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FUSEUM Centro d'arte e parco museale di Brajo Fuso
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StreetArt e Materiali di recupero
Una nuova arte è finalmente arrivata

La bellezza delle opere di Bordalo II è indiscutibile. La sua #StreetArt è realizzate utilizzando materiali di recupero, in un modo che ricorda moltissimo alcune opere di Brajo Fuso.

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Fuseum.eu
Finalmente online il nuovo sito del parco museo

Utilizzeremo questo spazio per catalogare i contenuti che riteniamo interessante conservare, oltre che per promuovere i numerosi eventi che ci accingiamo a organizzare o ospitare.

la vostra opinione è importante per noi, fateci sapere cosa ne pensate.

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Il Fuseum visto da altri occhi
un racconto impersonale e puntuale

Raccontare un luogo che ci appartiene è spesso difficile, si rischia di confondere l'esperienza personale con i legami e le situazioni passate.

Il team di +Muso ha invece individuato aspetti fondamentali che per noi erano scontati e li ha raccontati magistralmente.
“Nella matassa della sua esistenza l'arte è il filo rosso che spiega tutto:
è l'invenzione, la descrizione, qualche volta la presa in giro della propria persona.”
(Giulio Carlo Argan su Brajo Fuso)

Come Michelangelo si sentiva di portare alla luce la scultura già inglobata nel blocco di marmo, così Brajo Fuso piega e fora lamiere per far emergere la figuratività della materia, l’umanità che può nascondersi in ciò che è inanimato. La bellezza di quello che per altri sarebbe solo un rottame.

L’uso dello scarto sembrerebbe una cosa già vista, guardando la street art. Eppure Brajo è lontano temporalmente dagli odierni linguaggi di rottura. Lo stesso discorso vale per l’installazione che tenta di riprodurre l’ammasso di lamiere generato da un incidente stradale: per noi una conta dei morti e dei danni a cui ci siamo tristemente assuefatti, per Fuso un autentico shock; a bordo delle auto, diffusissime in Italia dopo il boom economico, si può anche morire. È una scoperta in tempo reale quella che ci fa rivivere attraverso l’opera, se questa fosse stata fatta oggi non avrebbe avuto la stessa potenza.

Sperimenta tecniche e materiali diversi e non sempre ciò che fa è inedito nel panorama artistico mondiale, ma è frutto di una ricerca che conferma il suo interesse per quello che gli succede intorno.
Mette le tele a terra e lascia gocciolare il colore (come Pollock), blocca nel cemento pezzi variopinti di ceramica (l’effetto finale richiama Gaudì), crea vasi di ceramica dapprima esotici grazie agli incontri con i giovani studenti dell’Università per Stranieri di Perugia e poi sempre più concettuali, trovando il punto di cottura ideale per ceramica e ferro senza che l’uno o l’altro si danneggino; crea cerniere e meccanismi nelle sculture per renderle semovibili (come Calder), decontestualizza oggetti rotti, vecchi o inutilizzati e dà loro una nuova vita e un nuovo significato elevandoli ad opera d’arte (come il ready made di Duchamp). Anticipa di un ventennio - questo è sicuro - l’arte concettuale grazie ai suoi Mobloggetti, che danno all’osservatore il potere di intervenire e cambiare l’opera d’arte.

Tiziana Cavallucci, giovane restauratrice che porta avanti il recupero delle opere del Fuseum, ci racconta chi era Brajo Fuso.
Quando creava si isolava da tutto il resto ma continuava ad essere al dentro di tutto, anche dell’attualità politica. Infatti, se c’era un evento importante (La morte di Togliatti ma anche le Olimpiadi di Roma del ’60, lo sbarco del primo uomo sulla luna), lo celebrava con l’arte.
Non andava in giro a rappresentarsi, organizzava malvolentieri delle mostre, non ne aveva il tempo né la voglia. Del resto, fare l’artista (prima ancora che esserlo) richiede un lavoro continuo.
Fuso allora mantiene il suo mondo magico per nutrirsi di poesia e continuare a creare nella realtà in cui ha scelto di restare senza esserne schiacciato, è un puro che brucia del suo stesso fervore; non innalza un museo dedicato a se stesso, dà una casa alle sue creature. Ogni tanto le sposta, addirittura, quasi a voler dare loro il moto tipico di tutto ciò che è vivente.

Il cemento è un materiale decisivo per lui. È forte, veloce, in grado di creare cose che durino per sempre; quando costruisce il Fuseum (un lavoro portato avanti nei fine settimana dal ’60 fino alla sua morte nell’80), è il materiale più attuale che ci sia; lo userà per fare di tutto, dalla galleria d’arte al sentiero (la Cocciaia, in cui ingloba ogni sorta di coccio, rottame e oggetto) fino ad arrivare alle statue stesse.

Raccontare Brajo in modo fluido non è possibile, perché il suo percorso artistico è fatto di tante strade secondarie percorse con entusiasmo e senza preconcetti, di ritorni al “vecchio” figurativo in un’osmosi continua con l’astratto. Il modo migliore per avvicinarsi a lui è andarlo a trovare sulle colline di Montemalbe: il +FUSEUM Centro d'arte e parco museale di Brajo Fuso è un luogo che accoglie calorosamente i visitatori, li abbraccia quasi e li guida con colorata ironia al cuore dell’indagine di Brajo Fuso da qualsiasi punto del parco si inizi il percorso di scoperta. In ogni via, infatti, c’è un segno creativo, sia esso un’opera o soltanto un nome: Gaudiovideo, Fruttostento, Gratopasso sono giochi di parole che danno un’identità ai sentieri ispirandosi alle loro caratteristiche. 

Con la prossima apertura di un caffè letterario nella Sala Bettina e di uno spazio dedicato agli eventi culturali nella Sala degli Elleni, il sogno di Brajo, che è sempre stato rendere il Fuseum un luogo aperto alla diffusione di tutte le arti, potrà finalmente realizzarsi.

#artecontemporanea   #perugia   #fuseum  
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2015-04-11
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