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Il telescopio spaziale James Webb aprirà nuovi orizzonti per l’astronomia grazie a innovative tecnologie all’avanguardia. La NASA rende noto che vari team di ricerca sfrutteranno le capacità del telescopio per esplorare la misteriosa natura delle nane brune e trovare nuovi indizi sulla formazione stellare, planetaria e sulle atmosfere esoplanetarie.
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Un team internazionale di astronomi ha individuato una sorprendente sovrabbondanza di stelle colossali all’interno della nostra vicina galattica, la Grande Nube di Magellano, più precisamente nella poderosa regione di formazione stellare 30 Doradus.
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Lo spazio attorno alla Terra chiamato magnetosfera può sembrare vuoto, ma in realtà è tutta una festa di particelle ad alta energia che si muovono lungo le linee di campo magnetico. I ricercatori hanno utilizzato dati della Magnetospheric Multiscale Mission per analizzare il movimento degli elettroni nella magnetosfera
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Le giovani galassie sono vere e proprie fucine di nuove stelle che nascono ad un tasso rapido, ma l’attività di formazione stellare diminuisce man mano che la galassia evolve, fino a che la galassia “si spegne”. Un nuovo studio, appena pubblicato su Nature, dimostra che la massa del buco nero al centro delle galassie può avere effetti sulla cessazione di nascita stellare nelle galassie stesse.
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Un gruppo internazionale di astronomi ha scoperto che l’esopianeta K2-106b, con raggio 1,5 volte quello terrestre, è insolitamente denso, tanto da essere composto in gran parte da ferro e metalli pesanti.
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Gli astronomi dell’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics hanno utilizzato il Very Large Array (VLA) per osservare l’ammasso 1RXS J0603.3+4214, dall’aspetto simile ad uno spazzolino da denti, tanto da essere stato soprannominato “Toothbrush cluster”.
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Secondo un nuovo studio i cambiamenti nell’attività solare possono influenzare colori e formazione delle nubi nell’atmosfera del pianeta Urano
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Nonostante le molte scoperte straordinarie che gli scienziati hanno realizzato sull’Universo, non siamo ancora certi dei processi che hanno portato alla nascita del nostro Sistema Solare. Gli astronomi dell’University of Chicago hanno presentato una nuova teoria secondo la quale il nostro Sistema Solare potrebbe essersi formato all’interno di bolle soffiate dal vento stellare di una gigantesca stella di Wolf-Rayet, morta ormai da molto tempo.
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In un nuovo studio pubblicato su The Astrophysical Journal un team dell’University of California, San Diego, ha esaminato i dintorni energetici del vorace e brillante buco nero supermassiccio al centro della galassia 3C 298, un quasar a circa 9,3 miliardi di anni luce di distanza
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Analizzando i segnali radio rilevati durante tre mesi di osservazioni del Very Large Array (VLA) un team di astronomi ha individuato la spiegazione più probabile per la sequenza di eventi provocata dalla violenta fusione di due stelle di neutroni, in una galassia a 130 milioni di anni luce dalla Terra.
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