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Hola lectores!! Hoy traigo la reseña de un libro que me ha costado mucho leer y mucho más escribir esta opinión. "Nigromante" de Carlos Sisí
https://almalectora.wordpress.com/2018/08/19/nigromante-carlos-sisi

Están pasando unos días cerca de nosotros. Son amigos. Me gustaría encontrar la ocasión, el lugar, el tema de conversación para poder pensar ciertas cosas con ellos. Para saber qué piensas de ciertas cosas hay que poder hablarlas, a veces, con los amigos que nos toman por quienes creemos ser, incluso por mejores de lo que somos, mejor. El valor de un amigo puede medirse a veces por la magnitud del problema que dejamos atrás junto con él.
De tanto seguir sentado leyendo y escribiendo, de tan poco pensar andando, de tanto “estar” sentado para estudiar he olvidado que para saber qué sé de ciertas cosas mejor hablarlas con amigos y con ellos mejor dándose un paseo, sin prisas, sin escaparates, sin tener que ir a ningún sitio, como cuando harto de palabras me da por salir a pasear solo, por intentar pensar sin ellas.
La cuestión es que una vez más tendré que dejar al azar, ese azar que los tuaregs dicen que es mejor que las citas, la tarea de volver a estar juntos, a mirar unos al lado de los otros en la misma dirección. ¡Qué lastima ser tan vago, tan indeciso! Tan poco amigo de mis amigos. Para mí los hay de tres clases, al menos: los que me quieren, los que no se preocupan por mí y los que me aborrecen. La mejor idea de cultura animi para el mundo romano era saber escoger a los amigos.
¿Por qué me cansan mis amigos? Me acuerdo de una frase de Bernard Moitressier, el navegante solitario, cuando el cansancio del paraíso le alcanzaba. “Me acordaba del proverbio: "Que la mano de tu amigo no se caliente nunca en la tuya". Esta mar tan calma, este lugar tan dulce, esta tibieza, me hacían un bien inmenso, y se mezclaban con la imagen de aquella isla del océano Índico, que permanecería hecha más de sueños que de tierra. ¿Por qué proseguir el viaje? Porque... Porque no podía ser de otro modo, porque quedaba en la mano un poco del calor de otras manos, este calor que penetra, que filtra hasta el corazón. Yo debí confesar que un día diría "hasta mañana" y que mañana sería nunca”.
Convalecemos. En general, somos criaturas que no aprendemos ningún arte u oficio, ni siquiera el de disfrutar de la vida. Extraños a convivencias prolongadas, nos aburrimos en general de los mejores amigos después de estar con ellos media hora; sólo ansiamos verlos cuando pensamos en verlos, y las mejores horas en que los acompañamos son aquellas en que sólo soñamos que estamos con ellos. No sé si esto indica poca amistad. Las cosas que más amamos, o creemos amar, sólo tienen su pleno valor real cuando son simplemente soñadas. Machado lo dijo a su manera: “Tengo a mis amigos/ en mi soledad./ Cuando estoy con ellos/ ¡qué lejos están!”
Cuando estoy con ellos, como cuando estaba con mis pacientes, y ¡qué pacientes han sido siempre conmigo mis amigos!, me aplico activamente a olvidar mis defensas. Cualquier estructuración de las defensas con respecto a un amigo o un paciente disminuye nuestra vulnerabilidad, nuestra capacidad de amistad o de terapia. De ayuda mutua.
El gran tema del tiempo recobrado es este: la búsqueda de la verdad es la aventura propia de lo involuntario. El pensamiento no es nada sin algo que lo fuerce a pensar, sin algo que lo violente. Mucho más importante que el pensamiento es “lo que da a pensar”; mucho más importante que el filósofo, el poeta. Las comunicaciones de la amistad charlatana, de la buena voluntad entre amigos, no son nada frente a las interpretaciones silenciosas de los signos que se intercambian entre los amantes.
Cuando queremos traducir el Eros a Logos hacemos filosofía. El amigo, mejor aun, el amante es la condición es la condición para el ejercicio de la filosofía. Ellos marcan al pensamiento lo vital de la relación con el Otro, con lo Otro, que revela lo maquinal, lo no vivo del pensamiento puro.

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Cronache di un amore

Non posso rassegnarmi a questa situazione. Qui, dimenticato, senza più alcuna compagnia se non i miei ricordi. I miei sospiri brindano a tempi migliori. Ah la mia vita, se ve la raccontassi!
Ricordo ancora come se fosse ieri quando la mia Carmencita scelse me. Era una ragazza che iniziava a civettare e le piaceva vedersi bella.
Entrò nel negozio di mobili come un ciclone. Scorse tutte le sale, ma nulla la soddisfaceva.
- Carmen, non cercare altro, questo è perfetto e ha due cassetti.
- No, mamma, lo specchio è troppo piccolo. Voglio poter vedere il corpo intero, altrimenti come saprò se sono elegante?
Lei continuava a cercare e io ero lì; ma nessuno si soffermava davanti a me. Chi poteva interessarsi ad un semplice specchio verticale basculante? Beh, a mia difesa devo dire che lo stile vittoriano dei miei piedi e la cornice mi rendevano un pezzo di grande eleganza.
La giovane, ormai stanca e triste per non aver trovato nulla di speciale, decise di andar via. Recandosi verso la porta si fermò davanti a me. L’incantesimo scoccò e niente o nessuno poterono più separarci.
- Mamma, voglio questo!
- Carmencita, non credo che sia appropriato per la tua camera da letto, è un mobile per una stanza da adulti.
- Perfetto, quando mi sposerò me lo porterò nella mia nuova casa. Non mi separerò mai da lui.
Guardò il suo riflesso per alcuni minuti e disse la sua frase preferita: «oh specchio specchietto, eh sì, sono la più bella». Quel giorno fu la prima volta, ma tornò a dirla in centinaia di occasioni.
La vidi crescere e diventare una donna avvenente, in silenzio ascoltai tutti i suoi segreti, gioie e successi. Mi insegnò a voler bene a suo marito, il buon Francisco. Anche a lui piaceva vedersi bello.
Mi presi cura dei suoi figli: Paquito e Raquel, li accompagnai fino a che non diventarono adulti e decisero di andar via.
In realtà, Paco non andò molto lontano. Era sempre impegnato a badare ai suoi genitori. Il difficile venne quando portò quella insopportabile di sua moglie. Come si può essere tanto egoisti? Con lei arrivarono tutti i miei mali.
Il mio buon Francisco morì di infarto e Carmencita, sola in questa casa tanto grande, iniziò a deprimersi. L’insopportabile e Paco la portarono a vivere con loro in città. Fu così che rimasi solo, senza alcuna compagnia se non quella dei miei ricordi; senza di loro non avrei potuto sopravvivere.
Ogni tanto venivano a trovarmi, per le feste e durante l’estate. Fino a che un giorno….
- Paco, tua madre ha ragione, quando nascerà la bambina l’appartamento sarà molto piccolo per tutti e quattro. – L’insopportabile entrò in casa, dopo alcuni mesi, parlando con aria di trionfo, mentre apriva le finestre e rimuoveva le lenzuola che ricoprivano i mobili.
- Non so, è la casa dei miei genitori. Dovremmo parlare con mia sorella e vedere che ne pensa.
- Tesoro, tua sorella vive da cinque anni in Canada, viene soltanto per Natale e alloggia in hotel. Ogni anno con un fidanzato diverso!
- E cosa c’etra questo commento? Sola o accompagnata questa è sempre casa sua!
- Paco non voglio discutere, tua madre ed io sappiamo che questa casa è ideale per noi. Pensa alla bambina: è un buon quartiere, le scuole sono vicine, conosci i vicini da anni. Non se ne parla più! Tua madre resta nel nostro appartamento e noi ci trasferiamo qui.
E ovviamente, Paco a quei tempi sospirava ancora per lei. L’insopportabile, nel giro di pochi mesi si impadronì della casa, Prima rinnovò i mobili della cucina, poi i bagni, ma l’irreparabile giunse quando provò a cambiare il salone e la camera da letto di Carmencita. Che bella ingrata, pretendeva di disfarsi di tutto, compreso me.
- Paco, non capisco il tuo amore per questi mobili – disse l’insopportabile – Sono vecchi, scoloriti e puzzano di umidità!
- - No, ho detto di no. I mobili restano!
Ma la donnetta era molto sveglia e non si diede pace fino a quando ottenne il suo obiettivo.
Passarono alcuni mesi…
- Paco, tesoro, guarda com’è venuta bene la tinteggiatura, c’è una luce stupenda e queste tende reclamano a gran voce dei mobili nuovi.
Alla fine vinse la battaglia. Non riuscì a disfarsi dei mobili, ma li ammucchiò in una casupola, accanto alla casa. Sono anni che desidero che le termiti mi divorino, ma nulla, sono ancora qui, coperto con un lenzuolo mentre gli anni mi trasformano in un aggeggio vecchio.
Credo di sentire delle voci, meglio che smetta di stufare con le mie lamentele, qualcuno sta entrando.
Mamma, sei insopportabile! Questi mobili li ha lasciati la nonna per me e ne farò quello che voglio. – La figlia di Paco, ormai donna, è disposta a reclamare i suoi diritti.
- Va bene va bene, meglio che me ne vada. Ma pensaci bene prima di mettere questi affari nella tua casa nuova.
- - Ciao mamma!
La giovane entra nel ripostiglio. Sembra che cerchi qualcosa. Alza i teli dai mobili. Li accarezza, li copre di nuovo e continua ad osservare tutti gli oggetti.
Eccolo qui! Che vergogna, sta per togliere il panno che mi copre! D’un tratto una delicata mano pulisce la polvere che offusca il mio riflesso.
- È bellissimo! – Le sue parole risvegliano sentimenti che pensavo dimenticati - La nonna non esagerava. Sapessi! – oh no, parla con me – lei mi ha fatto promettere che un giorno ti avrei riscattato dal tuo esilio.
- Dio mio, è uguale alla mia Carmencita. Che fortuna che non mi abbiano mangiato le termiti.
Serendipità - Racconti da leggere senza fretta e da conquistare senza sosta
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https://itunes.apple.com/us/book/id1427949024 una lettura molto evocativa. Tutte le storie hanno un tema di riflessione personale.
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17/8/18
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Todo lo que crees está a punto de ser puesto en duda.
Épica medieval y actual. Pasado y presente. Luz y oscuridad. Dios y Lucifer. La iglesia católica y hermandades secretas. Amor y terror. Asesinatos y amistad. Inmortalidad y soledad. Héroes y villanos. Guerra y paz. Mitología y realidad...
<<Incluso el amor puede convertirse en la puerta hacia el infierno para el hombre>>
*Disponible en versión FÍSICA y DIGITAL. Traducida al Italiano y portugués.
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