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Edmund Husserl - Il maggior pericolo dell'Europa è la stanchezza.

"La crisi dell'esistenza europea ha solo due sbocchi: il tramonto dell'Europa, nell'estraniazione rispetto al senso razionale della propria vita, la caduta nell'ostilità dello spirito e nella barbarie, oppure la rinascita dell'Europa dallo spirito della filosofia, attraverso un eroismo della ragione capace di superare definitivamente il naturalismo.
Il maggior pericolo dell'Europa è la stanchezza.
Combattiamo contro questo pericolo estremo, in quanto buoni europei, in quella vigorosa disposizione d'animo che non teme nemmeno una lotta destinata a durare in eterno; allora dall'incendio distruttore dell'incredulità, dal fuoco soffocato della disperazione per la missione dell'Occidente, dalla cenere della grande stanchezza, rinascerà la fenice di una nuova interiorità di vita e di una nuova spiritualità, il primo annuncio di un grande e remoto futuro dell'umanità: perché soltanto lo spirito è immortale".

(E. Husserl, La crisi dell'umanità europea e la filosofia, in La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale, 2008, Il Saggiatore, p. 358).

Così si chiude questa conferenza di Husserl in cui la Forma Spirituale dell'Europa viene ancorata a un telos (fine) comune che consente la libera costruzione della nostra esistenza, della nostra vita storica, sulla base della ragione che ci spinge a compiti infiniti. La coscienza della nostra appartenenza all'Europa è una coscienza filosofica e storica insieme, in quanto Husserl la ravvisa proprio nella filosofia greca sviluppatasi tra il IV e il V secolo a.C..

La filosofia greca è il fenomeno originario dell'Europa spirituale. La Crisi dell'Esistenza Europea può essere superata solo recuperando il telos (il fine) della storia europea che la filosofia ci consegna. Bene, che significa? Cosa dobbiamo fare? Superare l'obiettivismo, i naturalismi - che conducono a nazionalismi e particolarismi (deduzione mia) - e affidarci alla ragione, elaborare dei piani razionali verso fini comuni. La crisi, infatti, sembra prendere forma come un apparente fallimento del razionalismo (come dargli torto, visti i beceri populismi di questi tempi?).

La nostra ragione sarà abbastanza eroica per cogliere questa sfida? Quali sono concretamente i programmi politici da attuare?
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Nella storia della filosofia ci sono figure come Platone, Agostino e la Arendt in cui la teoria è chiaramente espressione di un travaglio personale facilmente individuabile: “ho rinunciato alla dedica di questo libro. Come potevo dedicarlo a te, mio intimo, a cui sono e non sono rimasta fedele, ma comunque, in entrambi i casi, amandoti”, (Hannah Arendt a proposito del De vita activa). Il De vita activa è stato pubblicato per la prima volta nel 1958. La rottura con Heidegger risale a circa vent'anni prima.

In altri casi, Aristotele e Kant ad esempio, abbiamo invece personalità più “fredde” - passatemi il termine – uomini più sistematici che sembrano riuscire a chiudere in un cassetto le loro vicende personali. Si tratta chiaramente di una semplificazione.
Oltre ai viaggi in Asia Minore, a Mitilene e in Macedonia, esiste un documento che ci mostra l'uomo che si nasconde dietro a quel giovane e brillante ragazzo che Platone nell'Accademia aveva soprannominato Nous, ossia Intelletto.

Diogene Laerzio (V, 62) riporta il contenuto del testamento di Aristotele. Aristotele nomina esecutore Atipatro (Antipatro era il reggente della Macedonia ai tempi di Alessandro Magno e protettore delle città greche).
Lascia disposizioni per assicurare un futuro tranquillo alla figlia Pizia, alla quale peraltro assegna come marito Nicanore, e al figlio Nicomaco. Ci sono anche un paio di dettagli gossippari.
Le ossa della moglie (che si chiama anche lei) Pizia “devono essere trasportate nel luogo in cui sarò seppellito” - scriveva Aristotele – ma non è tutto.
Ad alimentare i pettegolezzi sono le preoccupazioni che Aristotele mostra verso Erpillide una donna che, dopo la morte della moglie, gli era stata per lungo tempo accanto e che lui stesso ricordava come “una donna che si è comportata bene con me”. Raccomanda al tutore di assicurarsi che Erpillide sia felice e che si sposi, qualora lo voglia e riesca a trovare un uomo degno. Lascia a lei denaro, servi, parte della casa a Calcide o, se preferisce, addirittura la casa paterna a Stagira e ordina che questa venga arredata “secondo i gusti e le esigenze di Erpillide”.
Non male, eh?
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Zenone di Elea è il padre dei paradossi contro il movimento e contro la molteplicità.

Uno sguardo al loro significato sul piano della storia della scienza, meccanica quantistica inclusa! :)

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Avete paura della paura?
Ancora?
Nonostante il pasticcone di Epicuro??? 

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Pensiero Politico nei Greci [1/4] || Hybris Vs Dike

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Parmenide "rivisto" anche grazie a fonti tarde (Teofrasto e Aezio). Quindi un Parmenide cosmologo, biologo, epistemologo. Altro che "essere"..

http://youtu.be/DBqrzjPPPy4

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Secondo voi cos'è la "cattiva filosofia"?

https://youtu.be/gGiNf8PjgRg

"Ci siamo smarriti in un mondo di illusioni", (Quine-Goodman, Passi verso un nominalismo costruttivo, 1947).
#Filosofia #Nominalismo #Ontologia

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Seconda puntata su Eraclito di Efeso.

Nello scorso video su Eraclito di Efeso ci eravamo chiesti di quali verità il discorso razionale (o logos) si fa banditore.

Qui mostreremo che l'unità dei contrari è la grande verità che Eraclito intende consegnarci, e che il conflitto (il polemos) è la natura stessa, l'essenza unificante di ciò che esiste.
Ogni cosa, viventi compresi, sono il prodotto di questa armonia, un'armonia intesa non al modo dei Pitagorici ma come equilibrio invisibile tra forze e tensioni contrarie. [Livello Base – Didattico].

https://www.youtube.com/watch?v=i7ApejuRQeQ

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Letture domenicali
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