Un mondo che non esiste / A world that does not exist
Andrea è un appassionato lettore di Topolino.
Ha cominciato da bambino e ancora oggi, che ha delle mani un po’ troppo grandi per quelle delicate e piccole pagine, non rinuncia alle avventure settimanali di paperi & c.
Ma, per due ragioni, non oso dirgli niente: intanto perché, lo dico sottovoce per non fargli montare la testa, mi pare che per la sua età abbia interessi fin troppo impegnativi e un po’ di svago ci vuole. E poi perché Topolino piace anche a me e di tanto in tanto lo prelevo dalla sua camera con l’accortezza di rimetterlo al suo posto pensando che così non se ne accorga (anche se da tempo ho il sospetto che lo sappia, visto che ha la cura di lasciarmeli ben in vista, unica cosa ordinata in una cameretta dove l’unica cosa al proprio posto, almeno al momento, sono i muri, la porta e le finestre…).
Ora, durante una delle mie letture appassionate e clandestine, mi è improvvisamente divenuto chiaro qualcosa che non avevo mai messo a fuoco: il mondo dei fumetti, quello di Topolino in particolare, è un mondo che non esiste.
Ma non tanto per l’ovvia considerazione che si tratta di luoghi non rintracciabili nel reale e che i protagonisti, pur simpaticissimi, sono assolutamente improbabili.
Ma non esiste nelle relazioni, nelle abitudini di vita, nei modi di lavorare.
C’è, per esempio, chi svolge lavori continuamente diversi uno dall’altro, chi vive senza lavorare, chi dirige imperi finanziari ma è in prima fila in ogni tipo di lavoro. E, soprattutto, è possibile andare a parlare con sindaci, assessori e alti personaggi come se ognuno di loro non avesse altro da fare che dare udienza a chiunque. E taccio delle decisioni, anche importanti, compiute con minimi passaggi in un azzeramento pressoché totale della burocrazia.
Lo faccio notare ad Andrea mentre è assorto nell’ultimo numero, appena arrivato (e che guardo con un po’ di desiderio…).
Solleva la testa, mi fissa a lungo e poi se ne esce con un espressione breve ma filosoficamente importante: ”E quindi?”.
“No, – replico subito – te lo facevo notare perché secondo me è fuorviante per i bambini. Così rischiano di arrivare in un mondo fatto di relazioni altamente complesse pensando che ogni cosa si risolva in un batter d’occhio. Che il sindaco di Roma, per fare un esempio, possa essere l’interlocutore per qualsiasi problema, anche il più sciocco. Oppure che sia una buona idea tenere una montagna di monetine in un unico posto per poi lamentarsi se qualcuno cerca di rubartele…”.
“Senti – mi dice con un tono di accondiscendenza che di solito si usa con chi è intellettualmente in difficoltà – secondo me i bambini sono più intelligenti di quanto tu possa temere. Io per esempio non ho mai pensato questo. Per dirla tutta, quando qualche anno fa il vigile ti ha convocato perché con il pallone avevo rotto, per puro caso, due lampioni, non mi è mai venuto in mente di pensare che a Topolinia sarebbe stato diverso…”.
“Andrea, i lampioni erano quattro e non direi che fosse per puro caso…”.
“Certo che fu un puro caso. Infatti i primi due li avevo mancati…”, mi dice rimettendosi a leggere e io sono indeciso se punirlo privandolo per i prossimi vent’anni della paghetta o sequestrargli seduta istante il Topolino.

Propendo per la seconda ipotesi…

Andrea is an avid reader of Mickey Mouse.
He began as a child and even now, he hands a bit too big to those delicate and small pages, does not give up the weekly adventures of ducks & c.
But, for two reasons, I do not dare say anything to him: first of all because, I say softly so he would not go to their head, it seems to me that for his age have interests too demanding and a little entertainment takes. And why Mickey also like me and occasionally I fetch him from his room with the foresight to put it back thinking that it will not notice (although for some time I suspect he knows it because he has the care of lasciarmeli well in sight, only orderly thing in a room where the only thing in its place, at least at the moment, are the walls, the door and windows ...).
Now, during one of my passionate and clandestine readings, it suddenly became clear to me something I had never focused: the world of comics, one of Mickey Mouse in particular, is a world that does not exist.
But not for the obvious reason that it is not detectable in the real places and that the protagonists, while very nice, are absolutely improbable.
But it does not exist in relations, living habits, in ways of working.
There is, for example, those who carry out work other constantly each other, those who live without working, those who run financial empires but it is in the front row in every kind of work. And most importantly, you can go talk to mayors, councilors and senior figures such as if each of them had nothing to do but give audience to anyone. And say nothing of the decisions, even important, performed with minimal steps in an almost total elimination of the bureaucracy.
I do note to Andrea while engrossed in the latest issue, just I arrived (and I watch a bit of desire ...).
He raises his head, stares at me for a long time and then comes out with a brief expression but philosophically important: "So what?".
"No, - I reply right away - you did it out because I think it is misleading to children. So are likely to arrive in a world of highly complex relationships thinking that everything will be resolved in a jiffy. That the mayor of Rome, for example, may be the interlocutor for any problem, even the silliest. Or it's a good idea to keep a mountain of coins in one place and then complain when someone tries to rubartele ... ".
"Look - he says with a condescending tone that is usually used by those who are intellectually in trouble - I think children are smarter than you might fear. For example I've never thought that. To be honest, when a few years ago the policeman summoned you because I had broken with the ball, by chance, two lamps, I never occurred to me to think that in Mickey's Mouse town would have been different ... ".
"Andrea, the street lamps were four and I would not say it was by accident ...".
"Of course it was pure chance. In fact the first two I had missed them ... ", he says deferring to read and I'm undecided whether to punish him by depriving him of the allowance for the next twenty years or sequestrargli sitting instant the Mickey Mouse.
I incline to the latter ...
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