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Martino Pantano - Mpa studio grafico
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Martino Pantano

Brochure commerciale.

Buongiorno cari lettori. Oggi parliamo dello strumento “brochure” e di come poter realizzare un prodotto professionale.

Come realizzarla
Per prima cosa analizziamo il motivo che ci ha spinto a prendere in esame questo strumento.

- Chi dovrà usare questo strumento?
- Che tipo di rete vendita possiede l’azienda?
- Come verrà utilizzata la brochure?
- I vostri commerciali incarnano e la fisionomia del brand rappresentando la voce dell’azienda in modo coerente e fedele?

Listening
“Ascoltare” letteralmente le esigenze dei propri clienti e/o prospect (possibile cliente) per rispondere in modo congruo.

La realizzazione
La fase più importante e delicata nella fase di realizzazione di una brochure che parla di voi e nel suo successivo utilizzo è quello che avviene prima della realizzazione della brochure:

- analisi della strategie e degli obiettivi aziendali
- intervista conoscitiva delle persone dietro a quel brand
- studio dei valori, dei punti di forza, del mercato e della concorrenza
- incontri conoscitivi con la rete vendita che utilizzerà lo strumento
- ascoltare le esigenze dei propri clienti/prospect per capirne i bisogni. Il listening, letteralmente “ascoltare”
- co-progettazione con il cliente per rendere lo strumento personalizzato e sincero
- formazione della rete commerciale sull’utilizzo dello strumento prodotto


Il metodo.
Con questo post non cerco di indicare cosa sia giusto e cosa non lo sia, tuttavia può essere utile per stimolare il pensiero laterale per poter affrontare le sfide che attendono il vostro business in determinati momenti partendo e prendendo in esame tutti gli stakeholders e come in questo caso non tanto ciò che si realizza, come la brochure, ma essenzialmente come lo si realizza. Il processo mentale che sta a monte di qualsiasi azione. Il metodo.
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Martino Pantano

Accontentarsi di un approccio o una soluzione "adeguata" diventa il maggiore ostacolo alla ricerca di un'alternativa migliore.

"Edward De Bono"



Edward De Bono è il creatore del concetto di "pensiero laterale", un'espressione affermatasi nell'uso del linguaggio comune e accolta come neologismo anche dall'Oxford Dictionary.

De Bono afferma che, se si affronta un problema con il metodo razionale del pensiero, si ottengono risultati corretti, ma limitati dalla rigidità dei modelli logici tradizionali. Quando si richiede invece una soluzione veramente diversa e innovativa, che contribuisca cioè ad un reale passo evolutivo rispetto alle condizioni preesistenti, si deve stravolgere il ragionamento, partire dal punto più lontano possibile, ribaltare i dati, mescolare le ipotesi, negare certe sicurezze e addirittura affidarsi ad associazioni di idee del tutto casuali. Si deve perciò abbandonare il pensiero verticale, cioè quello basato sulle deduzioni logiche, per entrare nella lateralità del pensiero creativo.

Edward de Bono è considerato come la principale autorità internazionale sul pensiero creativo e l'insegnamento diretto delle innumerevoli abilità del pensiero. Durante gli ultimi 30 anni ha lavorato con regolarità per le più importanti aziende e i maggiori governi in più di 50 paesi. Ha insegnato le tecniche di pensiero a dirigenti aziendali, bambini e premi Nobel.

Nel 2004 ha fondato a Malta il World Centre for New Thinking, istituzione dedicata alla diffusione del pensiero creativo.


Lettura consigliata
Sei cappelli per pensare
Edward De Bono
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martino pantano

Come fare il backup.
Come fare un backup e perché. Contatti, numeri di telefono, indirizzi e documenti vari… pensa a tutte le informazioni archiviate sulla memoria del tuo iPhone. Immagina di perderle tutte: un incubo. Allora sii prudente e provvedi ad eseguire un backup del tuo smartphone regolarmente. Installa iTunes sul tuo computer.

Grazie al celebre software multimediale di casa Apple, potrai archiviare sul computer tutti i dati presenti sull’iPhone, comprese le app e le impostazioni di sistema, per poi ripristinarle nel malaugurato caso in cui il dispositivo dovesse rompersi, smarrirsi o dovesse necessitare – molto più semplicemente – di un bel reset. Ma non finisce qui.

Utilizzando iCloud, potrai salvare un backup del tuo smartphone anche online. Vuoi saperne di più? Bene, allora continua a leggere. Qui sotto trovi spiegato tutto: come fare il backup iPhone sul computer e come attivare i servizi di backup online forniti da Apple. Avrai tutti i dati sempre a portata di mano. Foto, contatti, applicazioni preferite, musica, e video.

Backup di iPhone sul computer
Per salvare i dati, le impostazioni e le app del tuo iPhone sul computer devi utilizzare iTunes. Il software multimediale di Apple che sui Mac viene fornito di serie mentre su Windows è disponibile separatamente. Se utilizzi Windows e non hai provveduto ad installarlo, collegati al sito di Apple e clicca sul pulsante Download che si trova sulla sinistra.
Completato il download, apri il pacchetto d’installazione di iTunes e clicca su Avanti e poi su Sì due volte consecutive e Fine per completare il setup.
Ora collega l’iPhone al computer usando il cavo Lightning/Dock in dotazione e aspettare che iTunes si avvii automaticamente. La prima volta che li metti in comunicazione devi autorizzare i due dispositivi cliccando sul pulsante Continua che compare sul desktop e pigiando sul pulsante Autorizza che compare sullo schermo del telefono.
Ora clicca sull’icona dell’iPhone che compare in alto a sinistra nella finestra principale di iTunes e comincia con le operazioni di backup.
Per prima cosa seleziona la voce Trasferisci acquisti da iPhone che trovi nel menu File > Dispositivi così da copiare sul computer tutte le applicazioni e contenuti acquistati dall’iPhone.
Completata l’operazione, puoi precedere con il backup vero e proprio del tuo iPhone. Seleziona la voce Riepilogo dalla barra laterale di iTunes e metti il segno di spunta alla voce codifica backup iTunes.Resta da impostare la password con cui cifrare il backup del tuo iPhone
Superato questo step, premi sul pulsante effettua backup adesso di iTunes e attendi che il software porti a termine il lavoro. Per seguire l’avanzamento consulta il display virtuale di iTunes.
PS: se compare il messaggio che indica che le applicazioni dell’iPhone non sono state salvate nella libreria di iTunes, clicca Esegui il backup delle app per autorizzare l’inserimento nel backup.

Backup di iPhone su iCloud
iCloud è la piattaforma Apple che permette di archiviare i propri file online e sincronizzarli su vari dispositivi come iPhone, iPad, iMac e PC Windows. È gratuita fino a 5GB.
Per effettuare backup iPhone con iCloud possono bastare i 5GB offerti dal piano gratuito del servizio, ma se hai più di un dispositivo Apple e vuoi sfruttare le funzioni di backup più avanzate foto) devi sottoscrivere uno piano a pagamento. Per compiere quest’operazione, recati nelle impostazioni di iOS e clicca sul tuo nome. Vai su iCloud, seleziona il grafico relativo allo spazio disponibile sul tuo account e scegli la voce modifica piano di archiviazione dalla schermata.
Se non trovi il tuo nome nelle impostazioni stai utilizzando una versione del sistema operativo precedente alla 10.3. In tal caso, devi modificare il piano di archiviazione di iCloud e recati nelle impostazioni di iOS (icona dell’ingranaggio che si trova in home), vai suiCloud > Archivio e seleziona la voce modifica piano di archiviazione dalla schermata.
Sei davvero pronto per iniziare! Vai nelle impostazioni di iOS, seleziona il tuo nome, l’icona di iCloud e verifica che le opzioni relative al backup dei dati (contatti, promemoria, mail ecc.) siano impostate su ON. Dopo vai sull’opzione Backup iCloud, controlla la levetta relativa alla voce Backup iCloud e assicurati che sia attiva e premi il bottone esegui backup adesso. Se utilizzi una versione precedente alla 10.3, le opzioni sono disponibili nel menu Impostazioni > iCloud > Backup.
In questo modo hai avviato il salvataggio di tutti i dati presenti sul tuo telefono su iCloud. Inoltre hai abilitato la funzione di backup automatico su iCloud, che provvederà ad archiviare tutti i dati su Internet quando l’iPhone sarà connesso o in sarà in carica collegato a una rete Wi-Fi.
E’ possibile ampliare le funzionalità di backup su iCloud attivando i servizi aggiuntivi forniti da Apple. Uno di questi che consiglio è Libreria foto di iCloud che permette di avere una copia permanente di tutte le foto e tutti i video realizzati con l’iPhone.
Per attivare la Libreria Foto di iCloud vai nel menu Impostazioni > [ Tuo nome ] > iCloud > Foto di iOS (o Impostazioni > iCloud > Foto se utilizzi una versione di iOS precedente alla 10.3) e sposta su ON la leva relativa all’opzione Libreria foto di iCloud.

Ripristinare backup iPhone
Una volta eseguito il backup è possibile utilizzare quest’ultimo per ripristinare dati, applicazioni e impostazioni sul dispositivo oppure su un altro iPhone collegato allo stesso ID Apple.

Per ripristinare l’iPhone da PC collega il tuoiPhone al computer e seleziona l’icona del dispositivo dalla finestra principale di iTunes(in alto a sx). Clicca sul pulsante ripristina backup in basso a dx nella schermata di riepilogo e attendi.
Per far entrare il tuo iPhone in modalità DFU collega il dispositivo al computer e controlla che iTunessia aperto. Spegni il telefono e tieni premuto il tasto Power e dopo tre secondi comincia a premere anche il tasto Home. Fi passare circa 10 secondi e rilascia il tasto Power e continua tenere premuto il tasto Home per otto secondi. iTunes dovrebbe rilevare un dispositivo in modalità recupero.
Se utilizzi iPhone 7o iPhone 7 Plus, puoi attivare la modalità DFU sul telefono seguendo la stessa procedura, ma al posto del tasto Home devi utilizzare il tasto Volume (perché il tasto Home non è più meccanico su iPhone e iPhone 7 Plus).
Clicca sul pulsante Ripristina iPhonedi iTunes e attendi che il telefono venga riportato allo stato iniziale e scegli il backup da ripristinare.
Il ripristino tramite Internet. I backup di iCloud si possono ripristinare facilmente. Recarti nel menu Impostazioni > Generali > Ripristinadi iOS, seleziona l’opzione Cancella contenuto e impostazioni e premi sul pulsante Inizializza contenuto e impostazioni.
Resettare l’iPhone e durante la procedura di configurazione iniziale potrai scegliere l’ultimo backup fatto da iCloud.
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martino pantano

Come scrivere lo storytelling.

L'arte del narrare storie impiegata come strategia di comunicazione persuasiva.
Lo storytelling è, ormai, definibile come una vera e propria arte, che implica ricerca, pianificazione e competenze.

Come scrivere lo storytelling.
Poco tempo fa si è tenuta Mantova Lectures tenute da Alessandro Baricco durante il Festivaletteratura.
Le letture non sono spettacoli e tantomeno lezioni, ma una forma ibrida in cui Baricco usa il metodo “connecting the dots” per partire da soggetti apparentemente lontani e riportarli a un archetipo che li collega tra loro.
È la strada che anche MPA studio percorre con format dedicati e congeniali alla contemporaneità eppure così poco praticati, forse perché richiedono curiosità e conoscenze negli ambiti più diversi.

La seconda lettura era dedicata ad Alessandro Magno o della narrazione. Partendo dall’incredibile viaggio di Alessandro alla conquista del mondo, Baricco interpretava le gesta del condottiero come una grandiosa forma di narrazione politica rivolta ai suoi sudditi, tale da convincerli a seguirlo fino ai confini del mondo conosciuto. Poi, quando non è stato più in grado di rendere questa narrazione comprensibile e condivisa, anche i suoi più fedeli lo hanno abbandonato. Questa è la forza dello storytelling, quando funziona e quando non funziona.

Oltre a scrivere libri Alessandro Baricco dirige a Torino la Scuola Holden, nata in tempi non sospetti per insegnare a utilizzare lo storytelling nei più diversi ambiti.
Devono essere arrivate fino lì le polemiche tutte italiane sul termine, se ha deciso di utilizzare una parte della serata per fare chiarezza su questo argomento con la seguente definizione: “sfila via i fatti dalla realtà, quel che resta è storytelling”, per cui “senza storytelling, non c’è realtà”.

“Storytelling” è un termine tecnico, e come dice Andrea Fontana, autorevole esperto italiano della materia, la questione della sua pertinenza è una “non-questione”, dal momento che viene usato da decenni nei paesi anglosassoni senza nessuno scandalo. Che poi in Italia abbiamo il problema dell’ambiguità del termine “storia”, e che la traduzione di storytelling non sia “raccontare storie” ma “congegnare narrazioni”, è questione che riguarad più l’analfabetismo di ritorno che flagella il paese che non chi si occupa di tecniche di narrazione e comunicazione.

Ma dire che senza storytelling non c’è realtà… certo la nostra mente funziona in maniera narrativa e l’“istinto di narrare” è davvero ancestrale nell’essere umano, ma mi sembrava comunque un’affermazione un po’ forte.

Poi questa settimana ho dovuto preparare un breve speech sullo storytelling da portare all’interno di Linecheck, un convegno sul business della musica a Milano.
La mia platea sarebbero stati gli associati di Keepon, il circuito dei live club italiani. Persone innamorate della musica, che credono così tanto nel loro lavoro da tenere aperti i club spesso tra mille difficoltà economiche e burocratiche tutte italiane, al punto che nella relazione iniziale sullo stato dell’associazione nelle voci di spesa quella dedicata alla comunicazione mancava proprio. Troppo frivolo probabilmente pensare di spendere soldi in comunicazione, laddove mancano magari le uscite di sicurezza o un impianto decente.

Dove si era perso il sogno della musica, delle emozioni che può dare? Di quella sensazione unica che proviamo entrando nell’atmosfera buia di un club per ascoltare il nostro gruppo preferito, o semplicemente un buon live?
Ecco, forse questo era il mondo senza storytelling. I fatti e nient’altro.

Come spiegare tutto questo in pochi minuti, come far capire che un mondo senza storytelling non solo non esiste, ma non interessa a nessuno?
Ho cercato su Wikipedia la definizione di musica, i fatti appunto: “La musica è l’arte di organizzare i suoni e rumori nel tempo e nello spazio”.
Poi ho provato ad aggiungere lo storytelling, e ho pensato a un episodio della serie tv Vynil, in cui Lester, produttore della band emergente The Nasty Beats, ripercorre per loro la storia della musica sulla base di tre accordi.

E allora lì mi è stato chiaro.
Se togli lo storytelling quello che resta è la realtà, ma senza gli esseri umani. Un mondo senza di noi, i nostri desideri, le nostre passioni, le nostre azioni. Un mondo che non esiste, e meno male.
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martino pantano

Cos’è il marketing e a cosa serve


Alcuni confondono il marketing con attività promozionali o con la vendita. Altri pagano per avere un servizio di marketing ma ottengono solo advertising (ossia semplice pubblicità).

E’ come pensare di acquistare un’auto per poi vedersi consegnare solo un pezzo della carrozzeria, magari ben verniciata e lustrata, ma sempre e solo una parte dell’auto.

Il marketing delle persone
Probabilmente il marketing è la disciplina moderna più efficace che si occupa di persone, individui, gruppo di individui e che permetta di prendere decisioni. Questo spiega perché le imprese da decenni lo adottino con successo e perché si studia nelle università e nei corsi di Economia. Ma non riguarda solo le imprese. Riguarda le persone, in ogni ambito della loro vita compreso quello personale.

Ed ecco perché è un eccellente supporto anche per il non-profit! Il marketing permette a chiunque debba prendere decisioni (manager, manager di se stesso) di farlo in modo massimizzando i risultati e la soddisfazione delle persone coinvolte.

Una buona definizione di marketing recita:

“il marketing è un processo sociale (perché riguarda le persone) e manageriale (perché aiuta a prendere decisioni) per il quale individui e gruppi di individui ottengono ciò che vogliono e di cui hanno bisogno mediante la creazione e lo scambio di valore”.
Questa è la nostra visione del marketing. Ne esistono sicuramente molte altre di definizioni corrette, ma questa è quella che più ci identifica e che aderisce al nostro metodo di lavoro.

L’American Marketing Association propone una definizione che parla di “funzione organizzativa”, “consumatori”, “clienti”. Ma perché limitare il marketing all’ambito organizzativo quando può addirittura diventare un sostegno all’individuo, un modo per costruire e mantenere buone relazioni con gli altri (il “Marketing di sé stessi”).

Bisogni e desideri
Il marketing si basa sull’idea che gli individui percepiscano stati di privazione, una condizione nota col nome di “bisogno”. I bisogni possono essere fisici, come cibo, abiti, riscaldamento e sicurezza; oppure sociali di appartenenza e affettività; e infine individuali di conoscenza e di autorealizzazione. I bisogni non sono un’invenzione del marketing ma una condizione umana. Vedi la piramide di Maslow e la sua scala dei bisogni. (spiegazione della scala dei bisogni)
Plasmati dalla cultura e dalla personalità della persona, i bisogni si trasformano in desideri. I desideri dipendono dalla società in cui viviamo e riguardano ciò che è in grado di soddisfare un bisogno.
I desideri possono in certe condizioni (potere d’acquisto, motivazione, etc…) dare origine a comportamenti come l’acquisto, la donazione, il semplice click o magari un sorriso.

Smettete di vendere prodotti
Alcuni ritengono che la principale motivazione di acquisto sia legata alla bontà dei propri prodotti o dei propri servizi. Se così fosse tutte le imprese avrebbero successo e non esisterebbero i clienti infedeli. Il motivo per cui le persone acquistano un prodotto è per i benefici, per i vantaggi, per lo status che rappresenta o alla quale pensa di essere innalzato, per le esperienze che questi offrono, etc…

Questo comportamento è miope e porta le aziende a concentrarsi sui prodotti o sui desideri dei clienti perdendo di vista i bisogni che li hanno generati. Può rivelarsi un approccio dannoso a medio lungo termine perché trascura il principio che un prodotto o un servizio non è altro che uno dei tanti modi per la risoluzione di un problema.

Come fare marketing
Una strategia di marketing vincente risponde alle domande:

1) A quale mercato obiettivo vogliamo rivolgere le nostre attenzioni (chi sono i nostri clienti)
2) Per quale motivo (unico) questi dovrebbero credere alla nostra proposta
La strategia di marketing, dunque, definisce quali clienti servire e come creare valore per il mercato obiettivo.

Per fare marketing non basta la strategia, è necessario costruire anche un buon programma di marketing attraverso un insieme di strumenti, noti come le quattro P: prodotto, prezzo, punto vendita e promozione. Questo vale per tutte le organizzazioni, anche quelle non-profit. Pensando in termini di valore aggiunto, infatti, l’organizzazione deve creare un’offerta attraente in grado di soddisfare un bisogno (servizio o prodotto che sia). Stabilire quanto costerà globalmente quell’offerta (prezzo), deve pensare a come renderla disponibile (in modo comodo) ai clienti del proprio target e deve riuscire a comunicare con loro.

Listening
Ascoltare. Ascoltare per capire i bisogni. Qui entra in gioco il listening, “ascoltare” letteralmente le esigenze dei propri clienti e/o prospect (possibile cliente) per rispondere in modo congruo. Ascoltare quello che il mercato ha da dire.

Tutte le azienda hanno una reputazione. Nell’era di internet sopratutto una reputazione online. Il mercato è in continuo movimento e continuamente parla anche di noi e dei nostri prodotti. Ascoltare questo continuo mormorio in modo corretto e decifrarlo con gli strumenti professionali presenti nel mercato, ci rivela molto dei nostri clienti e/o prospect, tra le quali di cosa ha bisogno e per cosa sono disposti a spendere.

Si tratta di realizzare una radiografia del proprio business o quantomeno di prendere in esame il segmento del mercato sul quale si vuole fare business.
Il listening è solo uno degli innumerevoli strumenti che il marketing mette a disposizione per evolvere il metodo di fare impresa.

Come si compra un servizio di marketing?
Quando si compra un servizio di marketing si acquista qualcosa di immateriale e di intangibile. I risultati di questo servizio devono comunque poter essere misurati e valutati.
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Buongiorno cari lettori. Oggi parliamo dello strumento “brochure” e di come poter realizzare un prodotto professionale.

Come realizzarla
Per prima cosa analizziamo il motivo che ci ha spinto a prendere in esame questo strumento.

- Chi dovrà usare questo strumento?
- Che tipo di rete vendita possiede l’azienda?
- Come verrà utilizzata la brochure?
- I vostri commerciali incarnano e la fisionomia del brand rappresentando la voce dell’azienda in modo coerente e fedele?

Listening
“Ascoltare” letteralmente le esigenze dei propri clienti e/o prospect (possibile cliente) per rispondere in modo congruo.

La realizzazione
La fase più importante e delicata nella fase di realizzazione di una brochure che parla di voi e nel suo successivo utilizzo è quello che avviene prima della realizzazione della brochure:

- analisi della strategie e degli obiettivi aziendali
- intervista conoscitiva delle persone dietro a quel brand
- studio dei valori, dei punti di forza, del mercato e della concorrenza
- incontri conoscitivi con la rete vendita che utilizzerà lo strumento
- ascoltare le esigenze dei propri clienti/prospect per capirne i bisogni. Il listening, letteralmente “ascoltare”
- co-progettazione con il cliente per rendere lo strumento personalizzato e sincero
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Il metodo.
Con questo post non cerco di indicare cosa sia giusto e cosa non lo sia, tuttavia può essere utile per stimolare il pensiero laterale per poter affrontare le sfide che attendono il vostro business in determinati momenti partendo e prendendo in esame tutti gli stakeholders e come in questo caso non tanto ciò che si realizza, come la brochure, ma essenzialmente come lo si realizza. Il processo mentale che sta a monte di qualsiasi azione. Il metodo.

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23/09/18
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