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https://hermioneat.blogspot.it/2017/04/venditrice-di-libri.html

Venditrice di libri
Per campare vendo libri. Usati, ovviamente. Non ho i soldi per comperarne e rivenderli.
Me li procuro saccheggiando le librerie di chi deve traslocare e non sa dove mettere tanti volumi. C'è chi mi conosce e fornisce il mio numero di cellulare a chi ne ha bisogno. Magari lo fa anche ridendo, lo so. A volte mi sento una barzelletta vivente ma a me non interessa.
Conta che mi chiamino quando ci sono dei libri destinati alla discarica.
Ecco.... a volte finisco pure lì, a ravanare nei cassonetti della carta da mandare al macero.
Voi non sapete quali tesori si possono trovare! Non parlo di edizioni rare, di quelle difficilmente la gente se ne libera così. No. Parlo di libri comunissimi. Favole, storie, romanzi, saggi.. anche libri di scuola ma questi sono i più malconci. Pieni di sottolineature, scarabocchi.. di X ama Y... se non di disegni osceni.
Comunque sia, quando entro in possesso di questi vecchi volumi, me li sfoglio bene. Controllo che almeno le pagine ci siano tutte, se ci sono scritte a matita le cancello... insomma! Cerco di dar loro una nuova vita. Faccio un nuovo make up, diciamo così. Inoltre, in mezzo alle pagine si trova sempre qualcosa. Pensate che una volta ci ho pure trovato una banconata da diecimila lire.... robe da chiodi!
Ma tornando a me, nei giorni di mercato, allestisco il mio banchetto e li espongo in bella vista. Non se ne vendono molti ma qualcosina riesco a far su. Pane e latte me lo compro, come si suol dire da queste parti.

Faccio così con tutti ma con questo... no! Non ci sono riuscita. Quando l'ho visto, là, nel cassone della carta in discarica, ho avuto un mezzo mancamento. Come una pazza mi sono buttata dentro e l'ho preso con mani tremanti, Le gambe molli. La paura di sbagliarmi.... e invece, no! Non mi ero sbagliata affatto.
Eccolo! Era proprio lui! Il famosissimo Pinocchio di Collodi.
L'ho aperto e lì, in prima pagina, c'era la dedica.
"A Francesca,
leggendo si cresce. Leggi e diventerai un gigante.
Il nonno"

"Embè? Che c'è di strano?" chiederete voi. Non si tratta di una dedica ad un personaggio famoso o di un personaggio famoso a qualcun altro. "E allora?".

E allora, nessuna dedica può battere quella. Nemmeno se fosse firmata da Dio in persona e fosse originale e autenticata dal notaio.
Perchè? Ma perchè Francesca sono io!
Myrtilla

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Il mio pensiero con un raccontino

Il tavolo era già pronto. Tovaglia nuova, piatti e posate e bicchieri sistemati alla perfezione. La pagnotta di pane nero già sul tagliere col coltello vicino. Acqua birra.
Il sugo era finito. Quello speciale. Il ragù di verdure che tanto piaceva ai suoi. Aglio cipolla scalogno sedano carota zucchina tutto tritato non troppo fine.
La pasta era praticamente cotta. Solo da scolare.
Avrebbe messo tutto nella grande padella col ragù, girato bene e cosparso abbondantemente di parmigiano.
Di secondo il pollo arrosto era nel forno, in caldo.
La frutta faceva bella mostra nel cestino di midollino bianco.
Tra poco sarebbero arrivati e lei avrebbe portato in tavola.
Ah, eccoli! Erano già in cortile. Il marito parcheggiò l’auto in cortile e la figlia entrò e depositò sul divano cappotto e borsa.
“Ciao! Come è andata la giornata?” domandò andando loro incontro.
Nessuno le rispose. Era un periodo di tempo che per quanti sforzi facesse era come se nessuno la vedesse. Come se fosse trasparente.
Non se ne spiegava la ragione eppure…

- Papà, mi cambio e preparo qualcosa. Cosa faccio?
- Tira fuori dal congelatore qualcosa di veloce. E’ tardi ho fame e sono stanco
- Già! Anch’io… prima arrivavamo e lei ci veniva incontro. Ciao come è andata la giornata? e la cena era in tavola.. ora…
La ragazza si mise a piangere. Suo padre l’abbracciò.
- Lo so! Manca anche a me… ma purtroppo non c’è più… dobbiamo superare questo momento…
- E’ dura però!

La donna li guardò. Forse aveva capito. Ora non faceva più parte del loro mondo. Era passata in un’altra dimensione dove per loro l’ingresso era ancora chiuso.
“Meglio così!” pensò. “Non è ancora la vostra ora”.
Lei li avrebbe aspettati nel suo nuovo mondo.
Myrtilla

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https://hermioneat.blogspot.it/2017/03/la-prima-volta.html

#ispirazioniandco #teatro

Non sapeva cosa l’aspettava. Era la sua prima volta ed era impaurita.
Aveva già fatto un giro sul luogo. Era salita sul palco da sola a teatro vuoto e si era guardata intorno. Un grande semicerchio si stendeva di fronte a lei, più in basso, pieno di poltrone di velluto rosso scuro ben allineate. Ad incorniciarlo, quattro piani di loggioni ricchi di stucchi dorati.
Dall’alto enormi lampadari in cristallo pieni di gocce che riflettevano la luce di centinaia di lampadine. Ricordava che aveva pensato che se soltanto uno fosse caduto avrebbe compiuto una strage tra gli spettatori. Pensiero idiota si era detta e l’aveva cacciato.
Aveva provato ad immaginare tutti quei posti occupati, la gente elegante in attesa che iniziasse lo spettacolo. Piena di aspettative Oppure dubbiosa. In fondo, era un’esordiente.
Ci aveva provato ma non era riuscita. Solo un vago senso di paura nello stomaco. Di inadeguatezza nella mente.
Ora, però, vago non era più. Si era trasformato in terrore vero e proprio.
E se avesse dimenticato le battute? E se fosse entrata in scena al momento sbagliato?
E se…
Qualcuno le disse che stava per iniziare.
Chiuse gli occhi, fece un respiro profondo ed uscì dal camerino.
Quando le luci si spensero, come un automa fece il suo ingresso sul palco. Come se qualcuno l’avesse spinta in avanti dandole un colpo alla schiena.
C’era molta gente in platea e sui loggioni ma lei non li vide.
La sua vita iniziava in quel momento.
Il teatro...lei che faceva teatro.
Myrtilla


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E' inutile

“E’ inutile che mi guardi così. Togliti pure quegli occhi mesti. E’ finita! Io sono cambiata. Sono cresciuta e tu…. Tu esci dalla mia vita. Basta!” disse la donna riponendo l’orsetto di peluche nel baule.
Myrtilla



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https://hermioneat.blogspot.it/2016/10/le-scale.html

Coricata accanto al marito che russava rumorosamente, era in attesa.
Tra poco sarebbe nuovamente successo.
Ogni sera o quasi, sempre alla stessa ora. Aveva paura ma non poteva parlarne con nessuno. L'avrebbero presa per pazza.
La prima volta che era successo aveva svegliato lui ed erano scesi entrambi, impauriti ma assieme per farsi coraggio l'uno l'altro.
Passi su per le scale e in corridoio.. ladri avevano pensato. Non c'era nessuno. Niente fuori posto. Porta chiusa, tutto in ordine... solo il cane che uggiolava ma anche fuori tutto come sempre.
"Te lo sei sognato" le aveva risposto irritato. Ma lei era sveglia e leggeva. Per di più leggeva un libro di Smith, un romanzo ambientato in Sudafrica. Non un horror.
La notte successiva si era ripetuto tutto. I passi, lo svegliare il marito, il suo nervosismo per il sonno interrotto per nulla.
"Smettila di leggere quei libri che poi fai impazzire me! O prenditi un sonnifero"
Così, nelle notti seguenti era rimasta immobile nel letto ad ascoltare quei rumori inquietanti, incapace quasi di respirare.
Poi, improvvisamente, le era venuta un'idea strapalata. Si stava preparando a fare le tagliatelle quando il pacchetto della farina le era caduto.
Si era seduta un secondo guardando la polvere bianca sparsa a terra. L'idea era davvero folle ma poteva provare. Al limite se non avesse risolto niente come era probabile avrebbe preso davvero quel sonnifero.
Scopa e paletta e aveva raccolto la farina mettendola in un secchio. Le sarebbe di nuovo servita.
Quella sera, aveva atteso che il marito andasse nel bagno a fianco della camera da letto e poi velocemente aveva sporcato le scale con la farina recuperata.
Ora era in attesa tremante nel letto. Il tempo sembrava essersi fermato. Era lì, immobile come se non esistesse. O come un fermo immagine.
D'improvviso, il cane...il suo uggiolio... e quei passi... pesanti, ben calcati sugli scalini.... Poi in corridoio, oltre la loro camera
Avrebbe voluto scendere, andare a vedere ma le gambe non reagivano. Erano come bloccate. Attese. Cosa, non avrebbe saputo dirlo.
Si era appena assopita quando suonò la sveglia. Il marito si alzò, si stirò ed aprì la porta della stanza.
"Oh, porca...
"Che è successo?
"Credo... credo che abbiamo avuto ospiti stanotte....
Si alzò tremante, Sul pavimento del corridoio si vedevano chiaramente impronte infarinate di scarpe. Scarpe da uomo.
Myrtilla


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http://hermioneat.blogspot.it/2016/07/finalmente-la-sera.html

Finalmente è giunto il momento desiderato. E' sera. E' ancora presto ma le gambe doloranti, la stanchezza, richiedono riposo.
Nel letto, semisdraiata, il cuscino dietro le spalle, il corpo in movimento a cercar la posizione giusta. Solo il lenzuolo a far da barriera alle poche zanzare nella stanza.
L'abat-jour accesa, un libro tra le mani.
Distensione totale. Relax! Godimento puro dopo una giornata sfiancante tra impegni, corse, intoppi, lavori in corso e cantieri stradali che costringono a deviazioni assurde.
Ora, un po' di pace. Silenzio e semioscurità.
In sottofondo il rombare arrotondato e morbido delle macchine sull'autostrada non lontana interrotto solo raramente dal clacson di qualche mezzo pesante; un abbaiar di cani in lontananza e di altri che rispondono; un uccello notturno che emette il suo richiamo rapido e improvviso. Da brividi. Il leggero russare del marito a fianco
La sua musica notturna. La sua ninnananna.
Pace! Che bella parola! Da godere fino in fondo. Qualche pagina del libro e poi dritta all'appuntamento con Morfeo, caro amico.
La porta che si apre in fondo alle scale col solito cigolio. Passi lenti e pesanti, faticosi, che salgono.
”Puoi venire? Il gatto vomita....”
Il libro che vola sul letto tra sbuffi e silenziose imprecazioni.
“Ciao, pace Alla prossima!”.
Myrtilla

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http://hermioneat.blogspot.it/2016/05/al-mercato.html


La donna col velo si fermò ad un banco di verdura al mercato. Aveva visto dei pomodori tondi, rossi, succulenti. Di quelli buoni.
Ne chiese un chilo.
L'ambulante la squadrò un momento poi si girò verso la moglie.
- Dami cuj là (dammi quelli là)
- Ma sun mes mars.... (ma sono mezzi marci)
- E cusa voeti ca sapia s'araba... a sun già fin trop beij per chila. (e cosa vuoi che ne sappia l'araba? Son già troppo belli per lei)
Brontolando fa ti ca't sei (fai tu che sai), la moglie mise i pomodori troppo maturi, buoni a malapena per la conserva in un sacchetto.
La donna velata fece notare che gi altri erano più belli, più sodi
- Ma questi sono più buoni, madamin... proprio belli maturi... hanno un profumo.... - rispose l'uomo con uno strano sorriso.
La donna lo guardò uno sveloce lampo negli occhi. Prese il sacchetto e tirò fuori dalla tasca una banconota. Un dinaro iracheno.
- Ohi ti... che roba è sa qui? Mi voi gli euri nen sta schifessa... (Ehi, tu... che roba è questa? Io voglio degli euro non questa schifezza).
Guardandolo con quegli occhi neri che sembravano di carbone, la donna araba gi sorrise.
Con un piemontese stentato gli rispose: - Per na schifesa si pagga con la schifesa, monsù. (per la schifezza si paga con la schifezza)
Myrtilla

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EBBENE SÌ

Un simpaticone mi ha definito come petulco. Forse credeva di offendermi. Oppure mi credeva ignorante. Però a questo punto, l'ignorante è lui che non sa che qualsiasi dubbio può essere risolto dal dizionario di italiano.
E modestamente, tra me e il dizionario c'è uno stretto legame. E' il mio miglior amico. Non avendo una grande cultura, quante volte mi ha dato una mano! Quante volte ha evitato che io prendessi cantonate pazzesche e mi spaccassi il grugno contro errori e svarioni grossolani.
Certo non conosco tutte le parole italiane. Troppe! La nostra lingua è molto ricca e così piena di sottigliezze che nemmeno ci si immagina.
Quindi anche questa volta mi sono rivolto a lui, al mio amico fidato.
L'ho aperto, sfogliato e al termine petulco ho trovato come significato: detto di animale con le corna e che usa le corna per cozzare contro un suo simile. Dicesi altresì di persona ostinata che prende a metaforiche cornate i problemi.
Oddio.. forse non erano proprio queste le parole... scusate, ma la memoria è un po'.... labile ultimamente.
Resta il fatto però che sì, io sono proprio il tipo che prende a cornate i problemi. E non solo quelli. La vita intera! Abbasso la testa e carico come un toro, corna in avanti e sbuffi dal naso.
Sì, sono petulco anch'io!
Mi spiace solo per il simpaticone. Non si è reso conto che invece di offendermi mi ha descritto alla perfezione.
Eh, sì! Questa volta, il petulco ha battuto il saccente!
Myrtilla

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http://hermioneat.blogspot.it/2016/06/non-doveva-andar-cosi.html


Si inerpicò sulla collina. Lungo il sentiero battuto da troppi escursionisti calpestò pietre e mozziconi. Arrancò per la ripida salita. Si fermò. Ripartì. Voleva arrivare alla cima prima che fosse buio.
Doveva vedere l'ultimo sole. Godersi gli ultimi raggi. Ammirare il crinale che chiudeva il fondo valle, laggiù, lontano, a nord.
Chiuse gli occhi per la fatica. Un ultimo sforzo e avrebbe potuto sedersi e riprendere fiato. Ecco! Ancora pochi passi.. gli ultimi...
Che serie di ultimi quella notte! I passi, i raggi del sole, il sole stesso... ma la vita andava così e bisognava accettarla per quello che era. In fondo ce l'avevano imprestata mica venduta. E quando si parla di prestito si sa già che prima o poi la richiedono indietro.
Posò il piede sul punto più alto della collina. Un respiro profondo e si lasciò cadere sull'erba verde quasi umida.
Le gambe penzoloni nel vuoto. Sotto, la vallata che si stendeva per centinaia di chilometri interrotta solo da grattacieli e fabbriche. Che schifo! La natura deturpata, svilita, violentata per il dio denaro. I fiumi imbrigliati. La loro azzurra acqua divenuta marrone di morte. L'aria resa grigia, di piombo per gli scarichi di automobili e ciminiere. E poi la chiamavano vita.... Illusi!
Guardò il sole che scendeva all'orizzonte dietro i monti lontani. Mancava poco ormai. Aveva fatto calcoli precisi al millesimo di secondo. Quando il sole fosse arrivato a baciare la cima del monte più alto, la vera vita sarebbe iniziata. E lui si sarebbe goduto lo spettacolo fino in fondo. Il ritorno alla vita ancestrale. Il ritorno al vecchio mondo semplice e pulito.
Mancava pochissimo ormai. Tolse di tasca il cellulare pronto a chiamare il numero della nuova vita. Un numero facile aveva scelto. Facile da ricordare.
Un fruscio alle spalle lo fece rabbrividire. Un movimento pesante.... un alitar greve... si voltò. Due lucine luminose lo stavano fissando. Occhi di demone.
Si spaventò. Si mosse bruscamente. Si sentì precipitare nel vuoto. Cercò di abbrancarsi a rami o pietre. Ci riuscì a malapena. Il cellulare gli sfuggì di mano e sparì nel baratro.
No! Non doveva andar così! Lui era il salvatore della terra! Dovveva riportarla alla sua bellezza naturale! Non doeva andar così!
Non aveva più senso restar appeso a penzoloni nel vuoto ormai. Lasciò la prese e cadde.
Il cinghiale si affacciò all'orlo del burrone annusando e grugnendo. Poi, girò le spalle e se ne andò.
Myrtilla
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