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TAGS - ANTROPOLOGIA URBANA

italiano - english (scroll down)

Per molte persone i cosiddetti graffiti urbani sono unicamente un gesto di vandalismo. Una certa elite dominante però ritiene accettabile l’operato - quand’anche illegale perché giuridicamente viola una proprietà - nel caso soddisfi determinati criteri estetici.
Il linguaggio è fascista, diceva Roland Barthes, e questa definizione, ormai considerata una pura provocazione da storicizzare nel contesto, mantiene però un fondo innegabile di verità, perché il linguaggio, la condivisibilità del messaggio rende tollerabile anche una apparente trasgressione escludendo in questo modo altre possibilità espressive.
Per quanto mi riguarda, anche si trattasse di puro vandalismo, quello della pratica del tag murale attira comunque il mio interesse se non altro per il fatto che, nel complesso della distribuzione, determinano un discorso che il pedone attraversa passeggiando per le vie, un discorso unico, intraducibile, una testimonianza antropologica da affrontare criticamente abbandonandosi anche alla suggestione della libera associazione.
Le nostre città del resto sono già ampiamente vandalizzate da una urbanistica dissennata, dal degrado che convive con il lusso e con il nuovo. Un nuovo spesso selvaggio e arrogante affiancato da degrado e abbandono. Per non parlare della cartellonistica pubblicitaria invadente e coercitiva, o delle insegne dei negozi che hanno la libertà, sacrosanta si intende, di inventare nomignoli assurdi per le loro attività.
Mi interessa del writing in definitiva quanto di non detto e di subliminale trapeli dalla sua varietà e al contempo ripetitività, quanto in definitiva influisca sulla nostra percezione subliminale dell’ambiente urbano.
Decifrare una possibile grammatica, una utopica sintassi universale che unisce queste manifestazioni del tempo che viviamo.
Manifestazioni molto diverse da quelle anche solo di qualche anno fa, spesso legate allo slogan politico, ma non solo. Evolutesi poi in forme più o meno codificate, talvolta espressione di autentico genio artistico e poetico talatra di innegabile virtuosismo che però confina pericolosamente con la semplice decorazione, non da criminalizzare certo, ma da sottoporre comunque ad una critica collettiva. Il più delle volte interventi che si sottraggono alla lettura estetica, misteriosamente incomprensibili, che potrebbero un domani apparire antichi, irrecuperabili, ancora più carichi di mistero. Non ce ne accorgiamo e li viviamo spesso con fastidio ma sono il riflesso di quello che siamo, un mistero che abbiamo sempre sotto gli occhi ma che vogliamo eludere camminandoci dentro senza accorgercene.
Scrivere sui muri è una attività che non ha mai abbandonato l’uomo, dal paleolitico ai Romani, fino ai turisti ottocenteschi che si peritavano di testimoniare indelebilmente la loro presenza su preziosissim monumenti egizi, romani, greci.
Ma c’è un ulteriore caratteristica che rende i Tag urbani particolarmente interessanti: la difficoltà di decifrarli, la singolarità talvolta e la serialità in altri casi.
Ecco perché è necessario avviare uno studio sistematico anche utilizzando gli strumenti dell’antropologia, della linguistica, della psicanalisi e persino delle neuroscienze, e per farlo è necessario archiviare quante più immagini in merito sia possibile testimoniare.
E’ un invito a tutti i fotografi, artisti, critici a partecipare a questa esperienza.
Foto non pertinenti saranno eliminate, ma saranno bene accetti interventi critici sia in senso artistico, attraverso la manipolazione e la interpretazione, sia teorici e interpretativi.
Insomma qualunque cosa suscitino in voi i tag urbani, dallo schifo alla felicità, fatecelo sapere e raccogliete quante più immagini potete.
Grazie.

english

Urban graffiti are considered to many people as an act of vandalism. Some ruling elite, however, accept this works - even if, violating a private ownership, result illegal in the eyes of the law - in case meets certain aesthetic criteria.
The language is fascist, said Roland Barthes, and this definition, now considered a pure provocation to place in a historical context, retains an undeniable element of truth: the language and the sharable messages make tolerable the apparent transgression excluding, therefore, other expressive possibilities.
Even considering them as a pure vandalism act, the practice of mural tag still captivate me, even only for the fact that, looking on the distribution in the urban context, define a speech that the pedestrian can cross, walking through the streets, a speech unique, untranslatable, an anthropological testimony that we can critically face, abandoning to the suggestion of the free association.
Our city, afterall, are already widely vandalized by a senseless city planning, by degradation living with the luxury and the new. A new often wild and arrogant, combined with decay and dereliction.
Not to mention the invasive and coercive advertising billboards, or shop signs that have the indisputable freedom to show ridiculous invented nicknames for their activities.
About the art of graffiti, I’m interested in unsaid and subliminal parts leak out from its variety and repetitiveness, and in how it can affects on our subliminal perception of the urban environment.
Decoding a possible grammar, an utopian universal syntax that combines these manifestations of the time we live.
Manifestations very different from those of few years ago, often linked to political slogan, but not only. They are evolved into more or less codified forms, sometimes as an expression of genuine artistic and poetic genius, and other times into undeniable virtuosity that can border dangerously with simple decoration, not to disapprove it, but still to be submitted to a collective criticism.
Most of the times this manifestations are actions that avoid aesthetic reading, mysteriously incomprehensible, and that could appear, in the future, ancient, unrecoverable, even more full of mystery.
We don’t realize them and often we experience them with annoyance but they are a reflection of who we are now; a mystery that we always keep under our looks but we want avoid, walking through it without realizing it.
Writing on walls is an activity that has never abandoned mankind, from the Paleolithic to the Roman age, until the nineteenth-century tourists, who did their most to indelibly witness their presence on the precious Egyptian, Roman and Greek monuments.
Otherwise there is an additional feature that makes urban Tags particularly interesting: the difficulty, and sometimes the singularity and seriality in other cases, to interpret them.
That's why it's necessary to start a systematic study, using the tools of anthropology , linguistics, psychoanalysis and even neuroscience, and in order to do that it's useful to store as many images as it can report about.
It ' an invitation to all photographers , artists , critics to take part in this experience.
Not pertinent images will be deleted, but critical partecipations will be well accepted, as in the artistic meaning, through manipulation and interpretation, as in the theoretical and interpretive way.
In conclusion, everything that urban tag means to you, from disgust to happiness , let us know and pick up as many images as you can.
Thank you.

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sailor wall
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Bologna 2016
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King Poldo
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Paris XVème.
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L'île aux cygnes. Paris.
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Vicolo degli Inganni -3
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Vicolo dell'Inganno -2
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