снова ждет праздничный период! Не устали еще от праздников? 😜
✌ Расписание на нашем сайте, сохраните себе в заметки, чтобы не пропустить интересные события в городе!
http://vtorrevieje.com/…/san-emigdio-2016-in-torrevieja.html
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INEDITA STORIA DELLA VITA DI SANT'EMIDIO
Ricerche ed elaborazione a cura di Alberto Cinelli

Secondo un manoscritto esistente Migdius sarebbe nato nel 279 a Treviri, città della Gallia Belgica da nobile famiglia originaria, forse, dalla Liguria.
Dotato di grande intelligenza sin da giovinetto si applicò allo studio delle scienze e della letteratura.
Greco, latino, filosofia, retorica e medicina furono i suoi principali studi, egli stesso si definiva medico (artem…medicinae ad plenum novimus).
Nel tempo libero Emidio frequentava le varie esedre e basiliche di Treviri dove si discuteva di scienze, di politica e di religioni. Fu in uno di quei luoghi che il giovane incontrò due cristiani: il vescovo Materno e Valentino, dotti uomini fautori e praticanti della nuova religione.
Il giovane ebbe accese discussioni con i due ribattendo argomento per argomento; ma nulla potè contro la verità del Credo cristiano.
Dubbi si affacciarono nel cuore e nella mente di Emidio e la sua fede idolatra cominciò a vacillare.
I contatti con il vescovo Materno furono sempre più frequenti e, illuminato dal Signore, Emidio pian piano si avvicinò a quella nuova dottrina.
Conquistato dalla nuova fede decise di diventare cristiano per poi farsi battezzare pubblicamente sulle rive del fiume Mosella.
La conversione e il battesimo del giovane scatenarono l'indignazione della popolazione pagana e gli stessi genitori, data la loro posizione sociale, furono costretti a biasimarlo pubblicamente.
I genitori ed alcuni parenti ordinarono al giovane di fare pubblica ammenda sacrificando un animale agli dei.
Il giorno del sacrificio un'enorme folla si radunò nei pressi del tempio dedicato a Giove. Trascinato quasi a forza da parenti e sacerdoti, fu portato dentro il tempio dove avrebbe dovuto immolare un ariete a quel dio; il giovane rifiutando quell'atto propizatorio alzò le mani al cielo invocando l'aiuto dell'Onnipotente e, mentre la folla urlava il suo sdegno, la terra cominciò a tremare scossa da un terremoto. Crollarono le colonne, la statua di Giove si infranse a terra e mentre i presenti fuggirono impauriti, Emidio si inginocchiò ringraziando il Signore.
Per mettere a tacere i pettegolezzi i genitori consigliarono al figlio di trasferirsi per qualche tempo presso dei parenti che abitavano in Liguria in una località tra Como e Milano.
Desuibilmente guidati dal cugino Settimio che da poco aveva abbandonato l'arte delle armi, Emidio e i suoi tre inseparabili amici Euplo, Germano e Valentino (a cui è stata attribuita una prima agiografia del Santo) partirono mestamente da Treviri alla fine dell'aprile del 300.
A Milano presero alloggio in un ospizio, ove successivamente (dopo il 365) il vescovo Ambrogio fece costruire un oratorio dedicato ai Santi Nazario e Celso (martiri sotto l'imperatore Nerone). Emidio e i suoi compagni si presentarono al vescovo di Milano Mirocle (e non Materno, che fu vescovo di Milano dal 316 in poi),
il quale fu ben lieto di avere a disposizione i nuovi arrivati e li destinò alla predicazione nelle varie località vicine a Milano.
La parola di Emidio confortava e risolveva ogni dubbio alle genti.
Nel 302, dato il suo alacre e certosino impegno nel promuovere la parola del Signore anche nei luoghi più impervi, Mirocle pensò di nominarlo sacerdote.
Dato che l'opera di Emidio non era passata inosservata ai sacerdoti dei gentili, questi si rivolsero all'imperatore Massimiano Erculeo che risiedeva proprio a Milano, per far sì che il sacerdote cristiano venisse arrestato.
Il vescovo Mirocle, consigliò Emidio e i suoi amici di allontanarsi dalla città.
Il gruppo si mise in viaggio dirigendosi nella città di Pictaviens, nella Gallia Aquitania; qui, si unirono ai pochi cristiani della città, e in breve tempo convertirono quasi tutta la popolazione, fondando tra l'altro tre chiese: una al S.S.Salvatore, una alla Santissima Vergine e San Pietro mentre l'ultima a San Lorenzo.
Dopo qualche giorno Emidio e i suoi amici decisero di trasferirsi a Roma che, pur non essendo più la capitale dell'impero, era pur sempre il centro principale del Cristianesimo.
Verso l'autunno del 303 giunsero alla meta prendendo alloggio nei pressi delle catacombe di San Callisto.
Ben presto Emidio, nella sua opera di conversione, ottenne numerosi adepti aiutato dal fatto che, essendo medico, aveva operato molte guarigioni miracolose.
In poco tempo la fama taumaturgica miracolosa di Emidio si sparse per tutta la città.
Un giorno, mentre era in giro a portare la voce del Signore, si presentò a lui un milite di nome Graziano, che lo supplicò di aiutarlo, dato che la sua unica figlia era affetta da un terribile e inguaribile male. Dopo aver avvisato i suoi compagni, Emidio prese alloggio dal milite e cominciò a curare la bambina. In pochi giorni quello che era una larva di ragazza assunse un aspetto florido e prosperoso.
Emidio spiegò a Graziano e alla moglie che la guarigione era dovuta alla volontà del Signore Iddio che aveva guidato la sua mano e la sua mente.
I genitori della piccola professavano un culto idolatra ma spinti dalla miracolosa guarigione chiesero al giovane di illustrargli la sua dottrina.
La notizia della miracolosa guarigione della figlia del milite fece si che Emidio diventasse ancor più famoso a Roma.
Passando davanti ad un tempio di Esculapio, che si trovava nell'isola Tiberina, Emidio fu riconosciuto e fermato da un gruppo di persone, gentili e cristiani, che lo implorarono di aiutare un cieco che da giorni stazionava davanti a quel tempio insieme ad altre migliaia di persone che auspicavano un intervento prodigioso da parte del dio della medicina.
Mosso a pietà, pregando, fece un semplice segno della croce sulla fronte del cieco e, miracolo, l'uomo gridò che vedeva, lo stupore fu generale e tutti si inginocchiarono, sacerdoti compresi, pensando che il guaritore fosse la reincarnazione di Esculapio. Fu acclamato da più di 1300 persone che, convertite, chiesero di essere battezzate, compresi alcuni sacerdoti.
Indi la folla, delusa dalle false promesse dei sacerdoti pagani, infuriata, entrò nel tempio e cominciò a danneggiarlo. La statua di Esculapio fu gettata a terra e lo stesso Emidio ne raccolse i pezzi e li gettò nel Tevere ( il tempio di Esculapio venne effettivamente distrutto ai primi del IV secolo).
Nel dicembre del 305 Emidio e i suoi compagni vennero convocati dal reggente vescovo di Roma (l'appellativo Papa venne dato ai vescovi di Roma del VI secolo in poi) Marcello, il quale aveva deciso di nominare vescovi e sacerdoti da destinare alle varie diocesi senza guida. Emidio fu eletto vescovo mentre Euplo fu ordinato diacono, Settimio venne nominato vescovo di Jesi e si separò dal gruppo, (qui la leggenda di Settimio inizia a confondersi con quella di Emidio).
Ad Emidio fu presentato Benedetto, cittadino di Ascoli Piceno, che era giunto sin là per chiedere una guida spirtuale per i suoi concittadini cristiani. Emidio accettò l'incarico e con i suoi vecchi amici e Benedetto si mise in marcia verso la nuova destinazione.
Una prima sosta la fecero nel villaggio Vicus Nervae, qui il novello vescovo parlò alle genti della vita e dei miracoli di San Lorenzo a cui lui era evidentemente devoto.
A ricordo di quel fatto nei secoli successivi il paese cambiò nome in Poggio San Lorenzo. Stranamente nei pressi di Androdoco il gruppetto decise di abbandonare la sicura strada consolare Salaria e inoltrarsi tra i pericolosi monti della Laga e del Gran Sasso per poi successivamente giungere in Ascoli Piceno.
Finalmente nell'aprile del 306, dopo un lungo cammino, agli occhi di Emidio e dei suoi compagni apparve con tutta la sua magnificenza la città di Ascoli Piceno.
Asculum Picenum... fondata dal re pelasgo Aesis tra il 1500/1200 A.C., fu ingrandita dal re sabino Pico, divenendo la capitale della nazione Picena.
Ad attendere il gruppo era Cristanziano ascolano della nobile famiglia Bassa (o Bassi).
Sulla collinetta vicino all'ingresso della città era un tempio dedicato al dio Marte, con un gesto della mano il nuovo vescovo, sprigionando la sua potenza, lo fece crollare: Emidio in vita aveva a sua disposizione il terremoto e di esso si serviva per la gloria di Dio.
Il loro ingresso in città, entrando da Porta Torricella, fu proceduto da un forte terremoto che devastò templi e idoli pagani.
I nuovi arrivati presero alloggio nella casa di Cristanziano, il quale per le riunioni, le messe e altro aveva trovato un luogo solitario non molto lontano dalla cinta urbana, ove un tempo era un tempio dedicato ad Ercole, i cui ruderi erano coperti da una fitta vegetazione.
Per officiare erano tre grotte, tutte in comunicazione tra di loro, il cui ingresso era possibile solo carponi tanto erano anguste le loro entrate.
Ben presto Emidio cominciò la sua opera di medico e di predicatore.
Curava e guariva ogni genere di male e di anime. Anche se era in Ascoli da poco tempo in molti parlavano di lui e la voce corse anche presso il pretore di Ascoli e procuratore del Piceno e Pretuzio: Caio Polimio.
Convocato dal pretore Emidio si recò presso la residenza pretoriana che sorgeva sul colle che domina la città.
Avendo saputo che il giovane era nativo di Treviri e figlio di un funzionario imperiale alla corte di Costanzo detto il Cloro, Polimio cercò, mantenendosi sul vago, di persuaderlo a non tramare contro l'imperatore e di non far più predicazioni pubbliche, anche se il quel momento era in atto una tretarchia, Costanzo era pur sempre il cesare destinato a sostituire Diocleziano una volta che questi avesse abdicato e il pretore ascolano non aveva nessuna intenzione di inimicarselo arrestando Emidio.
Il novello vescovo instancabile evangelizzatore continuò la sua opera di conversione e di medicina tranquillamente. Emidio svolgeva la sua opera di medico preso un oratorio nella antica platea inferior (piazza di sotto), ove ora sorge la chiesa dei S.S. Vincenzo e Anastasio. Un giorno, percorrendo le antiche vie della città, Emidio si incontrò con un paralitico, che si professava cristiano, seduto sulla porta della propria abitazione, l'uomo supplicò il vescovo di curarlo, dopo una breve preghiera e facendo il segno della croce sulle gambe dell'uomo gli ordinò di alzarsi, e tra la meraviglia dei presenti l'uomo camminò.
Per un periodo in città si parlò solo di questo grande miracolo che suscitò l'invidia e l'ira dei sacerdoti pagani che ancora una volta si rivolsero a Polimio per far applicare le leggi contro chi professava la nuova religione.
Nuovamente il pretore convocò Emidio, ancora una volta blandì il vescovo, anche se nel 306 Costanzo era morto, il figlio Costantino era stato eletto imperatore dai suoi legionari, e Polimio si comportò politicamente, proponendogli il ruolo di istitutore per la figlia Polisia. Tra una lezione di filosofia o di greco Emidio parlava a Polisia e alle sue ancelle del nuovo Credo e dell'unico e vero Dio dei cristiani. La ragazza e la sua nutrice Glafira, sempre più credenti, chiesero ad Emidio un pubblico battesimo.
Approfittando dell'assenza di Polimio che era andato a controllare le guarnigioni nella vicina fortificazione di Castrum Muricae (attuale Rocca di Morro) Emidio decise di battezzare la ragazza.
Polisia e il vescovo si incontrarono al di là del ponte Solstasio che sovrasta il fiume Tronto; scesi sulle rive del fiume Emidio battezzò la figlia del pretore e la sua governante più altre persone che erano scese con loro. Sulla piana di Solestà una moltitudine di gente chiese il battesimo, non avendo acqua Emidio toccando una roccia fece scaturire una limpida sorgente d’acqua e con essa battezzò quel giorno 1060 persone.
Al ritorno Polimio apprese dai suoi seguaci ciò che era successo. Pieno di ira il pretore ordinò l'arresto immediato di Emidio. Dopo un sommario processo il presule venne condannato a morte. Polimio ordinò che la sentenza venisse eseguita nel luogo ove Polisia aveva ricevuto il battesimo. Una moltitudine di persone seguì il mesto corteo con Emidio ed il fedele Euplo incatenati, prima di ricevere il martirio i due si scambiarono il bacio della pace e quel luogo da quel giorno si chiamò Pax Sanctorum.
Il primo a cadere sotto il colpi della mannaia fu Euplo.
Offrendo il suo collo al boia Emidio con le braccia levate al cielo chiese a Dio che mai la città venisse colpita da lebbra o da guerra, poi la lama del carnefice si abbattè anche su di lui
Era il 5 o 9 agosto del 309, Emidio aveva 29 anni 11 mesi e 1 giorno.
Presenti all'esecuzione erano anche Polisia e Vissia , furono loro che ricomposero i corpi e li prepararono per la sepoltura, la pia donna fermana raccolse il sangue di Emidio in tre fialette di cristallo (ampullae sanguinis): una per lei, una per il Papa Eusebio e l'ultima per la chiesa ascolana.
I due corpi vennero trasportati presso l'oratorio ove Emidio aveva officiato e lì deposti nei sepolcri.
Nel frattempo Cristanziano e Benedetto organizzarono una rivolta contro Polimio che fu costretto alla fuga verso Roma, mentre il palazzo imperiale veniva distrutto.
Polisia e le sue ancelle preferirono andare in eremitaggio sul Monte Nigri (oggi Monte dell'Ascensione) dopo di che di loro non si ebbero più notizie.
Mentre la governante Glafira, della nobile famiglia ascolana Lusia, si trasferì presso la corte di Licinio.
Purtroppo dopo pochi giorni il pretore tornò in Ascoli alla testa di mercenari datogli da Massenzio, la sua vendetta fu terribile. Ad uno ad uno i cristiani furono uccisi, specie coloro che erano stati amici di Emidio.
Un' antica leggenda narra che quando il colpo del boia staccò la testa dal collo di Emidio un grande prodigio si verificò: il martire raccolse il proprio capo spiccato dal collo e per una lunga distanza camminò con esso tra le mani “ad laudem et gloriam Christi”; dirigendosi in una scia luminosa verso quello che sarà il suo sepolcro; mentre camminava dietro di lui crescevano piccole piantine di basilico; giunto presso quello che era il rifugio dei cristiani il colle si spacca in due per permettere l’ingresso di Emidio per poi richiudersi dietro di lui.
Anche per la storia di Polisia c'è un'altra versione,
Dopo che aveva ricevuto il battesimo fu dal padre richiusa nel palazzo guardata a vista dalle guardie; con uno stratagemma la ragazza riuscì a fuggire.
Inseguita dai soldati giunse sul luogo dell'esecuzione di Emidio, dai presenti fu informata del grande miracolo avvenuto, poiché i carcerieri erano vicini continuò la fuga verso nord fino a giungere sulla vetta del Monte Nero e quando disperata stava per essere raggiunta dalle guardie si aprì una voragine che la inghiottì. Ancor oggi Polisia si trova lì a tessere teli in compagnia di una chioccia con 7 pulcini d'oro.

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Alberto Cinelli

Sant'Emidio, sulle Sue orme

La venerazione verso Sant'Emidio nel mondo cattolico si deve soprattutto ai terribili sismi che dal 1700 in poi si abbatterono sull'Europa, inclusa l'Italia e nel Nuovo Mondo.
Il terrore verso il terremoto fece sì che in molte città e nazioni se ne diffondesse ancor più il culto e la devozione.
Oggi si può ritenere Emidio come il Santo Protettore “ufficiale” dei tremori della terra.
La diffusione del suo culto è stata lunga e perigliosa in quanto per la chiesa e parte della popolazione, il patrocinio per la protezione dei sismi era ad esclusivo appannaggio di San Filippo Neri e San Francisco de Borja.
Grazie soprattutto ai mercanti ed ai missionari, il culto si è espaso a macchia d'olio; si può tranquillamente asserire che quella per Emidio sia stata una venerazione creata e voluta dal popolo, considerando che la Santa Sede non ha mai riconosciuto la sua sacralità.
Fino alla fine del XVII secolo Emidio era invocato come protettore della lebbra e delle malattie infettive e come asseriva Cecco d'Ascoli...
“Quel che tu vedi può sentir ormai
de li miei cittadin che son politi
e come lebbra in lor non fu giammai.
Ben fu possente in loro il sesto signo
e son contento di quel che si dice
c'ha renovato el scritto Sancto Migno.”...
Il 1703 fu un anno terribile per i terremoti che sconvolsero il centro meridione dell'Italia.
Il 14 gennaio ci fu un violentissimo sisma pari all'XI° grado della scala Mercalli che investì il Lazio, Abruzzo e Marche dove si ebbero distruzioni di interi paesi e città con migliaia di vittime. Le persone non avevano ancora dimenticato questo terremoto quando il 2 febbraio un'altra scossa pari al X° grado investì le medesime zone già martoriate, L'Aquila venne praticamente rasa al suolo così come altri paesi del Regno di Napoli e del centro Italia e numerose furono le vittime.
Miracolosamente una delle poche città a non subire danni e morti nei due terrificanti terremoti fu Ascoli Pceno.
Il clero e i cittadini ascolani attribuirono ciò alla protezione del loro Patrono Sant'Emidio.
Tragici tremori della terra si ebbero negli anni successivi come il devastante terremoto di Reggio Calabria e Messina che causò 120.000 morti; ma la città di Ascoli non fu mai colpita in maniera rovinosa, né mai i suoi cittadini, anche se in luoghi lontani, ne ebbero a soffrire.
Predicatori, commercianti e mercanti che si spostavano in Italia di città in città diffondevano notizie sulla vita e sui miracoli di Sant'Emidio in occasione dei terremoti.
Nel frattempo ecclesiastici, nobili e semplici popolani di altre città e paesi avevano iniziato a conoscere e a chiedere notizie su questo Grande Santo.
Ci fu un'enorme richiesta di reliquie e di pubblicazioni; pur di essere sotto la vicina protezione del Santo alcuni richiesero la cittadinanza ascolana come ad esempio la principessa D.Ippolita Pignatelli e il principe D.Antonio D'Aquino, entrambi di Napoli.
Sant'Emidio fu elevato Patrono o Compatrono a Napoli, Gubbio, Catania, Colli al Volturno, Placanica, Cascia e in molte altre località. Mentre Sulmona chiese, addirittura, l'aggregazione ad Ascoli.
Si moltiplicarono dipinti e statue del Santo in ogni luogo dell'Italia, dal Friuli al Monferrato e nella bergamasca, dalla Liguria alla Calabria passando per la Toscana, si istituirono confraternite a Roma e Siena. Si intitolarono chiese in Umbria, Puglia e nel Lazio, pale d'altare nelle maggiori chiese di Bologna. Diventò Patrono delle cittadine siciliane di Guardia e Pennisi.
Una leggenda narra che un contadino ha dapprima sognato ed in seguito trovato un'orma di Sant'Emidio sulla spiaggia di Saguerra, e proprio a seguito di tale rivelazione, Emidio divenne Santo Patrono di Leporano.
In una chiesa di Milano, ora demolita, esisteva un quadro rappresentante S.Emidio e nel cartiglio insisteva una didascalia:
S.Emidius Silva, Comensis, Episcopus Asculanus et Martyr.
Il conte marchese Francesco Nicolò Silva, consigliere aulico di S.M.I.R.A., cavaliere della Corona di Ferro, patrizio milanese, si attribuì la discendenza dal Santo, facendo incidere nel suo stemma nobiliare l'immagine di S.Emidio con il motto:
SEMIGEM B PASC AN CCC
con personale interpretazione:
s emig em b pasc an ccc
ovvero:
S.Emigdius emeritus beatissimus Patronus Asculanus anno 300.
La prima città europea ad assumere la protezione del Santo come compatrono fu Ragusa di Croazia (oggi Dubrovnik) nel 1753.
Due anni dopo si ebbe uno dei più grandi terremoti della storia; un sisma del 9° grado Ritcher colpì la penisola iberica, parte dell'Europa centrale e dell'Africa settentrionale.
Il terremoto causò anche un terribile tsumani con onde che raggiunsero vette di 15 metri.
Lisbona fu rasa al suolo con oltre 90.000 morti.
Gli intellettuali del tempo, tra cui Voltaire, si scatenarono, e non solo verbalmente, sulle varie ipotesi del perchè dei terremoti: colpa delle città troppo grandi? Colpa della natura? Era il castigo di Dio?
Papa Benedetto XIV approfittando di queste circostanze inviò, in quelle zone devastate, missionari che con le loro parole e preghiere consolassero l'animo di coloro che tutto avevano perduto. Tra l'altro questi monaci avevano anche il compito di far conoscere alle genti il Protettore dei terremoti: Sant'Emidio.
Per l'occasione il Papa fece scrivere una breve preghiera dedicata al Santo:
“Para refugio de terremotos”
In accordo con il re di Spagna, Ferdinando VI, fece incidere nel 1756 a Cadice, dal celebre pittore Carlos Casanova, una prima immagine di San Emigdio da destinare al popolo.
Nello stesso anno i più famosi scrittori iberici come Francisco de San Cristobal e Ruiz de Saavedra Manuel scrissero e pubblicarono libri con storie di vita del Santo con novene e panigirici.
Cominciò un'espansione capillare del culto di San Emigdio che si protrasse fino alla prima metà del 1900.
A Siviglia la devozione verso il Santo è attestata sin dal 1720: per poi dilagare per tutta la penisola.
Divenne compatrono di Torrevieja, ebbe dipinti e mosaici a Espartinas, a Lerma, a La Seu d'Urgell, a Ourense, nell'isola di Majorca, campane intitolate a Reus e Coria.
Statue a Catral, Almoradi, Oporto, Coimbra e Santiago do Cacem, Almoradi, Santiago de Compostela e una chiesa cointitolata in Alhama de Granada.
Moltitudini di pubblicazioni a Madrid, Lisbona, Murcia, Saragoza, Toledo, Alicante e Orihuela.
Si hanno notizie di Sant'Emidio in Slovenia, Ungheria, Germania, Austria, Indonesia e Nuova Zelanda, dipinti in Turchia e Malta , reliquie in Polonia, Svizzera e Vietnam del Sud, statue in diverse città delle Filippine.
Poichè era l'epoca delle grandi esplorazioni e spedizioni nelle nuove terre delle Americhe, insieme agli esploratori e missionari, camminava anche il culto di Sant'Emidio.
Uno dei primi uomini bianchi ad esplorare il territorio che in seguito prese il nome di Nevada fu il frate-esploratore Francisco Garcès. Nel 1776 sorpreso da un terremoto mentre si trovava su di un altopiano desertico, decise di chiamare quel luogo Santo Emidio Desert. Qualche anno dopo la spedizione di cui faceva parte il francescano missionario Josè Maria de Zalvidea mentre si trovava accampata in un canyon fu sorpresa da un violento sisma.
Poichè quel giorno era il 5 agosto il frate decise di chiamare quel luogo canyon San Emigdio. Con il medesimo nome denominò le montagne circostanti, e incontrando una piccola tribù di pellerossa decise di battezzarli con il nome di Emigdianos (indiano di Emidio).
La California, terra ballerina per eccellenza, edificò ed intitolò al Santo chiese e scuole nelle città di San Francisco, Lynwood e Los Angeles.
A Norristown per intitolare una parrocchia avvene una disputa tra siciliani che veneravano San Calogero e marchigiani che peroravano le ragioni di Sant'Emidio. Per evitare problemi di ordine pubblico le autorità ecclesiastiche la intitolarono...al S.S. Salvatore caldeggiato dai campani.
Come procedevano le esplorazioni, avanzava il culto e la devozione verso il Santo.
Nel 1771 a Guadalajara, in Messico, il patrocinio sulla città venne deciso tramite una riffa; alla prima estrazione sortì il nome di Emigdio, ma la lotteria venne ripetuta diverse volte finchè non venne sorteggiata Nostra Senora de la Soledad.
In compenso una statua di Emidio si trova in una delle torri della cattedrale di Città del Messico.
Sempre in questa nazione esiste un piccolo paesello nominato San Emigdio che ha la particolare peculiarità di essere composto da solo tre abitanti.
Dipinti e statue in diverse località dell'Ecuador, dell'Honduras e di Porto Rico dove c'è un quadro del Santo ad opera di Josè Campeche uno dei massimi pittori dell'America spagnola del XVIII secolo.
Si hanno tracce del Santo a Cuba, in Guatemala, in Costa Rica e Perù, delle pubblicazioni a Santiago del Cile.
Nel 1890 e El Salvador fu creata una nuova cittadina alla quale fu dato il nome di San Emigdio, di cui il Santo ne è anche il Patrono, così come per la città di Capacho Libertad, in Venezuela, ove esiste una chiesa a Lui dedicata con statua; a Caracas nel museo Villa Anauco c'è un dipinto con l'effige di Emidio.
In Brasile il culto del Santo fu importato dai fratelli Falchi originari di Casalbuono (SA). Grazie al loro contributo fu edificata la Parroquia Santo Emidio a San Paulo.
In Colombia, nazione soggetta a frequenti “ temblor” della terra, il Santo è praticamente omaggiato in ogni dove, sia nel culto popolare che liturgico.
Non vi è città o cittadina che non abbia un riferimento nei confronti di San Emigdio.
Patrono del villaggio de La Vetica, compatrono di Elias ove esiste una chiesa a Lui intitolata. Un centro ambientale San Emigdio si trova nella zona di Palmira.
Troviamo diversi dipinti nei musei e nelle chiese di Bogotà, pubblicazioni a Bucaramanga, Calì e Santo Domingo, Medellin e Pregonero, immagini a Tecalitlan, Ocana e Carolina del Principe, notizie a Guadalajara de Buga e Neiva, una splendida statua a Tuquerres e una chiesetta a Susa.
A Merida avveniva una grande festa civile e religiosa ma nel tempo tutto è andato perduto come la pala d'altare che si trovava nella cattedrale con l'immagine del Santo.
L'esploratore Juan de Torrezal Diaz nel 1740 creò un piccolo villaggio battezzandolo San Emigdio de Chimà.
Qualche anno più tardi il villaggio, spostato più a sud, ebbe un discreto incremento demografico e subì una variazione di nome in San Emigdio.
Poichè per i nativi il Santo rappresentava l'europeo invasore fu deciso di cambiare il nome alla città chiamandola solo Chimà.
Stessa sorte “xenofoba” toccò ad un altra cittadina che da San Emigdio divenne San Pedro.
A Cucuta, dopo il distruttivo terremoto del 1875, i cittadini non sentendosi adeguatamente protetti decisero di “pensionare” il Santo a favore di San Josè.
Ma come dice la scrittrice spagnola Maria del Carmen Alvarez, Sant'Emidio è rispettato anche da chi non crede poichè quando arriva...il terremoto colpisce e terrorizza tutti allo stesso modo.




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