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- Pv col quale ci si propone:
-Nome del Pg :
-Role di Prova ( Una qualsiasi andrà bene, purchè sia il più recente possibile ): 

P.S.

Non commentate questo post, ma createne uno nuovo con tutti i punti richiesti!

Pv: Halsey
Nome: Callisto Collins
Role di prova: (vecchia role)

- Non posso crederci... NON POSSO CREDERCI!! .
La luce si accese illuminando il salotto di casa Knight e Soana apparve dall' uscio della porta.
Callie ma sei matta? Perchè hai urlato, cos'è successo? - Disse la donna con l' aria di chi si era svegliata di soprassalto. Guardò poi la ragazza e le puntò l' indice - Come mai sei vestita? Non vorrai dirmi che sei rientrata solo ora! .
La ragazza volò giù dal divano con il computer in mano e si avvicinò alla donna sorridendo.
Mamma guarda! - Disse voltando lo schermo in direzione della donna - Sono stata scelta per il Master alla Greek Univeristy! Vado in Russia mamma! . E quasi fece cadere il computer per i salti di gioia, una felicità che la donna che aveva davanti sembrava non ricambiare.
In Russia? - Disse flebile, come se le avessero appena dato la notizia più sconvolgente della sua vita. - No che non ci andrai! - Disse con tono talmente alto che Callisto smise di saltare fermandosi a fissarla a bocca aperta, senza sapere bene cosa dire. 
- Cosa sta succedendo qui? - Disse la voce di un uomo proveniente dalla cima delle scale. Liam Kight scese dalle scale assonnato come lo era sua moglie poco prima. - Sei tornata di nuovo tardi Callisto? .
La ragazza aggirò abilmente la domanda che le avrebbe assicurato l' ennesima inutile ramanzina che una ragazza di venticinque anni ormai non ascoltava più, e si fiondò dall' uomo di nuovo con il computer in mano.
Papà guarda! Sono stata scelta per il Master in giornalismo alla Greek University in Russia! è un Master prestigioso non potete impedirmi di andarci! . Disse mettendo le mani avanti prima di ricevere un' altra risposta negativa, ma inaspettatamente il viso di suo padre si allargò in un enorme sorriso.
Tesoro congratulazioni!! Sono così fiero di te... - Stava per abbracciarla quando Soana si mise nuovamente in mezzo allargando le braccia per dividere quel gesto di affetto.
- No! No! e ancora NO! Lei non andrà a vivere in Russia! è... è dall' altra parte del mondo e si parla un' altra lingua! Non ci andrai! -. - Ma mamma io ho studiato il russo!... più o meno... e poi ho venticinque anni! non sono una bambina e non puoi impedirmi di andarci è del mio futuro che si stga parlando .
Prontamente Liam si mise in mezzo a quel principio di litigio che minacciava di diventare una guerra aperta che avrebbe svegliato almeno la metà del vicinato.
Calmatevi! E' solo un Master Soana, non durerà per sempre ed è un' opportunità unica per lei, non possiamo non appoggiarla... quanto dura Callisto? -. - Qui dice sei mesi con  possibilità di tirocinio... e comunque torno a trovarvi non è che sparisco . Disse con sguardo dolce verso suo padre ben sapendo quanto fosse sensibile a quel genere di cose.
Si ma se le piace e decide di rimanere li per sempre? - Chiese la madre preoccupata  di doversi staccare dalla figlia per la prima volta e per così tanto tempo.
- Beh in quel caso potrai fare della mia stanza una cabina armadio . Disse Callisto ricevendo delle occhiatacce di ritorno.
E' di tua figlia che stiamo parlando, non sa nemmeno farsi una lavatrice la vederemo tornare prima di quanto pensi . E così dicendo Liam mise una mano sulla spalla della donna stringendo appena per rassicurarla. 
Callisto di rimando borbottò un offeso "ah grazie" all' insinuazione del padre sul fatto che non fosse capace di cavarsela da sola.
La discussione si concluse in quel momento con esito a favore della ragazza. I genitori si ritirarono di nuovo nella loro camera da letto e lei rimase a godersi quella lettera per altri venti minuti prima di spegnere tutto con l' idea di preparare tutto il giorno dopo.
Salì le scale e si fermò davanti alla porta chiusa della camera dei genitori sentendo piangere dall' altra parte.
Dai Soana non fare così... non sta per andare in guerra, è solo un Master... -. - Mista abbandonando anche lei... lo sapevo che chiamarla come mia madre l' avrebbe resa pazza come lei... -. - E' solo una ragazza vuole farsi le sue esperienze come noi abbiamo fatto le nostre... non è nulla di grave non ti sta abbandonando, lei ti vuole bene  e poi anche tu alla sua età viaggiavi per l' America -. - Alla ricerca di mia madre! Non per i fatti miei e tu lo sai! -. - Callisto non è tua madre... .
La ragazza ascoltò tutto. Sua madre le aveva parlato dell' origine del suo nome così strano, era il nome della nonna che lei non aveva mai conosciuto, ma non le disse mai più di tanto e non si era mai immaginata che lei avesse viaggiato tanto per ritrovarla, non immaginava che questa partenza potesse darle tanto dolore e poterle ricordare quel distacco che aveva condizionato la sua vita. 
Bussò appena alla porta ed entrò trovandoli seduti al bordo del letto, Soana che era molto orgogliosa subito si asciugò le lacrime facendo finta di niente.
Callisto tesoro ora non è il momento... - Disse Liam, ma lei si sedette di fianco alla madre e l' abbracciò forte.
- Mamma io non ti abbandono... vi verrò a trovare e alla fine del Master torno qui e mi trovo un bel lavoro... così quando sarete vecchi vi metterò in una bellissima casa di cura super lusso - Disse scherzando per sdrammatizzare. La donna di rimando scoppiò in una risata colma di lacrime.
- Grazie tesoro... - Disse Soana.
- Ovviamente per la cabina armadio scherzavo... - Disse seria Callisto.
- Troppo tardi... - Rise la mamma asciugandosi una lacrima dall' angolo dell' occhio.
L' atmosfera si rilassò e si sorrisero.
- Io non sono la nonna... lei ti ha abbandonata io non lo farei mai .
[...]
Una settimana dopo Callisto sedeva nel posto  5C del suo volo diretto Aereoflot super economy di fianco ad un signore nerboruto con la barba giallognola da un lato e dall' altra una signora che lamentava un problema alla gamba e quindi la teneva distesa in mezzo al corridoio, costringendo le hostess a saltarla. 
Si mise le cuffie nelle orecchie e si perse tra le parole delle sue canzoni preferite trovando in ognuna un particolare che le ricordava quella nuova avventura che stava cominciando a vivere.
Quando atterrarono troppe ore dopo Callisto venne investita da scritte in cirillico ovunque. Si sentì spaesata e per un momento impaurita, poi riprese il controllo e andò al ritiro bagagli, mentre aspettava che il nastro sputasse la sua valigia dalle tendine di gomma una mano si poggiò sulla sua spalla facendola girare di scatto.
Callisto Knight? - Disse un ragazzo dal viso pallido e appuntito e gli occhi di ghiaccio, tratti somatici tipici dei paesi dell' est Europa, e il suo tono marcatamente russo confermò quel contorno tradizionale.
- Si... tu sei? - Disse lei poco convinta stringendogli la mano.
- Sergej Vankov, piacere di conoscerti. Sarò il tuo tutor alla Greek University... il mio primo compito è quello del tassista a quanto pare . Disse quasi infastidito lui.
Come facevi a sapere che ero io? - Chiese Callisto infastidita a sua volta cercando di capire come l' avesse riconosciuta in mezzo a tutte quelle persone.
- Eri l' unica che si guardava in giro spaesata e non hai letto il mio cartello in cirillico - Disse mostrandole un foglio sul quale c' era probabilmente scritto il suo nome - Voi americani non leggete nulla che non sia nella vostra lingua madre...pensate che tutti debbano parlare come voi .
Callisto lo guardò con aria interrogativa a quelle parole e quasi si perse la valigia che intanto era apparsa sul nastro.
Pare che da queste parti la guerra fredda non sia ancora finita... Gli americani non leggono il cirillico perchè non ne sono capaci ci avevi pensato? - Si incamminò sorpassandolo mostrando evidentemente il suo disappunto.
- Ehy non sai dove andare! - Disse lui affiancandola e cominciando ad indicarle la direzione.
- Proverò ad interpretare il cirillico!... bell' accoglienza! . Borbottò
Mentre camminavano verso l' uscita dell' aereoporto dei militari armati fino ai denti facevano la guardia sotto ad un enorme cartello con su scritto "Welcome in Russia".
Si... benvenuti in URSS - Disse ad alta voce guardando storto il suo cicerone che storse a sua volta il naso a quella battuta.
Quando uscirono il freddo pungente le sferzò le guance dandole il benvenuto come solo li sapevano fare. 

+Brenda Prue Walsh  +Kelly Marlene Taylor 

Ragazze  abbiamo parlato tra noi admin, ragionando per bene ed abbiamo preso una decisione unanime. Purtroppo vi dobbiamo comunicare che non siete entrate nel gdr, ci dispiace!

- Pv col quale ci si propone: Chanelle Elise.
-Nome del Pg : Cornelia Roberts.
-Role di Prova ( Una qualsiasi andrà bene, purchè sia il più recente possibile ):  

Per una nata e cresciuta in Norvegia, trasferirsi a Miami, era un bel cambiamento. 
Ma i cambiamenti a volte sono di vitale importanza. 
Non fraintendermi, io adoro la mia terra. Adoro il freddo pungente, i boschi infiniti e l'intimità della Norvegia, ma stavo morendo. 
Stavo morendo dentro. 
Hai presente quanto ti senti solo al mondo? Insignificante? Ecco, io lì sttavo così. 
Per carità, io per prima sono una persona solitaria, ma amo comunque le relazioni tra persone. 
Purtroppo non sono mai riuscita ad averne una. 
Il mio carattere troppo chiuso e indifferente mi ha tenuta all'oscuro da ogni sentimento, che fosse amore o odio. 
E' per questo motivo che, con l'amaro in gola, presi la decisione di trasferirmi in un posto che, inevitabilmente, era l'opposto della mia terra. 
Avevo organizzato tutto, avevo trovato una piccola casa in una spiaggia isolata, un lavoro in un pub. Già, i soldi non mi sono mai mancati, per la prima volta, la cosa mi tornava utile. 
Ormai era giunto il momento di partire. 
Non immagini quanta ansia io avessi. Ripartire da zero, senza nessuno. 
Era inquietante, ma era un passo che andava fatto. 

L'aeroporto mi faceva sentire piccola e indifesa. Un puntino minuscolo di cui nessuno si accorge. 
Salì per prima sull'aereo. 
Prima classe, troppi film da guardare, nessuna sigaretta da fumare. 
Le ore passavano, lentamente e inevitabilmente, il mio pensiero si spostava su quello che mi aspettava. 
Ero certa al 100% che sarei tornata a casa con la coda tra le gambe. 
Non che ai miei genitori importasse il mio stato d'animo. 
Ecco, io per loro sono sempre stata la pecora nera della famiglia. 
Ostile alla vita e ancora di più alle persone. 
Per una famiglia facoltosa e conosciuta, questo non era il massimo. Forse il mio era solo un tentativo di attirare la loro attenzione, fallito. 

23 anni senza nessun colpo di scena, finalmente eccone uno.  

< Allacciare le cinture di sicurezza, siamo pronti all'atterraggio > Queste parole mi riportarono alla realtà. 
Eccomi qui, a Miami, con tante valige e poco ottimismo. 
Ma forse la musica cambierà.

- Pv col quale ci si propone: Candice Accola
-Nome del Pg : Alice Cullen
-Role di Prova:  Una qualsiasi andrà bene, purchè sia il più recente possibile ( è di un klaus che ho su facebook 

*Ero in macchina, la radio sunonava della musica jazz...Era questo il tipo di musica che avevo ascoltato nell'ultimo anno a New Orleans.
Avevo deciso di tornare nella mia città natale per prenderne di nuovo il comando,per tornare ad esserne il King....Ma logicamente non poteva solo quello essere il mio unico scopo.
Avevo scoperto, grazie a delle piccole e innocenti torture, che nel Bayou c'erano dei lupi mannari. Ma erano lupi vincolati a una maledizione e non potevano riuscire a controllare la loro trasformazione. Sapevo cosa potesse significare essere vincolati alla luna piena, non avere il controllo del proprio corpo. Si era soggetti all'influsso lunare e non si aveva il pieno controllo di sè stessi....ma da quando ero un ibrido ero completamente in pieno possesso del mio corpo, delle mie piene facoltà sia di vampiro che di lupo. Adesso potevo essere entrambe le cose, ma cosa più importante grazie al sangue della doppelganger potevo trasformare i lupi in degli ibridi. Tutto ciò era stato possibile grazie a un incantesimo della  strega Bennett, in fondo bastava fare leva suoi suoi sentimenti per i suoi cari amici mortali, e aveva creato per me un esercito di ibridi. 
Era stato proprio grazie a loro se avevo potuto riprendere in mano il controllo della mia città, adesso avevo le streghe sotto scacco matto e avrebbero lavorato per me, tenendola al sicuro da eventuali attacchi.Avevo iniziato una guerra e come da copione ci erano state delle perdite tra i miei ibridi.Ma come si dice, morto un ibrido se ne crea un altro...e in fondo per me erano tutti uguali, contavano solamente per essere sfruttati e usati a mio piacimento....Non mi piaceva dover delegare qualcuno, ma purtroppo ero stato costretto. Mio fratello Elijah era ancora in missione, distruggere tutti i paletti di quercia bianca sparsi per il continente..... 
Essere degli originali compartava essere immortali a tutto rispetto a un vampiro normale...ma un paletto di quercia bianca ,se finito nelle mani sbagliate, significava morte per noi.
Fortunatamente non ne esistevano moltissimi, e confidavo in Elijah nel trovarli e distruggerli per sempre....tranne uno che sarebbe stato per sempre al sicuro, nelle mie mani.
Non potevo essere così indifeso...non era da me. Un sorristto mi si formò sulle labbra....Ah era così bello avere sempre un piano diabolico in mente.
Come questo che mi stava riportando a trovare la cara amichetta strega Bonnie....Sono sicuro che li ero mancato e la sua vita senza di me era stata fin troppo noiosa e apatica.*

Eccoci qui cara cittadina di Mystic Falls...ti sono mancato? Prepariamoci ad ingrandire il nostro esercito di ibridi.

*Scoppio in una risata fragorosa mentre alzo il volume della radio e sorpasso il cartello di benvenuto nella città...
Che i giochi avessero inizio e io ne sarei stato il presentatore, premo sull'acceleratore e do tutto gas per la strada*
l più recente possibile ):

Pv: Bradley James (Se già occupato posso cambiarlo)
Nome pg: Marius Dubois
Role di prova (fatta un paio di mesi fa per un Kol di The Vampire Diaries, se dovesse servirne un'altra basta dirlo!)

*Il tempo nell'Altro Lato trascorreva lento. Si sentiva il peso di ogni istante quando l'unico passatempo possibile era osservare lo scorrere delle vite di chi era ancora al sicuro. La noia ti si incollava addosso come una seconda pelle, e nemmeno la più improbabile delle svolte nella vita di chi mi ritrovavo a guardare da dietro quella sorta di lastra di vetro riusciva a scrollarmela di dosso. Tranne nei momenti in cui la rabbia aveva la meglio, certo. Anche quelli però si erano fatti sempre più rari, con il passare del tempo; nel primo periodo dopo la mia morte, era quello il sentimento che mi faceva più spesso compagnia. Lo sentivo montare dietro di me, come una schiuma che mi invadeva cercando di annebbiarmi la vista ed impedirmi il respiro, ogni volta che vedevo le vite dei Gilbert andare avanti indisturbate. Non riuscivo a fare a meno di pensare a quanto assurda fosse tutta quella storia; uno come me, un Originale, ucciso per un tranello da due ragazzini. La sola idea mi faceva torcere le viscere, ma, per quanto fosse spiacevole, almeno mi manteneva vigile. Alla lunga, però, nemmeno la rabbia era stata sufficiente per tenere la mia mente occupata, ed ero scivolato in una specie di torpore fastidioso; per quanto fossi libero di muovermi, di osservare gente sempre diversa, niente riusciva a stuzzicare la mia curiosità. Il mio divertimento era sempre stato impicciarmi nei fatti altrui e ritrovarmi a non essere niente più di un semplice spettatore mi toglieva ogni divertimento.
Poi, un giorno, era successo. Non avrei saputo dire come, anzi non mi ero nemmeno reso conto di quel che stava succedendo finché non era tutto finito, ma il Velo era caduto. L'attimo prima ero appoggiato al muro del municipio ad osservare la gente che camminava tranquilla per le strade e quello dopo potevo sentire chiaramente la pressione dei mattoni sulla mia schiena o il vento che mi scompigliava i capelli. All'inizio mi sembrò tutto fin troppo vero per poter essere reale; ero così abituato a vivere in quel mondo ovattato in cui ero stato rinchiuso che mi convinsi per una manciata di minuti che quelle sensazioni non fossero altro che l'ennesima allucinazione. Eppure era troppo insistente, troppo duratura per esserlo. Titubante lasciai scorrere la mano sul muro, sentendo i mattoni ruvidi sotto i polpastrelli. Un sorriso trionfante si fece spazio sul mio viso. Era vero, era tutto vero. Gli spiriti delle streghe, che bisbigliavano da giorni preannunciando qualcosa di grosso, non si erano sbagliati. Ero tornato, avevo una seconda possibilità.
Stirai bene le braccia davanti a me, godendomi tutte quelle piccole cose che mi erano state negate a lungo, come la sensazione della stoffa della giacca sulle braccia, e mi guardai intorno; nessuno sembrava essersi accorto di me. Tanto meglio, dovevo riuscire a passare inosservato il più a lungo possibile per portare a termine i miei piani. E andare a casa Gilbert era sicuramente al primo posto della lista delle cose da fare.
Mi avviai per la strada, lasciando vagare lo sguardo per cogliere più dettagli possibili, quando una ragazza incrociò il mio cammino; ne colsi prima di tutto l'odore, così invitante. Alzai lo sguardo per incontrare il suo; mi sorrideva seducente, mentre mi squadrava. Sentii la familiare sensazione di fame divampare dentro di me. 
Casa Gilbert poteva aspettare qualche minuto, in fondo; ero appena stato invitato a cena.*
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