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Oggi, abbracciando l’amico Beppe, salutiamo un papà del 72.mo...con lui salutiamo una generazione che, in gran parte, ci ha già lasciati. Loro hanno ricostruito il Paese e non so se noi siamo stati altrettanto bravi nel difenderlo: eppure ci siamo avvicendati con ogni buona premessa, ci siamo presi i nostri carichi sulle spalle e tutti abbiamo onorato un giuramento...dunque quando è successo che i confini della Patria sono crollati? Quando è successo che si sono calpestati i diritti civili che in una lunga marcia avevamo conquistato? Quando il debito è diventato un affare e l’onore un difetto? Com’è stato sostituito il sudore con la finanza o il tricolore con alchimie politiche? Algoritmi e smartphone sono entrati nelle nostre vite e abbiamo perso il senso dell’amicizia, del pudore, della felicità e molto altro. Chi ha tradito?...Chi si è venduto? Chi si è giocato il futuro di un popolo che avrebbe potuto vivere di bellezze, genialità e lavoro?
Forse abbiamo fatto del nostro meglio e ci consoliamo nell’intimità delle nostre sane famiglie, ci consoliamo, almeno, non identificandoci con i nuovi vessilli di false teorie globalizzate.
Davanti alla morte siamo nudi e spogli, la dimensione del dolore, quella si è globale e, al tempo stesso, intima, unica e...purtroppo ripetibile.
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Avevamo vent’anni, poco più o poco meno, quando prendemmo il mare: ne sono passati di anni, di gioie, delusioni, amori, sogni e vittorie... è cambiato il mondo e il Paese. Sono cambiate le navi. Siamo cambiati noi, nel fisico e nel pensiero: vecchi e maturi. La nostalgia ha preso il posto dello slancio; l’esperienza ha frenato l’irruenza e l’impazienza.
Pensando all’inventario della nostra vita, sapendo che altro dovremo vivere, lasciamo i ricordi al loro posto come medaglie sulla bandiera o...rimpianti e lacrime per ciò che avremmo voluto fare e per chi abbiamo dovuto salutare.
In gola il sapore di quel fumo denso e sulle labbra il salmastro di tiepide brezze; nel cuore il battito dei motori e il volo dei gabbiani.
Ci rassicura l’aver attraversato sia nere tempeste che la sconcertante vivida luce del mare piatto.
Sappiamo che intorno a noi ben poco è rimasto com’era: meglio o peggio che sia, ma senza aver perso l’abitudine, guardiamo di prora!
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Il nostro confine non è la costa ne l’orizzonte o una tempesta, ma la prua. Dove le cubie saranno frustate dal precipitare delle catene, lì sarà il nostro confine. Dove avremo portato il cuore e la bandiera restituiremo l’anima, non la passione e il coraggio che conserveremo per altre vite e altri viaggi.
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Caro Ammiraglio, ho la gioia di pensarti giovane compagno di camerata. Anche se mi sono perso quarant’anni di galloni, alamari e greche...cucite con orgoglio e fatica ai ricordi della tua vita...ho la felicità di poterti abbracciare augurandoti ogni bene. Buon compleanno Gian Paolo!
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10 Giugno Giornata della Marina Militare https://youtu.be/Kg11AD_Nh8g
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