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443 “The Magnificent Ambersons” (Orson Welles, USA, 1942) tit. it. “L'orgoglio degli Amberson“ * con Tim Holt, Joseph Cotten, Dolores Costello

Dopo aver visto ieri “La vera storia di Quarto potere“ ho concluso l’anno con un (quasi) vero film di Orson Welles, quello ufficialmente successivo a “Citizen Kane” (in mezzo ci sarebbe “Journey into Fear”, tit. it. “Terrore sul Mar Nero” per il quale l’apporto di O. W. è uncredited). Ho scritto “quasi” in quanto anche questo secondo film con la RKO-Mercury ebbe i suoi problemi, costò molto, il primo montaggio fu giudicato troppo lungo e così, approfittando dell’assenza di Welles (in Europa), la produzione tagliò molte scene accorciandolo di quasi ¾ d’ora e cambiò il finale (ri-girato da Robert Wise), tanto che al suo ritorno il registe disconobbe il film. Le parti mancanti si conoscono solo dalla sceneggiatura definitiva, non esiste più alcuna immagine.
Questo “The Magnificent Ambersons” affronta vari temi simili a quelli di “Citizen Kane”, magioni esagerate, potere, presunzione e arroganza derivante da ricchezza che, anche in questo caso, non è sinonimo di vera felicità. Le ottime interpretazioni in generale vengono esaltate dalla fotografia di Stanley Cortez (quello di “The Night of the Hunter”,1955, tit. it. “La morte corre sul fiume”) e dalle inquadrature scelte da Welles poco convenzionali per l’epoca dai piani sequenza alle riprese dal basso. Anche se si resta un po’ con l’amaro in bocca per non poter sapere come terminava la vera versione di Orson Welles, “The Magnificent Ambersons” merita senz’altro un’attenta visione.
Singolare la scelta dei titoli di coda "letti" dallo stesso O.W., con il regista citato per ultimo (come si è soliti fare nei titoli di testa)
4 Nomination Oscar (miglior film, Agnes Moorehead non protagonista, fotografia e scenografia)
IMDb 7,9 RT 91%
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01/01/18
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442 “RKO 281” (Benjamin Ross, USA, 1999) tit. it. “La vera storia di Quarto potere“ * con Liev Schreiber, James Cromwell, Melanie Griffith
Storia molto interessante anche se evidentemente romanzata. Film non per tutti per il semplice motivo che se non si conosce “Citizen Kane” e non si ha familiarità con almeno parte dei nomi dei personaggi presenti (produttori, giornalisti, attori, ...) si perde molto. Si potrebbe dire che questo è un difetto in quanto si dà per assodato che gli spettatori possano capire al volo chi è chi.
L’interpretazione di Liev Schreiber, seppur elogiata da molti, non mi è sembrata granché, certamente meglio di lui hanno fatto una quasi irriconoscibile Melanie Griffith e (stranamente) Roy Scheider, ottimi senza alcun dubbio James Cromwell e John Malkovich.
In questo film i cinefili potranno apprezzare tanti dettagli relativi alla creazione di un film, dalla stesura della sceneggiatura base a quella definitiva attraverso i tanti cambiamenti in corso d’opera, dalla scelta delle inquadrature alle riprese e all’assemblaggio finale. Si svela anche (a chi non se ne rendesse conto) quanto contino nell’economia generale di un film il lancio, la pubblicità, i contatti con i giornalisti e la concorrenza, i “ricatti” che si subiscono e via discorrendo, a prescindere dall’effettiva qualità del prodotto.
Nel complesso un buon film, ma si resta con il lecito dubbio che la storia sia stata un po’ troppo romanzata.
IMDb 7,1 RT 92%
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30/12/17
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441 “Face” (Antonia Bird, UK, 1997) tit. it. “Criminali per caso “ * con Robert Carlyle, Ray Winstone, Steve Sweeney
Il soggetto non era niente male ed è a dir poco incredibile come gli sceneggiatori siano riusciti a renderlo risibile, con pessimi e abbastanza inutili flashback (ricordi sempre simili troppo ricorrenti e non fondamentali), dialoghi penosi e scene per niente plausibili. Comunque anche gli attori e la regista hanno le loro brave colpe.
Peccato, l’idea era buona. Questo è uno di quei casi in cui si dovrebbe sperare in un remake (di solito peggiori degli originali) ma in questo caso non si corre alcun rischio ... impossibile fare peggio.
IMDb 6,8 RT 42%
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30/12/17
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440 “Le couperet” (Costa-Gavras, Bel/Fra, 2005) tit. it. “Il cacciatore di teste “ * con José Garcia, Karin Viard, Geordy Monfils
Preso con un po’ di titubanza, ma la curiosità di guardare qualcosa di relativamente moderno del regista greco Costa-Gavras ha prevalso. Quelli almeno della mia età dovrebbero ricordare i suoi ottimi film di impegno politico come “Z - L’orgia del potere” (1969, 2 Oscar), “La confessione” (1970) o “L’Amerikano” (1972).
Anche se di tutt’altro genere e non dello stesso livello dei succitati, “Le couperet” mi ha divertito con la sua trama degna dei fratelli Coen (che tuttavia l’avrebbero probabilmente sviluppata meglio).
La storia si dipana fra la dark comedy e il dramma dei professionisti di mezza età che improvvisamente perdono il lavoro, incontrano enormi difficoltà a trovarne un altro dello stesso livello e cadono in depressione accettando eventualmente lavori come barista o commesso.
Anche se molti eventi sono abbastanza prevedibili, ci sono tante situazioni inaspettate, colpi di scena e sorprese, fino all’ultima scena che lascia lo spettatore in sospeso e libero di pensare come questa si concluderà.
La sceneggiatura, alla quale ha collaborato anche lo stesso Costa-Gavras, è tratta dal romanzo “The Ax” (1997) di Donald E. Westlake
Non un film eccezionale, ma senz’altro una piacevole sorpresa.
IMDb 7,4 RT 80%
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28/12/17
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439 “Notes on a Scandal” (Richard Eyre, UK, 2006) tit. it. “Diario di uno scandalo“ * con Judi Dench, Cate Blanchett, Andrew Simpson
Buon film e non poteva essere altrimenti visto il faccia a faccia fra Judi Dench e Cat Blanchett, due attrici di sostanza, in particolare la prima, entrambe candidate agli Oscar 2007.
La storia (tratta da un romanzo di successo) è moto semplice ma assolutamente avvincente, una ossessiva (sebben per molto tempo ben mascherata) pressione psicologica di un’anziana insegnante su una nuova arrivata, ma non giovanissima, collega che ha appena iniziato a insegnare per sfuggire alla routine quotidiana dell’ambiente familiare. Ben utilizzata la voce fuori campo di Judi Dench che mette al corrente gli spettatori dei propri (insani) propositi.
Al limite fra dramma e thriller, un film che vale la pena di guardare.
4 Nomination Oscar (Judi Dench protagonista Cate Blanchett non protagonista, sceneggiatura, colonna sonora originale)
IMDb 7,4 RT 87%
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28/12/17
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438 “True Romance” (Tony Scott, USA, 1993) tit. it. “Una vita al massimo “ * con Christian Slater, Patricia Arquette, Dennis Hopper, Gary Oldman, Brad Pitt, Christopher Walken
Film in tipico stile tarantiniano, sceneggiato dallo stesso Quentin Tarantino, ma lungi dall'essere a livello dei migliori usciti dalla sua "scuderia" (p. e. vari di Rodriguez). Può essere interessane sapere che è parte di una sceneggiatura molto più lunga, l’altra parte è stata lo script di base per “Natural Born Killers” (1994).
“True Romance” parte discretamente, si affloscia, si riprende con il duetto fra Dennis Hopper e Christopher Walken, per poi riperdersi prima di giungere allo scoppiettante finale splatter. All'epoca, Scott doveva essere un tipo molto apprezzato a Hollywood, almeno socialmente, per essere riuscito a coinvolgere tanti attori noti che certo hanno partecipato più o meno a titolo di amicizia. Oltre i due succitati Hopper e Walken, appaiono più o meno brevemente altri che certamente non avrebbe potuto permettersi con il suo budget: Brad Pitt, Gary Oldman, Samuel L. Johnson, James Gandofini, Tom Sizemore, ...
A tratti divertente e originale, guardabile ma secondo me sopravvalutato ... non vale il 7,9 di IMDb né il 92% di RottenTomatoes
IMDb 7,9 RT 92%
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27/12/17
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437 “Angels with Dirty Faces” (Michael Curtiz, USA, 1938) tit. it. “Gli angeli con la faccia sporca” * con James Cagney, Pat O'Brien, Humphrey Bogart
Per Natale ho scelto questo classico di un'ottantina di anni fa con la strana coppia James Cagney - Bogart Bogart (forse l’unica volta insieme), diretta da Michael Curtiz. Al fianco delle due icone di Hollywood degli anni 30-40 c'è Pat O'Brien che, a memoria, non saprei dire quante volte ha interpretato il ruolo di sacerdote, certamente varie.
Film fra il noir e il drammatico, con grande messaggio "morale" conclusivo che, tuttavia, fa perdere credibilità e limita molto le sue potenzialità. Ottimo il modo in cui, in un'ora e mezza, Curtiz riesce a raccontare la storia che si sviluppa nell'arco di una ventina di anni.
3 Nomination (miglior regia, sceneggiatura, James Cagney protagonista)
IMDb 8,0 RT 100%
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27/12/17
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436 “Bugsy” (Barry Levinson, USA, 1991) * con Warren Beatty, Annette Bening, Harvey Keitel, Ben Kingsley, Joe Mantegna, Elliot Gould, Richard Sarafian (Jack Dragna)
Basato sulla vera storia di Ben “Bugsy” Siegel. il gangster che “inventò” Las Vegas, almeno quella che si conosce oggi. La trama è ovviamente romanzata e tratta solo degli ultimi anni di carriera di Bugsy che, mandato in California dai suoi accoliti newyorkesi, si stabilì lì e ebbe l’idea di costruire una città nel bel mezzo del deserto del Nevada.
Leggendo i nomi degli interpreti nei titoli iniziali mi ha colpito quello di Richard C. Sarafian, che non avevo presente come attore (qui interpreta il mafioso Jack Dragna) ma ben ricordavo il suo nome per essere il regista del “cult” del Nuovo cinema Americano "Vanishing Point” (1971, tit. it. “Punto Zero”, con Barry Newman che interpreta il mitico Kowalski). Tante sono state le citazioni del film, di Kowalski e dell’auto, la famosa Dodge Challenger 1970, “protagonista” di una importante parte di “Death Proof” (di Quentin Tarantino, 2007). In quel film "Vanishing Point” viene menzionato più volte e Stuntman Mike (Kurt Russell) indossa lo stesso orologio di Kowalski.
Film tutto sommato buono, anche se trovo che le caratterizzazioni dei personaggi siano un po’ eccessive.
2 Oscar (scenografia e costumi), 8 Nomination (miglior film, regia, sceneggiatura, fotografia, Warren Beatty protagonista, Harvey Keitel e Ben Kingsley non protagonisti, e non da ultima la colonna sonora di Ennio Morricone)
IMDb 6,8 RT 85%
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27/12/17
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434 “Moulin Rouge!” (Baz Luhrmann, USA, 2001) * con Nicole Kidman, Ewan McGregor, John Leguizamo
435 “All That Jazz” (Bob Fosse, USA, 1979) * con Roy Scheider, Jessica Lange, Leland Palmer

Ancora una volta ho accostato due film di genere simile: musical moderni.
Anche se le recensioni, i rating, i premi, le Nomination e gli Oscar vinti li pongono molto vicini, trovo che le differenze fra i due sono abissali, quasi tutte a favore del film di Bob Fosse.
“Moulin Rouge!” è troppo rumoroso, con un montaggio frenetico anche al di fuori degli spettacoli (dove potrebbe essere più accettabile), colori e costumi troppo sgargianti, eccessivi, kitsch, musiche assolutamente in contrasto con il periodo, per lo più brani pop-rock (mal) adattati come la straziante rivisitazione di “Roxanne”, pieno di citazioni e scopiazzato da altri lavori (teatrali, letterari, musicali) e certamente troppo lungo per una trama così debole. Apprezzabile l’impegno di Nicole Kidman e Ewan McGregor, ma è evidente che non è arte loro.
Per alcuni versi la trama mi ha fatto tornare in mente “French Cancan” (diretto da Jean Renoir nel 1955, con Jean Gabin e Maria Felix) che aveva tutt’altro fascino, era ben ambientato e contava su una trama e due grandi attori che non ballavano né cantavano, lasciando il lavoro ad altri professionisti.
In “All That Jazz”, invece, tutto funziona e pur non essendo un musical “classico” come quelli di Fred Astaire e Ginger Rogers, tanto per intenderci, si percepisce chiaramente che Bob Fosse sapeva esattamente cosa volesse fare e lo sapeva fare. A suo vantaggio (e merito) nei confronti dell’australiano Luhrmann, c’è da sottolineare che prima che regista e sceneggiatore hollywoodiano, fu lui stesso ballerino e coreografo e che il film è in buona parte autobiografico sia per la parte sentimentale e familiare sia per il doppio lavoro di portare in scena un musical mentre combatteva con il montaggio di un film (riferimento al suo “Lenny”, 1974, con Dustin Hoffmann, mentre preparava il musical “Chicago” a Broadway).
Tutti gli interpreti che si esibiscono sul palco in audizioni o prove sono più ballerini che attori e la cosa si nota nelle varie ottime coreografie nelle quali non ci si poteva mascherare dietro costumi coloratissimi e montaggio frenetico.
Del film di Fosse ho anche apprezzato la sceneggiatura con le due storie parallele e con il lungo confronto Roy Scheider - Jessica Lange, nonché le ripetizioni delle scene del monologo di Cliff Gorman sulle 5 fasi della morte.

“Moulin Rouge!” ottenne 2 Oscar (scenografia e costumi) e 6 Nomination (miglior film, Nicole Kidman protagonista, fotografia sonoro, trucco, montaggio) * IMDb 7,7 RT 76%

“All That Jazz” ottenne 4 Oscar (montaggio, scenografia, costumi e colonna sonora) e 5 Nomination (miglior film, regia, Roy Scheider protagonista, sceneggiatura e per la fotografia l’italiano Giuseppe Rotunno), oltre alla Palma d’Oro a Cannes * IMDb 7,8 RT 85%

(le prime 3 foto si riferiscono a "Moulin Rouge!", le altre 5 a "All That Jazz" ... e la differenza è lampante!)
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24/12/17
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433 “Jagten” (Thomas Vinterberg, Dan-Sve, 2012) tit. int. “The Hunt” - tit. it. “Il sospetto” * con Mads Mikkelsen, Thomas Bo Larsen, Annika Wedderkopp
Avendo preso nota degli alti rating, della posizione nella classifica dei migliori film di sempre di IMDb (104°) e avendo molto apprezzato per la seconda volta il suo “Festen” (primo prodotto certificato di Dogma 95) , mi aspettavo molto di più da questo film di Vinterberg. Non posso certo dire che non mi sia piaciuto, ma trovo esagerate le lodi. Dramma serio ed in linea di massima ben trattato, con una tensione che monta di continuo, ma con qualche vuoto di sceneggiatura, troppo presto si capisce dove vada a parare e il finale, pur avendo il merito di lasciare allo spettatore la scelta del tiratore, e quindi del motivo dello sparo, è un po’ troppo vago. Bravo Mads Mikkelsen e molto ben diretta la piccola Annika Wedderkopp, gli altri attori non sono troppo convincenti.
Merita comunque una visione.
IMDb 8,3 RT 94%
Nominaton Oscar miiglior film in lingua non inglese
3 Premi a Cannes e Nomination Palma d’Oro,
al 104° posto nella classifica IMDb dei migliori film di sempre
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22/12/17
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