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La vera religione è quella dove Dio per rivelare se stesso "verità", non delega un uomo comune, che può certo parlare a nome di Dio ma non può essere degno di rappresentare Dio. Per questo viene Lui stesso per 5 motivi: 1 - rappresentare Dio nella storia; 2 - poter proclamare direttamente Lui la verità; 3 - redimere l'umanità bisognosa di aiuto; 4 - poter giudicare tutti dopo essere stato per giustizia (5 -) solidale con la condizione umana. 
Perciò la vera religione si contraddistingue per 2 fondamentali aspetti: monoteismo ed incarnazione divina, questi elementi li troviamo nella sola religione cristiana.
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Prendiamo l'esistenza di Dio. Non potendo essere comprovata l'inesistenza. Rimarrà incontrastabile la necessità della ricerca della di Lui esistenza. E questo senza limiti di alcun genere. E se non è spiegabile in alcun modo l'origine delle forme elaborate presenti nel mondo fisico, rimane allora più probabile l'esistenza che l'inesistenza di una entità divina.
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11 \ Settembre \ 2014

TRATTATO FILOSOFICO DI RICERCA DELLA VERITA'
INTRODUZIONE

Premessa gnoseologica
La conoscenza umana della realtà.
La conoscenza per gli esseri umani entrati nell’esistenza è caratterizzata da un susseguirsi crescente di percezioni che gradualmente rivelano loro la realtà esterna ed interna, quindi la loro stessa natura. L’esperienza comune ci attesta che nell’ambito percettivo abbiamo caratteristiche omologhe, e per questo la realtà rilevata è oggettivamente uguale per tutti: forme, distanze, suoni, colori, temperature, ecc. 
Senza percezioni interne od esterne al corpo, non vi possono essere "oggetti" di pensiero (= idee), quindi nemmeno pensiero, ma solo facoltà di pensare che equivale ad una condizione di vita incosciente. Poiché senza oggetti di pensiero manca la “materia” del pensare. Ora la percezione, con i suoi cinque sensi esterni e il senso interno (sentirsi un corpo = coscienza), sono l’unica via attraverso la quale entra tutta la realtà esistente. Perciò qualunque affermazione che disconosce la realtà come conforme alla nostra percezione è logicamente infondata ed arbitraria, e dunque priva di valore filosofico. Non solo, se un qualunque essere umano dovesse giungere a dire: “la realtà è diversa da come noi esseri umani la rileviamo”. Egli deve portare prove certe, le quali non possono richiedere il contributo dei nostri sensi, poiché essi sono stati precedentemente diffidati nella funzione di rilevare la realtà nella sua vera essenza, perciò possono essere solamente prove razionali, di tipo logico deduttivo; ma la validità di tali prove si può fondare solamente su premesse evidentemente certe, le quali sono possibili solo ed esclusivamente attraverso i dati fornitici dalla elaborazione delle percezioni sensoriali. 
Perciò non è possibile alcuna prova che dimostri vera la tesi che la realtà sia diversa da come i sensi umani la percepiscono. Si può invece dimostrare che i sensi non possono percepire tutta la realtà, ma non che quella percepita non sia vera.
Altro discorso è invece l’interpretazione delle percezioni. Essa, essendo soggettiva, è passibile di difformità.
Dunque metto in guardia dal pericolo di confondere la “percezione oggettiva della realtà” con “l’interpretazione soggettiva della percezione”.

Proseguiamo ora col definire i principali termini filosofici 
1. E’ fondamentale adottare un’unica terminologia di base per comprendere il Trattato, perciò riporterò i termini più importanti e le rispettive definizioni con i quali strutturerò tutta la realtà fisica ed afisica* esistente, conosciuta e conoscibile.
(* Preferisco il termine: “afisico” anziché “metafisico”, perché il secondo indicando qualcosa di “al di là” e di “oltre” il fisico, spinge ad immaginare una realtà separata, distante e quindi fuori dalla portata della conoscenza umana, o peggio ancora fantasiosa ed immaginaria, mentre essa è, a tutti gli effetti, facente parte della nostra comune esperienza). 

Mi scuso, anticipatamente, per la ripetizione di alcuni concetti, che serviranno comunque ad una comprensione migliore del mio pensiero. 
Aggiungo inoltre che è una ricerca in atto, che io per primo correggo e modifico di continuo, perciò è gradita ogni corretta confutazione, che possa essere utile a redigere lo scritto.

                                                          *

DEFINIZIONI PRINCIPALI

ASSOLUTO > L’assolutezza ontologica è data dalla maggiore grandezza, per estensione fisica, che possiede un ente in rapporto agli altri enti in modo unico ed insuperabile.

RELATIVO > La relatività ontologica invece è data dalla dipendenza che in forma gerarchica hanno determinati enti in rapporto ad altri, in ordine all’esistenza, ed in ordine a tutte le caratteristiche e funzioni.


LA NATURA DELL’ESSERE

TUTTO l’Essere, cioè ogni Ente con le sue proprietà, facoltà ed operazioni, è strutturato in due modalità di esistere, complementari e inscindibili: FISICA e AFISICA (argomenterò in seguito questa tesi). 

La modalità FISICA dell’essere è quella soggetta alla conoscenza sensibile, diretta o indiretta, da parte dell’uomo; ed è anche soggetta alla misurazione dimensionale.

La modalità AFISICA dell’essere invece è quella che sfugge irriducibilmente alla conoscenza oggettiva e sensibile, nonché alla misurazione dimensionale; dell’essere afisico ne possiamo solamente dedurre logicamente l’esistenza oggettiva, partendo dalla nostra personale conoscenza soggettiva.


<<<NELLA MODALITÀ FISICA>>>

L’ESSERE è la SOSTANZA PRIMA, che corrisponde alla sostanza base di ogni altra composizione fisica esistente. Si giunge ad essa per via logico deduttiva, scomponendo idealmente ogni “ente formato” presente nell’universo, fino a giungere alla sostanza più rarefatta ed invisibile, che penetra tutto senza poter essere penetrata da niente, perciò essa è anche indivisibile ed unica. Se fosse divisibile, infatti, lo sarebbe perché penetrata da una sostanza ancora più rarefatta e meno densa di essa.
La Sostanza Prima da sempre e per sempre determina ed occupa lo Spazio.  Questo perché è impossibile nella nostra condizione umana, dimostrare una qualsiasi forma di essere indipendente dalla sostanza, poiché siamo “sostanze” immerse nella sostanza.

L’ENTE è ogni soggetto esistente, quindi percepibile coi sensi o deducibile per logica, ed è composto solo ed esclusivamente da sostanza. 
Risponde alla domanda: ESISTE FISICAMENTE?

La SOSTANZA è la causa fondante di ogni estensione spaziale, la cui struttura atomica e subatomica ne determina le caratteristiche fisiche di densità, estensione, peso specifico, durezza.
La sostanza è quindi tutto ciò che compone e delimita un ente, diversificandolo sia dall'ente che lo contiene, che dagli altri enti; rendendolo così unico in se stesso. 
Risponde alla domanda: DI COSA è FATTO QUELL’ENTE?

L’ESSENZA è l’identità specifica di un ente; ogni ulteriore scoperta riguardante le proprietà, le facoltà e le operazioni dell’ente va ad arricchire la sua essenza. 
Risponde alla domanda: COS’E’ QUELL’ENTE?

L’ESISTENZA e la SOSTANZA sono proprietà che si richiamano a vicenda (esiste perché ha sostanza, ha sostanza perché esiste), perciò inscindibili fra loro, ed esclusive degli enti.

L’ENTE ASSOLUTO è quello che contiene tutti gli altri ed è per questo indipendente in ogni cosa da tutti gli altri.

Gli ENTI RELATIVI sono tutti quelli contenuti dall’ente assoluto e perciò da quest’ultimo dipendono in tutto per esistenza, movimento e trasformazione.

Ogni ente ha proprietà, facoltà e operazioni specifiche. Per esempio una proprietà comune a tutti è la grandezza fisica; una facoltà comune a tutti: occupare lo spazio; un’operazione comune a tutti: muoversi o trasformarsi.

Le PROPRIETA’ dell’ente sono le caratteristiche connaturali ad esso od acquisito in seguito, per volontà propria, altrui o accidentalmente. 
Tra le proprietà di un ente vi sono le FACOLTA’.  Esse sono potenzialità innate (o acquisite) dell’ente, attraverso le quali vengono svolte operazioni specifiche.  Noi ad esempio mediante il CORPO possediamo cinque FACOLTA’ FISICO SENSORIALI e numerose facoltà FISICO MOTORIE.

Le FACOLTÀ ed OPERAZIONI possono essere precostituite per natura (per esempio negli esseri viventi alcune sono: digestione, respirazione, circolazione sanguinea, difesa immunitaria, ecc.) o determinate dagli esseri viventi mediante volontà cosciente, istintiva o inconscia. FACOLTÀ ed OPERAZIONI FISICHE VOLONTARIE, in noi, per esempio, sono: camminare, correre, nuotare, parlare, sorridere, ecc. 
Alcune FACOLTÀ ed OPERAZIONI ISTINTIVE sono: respirare, chiudere gli occhi, deglutire, ecc. Alcune FACOLTÀ ed OPERAZIONI INCONSCIE sono quelle che avvengono durante il sonno: russare, sognare, ecc. O quelle compiute in uno stato confusionale.
Esse sono sempre mutazioni intrinseche o\ed estrinseche, comunque causate, di cui è capace un ente. 
Senza un ENTE che possieda FACOLTA’ attraverso le quali compiere OPERAZIONI non può verificarsi alcuna mutazione.



<<<NELLA MODALITÀ AFISICA>>>

L’ESSERE AFISICO è la VITA UNIVERSALE o DIVINA che da sempre genera col pensiero la VITA SECONDA ed insieme la VITA TERZA, Esse occupano da sempre la Sostanza Base ed ogni sostanza composta. 
Questa coabitazione eterna di tre “Vite” nella stessa sostanza determinano dall’eternità la Coscienza Autocosciente che permette volontà, intelligenza, memoria e sentimento eterni. 

La VITA è la facoltà di pensare di un ente.

La FACOLTÀ DI PENSARE è una proprietà afisica di un ente che corrisponde ad un “CENTRO PERCETTIVO PERMANENTE”, che noi chiamiamo con un solo termine: MENTE.  

Il PENSIERO PRIMORDIALE è l’atto involontario con il quale la mente diviene consapevole di aver acquisito la percezione di sé.  Tutti i pensieri successivi, sono la elaborazione e la rielaborazione libera e volontaria, di ogni oggetto percepito che chiameremo IDEA. 


Le IDEE sono, perciò, tutti gli “oggetti afisici, elaborati dalla mente” in seguito alla percezione, classificazione, ed archiviazione mnemonica dei dati sensoriali, provenienti dall’interno o dall’esterno dell’ente. 

Come per la realtà fisica, anche per quella afisica tutto è strutturato in proprietà, facoltà e operazioni.
Le PROPRIETA’ AFISICHE che conosciamo sono la VITA COSCIENTE (nel caso dell’Uomo la VITA COSCIENTE DI AUTOCOSCIENZA che permette volontà ed autodeterminazione) e le FACOLTA’ ad essa relative. 

Le FACOLTÀ AFISICHE che conosciamo sono: VOLONTÀ, PENSIERO, MEMORIA, SENTIMENTO\PASSIONE.


Le OPERAZIONI AFISICHE VOLONTARIE sono: riflettere, ricordare, amare, odiare... Esse sono “afisiche” perché senza conoscenza soggettiva e conoscenza data dalle manifestazioni esterne degli enti, non sarebbero altrimenti conoscibili.


LA “COSCIENZA DI AUTO COSCIENZA”

1 - La COSCIENZA è la consapevolezza, di un ente vivo e pensante, di esistere dentro una sostanza, attraverso la percezione essenziale di quest’ultima.

2 - L’AUTOCOSCIENZA è la consapevolezza, di un ente vivo e pensante, di esistere dentro una sostanza di cui si percepisce l’essenza, e attraverso la facoltà di riflessione (pensiero rivolto a se medesimo) capire di essere quella sostanza.

3 - LA “COSCIENZA DI AUTOCOSCIENZA” è la consapevolezza, di un ente vivo e pensante, di esistere dentro una sostanza di cui percepisce l’essenza, e attraverso la facoltà di riflessione (pensiero rivolto a se medesimo) capire di essere quella sostanza, così da cogliersi un tutt’uno (corpo e mente), governabile integralmente dalla propria volontà (Io voglio). 

La “coscienza di auto coscienza” è un punto cruciale del trattato, perché se la possediamo noi “effetti”, la possiede anche la “Causa Prima”. La certezza proviene dalla conoscenza afisica di noi stessi, che riporto in modo ancora più sintetico: 
IO sono cosciente di possedere:
un’identità pensante, (anima)
una sostanza operante (corpo), 
un Io governante,  (spirito)
cosciente di possedere un’identità pensante, … e così all’infinito. 
Sono quindi presenti nell’essere umano tre identità, o tre vite in una sostanza (il corpo) 

Argomenterò meglio in seguito l’origine eterna nella Sostanza Prima della “coscienza autocosciente” 

*

LA VERITA’

La VERITA’ ASSOLUTA è data dal modo oggettivo di essere di ogni ente.

La VERITA’ RELATIVA è data da tutte le informazioni universalmente condivisibili che dell’ente si possono acquisire per conoscenza diretta: mediante gli organi di senso o per conoscenza indiretta, cioè mediante la deduzione logica. 
La definisco “relativa” perché la conoscenza di essa rimane sempre perfettibile. 

La VERITA’ EVIDENTE è la corrispondenza più certa tra l’essenza degli enti e la nostra comune percezione di essi; percezione riconosciuta vera universalmente, grazie all’autorevole riconoscimento scientifico.

La VERITA’ DIMOSTRATA è quella dedotta logicamente dalla VERITA’ EVIDENTE, e persiste fintanto che non venga adeguatamente confutata.

La verità appartiene, quindi, oggettivamente agli enti. L’ente assoluto possiede la verità immutevole dell’essere, mentre gli enti relativi, essendo mutevoli e temporanei, possiedono di conseguenza una verità mutevole, che è comunque sempre corrispondente alla loro essenza (la sola che possiamo percepire), e che noi, grazie alla facoltà della memoria, conosciamo in modo sempre crescente, e questo è dovuto:

A ) alla nostra natura di soggetti permanentemente conoscenti,
B ) all'oggettività assoluta degli enti
C ) ed alla loro condizione mutevole. 


*

TRATTATO


PRIMA PARTE - ENTE ASSOLUTO ED ENTI RELATIVI -

La verità fondamentale da cui partire è la seguente:
- NOI ESISTIAMO IN QUALITÀ DI ESSERI UMANI,
- SU UN PIANETA APPARTENENTE AL SISTEMA SOLARE,
- INCLUSO, INSIEME AD UN NUMERO SCONOSCIUTO DI ALTRI CORPI CELESTI,
- DENTRO UNO SPAZIO COSMICO IN MOVIMENTO (ESPANSIONE),
- DI CUI IGNORIAMO LE ORIGINI, LA NATURA E I LIMITI.

L’ente più grande che conosciamo è l’universo (o lo spazio cosmico), il quale contiene tutti gli altri enti.
Come scritto sopra, dell’universo ignoriamo i limiti; ma potrebbero esserci dei limiti?
Per dare la risposta più attendibile, partiamo, nell’argomentazione, dalla verità più certa:
l’ESSERE E’ ETERNO.
Poiché dal Nulla (non essere e non esistenza assoluta) non può avere origine niente. L’“esistente 2” quindi proviene dall’“esistente 1” e non può in alcun modo provenire dal “non esistente 0”.

L’eternità è quindi la condizione di un Ente incausato. Ma può un ente eterno ed incausato avere una forma fisica finita?
La forma è una limitazione quantitativa, che esige sempre una motivazione che risponda alla domanda: “perché quella forma e quella quantità e non un’altra maggiore o minore?” 

In altre parole: come può essere quantificabile in qualche aspetto un ente che è estraneo alla quantificazione temporale, non avendo esso mai avuto inizio? 
Inoltre un ente eterno che per la sua natura non può ne crescere ne diminuire riguardo al tempo, non può neanche crescere o diminuire nella sua sostanza.
Crescita e diminuzione di una sostanza (B), infatti, presuppongono sempre un’interazione causale con altra sostanza diversa (A), dalla quale deve avere necessariamente avuto origine. Cosa ovviamente impossibile per la Sostanza Prima che dev’essere necessariamente monade.    

Ed ancora se l’esistere da sempre rende l’Essere un ente assoluto, quindi unico nello stare fuori dal tempo rispetto ad ogni ente temporaneo, come può essere relativo come tutti gli altri enti ad una forma, e quindi passibile di misurazione fisica? Dovrebbe per coerenza alla sua natura eterna, irriducibile alla temporalità, essere anche, per la stessa natura, irriducibile alla spazialità.
Eternità ed infinità quindi si richiamano reciprocamente nella natura dell’Essere poiché per entrambe non dev’esserci ne inizio ne fine, ne principio ne termine.
In conclusione prendiamo per certo che l'Essere non ha avuto inizio nel tempo e neanche può avere fine in esso (anche perché il tempo, in realtà, non esiste, è una misura convenzionale posta dall’uomo per misurare movimento e mutamento degli enti relativi), ed è altrettanto certo che neanche la sua sostanza ha avuto inizio nello spazio e nemmeno può avere fine in esso. 

Perché solo un ente è eterno? Perché l’assolutezza di un ente incontenuto che contiene tutti gli altri,  richiama anche l’assolutezza della sostanza che lo costituisce, escludendo, al suo interno, la contemporaneità di nature e sostanze differenti, che se relative ad esso nello spazio non possono che essere relative anche nel tempo. Per supporre l’eternità di un ente relativo, infatti, dovremmo trovarne uno solo, e non composto da differenti sostanze od elementi di diversa natura, cosa finora mai verificatasi. Perciò è facile dedurre che un ente molteplice e costituito da più sostanze è sempre il risultato di una combinazione causata e quindi temporanea. Ogni ente formato, composto, finito è quindi causato e temporaneo

*

L'essere, quindi, se è ETERNO è anche INFINITO.

Ora dobbiamo isolare questa ulteriore e fondamentale verità appena dedotta e trarne le conseguenti implicazioni filosofiche.
Certamente un ente eterno ed infinito è:
Unico
Tutto
Contenitore,
Informe,
Immobile,
Immutevole
Incausato,
Con le suddette qualità è certamente un ente assoluto (cioè unico, senza una copia simile).
Questo significa che per logica, non può essercene un altro con le stesse caratteristiche. Non possono esistere infatti due enti infiniti per estensione, ogni ente finito sta per logica dentro un ente più grande. 
L’ente che possiede l’infinitezza, quindi è UNICO e INCONTENUTO.
L’ente infinito NON PUÒ AVERE UNA FORMA, poiché non è contenuto da alcun altro.
L’ente infinito è IMMOBILE, poiché se si espandesse, o muovesse, lo potrebbe fare solo dentro un altro ente che lo contiene, ma ciò non può avvenire, non essendoci un ente più grande. 
Se solo un ente è immobile, e senza forma, tutti gli altri possono essere mossi e trasformati, ma da cosa? Certamente da una causa agente. Quindi ogni volta che scopriamo un movimento ed una trasformazione, sappiamo per certo che vi è stata in principio, oppure è in atto, una causa. Ora l’ente infinito non avendo forma deve essere INCAUSATO ed ETERNO, poiché se fosse causato non sarebbe più ne infinito ne eterno, e si dovrebbe ricercare una ulteriore causa infinita ed eterna.

Ogni ente relativo deve esistere in una condizione fisica inerente al suo stato di dipendenza dall’ente assoluto, altrimenti se avesse qualcosa in più, quella sarebbe la prova che non sarebbe effetto ontologico dell’ente assoluto.
Perciò se solo uno è l’ente assoluto e da esso dipendono tutti gli enti relativi, essi, all’opposto, devono necessariamente essere:
Finiti,
Porzioni del tutto,
Molteplici,
Contenuti,
Formati,
Mobili,
Mutevoli
Causati,
Temporanei.

> Noi esseri umani, capaci di percepire la realtà e definirla, vediamo che in effetti tutti gli enti relativi hanno le suddette caratteristiche, e questa è la verità evidente, tranne la caratteristica della temporaneità per i corpi celesti, e la finitezza dell’universo (come residenza di tutta la materia) la quale viene dedotta logicamente; perciò ogni confutazione deve portare la dimostrazione del contrario.
Vi è da aggiungere che un ente assoluto che è stato SOLO ed UNICO, prima di essere causa prima di tutto il molteplice, non può che trasferire negli effetti, in modalità relativa, ciò che esso è da sempre. 

Mi spiego meglio: il MOLTEPLICE che noi conosciamo proviene dall’UNICO e dal TUTTO, prima di essere distinto in un diverso stato d’essere (finito, formato, causato, ecc.), perciò gli effetti non possono avere niente di più e di nuovo che non facesse già parte della Sostanza Prima, in altre parole se la Sostanza Prima ha la possibilità di variegarsi in innumerevoli modalità fisiche, e in proprietà, facoltà e operazioni afisiche, ciò significa che aveva già in Se Stessa queste caratteristiche, che poi ha trasmesso agli effetti; infondo questo dinamismo ontologico è già notevolmente presente in natura, pensiamo al seme, all’embrione, all’uovo, essi hanno ricevuto potenzialmente dalla loro causa tutte le proprietà che in seguito svilupperanno. 

Va considerato che ogni ente relativo è sempre una produzione del tutto, che non può dal tutto essere scisso, separato e reso indipendente, poiché può nascere ed esistere solo ed esclusivamente dentro il tutto. 

Perciò qualunque effetto originato non può possedere nessuna potenzialità che non possieda da sempre la CAUSA SENZA ORIGINE così come la CAUSA SENZA ORIGINE non può in alcun modo trasferire all’effetto una proprietà che ESSA da sempre non possieda.


Ora, la SOSTANZA PRIMA possedendo la Vita cosciente, capace di autocoscienza, e perciò le Facoltà afisiche sopraccitate, è certamente Dio, ESSERE SUPREMO, vivo e dotato di autodeterminazione, e quindi “CAUSA VOLONTARIA” di Tutto ciò che esiste.




SECONDA PARTE - LA SOSTANZA PRIMA

Concentriamoci sulla SOSTANZA PRIMA unica, eterna ed infinita, lasciando fuori per ora tutti gli enti causati. Abbiamo dedotto che essa è viva e pensante, cosciente di essere autocosciente.
Vi è un quesito da capire:
A ) - da una parte la coscienza di autocoscienza richiede l’interazione di tre soggetti: un SOGGETTO afisico che colga Se stesso come “SOSTANZA VIVA” che lo ospita e lo esprime, e colga ancora Se stesso come EGO (“IO VOGLIO”) che esercita il potere su Mente e Sostanza.
B ) - dall’altra non possono esserci 3 enti separati, differenziati nella sostanza, perché ciò preclude l’assolutezza necessaria per spiegare tutto il relativo.
Bisogna tornare all’ASSOLUTA UNITA’ SOSTANZIALE giustificando la “coscienza dell’autocoscienza”.
Come dunque è possibile l’ASSOLUTEZZA DELLA TRIADE DIVINA?

Spiegazione: 
La “VITA COSCIENTE DIVINA” deve occupare tutta la Sostanza Prima (quindi anche tutta la successiva sostanza composta), tanto da poter dire che tutto e vivo e pensante; tutto è uno; ed essendo tutto abitato da un’unica coscienza, è anche mosso da un’unica volontà.
Se infatti la VITA COSCIENTE DIVINA non occupasse tutta la Sostanza sorgerebbero i due seguenti quesiti riguardanti la dipendenza: 
1 - E’ la Vita Cosciente a dipendere (perciò, ad aver avuto origine) dalla Sostanza? 
2 - oppure è la Sostanza ad avere avuto origine dalla Vita Cosciente? 

Ne l’uno e ne l’altro, poiché non è possibile che un’unica ed eterna Sostanza monade, non cosciente e non vivente, possa essere accidentalmente “Viventizzata” e\o “Coscientizzata”; così come nemmeno una Vita Cosciente può esistere senza abitare in una Sostanza, ed essere poi Causa ontologica di quest’ultima. Va rispettato il principio logico che la Causa Prima non può trasferire negli effetti ciò che non possiede già in se stessa da sempre, perciò se gli effetti fisici sono composti da sostanza, la Causa Prima è composta da sostanza. Inoltre, fino a prova contraria, nella realtà conosciuta, la vita cosciente rimanda sempre ad una residenza ontologica fatta di sostanza. Perlomeno non abbiamo alcuna conoscenza di vita cosciente indipendente dalla sostanza, e neanche potremmo mai averne, essendo noi vite coscienti residenti in un corpo sostanziale, immerso esso stesso nella sostanza; perciò tale tesi andrebbe dimostrata, ma essendo impossibile farlo, ha valore filosofico la sola seguente evidenza: ogni ente è costituito da sostanza, ed ogni soggetto afisico abita dentro una specifica sostanza. 

L’atto di pensare ad un oggetto, od agire su di esso, è una operazione; e una qualunque operazione per essere riconosciuta tale deve determinare una trasformazione fisica o afisica; e se la sostanza eterna non può essere trasformata col solo pensiero poiché esso non ha “forza diretta” sulla sostanza, la quale può subire trasformazione solo per deliberazione volontaria da parte di chi la governa, allora deve essere necessariamente trasformata l’essenza afisica del Pensante; ed in che modo può esserlo se non con il passaggio dalla “solitudine afisica” alla “Compagnia afisica” di ogni suo pensiero. Ed il pensiero, produzione afisica dell’Essere afisico, cos’altro può produrre se non altro essere di egual natura? Non potrebbe essere altrimenti poiché il pensiero\effetto è produzione del Pensante\causa, il quale, anche in ambito afisico, trasferisce negli effetti ciò che è. 
Ma a cosa può pensare dall’eternità, quest’unico Soggetto che è Tutto?
Può pensare solo a Se Stesso, non essendoci altro oggetto di pensiero fuori da Sé; non essendoci un “fuori”.
Pensando da sempre a SE STESSO, questo Soggetto Primo, compie, quindi, da sempre la seguente operazione: come SOSTANZA PENSANTE, cogliendo in modo speculare la Sua Essenza, genera un altro Se stesso che sarà PENSIERO OPERANTE (= Pensiero con potenzialità operativa). Infine la SOSTANZA PENSANTE e il PENSIERO OPERANTE specchiandosi a vicenda permettono, al Soggetto Primo, la conoscenza completa di Sé, dalla cui essenza pensata procederà l’OPERATORE COSCIENTE.
Tutto questo, lo ripeto ancora, è eterno; avviene cioè da sempre e per sempre. Poiché il Soggetto Primo, Sostanza Pensante ed Essere Eterno, da sempre pensa a Se stesso.
Inoltre non vi è in queste operazioni, alcun aumento di SOSTANZA essendo essa infinita e perciò inestensibile, e neanche mutamento, essendo ontologicamente immobile, e neanche differenziazione di SOSTANZA, perché tutto avviene ad un livello afisico dentro l’unica SOSTANZA PRIMA.

Dunque dall’eternità e per l’eternità (poiché da sempre e per sempre Dio Pensa a Se Stesso) vi è una sola Sostanza Base con tre Vite perfettamente unite è complementari:

- SOSTANZA PENSANTE – GENERANTE - (IO SONO)
- PENSIERO OPERANTE – GENERATO - (COLUI).
- OPERATORE COSCIENTE – GENERATORE - (CHE SONO).

Il nome che Dio rivelò a Mosè sul monte Sinai: “IO SONO - COLUI - CHE SONO” è in perfetta coerenza con le conclusioni logico filosofiche; ed anche la teologia cristiana è sostanzialmente in linea con esse, come vedremo in seguito. 
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Ammetiamo che tutti gli esseri umani siano nell’ambito percettivo  altrettante cineprese costruite in serie, e per questo la realtà che filmiamo è ormai riconosciuta universalmente uguale per tutti: forme, distanze, suoni, colori, temperature. Se una persona dovesse dire: la realtà è diversa da come noi la filmiamo. Questa persona deve portare le prove. Esse non devono essere ipotesi; e nemmeno prove che usano la mediazione di strumenti ricettori che richiedano l’approvazione dei nostri sensi, poiché chi garantisce che la realtà recepita da strumenti ricettori e trasmessa ai nostri sensi, sia la vera realtà e non invece una realtà mutata dalla mediazione, e che la diversità rilevata non sia altro che una prova che la realtà è stata trasformata dalla mediazione? Perciò senza prove valide concludo che la realtà dal punto di vista oggettivo è come viene rilevata al naturale dai nostri sensi a parità di condizioni. Altro discorso è invece l’interpretazione della realtà. Essa può essere corretta, sbagliata, incompleta, ecc.
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TRATTATO FILOSOFICO DI RICERCA DELLA VERITA'

INTRODUZIONE

1. Terminologia di base e rispettive definizioni per strutturare tutta la realtà fisica esistente, e per comprendere il Trattato.
 Mi scuso, anticipatamente, per la ripetizione di alcuni concetti, che serviranno comunque ad una comprensione migliore del mio pensiero.

*

L’ESSERE è la SOSTANZA PRIMA, che corrisponde alla sostanza base di ogni altra composizione fisica esistente. Si giunge ad essa per via logico deduttiva, scomponendo idealmente ogni ente presente nell’universo, fino a giungere alla sostanza più rarefatta ed invisibile, che penetra tutto senza poter essere penetrata da niente, perciò essa è anche indivisibile ed unica. 

L’ENTE è ogni soggetto esistente, quindi percepibile coi sensi o deducibile per logica, ed è composto solo ed esclusivamente da sostanza. 

La SOSTANZA è la causa fondante di ogni estensione spaziale, la cui struttura atomica e subatomica ne determina le caratteristiche fisiche di densità, estensione, peso specifico, durezza.
 La sostanza è quindi tutto ciò che compone e delimita un ente, diversificandolo sia dall'ente che lo contiene, che dagli altri enti; rendendolo così unico in se stesso. 

L’ESSENZA è l’identità specifica di un ente; ogni ulteriore scoperta riguardante le proprietà dell’ente va ad arricchire la sua essenza. 

L’ESISTENZA e la SOSTANZA sono proprietà inscindibili fra loro, ed esclusive degli enti. 

L’ENTE ASSOLUTO è quello che contiene tutti gli altri ed è per questo indipendente in ogni cosa da tutti gli altri.

Gli ENTI RELATIVI sono tutti gli enti contenuti dall’ente assoluto e da quest’ultimo dipendono in tutto.

Le PROPRIETA’ dell’ente sono le caratteristiche connaturali ad esso, di tipo innato oppure acquisito accidentalmente. 

Le FACOLTA’ sono potenzialità innate dell’ente, attraverso le quali vengono svolte operazioni specifiche. Queste ultime possono essere precostituite per natura (per esempio negli esseri viventi alcune sono: digestione, respirazione, circolazione sanguinea, difesa immunitaria, ecc.) o determinate dagli esseri viventi mediante volontà cosciente, istintiva o inconscia.
 Le OPERAZIONI sono tutte le mutazioni (fisiche e metafisiche) intrinseche o\ed estrinseche, comunque causate, di cui è capace un ente. Senza causa non può verificarsi alcuna operazione e quindi mutazione.
 OPERAZIONI FISICHE VOLONTARIE, in noi per esempio sono: camminare, correre, nuotare, parlare, sorridere. Mentre OPERAZIONI METAFISICHE VOLONTARIE sono: riflettere, ricordare, amare, odiare... Esse sono “metafisiche” perché senza conoscenza soggettiva e conoscenza data dalle manifestazioni esterne degli enti, non sarebbero altrimenti conoscibili.

Le PROPRIETÀ, FACOLTÀ e OPERAZIONI METAFISICHE sono, quindi, quelle conosciute solo per le manifestazioni esterne dell’ente, e non riscontrabili mediante la sola osservazione scientifica.
 Le PROPRIETA’ METAFISICHE che conosciamo sono la VITA\COSCIENTE (nel caso dell’Uomo la VITA COSCIENTE DI AUTOCOSCIENZA) e le FACOLTA’ ad essa relative. 
 Vi è un “IO VOGLIO” che ha la facoltà di comando (volontà), un’ANIMA con le altre tre facoltà metafisiche, riportate sotto, e infine un CORPO con le 5 FACOLTA’ FISICO SENSORIALI e le numerose facoltà FISICO MOTORIE.
 LA “COSCIENZA DI AUTO COSCIENZA” è un punto cruciale del trattato, perché se la possediamo noi “effetti”, la possiede anche la “Causa Prima”, essa proviene dalla conoscenza metafisica di noi stessi: IO sono cosciente di avere una identità viva e pensante, cosciente di sé medesima. 
 Cerco di spiegarmi ancora meglio: IO (= sostanza viva, o corpo) posso sapere chi sono, solo se in me stesso vi è QUALCUNO identico a me (= specchio pensante, o anima) che riflette me stesso mostrandomi chi realmente SONO, e cioè sostanza viva e pensante (= spirito). 

Le FACOLTÀ METAFISICHE che conosciamo sono: VOLONTÀ, INTELLIGENZA, MEMORIA, SENTIMENTO\PASSIONE.

La VERITA’ ASSOLUTA è data dal modo oggettivo di essere di ogni ente.

La VERITA’ RELATIVA è data da tutte le informazioni universalmente condivisibili che dell’ente si possono acquisire per conoscenza diretta: mediante gli organi di senso o per conoscenza indiretta, cioè mediante la deduzione logica.

La VERITA’ EVIDENTE è la corrispondenza tra l’essenza degli enti e la nostra comune percezione di essi; percezione riconosciuta vera universalmente, grazie all’autorevole riconoscimento scientifico.

La VERITA’ DIMOSTRATA è quella dedotta logicamente dalla VERITA’ EVIDENTE, e persiste fintanto che non venga adeguatamente confutata.

La verità appartiene, quindi, oggettivamente agli enti. L’ente assoluto possiede la verità immutevole dell’essere, mentre gli enti relativi, essendo mutevoli e temporanei, possiedono di conseguenza una verità mutevole, che è comunque sempre corrispondente alla loro essenza (la sola che possiamo percepire), e che noi, grazie alla facoltà della memoria, conosciamo in modo sempre crescente, e questo è dovuto: 
 A ) alla nostra natura di soggetti permanentemente conoscenti, 
 B ) all'oggettività assoluta degli enti 
 C ) ed alla loro condizione mutevole. 

PRIMA PARTE

ENTE ASSOLUTO ED ENTI RELATIVI

La verità fondamentale da cui partire è la seguente: 
- NOI ESISTIAMO IN QUALITÀ DI ESSERI UMANI, 
 - SU UN PIANETA APPARTENENTE AL SISTEMA SOLARE, 
 - INCLUSO, INSIEME AD UN NUMERO SCONOSCIUTO DI ALTRI CORPI CELESTI, 
 - DENTRO UNO SPAZIO COSMICO IN ESPANSIONE, 
 - DI CUI IGNORIAMO I LIMITI, LA NATURA E LE ORIGINI.
 L’ente più grande che conosciamo è l’universo (o lo spazio cosmico), il quale contiene tutti gli altri enti.
 Come scritto sopra, dell’universo ignoriamo i limiti, ma potrebbero esserci dei limiti?

Per dare la risposta più attendibile, partiamo, nell’argomentazione, dalla verità più certa: 
 l’ESSERE E’ ETERNO. 
 Poiché dal Nulla (non essere e non esistenza assoluta) non può avere origine nulla. L’“esistente 2” quindi proviene dall’“esistente 1” e non può in alcun modo provenire dal “non esistente 0”.

L’eternità è quindi la condizione di un Ente incausato. Ma può un ente eterno ed incausato avere una forma fisica finita? 
 La forma è una limitazione quantitativa, che esige sempre una motivazione che risponda alla domanda: “perché quella forma e quella quantità e non un’altra maggiore o minore?” 

In altre parole come può essere quantificabile in qualche aspetto un ente che è estraneo alla quantificazione temporale, in quanto non ha mai avuto inizio? Inoltre un ente eterno non potrebbe ne crescere ne diminuire riguardo al tempo, ne crescere o diminuire nella sostanza. Crescita e diminuzione, infatti, presuppongono un’interazione con altro diverso da sé. Cosa impossibile se l’Essere è Tutto da sempre. 

Se l’esistere da sempre rende l’Essere un ente assoluto, quindi unico nello stare fuori dal tempo rispetto ad ogni ente temporaneo, come può essere relativo come tutti gli altri enti ad una forma, e quindi passibile di misurazione fisica? Dovrebbe per coerenza alla sua natura eterna, irriducibile alla temporalità, essere anche, per la stessa natura, irriducibile alla spazialità. Eternità ed infinità quindi si richiamano reciprocamente nella natura dell’Essere poiché per entrambe non dev’esserci ne inizio ne fine, ne principio ne termine.
 Se infatti per certo l'Essere non ha avuto inizio nel tempo e neanche può avere fine, allora è altrettanto certo che non ha avuto inizio la sua sostanza e nemmeno può avere fine. Infatti una sostanza eterna, finita e circoscritta, essendo quantificabile, perderebbe l’assolutezza (poiché sarebbe come tutti gli altri enti finiti e circoscritti) che invece possiede per la temporalità. Se infatti l'Essere esiste da sempre e sta fuori dal tempo, come può da sempre avere una forma finita e stare in essa? Se il tempo non lo contiene perché dovrebbe contenerlo una forma fisica? La mancanza di limiti temporali a cui sfugge la natura dell'Essere, lo rende per la sua stessa natura irriducibile anche alla forma...

Perché solo un ente è eterno? Perché l’eternità esclude la contemporaneità di diverse sostanze, in quanto un ente costituito da più sostanze è sempre il risultato di un processo evolutivo causato; inoltre voglio precisare che solo un ente incontenuto e che contiene tutti gli altri, può essere la causa ontologica incausata, poiché, per logica, l’ente più grande è sempre causa ontologica e di trasformazione dell’ente contenuto. E così, come solo un ente che non ha avuto inizio, può essere causa di enti temporali, così solo un ente che non ha fine può essere causa di enti finiti. Ogni ente formato è quindi causato e temporaneo

L'essere quindi se è ETERNO è anche INFINITO.

Ora dobbiamo isolare questa ulteriore e fondamentale verità appena dedotta e trarne le conseguenti implicazioni filosofiche.
 Certamente un ente eterno ed infinito:
 E’ unico
 E’ tutto
 Contiene tutti gli altri,
 Non ha forma,
 E’ immobile,
 E’ immutevole
 È incausato,
 Con le suddette qualità è certamente un ente assoluto (cioè unico, senza una copia simile). Questo significa che per logica, non può essercene un altro con le stesse caratteristiche. Non possono esistere due enti infiniti per estensione, ogni ente finito sta per logica dentro un ente più grande. 
 L’ente che possiede l’infinitezza, quindi è UNICO e CONTIENE TUTTI GLI ALTRI. 
 L’ente infinito NON PUÒ AVERE UNA FORMA, poiché non è contenuto da alcun altro. 
 L’ente infinito è IMMOBILE, per la sua stessa natura eterna, inoltre se si espandesse lo potrebbe fare solo dentro un altro ente che lo contiene, ma ciò non può avvenire, non essendoci un ente più grande. Se solo un ente è immobile, e senza forma, tutti gli altri possono essere mossi e trasformati, ma da cosa? Certamente da una causa agente. Quindi ogni volta che scopriamo un movimento ed una trasformazione, sappiamo per certo che vi è stata in principio, oppure è in atto, una causa. Ora l’ente infinito non avendo forma deve essere INCAUSATO ed ETERNO, poiché se fosse causato non sarebbe più ne infinito ne eterno, e si dovrebbe ricercare una ulteriore causa infinita ed eterna. 

Ogni ente relativo deve possedere tutte le qualità fisiche inerenti al suo stato di dipendenza dall’ente assoluto, altrimenti, se ne mancasse una, o ne avesse una in più, quella sarebbe la prova che non sarebbe effetto ontologico dell’ente assoluto. 
 Perciò se solo uno è l’ente assoluto e da esso dipendono tutti gli enti relativi, essi, all’opposto, devono necessariamente essere: 
 Finiti,
 Porzioni del tutto,
 Molteplici,
 Contenuti,
 Formati,
 Mobili,
 Mutevoli
 Causati,
 Temporanei.
 Noi esseri umani, capaci di percepire la realtà, vediamo che in effetti tutti gli enti relativi hanno le suddette caratteristiche, e questa è la verità evidente (tranne la caratteristica della temporaneità (corpi celesti) e finitezza dell’universo la quale viene dedotta logicamente), perciò ogni confutazione deve portare la dimostrazione del contrario.
 Vi è da aggiungere che un ente assoluto che è stato UNICO, prima di essere causa prima di tutto il MOLTEPLICE, non può che trasferire negli effetti, in modalità relativa, ciò che esso è da sempre. 

Mi spiego meglio: il MOLTEPLICE che noi conosciamo proviene dall’UNICO e dal TUTTO, prima di essere distinto in un diverso stato d’essere (finito, formato, causato, ecc.), perciò gli effetti non possono avere niente di nuovo che non facesse già parte della Sostanza Prima, in altre parole se la Sostanza Prima ha la possibilità di variegarsi in innumerevoli modalità fisiche di essere, e in proprietà e facoltà metafisiche, ciò significa che aveva già in Se Stessa queste caratteristiche, che poi ha trasmesso agli effetti. Infondo questo dinamismo ontologico è già notevolmente presente in natura, pensiamo al seme, all’embrione, all’uovo, essi hanno ricevuto potenzialmente dalla loro causa tutte le proprietà che in seguito svilupperanno. 
 Un effetto originato non può possedere nulla di più della sua CAUSA SENZA ORIGINE così come la CAUSA SENZA ORIGINE non può in alcun modo trasferire all’effetto una proprietà che ESSA da sempre non possiede.
 La SOSTANZA PRIMA possedendo la Vita cosciente, capace di autocoscienza, e le Facoltà metafisiche sopraccitate, è certamente Dio, 
 ESSERE SUPREMO e quindi “PRINCIPIO PRIMO” di Tutto ciò che esiste.

3. LA SOSTANZA PRIMA
 Concentriamoci sulla SOSTANZA PRIMA unica, eterna e infinita, lasciando fuori per ora tutti gli enti causati, abbiamo dedotto che essa è viva e pensante, cosciente di essere autocosciente; e deve esserlo stata da sempre ed in modo assoluto, poiché ciò che ha avuto un origine smette di essere infinito ed eterno. 
 Vi è un quesito da capire: 
 A ) - da una parte la coscienza autocosciente richiede un SOGGETTO metafisico che colga Se stesso come IO e come SOSTANZA.
 B ) - dall’altra non possono esserci stati, in origine 2 enti separati perché ciò preclude l’assolutezza necessaria per spiegare tutto il relativo. 
 Bisogna tornare all’UNO ASSOLUTO giustificando la “coscienza dell’autocoscienza”. 
Come è possibile l’ASSOLUTEZZA TRINITÀRIA ?

Spiegazione: 
 La “COSCIENZA DIVINA” corrisponde e occupa tutta la Sostanza Prima, tanto da poter dire che TUTTO è cosciente, e dunque TUTTO PENSA. 
 Sostanza e coscienza sono un’unica cosa, indivisibile; così come pensare e agire sono un unico atto. Nell’eternità dell’Essere, quindi, pensare e operare si equivalgano; in altre parole, quando la COSCIENZA DIVINA pensa sta operando. Ma a cosa può pensare Colui che è Tutto e l’Unico? 
 Solo a Se Stesso, non essendoci altro oggetto di pensiero fuori da Sé; non essendoci un “fuori”. 
Pensando da sempre a SE STESSO – essere infinito, compie, quindi, da sempre la seguente operazione: come SOSTANZA COSCIENTE E PENSANTE partecipa SE STESSO-GENERANTE ad un essere identico a Sé-GENERATO, che diviene riflesso del GENERANTE mostrandogli la Sua Identità, cioè chi Esso sia: il GENERATORE ONNIPOTENTE.
 Non vi è in queste operazioni, alcun aumento di SOSTANZA essendo essa infinita e perciò inestensibile, e neanche mutamento, essendo ontologicamente immobile, e neanche differenziazione di SOSTANZA, perché tutto avviene ad un livello metafisico dentro l’unica SOSTANZA PRIMA.

Perciò, riepilogando vi sono tre Soggetti in Uno: GENERANTE – GENERATO – GENERATORE

Dall’eternità vi dev’essere:
 I ) - un Soggetto cosciente di essere Sostanza (IO SONO).
 II ) - un Soggetto perfettamente identico, che permette l'autocoscienza all'IO e di conoscere la sua Essenza (COLUI). 
 III ) - un Soggetto cosciente di essere autocosciente, quindi cosciente di essere: sostanza ed essenza insieme = Ente (CHE SONO). 

Il nome che Dio rivelò a Mosè sul monte Sinai: “IO SONO - COLUI - CHE SONO” è in perfetta coerenza con le conclusioni logico filosofiche. 

SECONDA PARTE

Il Principio Primo causa ed artefice di tutta la realtà relativa - implicazioni logico filosofiche.

Siamo giunti a dimostrare che tutto ha avuto necessariamente origine da una sola Sostanza Prima, eterna ed infinita, avente tutte le facoltà metafisiche: Vita, Coscienza autocosciente, e grazie a quest'ultima: pensiero, volontà libera, memoria, sentimento. Ora, essendo eternamente unico nell'essere e nell'esistere, lo chiameremo PRINCIPIO PRIMO. E poiché da esso tutto ha avuto origine, e quindi tutto da Lui dipende, Esso è il termine fisso della perfezione: 

A - Riguardo alla perfezione estetica perché Lui è contemporaneamente artista e modello unico ed eterno di ogni riproduzione. 

B - Riguardo alla perfezione morale perché non esistendo niente fuori da Sé, non poteva ne odiare ne offendere nessuno, perciò il PRINCIPIO PRIMO è costituzionalmente, dall'eternità, Amore per Sé stesso; Nulla poteva fare "ad intra" se non amarsi, nulla poteva fare "ad extra" se non per amore. 

C - Riguardo alla perfezione funzionale, essendo Amore e non potendo per logica fare qualcosa di contrario al Suo bene, ha costituito ogni cosa, 'altra' da Sé, buona come Lui. Ma perché ha dato origine ad altre entità? Per amore di Sé stesso e dei suoi connaturali attributi: primo fra tutti la LIBERTA'. Ma un attributo come la LIBERTA' non esercitato "ad extra" dal PRINCIPIO PRIMO non può essere valorizzato in altro modo se non con il non voler fare niente. Perciò tutto ha avuto origine per amore della LIBERTA' e la volontà libera di manifestarla esternamente. Ma come poteva Egli manifestare la LIBERTA' ad extra? Solo attraverso la produzione (o creazione) di altri soggetti diversi da Sé. Non c'era altro modo. E cosa poteva creare di diverso da Sé? Solo Sé stesso in modalità relativa: l'Uomo. 
 La prima idea è stata questa. L’Uomo libero. Ma ogni idea è pensata, ed ogni pensiero della Sostanza Prima è una chiamata all’esistenza; allora nella Sostanza Prima sono stati riprodotti in forma metafisica e gerarchica, tutti gli enti che avrebbero costituito la realtà fisica. E come dalla Sostanza Prima è stato pensato per primo l’Uomo-Dio, ed Essa è stata il Principio Primo di Esso, così ogni altro uomo che ha abitato ed abiterà la terra ha un relativo “principio” di natura metafisica. La Mente Divina ha già dato origine a tutta intera la realtà fisica in forma metafisica mediante il suo pensiero. 

Prima di continuare a parlare dell’Uomo, però, studiamo meglio il Principio Primo.
 Se quest’ultimo è unico dall’eternità ed ha solo se stesso come modello, è possibile dedurre quali sono le caratteristiche della sua natura e le propensioni della sua volontà?

CARATTERISTICHE NATURALI DEL PRINCIPIO PRIMO

1 - Unicità assoluta.
 2 – la quale implica volontà assoluta. Ed è chiaro che volere e potere sono un'unica facoltà.
 3 – questo implica l’onnipotenza; intesa come facoltà a compiere volontariamente qualsiasi cosa senza poter essere impedito da qualcosa o qualcuno. Anche perché non esiste qualcosa o qualcuno estraneo, indipendente e coeterno ad Esso, in quanto coscienza e sostanza sono un’unica cosa eterna ed infinita, quindi eternamente interdipendenti fra loro. 
 4 - tutto questo implica chiaramente l'onnipresenza, poiché se coscienza e sostanza sono un'unica cosa, la coscienza è consapevole di tutta la sostanza, la quale è dappertutto, la quale è tutto ciò che esiste…
5 – ed implica anche l’onniscienza, poiché interdipendenza e corrispondenza assoluta tra coscienza e sostanza permettono la totale conoscenza di Sé.

PROPENSIONI DELLA SUA VOLONTÀ

UNICITA’
L’Unicità eterna del Principio Primo spinge la sua volontà a perseguire sempre l’Unità nel suo operare.

BONTA’
L’eterno sentimento di amore e benevolenza verso se stesso (ad intra), Lo spinge a operare sempre con (e per) amore e benevolenza ad extra. 

GIUSTIZIA 
 La giustizia è prerogativa esclusiva degli esseri intelligenti essa si fonda sulla verità, ed è la corrispondenza perfetta tra le opere compiute e la verità conosciuta. 
 Un Ente eterno ed infinito essendo esso stesso l’unica Verità di riferimento, e non avendo suggestione e motivo (poiché essi possono venire solo dall’esterno) per essere ingiusto, non può che praticare la Giustizia assoluta.

PROCEDURA LOGICA DELLA AZIONE DIVINA
 Ora andiamo a ragionare sulla procedura logica della azione divina nell’organizzare la produzione degli enti relativi. 
 Alla base del discorso pongo le conclusioni già dedotte come vere, e cioè che Tutta la sostanza nel suo principio ontologico, è viva, cosciente, infinita ed eterna, quindi non vi può essere per essa trasformazione alcuna che possa impedire la coscienza\sostanza del Principio Primo di sapere “cosa avviene” e “cosa avverrà”, essendo, nella Sua veggenza tutto eternamente presente e soggetto alla Sua volontà. 
 In sintesi: essendo Esso l’Eterno Essere, presente in Tutto l’esistente: può vedere in Se Stesso la storia di Sé Stesso come manifestazione di Se Stesso nel tempo. Lui è Tutto l'Essere.
 In altre parole: non potendo alcuna cosa uscire dalla sua presenza, sottrarsi alla sua dipendenza ontologica, ed essergli così ignota e sconosciuta, concludo che Lui conosce tutto, poiché tutto in Lui è già avvenuto. 
 Ora la Sua manifestazione nel Tempo, avviene a due livelli: ideale e temporale. Ad un livello ideale vi è un ordine gerarchico di dignità, che non corrisponde però alla apparizione nel tempo, il quale caratterizza la storia dell’universo. Perciò come Regista e scenografo divino ha prima pensato al protagonista: l’Uomo libero, poi alla trama del film, e all’intero “cast”, ed infine alla condizione in cui farlo vivere, alla “scenografia” che permettesse all'Uomo di esercitare la libertà. 

Come si giunge a dedurre la procedura che fonda la necessità di un Uomo come PROTAGONISTA PRINCIPALE?

E’ necessario entrare in profondità nella Natura divina per capire la procedura dell’azione “ad extra”.
La Natura divina abbiamo visto è strutturata nel seguente modo: GENERANTE – GENERATO – GENERATORE formando unità perfetta.

>>> Scritto in fase di stesura, soggetto a correzioni. 

 P. S. ACCETTO QUALSIASI SERIA CORREZIONE O CONFUTAZIONE FILOSOFICA.
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