!CONSIGLIO DI RECENSIONE!

Qui vorrei condividere un paio di recensioni amatoriali di "This Time The World" del Comandante George Lincoln Rockwell che ho trovato sulla rete, cosicché possiate farvi un'idea del libro. Di nulla. :)

"Lessi questo libro in passato, al liceo, nei tardi anni '60. Mi piacque allora e mi piace ancor di più adesso. Se non credete ad alcune delle informazioni contenute in esso, tutto quello che dovete fare è controllare e verificare. Il Comandante Rockwell (lo dico con profondo rispetto) ha dimostrato di essere un discreto veggente quando si tratta di predire cosa avrebbe potuto succedere se i comunisti fossero stati lasciati a governare indisturbati il nostro Paese. Ora stiamo soffrendo le conseguenze di non aver agito quando avremmo dovuto. Non riesco a non chiedermi cosa sarebbe stato se fosse stato eletto presidente nel 1972.
E' una vergogna che le organizzazioni rimaste che rivendicano un collegamento o una fratellanza col Comandante Rockwell siano popolate da schizzati ricoperti di tatuaggi, vestiti da coglioni e sbandieranti la bandiera dei Confederati del Sud (!?!?!). O quelli che hanno riadattato le sue idee in una sorta di bizzarra religione.
Ad ogni modo, parlando del libro...ho comprato l'edizione con copertina rigida. E' molto ben fatta e durevole. Vorrei che avesse una copertina esterna, avrei pagato un extra per quella. Il contenuto del libro...dovete scoprirlo voi stessi. Certamente vale il prezzo che costa. Lui era un grande uomo con un grande orgoglio nella sua patria e nella sua razza, la razza bianca. Non c'è nient'altro da dire. Riposa in pace Comandante. Ve ne sono molti ancora leali e fedeli ai tuoi ideali."

"Quest'autobiografia è un po' lenta a partire, ma una volta che la vita di Rockwell raggiunge la sua maturità, diventa un piacere leggerla. Questa è la storia di un carattere estremamente complesso che spese la sua vita lottando contro probabilità che non poteva vincere (come diceva lui stesso!). Man mano che crebbe da giovane pilota idealista della Marina americana nella Seconda Guerra Mondiale a dichiarato nazista negli States dei '50, fu una bella svolta, ma il suo amore per la verità e la sua patria lo portarono a prendere questo cammino, giacché credeva che fosse l'unica strada per combattere i traditori ebrei e i comunisti negli USA.
Le sue avversità nella tarda età e l'amara esperienza di imparare a non fidarsi mai di nessuno dimostrano quanto onesto fu il suo cuore. Un uomo imperfetto che probabilmente fu il primo a parlare della necessità di una cooperazione internazionale tra i popoli bianchi di tutto il mondo."


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La bellezza della Vita, #StopAborto

22 maggio 1978 – Italia: è approvata la legge sull'interruzione volontaria della gravidanza (legge n. 194/78) sull'aborto.
"nessuna si è mai pentita di aver un figlio, ma di aver abortito sì.."

LA LEGGE SULL'ABORTO E' EUGENETICA
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2505
Ecco la prova: la Corte di Cassazione riconosce il diritto al risarcimento per la nascita di una bambina down (guarda il video ''La bellezza della vita'')
da Comitato Verità e Vita
La sentenza della Corte di Cassazione, che ha riconosciuto il diritto al risarcimento del danno per la nascita indesiderata di una bambina down ai genitori, ai fratelli e alla stessa interessata, fa cadere molti paraventi e permette di comprendere la vera natura della legge 194 sull'aborto.
Davvero è la tutela della salute della donna incinta l'unico motivo che permette l'aborto, cioè l'uccisione del bambino (in questo caso: della bambina) che porta in grembo? Sì, perché la legge richiede che la donna che intende abortire, nei primi novanta giorni di gravidanza, "accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza comporterebbe un serio pericolo per la sua salute fisica e psichica" (art. 4), mentre nel periodo successivo pretende un certificato del medico che attesti "processi patologici che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna" (art. 6).
In pochi passaggi la Corte di Cassazione dimostra che si tratta di una semplice finzione.
Nei primi novanta giorni la donna, dice la Corte, ha un diritto soggettivo assoluto all'aborto: il legislatore "descrive la situazione giuridica soggettiva attribuita alla gestante in termini di diritto alla procreazione cosciente e responsabile, a lei rimesso in termini di assoluta, quanto inevitabile esclusività"; "la titolarità del relativo diritto soggettivo, riconosciuto dall'art. 1 della legge 194 del 1978, non può che spettare alla sola madre, in quanto solo alla donna è concessa la legittimazione attiva all'esercizio del diritto di procreare coscientemente e responsabilmente, valutando le circostanze e decidendo, alfine, della prosecuzione o meno di una gravidanza che vede la stessa donna co - protagonista del suo inizio, ma sola ed assoluta responsabile della sua prosecuzione e del suo compimento".
Più chiaro di così …
Ma, si sostiene, per l'aborto dopo i primi novanta giorni di gravidanza – quello eseguito per eliminare i "bambini difettosi", poiché alcuni accertamenti, come l'amniocentesi, sono possibili solo a gravidanza avanzata – il regime è diverso, molto più restrittivo.
La difesa del ginecologo – accusato di non avere eseguito l'amniocentesi, nonostante la donna gli avesse esplicitamente detto che non intendeva proseguire la gravidanza se il figlio non fosse stato sano, chiedendo di eseguire tutte le analisi necessarie – era, tra l'altro, basata proprio sulla formulazione dell'articolo 6 della legge. E, infatti, la Corte d'Appello di Venezia aveva respinto la domanda di risarcimento del danno, osservando che "nessuna prova era stata acquisita in ordine all'esposizione della donna a grave pericolo per la sua vita o per la sua salute fisica o psichica in caso di prosecuzione della gravidanza nella consapevolezza della malformazione cromosomica del feto". Per abortire, quindi, non era sufficiente la volontà della donna di non far nascere un figlio malato: era necessario il grave pericolo per la salute della donna.
Vediamo come la Corte di Cassazione ribalta questa affermazione (con il solito linguaggio ostico, ma di contenuto molto chiaro): "è qui sufficiente osservare come, a fronte di una precisa istanza diagnostica espressamente funzionale ad una eventuale interruzione della gravidanza, appare ricorrere la presunzione di una patologia materna destinata ad insorgere a seguito della scoperta della paventata malformazione fetale".
In parole povere: la donna aveva detto al medico che, se avesse scoperto che il bambino era malato, voleva abortire; questo è sufficiente per ritenere che la prosecuzione della gravidanza avrebbe comportato un grave pericolo per la sua salute … Questa non è autodeterminazione?
Sia ben chiaro: nessuno stupore. I giudici supremi affermano questi principi fin dal 2002, quindi da dieci anni; attribuiscono il risarcimento del danno alla madre impedita di uccidere il figlio dall'omessa diagnosi della malformazione del feto perché l'aborto è un diritto soggettivo pieno, assoluto, della donna.
Forse si stupirà chi, nel mondo cattolico, continua a ripetere il contrario; qualche mese fa questo Comitato fu severamente redarguito da un'importante esponente, criticata, appunto, per avere sostenuto che "l'aborto non è un diritto in Italia", mentre nell'ultimo numero di "Città Nuova", una illustre bioeticista afferma (pur premettendo che "il serio o grave pericolo per la salute della donna è un facile pretesto per eliminare un figlio sgradito") che "nella giurisprudenza italiana sull'aborto è costante l'affermazione che non esiste il diritto ad avere un figlio sano".
Sarà forse vero: ma esiste il diritto ad uccidere quello malato. Questo non è aborto eugenetico (come, ovviamente, si affanna a ribadire la sentenza della Cassazione)?
Non possiamo rassegnarsi a questa legge omicida!

Nota di BastaBugie: vi invitiamo a vedere questo bel filmato "La bellezza della vita (calpesteresti questa gemma?)" della durata di circa 4 minuti

https://www.youtube.com/watch?v=-8X9x8qMXSw

#Italia #Legge194 #aborto #aborti #IVG #crimini #genocidio #business #crimine #genocidio #feti #bambini


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Non solo vanità in molti genitori odierni, anche una notevole dose di mancanza di cervello. I figli hanno bisogno di "altro", a cominciare da una sana educazione che li renda realmente pratici e non virtuali.

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L'aborto é un crimine contro l'Umanità.
Aborto: cosa succede davvero al feto
https://www.corrispondenzaromana.it/aborto-cosa-succede-davvero-al-feto/?_utm_source=1-2-2
FetoGli abortisti parlano di tante cose, fanno molti esempi. Ma non raccontano mai cosa succede ad un feto quanto viene abortito clinicamente. Dietro la parola “isterosuzione” o “metodo Karman” si cela la vera pratica: “Viene introdotta una cannula allo scopo di estrarre il nascituro mediante l’aspirazione, prodotta da un apparecchio simile all’aspirapolvere domestico, ma molto più potente. La morte del nascituro viene provocata smembrandogli le braccia e le gambe. I resti fetali diventano una marmellata sanguinolenta”.
Una scena agghiacciante, per questo viene taciuta. Se venisse ripetuta con la stessa insistenza di “libertà” o “autodeterminazione”, sarebbero in molti a protestare contro l’aborto.
Si tratta di una vera e propria verità nascosta. E si cerca di neutralizzarla con termini generici, spesso tecnici, che alle orecchie dei più non significano niente.

Un articolo del 2012, ma sempre attuale.
*
Aborto: perché non si parla mai dell’aspetto clinico

Sul web è presente una sorta di tema-tabù sull’aborto. Si parla un po’ di tutto, esistono punti di vista differenti, analisi logiche dettagliatissime. Ma c’è un aspetto di cui si parla poco: in cosa clinicamente consista. Con sorpresa, la maggior parte dei testi, anche quelli più specialistici, evitano l’argomento. Perché? È interessante notare, ad esempio, come nel Glossario fornito dall’Istat del 2011 per gli anni 2008-2009, non esista una voce che descriva la procedura clinica adottata.

Invece sono tenute ben distinte le voci “Aborto” e “IVG”. Non è un dettaglio da poco. Sono la stessa cosa, ovviamente, ma nel primo caso (quello semanticamente più forte), l’aborto viene definito «interruzione della gravidanza prima che il feto sia vitale, cioè capace di vita extra uterina indipendente ». Cerchiamo di capire. Se uno si fermasse alla prima parte della frase, penserebbe che il feto «non è vitale», dunque privo di vita, o almeno mancante di esistenza propria. Ma non è così. Il feto è vivo, e tuttavia è incapace di esistere al di fuori del grembo materno.

Estrarlo coincide esattamente con l’ucciderlo. Una società con un’etica ben salda darebbe rilievo a quest’ultimo aspetto, mentre una società dai parametri scombinati insisterebbe su quel “prima che… vitale” per giustificare la propria innocenza. Per specificare, sempre la stessa voce dice: «Si distingue l’aborto spontaneo dall’aborto indotto o interruzione volontaria della gravidanza».

Da un lato si ha «l’aborto spontaneo», naturale, dall’altro si ha un qualcosa di diverso che, con eufemismo ben studiato, viene prima siglato e poi neutralizzato con «interruzione volontaria della gravidanza». La voce IVG, infatti, descrive l’aborto solo in termini legali, tecnici, freddi. Ed è chiaro il motivo: mentre aborto si capisce subito, IVG è poco comprensibile e rende il tutto più stemperato.

È un po’ come la propaganda in Inghilterra, sottolineata da Gianfranco Amato (I nuovi Unni, p. 132-134): lì si preferisce chiamare l’aborto medical care (cura medica) e i movimenti che lo sostengono pro choice (a favore della scelta) che tutelano l’abortion right (il diritto all’aborto). Che poi si tratti di decisione che uccida o meno una creatura viva fa parte delle specifiche, come fosse un dettaglio marginale. Il dato importante sembra essere la cura, la libertà di scelta, l’autodeterminazione della donna, ed è su questo che la propaganda abortista fa leva.

Ma la percentuale della cosiddetta “cura”, gli aborti procurati per la salute fisica e mentale della donna, in Italia come in Inghilterra non sono che uno zero virgola un numero. Numeri bassi, peraltro già compresi nella legislatura precedente al 1978 (vedi art. 54 del Codice Penale sullo “Stato di necessità”). Si faccia attenzione poi alla parola auto-determinazione perché, messa così, sembra che la donna possa scegliere per qualcosa che riguarda solo lei.

Quasi che un bambino fosse una massa di cellule amorfe, un pezzo smontabile, che si può togliere come la carta da parati in casa. Invece si tratta anche di etero-determinazione, una decisione che si prende al posto di un altro. È bene sempre sottolinearlo, perché a forza di eufemismi e di acronimi si rischia di perdere il senso della gravità di ciò che si sta facendo. Il senso vero dovrebbe essere questo: si faccia attenzione a parlare semplicisticamente di aborto, perché il bambino abortito avresti potuto essere tu. Ora tu puoi amare, decidere, sorridere, lavorare o disperarti perché una mamma, la tua, ha deciso che valevi di più di una “causa economica”.

O peggio ancora, che valevi meno della sua libertà. Le parole usate per descrivere questa scelta sono ambigue, sbagliate o controverse. Possono ingannare. Personalmente apprezzo la consapevolezza e sto sulle difensive quando qualcuno o qualcosa cerca di nascondermi la verità o me la racconta con parole poco chiare. Va da sé, poi, che la consapevolezza e l’informazione creerebbero non pochi dubbi nell’opinione pubblica, ma è proprio questo che i gruppi pro-choice vorrebbero evitare.

La consapevolezza. I percorsi per addormentare le coscienze della gente sono proprio questi: spostare il baricentro del discorso, presentare come positiva una realtà negativa. Nessuna dittatura, per quanto spietata, si è mai presentata come distruttiva verso il popolo, ma ha sempre motivato le proprie scelte come belle, sane, produttive per chi le segue. Per avere un’informazione corretta e autorevole sull’isterosuzione, la pratica abortiva più utilizzata, bisogna prendere invece testi come quelli di Rodríguez-Luño, Scelti in Cristo per essere santi, III, manuale a cura della Facoltà di Teologia “Santa Croce”. A pagina 194 troviamo questa descrizione: «Viene allargato l’orifizio esterno del collo uterino, e viene introdotta una cannula allo scopo di estrarre il nascituro mediante l’aspirazione, prodotta da un apparecchio simile all’aspirapolvere domestico, ma molto più potente. La morte del nascituro viene provocata smembrandogli le braccia e le gambe. I resti fetali diventano una marmellata sanguinolenta».

Non è necessario commentare ulteriormente, ma qualsiasi medico con parole più o meno diverse (magari tecniche) vi confermerà che è vero. Cercate su internet, fra le immagini, basta digitare “isterosuzione” o “metodo Karman”. Ma la domanda è soprattutto questa: è giusto che si possa leggere una descrizione dell’aborto come questa solo (o quasi) in un libro di Teologia Cattolica? Perché non la si può trovare anche nel Glossario dell’Istat, nelle specifiche della legge 194 o in qualche altro testo di portata pubblica? È forse troppo brutale, di cattivo gusto?

Se non si ponesse l’accento sulla brutalità del gesto, non si capirebbe perché a distanza di 34 anni molti sentono ancora come un dovere aprire una discussione sulla legge sull’aborto. Se non fosse brutale, chi contesta la legge 194 apparirebbe come un matto che si scalda per niente. Se tutti stessero zitti, vorrebbe dire che la società ha davvero fatto un passo avanti. Verso brutalità ancora peggiori.

Davide Greco
https://www.corrispondenzaromana.it/aborto-cosa-succede-davvero-al-feto/?_utm_source=1-2-2
https://www.corrispondenzaromana.it/aborto-perche-non-si-parla-mai-dellaspetto-clinico/

#Italia #Legge194 #aborto #aborti   #IVG   #crimini #genocidio #business #crimine #genocidio #feti #bambini

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Mai vista tanta incompetenza al governo
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QUANDO finalmente la TROIKA ci "salverà" dal populismo.....
La BC€ (una banca privata con quote di maggioranza private apolidi, di linea sociale e politica sioniste), la Commissione €uropea (organismo decisionale unico della corporazione privata apolide, con linee guida sioniste, eletto su mandato diretto privatistico non vincolato a nessun organo politico nazionale del continente €uropeo) ed il Fondo Monetario Internazionale (altra banca completamente privata con quote decisionali azionarie sicuramente anglosassoni e dirette dal Kahal massimo)........ deca

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!CONSIGLIO LETTERARIO!

Il teologo del comunismo (Engels servì solo come aggancio editoriale in sostanza) si esprime sugli ebrei, e sul loro peso nella società ottocentesca.
Limpidi risvolti di come il mondo si sarebbe confatto alle loro sordide mire sono già osservabili in questo pamphlet.

A World Without Jews
Karl Marx
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Interessante articolo da leggere e da far leggere... aggiungerei anche quando i diritti e i capricci dell'uomo soppiantano l'ordine naturale delle cose.

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VOTATELI. È VERO, SONO NOSTALGICI , PERÒ SONO PER L'ITALIA E GLI ITALIANI (SENZA RAZZISMO). SERVIRÀ A RIEQUILIBRARE LE COSE.

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Che ne dite !!!???
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