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Prepariamoci alla Domenica, cari amici! "Pratica del Vangelo del 27 Maggio 2018". https://youtu.be/b3WaEKm254s

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Amici del Signor, beati siamo noi se dimoriamo in Lui, allora scopriremo la gioia del vangelo. Fratelli nel Signor e consacrati a Lui immersi nel suo Amor, con Lui rinasceremo ad una nuova vita...

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Se sapeste quanto vi amo, piangereste di gioia! (Messaggio straordinario del 25 giugno 1983).

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Prepariamoci alla Domenica, cari amici! Nuovo video: "Pratica del Vangelo del 20 Maggio 2018". https://youtu.be/4eOwN1qVdus

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"Nulla è impossibile a Dio" (Lc 1,37): così termina la risposta dell'Angelo a Maria. Quando crediamo che tutto dipenda esclusivamente da noi rimaniamo prigionieri delle nostre capacità, delle nostre forze, dei nostri miopi orizzonti. Quando invece ci disponiamo a lasciarci aiutare, a lasciarci consigliare, quando ci apriamo alla grazia, sembra che l'impossibile incominci a diventare realtà. (Papa Francesco).

https://youtu.be/TpvfS2DVGOg
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PARLIAMO DI MARIA

MADRE DI DIO

Il dogma della maternità divina di Maria fu promulgato dal Concilio di Efeso l'11 ottobre del 431. Questa verità della fede cattolica ha innegabili basi bibliche. La Vergine Maria infatti è madre di Dio perché Cristo, nell’unità della sua persona divina, è vero Dio e vero uomo. La Vergine ha generato secondo la carne il Verbo nato da Dio. Perciò, come scrive San Tommaso (Somma Teologica, III, q. 35, a. 4, ad 2), si deve affermare che la Vergine Maria è madre di Dio, non perché madre della divinità, ma perché è madre, secondo la natura umana, di una persona che possiede la divinità e l’umanità.

Il Divin Figlio (o Verbo di Dio) per obbedienza al Padre assunse la natura umana e venne ad abitare in mezzo agli uomini (Giovanni 1,14). Egli, il Verbo eterno generato da Dio, negli ultimi tempi è nato, secondo la carne, da una vergine. Il Verbo, prendendo forma umana (Giovanni 1,14; Filippesi 2,5-8; 1 Timoteo 3,16; 1 Giovanni 4,2), non ha cessato d'esser Dio (Giovanni 8,58; 10,30; 14,9; Colossesi 2,9). Allo stesso modo, dopo la crocifissione, il Verbo non ha abbandonato la natura umana (Luca 24,36-43; Giovanni 20,24-29; Atti 1,3; 2,27. 31; Ebrei 13,8). Quindi Gesù Cristo è pienamente Dio e pienamente uomo in perpetuo. Le due nature sussistono nell’unica persona divina, senza confusione né mutamento né divisione né separazione. Perciò Gesù Cristo non è un semidio né un uomo abitato dal Verbo né tantomeno Dio si è convertito in carne. Ma il Verbo, che è Dio, ha assunto la natura umana e perciò Gesù Cristo è vero Dio e vero uomo. Signore di Davide secondo la divinità, figlio di Davide secondo la carne.

Ora, la Vergine Maria non ha generato la divinità (dalla quale anch’ella è stata creata), ma solo la carne assunta dal Divin Figlio. Tuttavia, proprio perché «da lei è nato il Santo corpo dotato di anima razionale, al quale il Verbo è unito sostanzialmente» (Seconda lettera di Cirillo a Nestorio), si deve credere senz’ombra di dubbio che la Vergine Maria è madre di Dio. Infatti una madre genera la carne del proprio figlio ma non la sua anima, la quale è creata e infusa da Dio nel medesimo istante del concepimento. Tuttavia carne e anima sono una sola persona, e perciò non si dice che quella madre è madre della sola carne di suo figlio, ma si dice che è madre di suo figlio tutto intero. Allo stesso modo, non si dice che la Vergine Maria è madre della sola carne di Gesù Cristo, ma si dice che è madre di Gesù Cristo tutto intero: vero Dio e vero uomo. E siccome l’unica persona di Cristo è persona divina, allora si dice che la Vergine Maria è madre di Dio. Se per fede crediamo che il Divin Figlio si è fatto pienamente uomo, rimanendo pienamente Dio, allora per fede dobbiamo credere che la Vergine Maria è madre di Dio.

L’Incarnazione e la maternità divina sono due verità della fede intimamente legate fra loro. Non si può credere una di queste due verità e poi negare l’altra. Già nei primi secoli, i cristiani non avevano alcuna difficoltà nel credere la divina maternità di Maria. Ciò lo dimostra pure un’antica invocazione della prima metà del secolo III, con la quale la Chiesa chiedeva l’intercessione della madre di Dio: «Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa madre di Dio, non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova. Ma liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta» (Sub tuum præsidium).

L'IMMACOLATA CONCEZIONE

Il dogma dell'Immacolata Concezione di Maria fu promulgato da Papa Pio IX l'8 dicembre del 1854, nella bolla Ineffabilis Deus. Tuttavia la promulgazione del dogma non ha introdotto una novità. La Vergine infatti, non comincia ad essere senza macchia nel 1854 (come Cristo non comincia ad essere Dio nel 325), ma lo è sempre stata fin dal primo istante del suo concepimento, come è anche chiaro dal titolo stesso del dogma. Nel protovangelo leggiamo la promessa del Signore, fatta subito dopo il peccato dell'uomo. Al serpente che aveva tentato i nostri progenitori, inducendoli al peccato, Dio disse: «Poiché tu hai fatto questo, sii tu maledetto... Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe, questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno» (Genesi 3,14-15). Dunque tra la donna e il serpente, tra la stirpe di lei e quella di lui, vi sarebbe stata inimicizia. Cristo, stirpe di Maria, ha attuato pienamente questa inimicizia sull'avversario, trionfando con la sua passione, morte e resurrezione. A sua volta, come Dio stesso ha detto, anche la donna ha attuato pienamente questa inimicizia sull'avversario, altrimenti la parola del Signore non potrebbe dirsi avverata, il che sarebbe assurdo: infatti chi mai potrebbe dubitare della parola del Signore? Sappiamo bene che questa donna non è Eva, poiché quest'ultima fu amica del peccato, trasgredendo assieme al marito all'ordine del Signore. La parola di Dio non si riferisce nemmeno ad altre donne dell'Antico Testamento, poiché questa inimicizia implica che la donna della profezia non fosse stata amica del peccato, né originale né attuale, e che di conseguenza fosse immacolata fin dal proprio concepimento. La donna della profezia è la Beata Vergine Maria. Questo è evidente dalla Sacra Scrittura. Così la saluta Gabriele: «Rallegrati, piena di grazia, il Signore è con te» (Luca 1,28). San Luca utilizza qui e solo qui, l'espressione «kecharitoméne», che letteralmente si traduce con «piena di grazia». Il tempo utilizzato è il passivo perfetto. Perciò questa espressione indica che la Vergine Maria fu riempita di grazia già in passato (pur non specificandone il momento), e che l'azione continua tutt'ora. La grazia ci salva e ci santifica. Perciò, la Vergine Maria che è la kecharitoméne, ovvero colei che in passato fu riempita di grazia e che continua ad esserlo tutt'ora, è stata salvata e santificata in anticipo, per singolare privilegio e in previsione dei meriti di Cristo, ed è senza peccato fin dal primo istante del proprio concepimento. Anche Elisabetta, mossa dallo Spirito Santo, riconosce questa grazia in Maria. Ella infatti, al vedere la Vergine, dirà: «Benedetta tu fra le donne» (ibid. 1,42). E Maria stessa dirà: «D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno Beata» (ibid. 1,48). Anche la Vergine Maria afferma che il Signore è il suo Salvatore (ibid. 1,47). Egli è infatti «il Salvatore universale» (1 Timoteo 4,10). Anche la Vergine Maria è stata salvata dal Signore. Però la sua è una redenzione preservativa, mentre la nostra è una redenzione liberativa. La preservazione di Maria dal peccato originale si attua non sulla linea della specie, ma su quella della persona, e perciò l'esenzione della Vergine dal peccato non entra in contraddizione con le affermazioni di San Paolo riguardo «l'universalità della colpa» (Romani 3,10-23). Infatti, come si è detto sopra, Maria è stata salvata in modo singolare e preventivo, in previsione dei meriti di Cristo. La Vergine Maria inoltre, fu esente anche dal peccato attuale. Infatti il peccato originale, afferma San Tommaso, «si contrae per generazione, perché questa comunica la natura umana, alla quale tale peccato propriamente appartiene» (Somma Teologica, III, q. 27, a. 1, ad 4). Ma colui il quale veniva a togliere le nostre iniquità, non doveva contrarre il peccato originale. Egli doveva essere agnello senza difetto. E siccome il Cristo secondo la carne è stato generato da Maria, quest'ultima fu preservata dal peccato originale e attuale, perché non doveva comunicare al Figlio una natura macchiata dal peccato. La Vergine Maria fu eletta ad essere la «madre del Signore» (Matteo 1,23; Luca 1,43). Perciò non abbiamo ragione di dubitare che il Signore l'abbia resa idonea colmandola con la sua grazia. Ma se avesse talvota peccato, la Vergine non sarebbe stata degna madre del Signore. È inconcepibile che il Santissimo e Perfettissimo Dio possa aver ricevuto la natura umana da una donna toccata dal peccato e perciò in qualche modo soggetta all'azione di Satana. Quindi alla Vergine Maria fu conferita grazia in misura maggiore, affinché potesse trionfare sul peccato in modo assoluto. Quando poi leggiamo nel Vangelo: «Venne il tempo della loro purificazione, secondo la legge di Mosè» (Luca 2,22), non dobbiamo pensare che Maria avesse bisogno del rito di purificazione. Maria concepì senza il seme virile. Il concepimento di Gesù fu un concepimento verginale, opera dello Spirito Santo. Anche il parto fu verginale, secondo la scrittura che dice: «La Vergine concepirà e partorirà» (Matteo 1,23). Non vi fu partecipazione da parte di uomo nel concepimento di Gesù né vi fu nel parto alcun dolore né lesione né flusso di sangue. Scrive infatti San Tommaso: «Era conveniente da parte del fine dell'Incarnazione di Cristo che Maria fosse vergine anche durante il parto. Cristo infatti è venuto a togliere la nostra corruzione. Non era perciò opportuno che nascendo corrompesse la verginità di sua madre. Dice infatti Sant'Agostino: Non era giusto che violasse l'integrità con la sua nascita Colui che veniva a sanare la corruzione» (Somma Teologica III, q. 28, a. 2). Perciò la Vergine non aveva bisogno di essere purificata. Ella tuttavia, volle compiere il rito della purificazione per via del precetto della legge. In fondo anche Gesù, benché non fosse soggetto alla legge, volle subire la circoncisione, e, benché fosse senza peccato, volle subire il Battesimo di Giovanni. Perciò la Vergine Maria non aveva bisogno di essere purificata, offrendo per lei una giovane colomba come olocausto. Si deve quindi ritenere avverata la parola di Dio riguardo l'inimicizia tra la donna e il serpente. Perciò dobbiamo credere senz'ombra di dubbio, che la Vergine Maria fosse preservata dal peccato fin dal primo istante del proprio concepimento, e che quindi fosse immacolata.

L'ASSUNZIONE

Il dogma dell’Assunzione di Maria al cielo in anima e corpo fu promulgato da Papa Pio XII, nella bolla Munificentissimus Deus, l'1 novembre 1950. Questo dogma ha innegabili basi bibliche. Secondo la Sana Dottrina, Maria era immacolata fin dal primo istante del suo concepimento ed è rimasta senza macchia fino alla fine della sua vita terrena, conservando anche l’integrità della sua verginità. Dal peccato deriva la corruzione dei nostri corpi. Perciò è giusto che colei la quale non conobbe il peccato, non conoscesse nemmeno la corruzione del sepolcro. La Vergine Maria fu eletta ad essere la madre del Signore, e per questa maternità divina, ella è profondamente ed intimamente legata a Gesù Cristo. Perciò è assolutamente inconcepibile che Cristo non abbia procurato a Maria, sua amatissima madre, la gloria dell’Assunzione, portandola con sé al cielo in anima e corpo, alla fine della vita terrena di lei. Già nell’Antico Testamento vediamo Enoch (Ebrei 11,5) ed Elia (2 Re 2,11) venir assunti al cielo in anima e corpo. Dal Vangelo (Matteo 27,52-53) sappiamo inoltre che, dopo la crocifissione di Cristo, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono, e uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti (non a tutti, ma a quanti evidentemente meritarono di vedere). Non dobbiamo pensare che i santi risuscitati siano poi tornati nuovamente nei loro sepolcri. È inconcepibile infatti che Dio abbia risuscitato quei santi per poi farli ritornare di nuovo nei loro sepolcri, mentre gli altri entravano nel regno dei cieli. È più comune invece la sentenza che ritiene ch’essi abbiano avuto parte al trionfo di Cristo, salendo con lui al cielo in anima e corpo. Ora, se costoro sono saliti al cielo in anima e corpo, quanto più si deve credere questo dell’immacolata e semprevergine Maria, la madre del Signore, a lui profondamente ed intimamente legata.

REGINA DEL CIELO E DELLA TERRA

La Chiesa cattolica riconosce a Maria il titolo di regina, e con giusta ragione, essendo ella la madre del Re dei re (Matteo 1,23; Luca 1,43; Atti 17,7; 1 Timoteo 6,15-16; Apocalisse 17,14; 19,16). La Sacra Scrittura menziona solo implicitamente Maria come regina. Nel Libro dell'Apocalisse leggiamo: «Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle» (Apocalisse 12,1). In questa donna si realizza la promessa che il Signore fece nel protovangelo: «Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe, questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno» (Genesi 3,15). La donna dell'Apocalisse è la medesima donna del protovangelo. Questa donna è Maria, la madre del Signore. È vero che la visione (Apocalisse 12,1-18) della donna rappresenta principalmente la Chiesa che partorisce faticosamente e giorno dopo giorno Cristo nella storia (un esempio è quanto scrive San Paolo ai Galati, 4, 19). Ma è vero pure che questa donna rappresenta anche Maria. Vestita sole perché immersa nella luce di Dio che illumina la sua persona e la sua missione. Con la luna sotto i suoi piedi a rappresentare la vittoria sui nemici, resi ormai innocui. Sul suo capo una corona di dodici stelle, che rappresenta le dodici tribù di Israele (Genesi 37,9), il popolo di Dio. Maria è infatti madre del nuovo Israele, che è la Chiesa. Poiché essendo madre del Capo (Efesini 5,23), ella è anche madre del corpo (Colossesi 1,18. 24). La corona esprime inoltre la vittoria riportata da Maria. La donna (Maria) partorì un figlio maschio (Cristo) destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro. Perciò si deve ammettere senz'ombra di dubbio che questa donna vestita di sole e apparsa nel cielo, rappresenta anche Maria, la madre del Signore, assunta in cielo in anima e corpo al termine della sua vita terrena e incoronata come regina. Quindi non solo la Chiesa. In quanto regina, intimamente legata a Cristo dalla divina maternità, Maria ha una certa preminenza sopra tutte le altre creature. Perciò ad ella si deve maggiore onore rispetto agli Angeli e ai Santi.

MEDIATRICE

La mediazione di Maria ha innegabili basi bibliche. Nel Vangelo vediamo che con l'intervento di Maria, Cristo ha anticipato la sua ora nelle nozze di Cana di Galilea. La madre del Signore si accorse che stava venendo meno il vino, e perciò chiese a suo figlio di intervenire per rimuovere quella situazione di disagio (Giovanni 2,1-3). Qui Maria esercita la sua funzione di mediatrice, interpellando prima suo figlio, e dando poi istruzioni ai servitori. Alla risposta di suo figlio: «Che c'è tra me e te, donna? Non è ancora giunta la mia ora» (v. 4), Maria chiamò i servitori e disse loro: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela» (v. 5). Allora il Signore non poté tirarsi indietro, facendo fare altrimenti brutta figura a sua madre, e perciò rimosse quella situazione di disagio, convertendo in vino l'acqua contenuta in sei anfore. Circa seicento litri (vv. 6-10). Nella Bibbia il vino è simbolo di gioia. Con ciò, Cristo vuol farci intendere che quando chiediamo l'intervento di Maria, le grazie che riceviamo sono sovrabbondanti. Maria si presenta qui non solo come mediatrice, ma pure come madre di misericordia. Ella infatti s'affretta ad intervenire in favore di quegli sposi senza che nessuno le abbia chiesto niente. Perciò non priviamoci dei favori della madre del Signore. Maria può ottenerci qualsiasi grazia da suo figlio.

LA DEVOZIONE

La Chiesa cattolica utilizza il termine «latrìa» per indicare l'adorazione dovuta soltanto a Dio, il termine «dulìa» per indicare la venerazione dovuta agli Angeli e ai Santi, il termine «iperdulìa» per indicare l'alta venerazione dovuta a Maria. Ad ella si deve infatti riconoscere una dignità maggiore di quella riconosciuta a tutte le altre creature, essendo stata resa degna di un privilegio assolutamente unico, diventare la madre del Signore. Come si è detto sopra, i termini «latrìa» e «dulìa» e «iperdulìa» sono resi con «adorazione» e «venerazione» e «alta venerazione». La Sana Dottrina insegna che la Chiesa è una comunione di Santi, poiché tutti i fedeli sono battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo, il quale è formato da molte membra (1 Corinzi 12,13-14). Il membro più importante è Cristo, che è il Capo (Colossesi 1,18). È giusto quindi che tutta la Chiesa gioisca quando un Santo è onorato, secondo le parole dell'apostolo: «Se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui» (1 Corinzi 12,26). Nel Vangelo, Cristo afferma: «Se uno serve me, il Padre lo onorerà» (Giovanni 12,26). I Santi che sono nel cielo hanno servito Cristo e sono onorati da Dio. Ora, se Dio onora i Santi nel cielo, perché non dovremmo onorarli anche noi? E se onoriamo i Santi che sono in cielo, quanto più dobbiamo onorare Maria, la madre del Signore, la regina del cielo e della terra che ci ottiene ogni grazia da suo figlio?
Tutta bella sei Maria, e in te non v'è stata mai l'impronta del peccato. Vieni in nostro soccorso o madre, regina e avvocata nostra.

Novena alla Beata Vergine Maria di Fatima
Vergine Santissima che a Fatima hai rivelato al mondo i tesori di grazie nascosti nella pratica del Santo Rosario, infondi nei nostri cuori un grande amore a questa santa devozione, affinché, meditando i misteri in esso contenuti, ne raccogliamo i frutti e otteniamo la grazia che con questa preghiera ti chiediamo, a maggior gloria di Dio e a vantaggio delle anime nostre. Amen. 7 Ave Maria - Cuore Immacolato di Maria, prega per noi. (ripetere per 9 giorni).

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