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Costantini Art Gallery
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In mostra le opere di sette autori che hanno fatto della fotografia il punto di partenza per lo sviluppo delle loro ricerche, gli artisti di Camera chiara, piccola compagine internazionale, sono accomunati dall’operato di pre e/o post produzione quale scelta stilistica intrinseca nella loro estetica.
La camera chiara (o lucida) era uno strumento che permetteva di disegnare in maniera meticolosa, utilizzando un prisma che riusciva a proiettare sulla superficie designata i dettagli fondamentali della scena. Questo strumento dell’800 può essere visto, in parte, quale antesignano del computer che permette ai creatori di oggi di proiettare, manipolare e reinterpretare le immagini.
Dobbiamo abbandonare l’idea che la fotografia sia fatta esclusivamente di acidi, reazioni chimiche e odoranti camere oscure, infatti, la digitalizzazione del processo meccanico sta diventando dominante, in particolar modo in campo artistico, aprendo la strada a infinite varianti sia dal punto di vista tecnico, che dal punto di vista del soggetto/oggetto della foto - chiamato Spectrum nel saggio “La camera chiara” di R. Barthes pubblicato nel 1980. I soggetti o le scene, pur essendo diversi per ogni autore di questo gruppo, sono ugualmente atti a interpretare, analizzare, ipotizzare, anticipare e, a volte, fantasticare sull’attuale momento storico, scaturendo così una comprensione (Punctum - sempre secondo R. Barthes) atta a rompere e a travalicare i nostri meccanismi mentali e i nostri preconcetti.
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La società odierna ha reso l’uomo una figura frammentata a livello psicologico, sessuale e culturale, una liquidità speculare alle sculture di Christian Zucconi.
L’artista piacentino, dopo due anni di silenzio espositivo, prosegue nell’affrontare la tematica del corpo e della sua percezione riassemblando, scolpendo, rompendo, cucendo e scavando la pietra, dando maggiore risalto ai personaggi al latere della comunità. La sua ricerca poetica, infatti, si è mossa dapprima nell’ambito religoso e mitologico, attingendo dall’immaginario classico, orientandosi progressivamente verso una selezione visiva più moderna. L’approccio estetico si è così tradotto in plastiche figure che, ferite o amputate, rievocano il quotidiano logorio della mente umana. La scelta del rosso travertino persiano, lucidato con cera, è finalizzata a una resa più carnale dalle algide superfici delle statue, talvolta disposte scenograficamente nello spazio, assumendo una valenza quasi teatrale. Lo spettatore si ritroverà emozionalmente coinvolto in un percorso progettuale, che si snoda attraverso interpretazioni artistiche dall’aura sacrale (“Cena in Emmaus”- 2010) ad altre, più recenti, incentrate sulla dissacrante contemporaneità (“Amelia”- 2016) Una rappresentazione fisica e metaforica del lato oscuro dell’esistere e del pensare.
Si ricordano le personali presso la Pinacoteca del Castello Visconteo di Legnano, il Museo d’Arte Antica del Castello Sforzesco di Milano, i Musei Civici di Palazzo Farnese di Piacenza, il Museo dell’Opera del Duomo di Prato e il Cassero per la Scultura Italiana di Arezzo.
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Dimenticavo… Buona Pasqua a tutti!!!
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Dopo un periodo di esposizioni e interventi site specific di respiro internazionale come la rassegna “Monocromos. Da Malevic al presente” al Centro de Arte Contemporanea Reina Sofia di Madrid, “Confines” al museo IVAM di Valencia, l’installazione temporanea sulla scalinata esterna del Museo dell’Ara Pacis di Roma, cui si aggiungono importanti e imponenti commissioni pubbliche e private - dalla pavimentazione dell’aeroporto Falcone e Borsellino di Palermo alla P.zza dei Goti di Ravenna -, per la prima volta nella propria carriera approda a Milano Roberto Pietrosanti, artista aquilano di nascita ma romano d’adozione.
Le opere di Pietrosanti possono essere lette come un’evoluzione del materialismo plastico. In modo analogo ai lavori di Castellani, Bonalumi, ed altri maestri dell’arte spaziale, la ricerca dell’artista verte sulla natura dello spazio e il suo rapporto con la superficie. Votate a una rigorosa monocromia, intersezioni di piani delimitate da sporgenze e ombre taglienti dilatano lo spazio in profondità. Si disegnano forme sferoidali, parallelepipedi racchiusi in linee ascensionali, masse che precipitano in superficie creando tensioni e smottamenti. 
L’effetto visivo, coadiuvato dall’accostamento di più superfici sagomate, crea una versione contemporanea del bassorilievo. 
Per l’esposizione sono state selezionate opere monocromatiche da parete, sfere in rame patinato nero e un parallelepipedo inciso da nette profilature quale sintesi della sua attuale ricerca.  

Evento in collaborazione con la galleria Santo Ficara di Firenze
In occasione del vernissage sarà presente l'artista
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La Costantini Art Gallery ospiterà per la prima volta nei propri spazi, la mostra personale di Andrea Cereda.
Le sculture di Cereda sono realizzate principalmente con fil di ferro e lastre provenienti da bidoni consunti, scoloriti e arruginiti che a volte subiscono un ulteriore trattamento di combustione, che conferisce alla lamiera un aspetto brunito con insolite e imprevedibili maculazioni cromatiche. 
In mostra saranno presenti due cicli di opere: “Metamorphosis” e “La parte sommersa del se”. 
Il primo ciclo trova riferimento a forme arcaiche e primordiali che possono essere lette sia come antichi meteoriti, sia come remote molecole o, ancora, come bozzoli sul procinto di schiudersi alla vita; sul guscio esterno si notano distintamente cuciture, punzonature e saldature dall’aspetto volutamente grezzo e non definito che concorrono, insieme alla lamiera combusta, a realizzare una superficie vibrante di colori e materia. 
Invece il ciclo “La parte sommersa del se” è composto da scheletri di scarne e semplici barche, a raffigurare dei relitti quali sinonimi delle questioni irrisolte che ognuno di noi porta dento di se. L’essere realizzate con dei materiali di recupero, mette in stretta connessione filologica l’aspetto di queste sculture con il loro significato intrinseco, infatti, così come appaiono usurate, arruginite e abbandonate, allo stesso modo potrebbero apparire altrettanto logore, deteriorate e dimenticate tutte quelle problematiche che si sono inabissate sotto le nostre coscenze.
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La Costantini Art Gallery ospiterà per la prima volta nei propri spazi, la mostra personale di Andrea Cereda.
Le sculture di Cereda sono realizzate principalmente con fil di ferro e lastre provenienti da bidoni consunti, scoloriti e arruginiti che a volte subiscono un ulteriore trattamento di combustione, che conferisce alla lamiera un aspetto brunito con insolite e imprevedibili maculazioni cromatiche. 
In mostra saranno presenti due cicli di opere: “Metamorphosis” e “La parte sommersa del se”. 
Il primo ciclo trova riferimento a forme arcaiche e primordiali che possono essere lette sia come antichi meteoriti, sia come remote molecole o, ancora, come bozzoli sul procinto di schiudersi alla vita; sul guscio esterno si notano distintamente cuciture, punzonature e saldature dall’aspetto volutamente grezzo e non definito che concorrono, insieme alla lamiera combusta, a realizzare una superficie vibrante di colori e materia. 
Invece il ciclo “La parte sommersa del se” è composto da scheletri di scarne e semplici barche, a raffigurare dei relitti quali sinonimi delle questioni irrisolte che ognuno di noi porta dento di se. L’essere realizzate con dei materiali di recupero, mette in stretta connessione filologica l’aspetto di queste sculture con il loro significato intrinseco, infatti, così come appaiono usurate, arruginite e abbandonate, allo stesso modo potrebbero apparire altrettanto logore, deteriorate e dimenticate tutte quelle problematiche che si sono inabissate sotto le nostre coscenze.
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Ritorna dopo due anni Matias Sanchez alla Costantini Art Gallery con la mostra personale “El motín de la trucha”, tempo che ha permesso all’artista Sivigliano di acuire le tematiche sociali presenti nelle opere.
“El motín de la trucha” (L’ammutinamento della trota) novella popolare spagnola risalente al 1100 c.a., narra di una trota che, pur di non essere venduta ad un ricco mercante si ammutinò dal banco del pesce, sul quale era esposta, per essere comprata da un popolano.
Seguendo il filo conduttore di questa vecchia favola, troviamo tra i protagonisti delle opere, fra gli altri, “l’Anarchico” e “il Gitano” oltre ad ambientazioni collettive come “La gente che accompagna il Re al di là della frontiera” titoli e rappresentazioni quali sinonimi di una società rivoluzionaria e sovversiva che in queste scene hanno un sottotono tristemente ironico, tipico delle rappresentazioni dell’artista spagnolo.
Caratteristica delle tele di Sanchez è la matericità e la gestualità della pittura ad olio che invadono la figurazione, ma ora l’astrazione - rispetto ai cicli precedenti - appare sempre più incombente, soprattutto negli sfondi, dove le pennellate si fanno più vorticose e si mescolano a volti, animali, oggetti e simboli, creando così uno scenario in cui i personaggi lievitano, piuttosto che apporgiarcisi. 
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La Costantini Art Gallery Vi aspetta sabato 25 luglio 2015 dalle ore 17,00 alle ore 21,00 per un aperitivo prima della chiusura estiva. 
Per l’occasione abbiamo preparato una collettiva allestita a terra nella cornice dell’esposizione personale “Vanguardia y erosión (y otro sintomas contemporáneos)” di Ubay Murillo che, ricordiamo, rimarrà in essere sino al 26 settembre 2015.
Vi aspettiamo e cogliamo l’occasione per augurarVi Buone Vacanze.

Chiusura estiva da lunedì 3 agosto a sabato 5 settembre 2015
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Coming soon: "Vanguardia y erosiòn + Tutti giù per terra" #aperitivoingalleria  per salutarVi perima della #vacanze  
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“Alles Klar” è il nuovo ciclo di opere di Ubay Murillo presentato ufficialmente lo scorso autunno alla Twin Gallery di Madrid e che la Costantini Art Gallery esporrà, con le nuove opere, in occasione della mostra “Vanguardia y erosión (y otro sintomas contemporáneos)”, anticipando l’esposizione autunnale che si terrà alla GE Galeria di Monterrey in Messico.
Dopo sette anni di assenza dalla scena milanese, l’artista di origine spagnola, ma berlinese d’adozione, ritorna con questa serie ispirata al mondo della moda e della pubblicità, dove si cela, però, un’analisi sull’attuale crisi sociale ed economica, esprimendo il proprio pensiero attraverso raffigurazioni di soggetti e scenari di ipotetiche immagini pubblicitarie in modo frammentato, eroso e distorto. Questo smembramento può essere letto quale sinonimo dell’effettiva situazione comunitaria ma, soprattutto, offre spunto per affrontare e reinterpretare il rapporto fra figura e sfondo, tra soggetto e oggetto.
Nelle tele, le scene propagandistiche vengono distorte come se fossero guardate attraverso specchi deformanti, in cui le figure sono diluite, mescolate e fuse in un unico piano prospettico, a rappresentanza di uno scioglimento dei valori e della decadenza della società, in una visione neobarocca, dove la figura viene inglobata all’interno della scenografia in cui l’artista interpreta e sconvolge volutamente il rapporto tra figura e sfondo.
I collages, invece, ricompongono delle realtà, con l’intento di trasmettere un nuovo messaggio e nuovi equilibri dell’estetica utilizzando, semplicemente, frammenti di riviste patinate. 
L’avanguardia (vanguardia) quale nuova interpretrazione del messaggio contemporaneo e l’erosione (erosión) quale sinonimo della trasformazione e dell’adeguamento sociale sono alcuni degli aspetti sintomatologici della nostra contemporaneità.
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