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Convegno Mandanici
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Che luogo è la Sicilia e che vuol dire essere siciliani?
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Filoxenìa è l'amore per il forestiero. E’ il valore sacro dell’ospitalità, principio etico fondamentale per distinguere l’uomo giusto da quello iniquo, come lo intendevano ai tempi di Ulisse nella Calabria Greca: “Povero me, alla terra di quali uomini sono arrivato? Sono forse violenti, selvaggi e senza giustizia, o sono ospitali e nella mente hanno il rispetto degli Dei?” (Odissea – 6, 119-121). La Calabria Greca è terra di uomini ospitali, nella pienezza del senso omerico. Se ne accorsero e ne scrissero molti illustri viaggiatori del passato, come Edward Lear, Maurits Escher o il glottologo Gerhard Rohlfs e persino i confinanti come Cesare Pavese cha da Brancaleone scriveva alla sorella: “la gente di questi paesi è di un tatto e di una cortesia che hanno una sola spiegazione: qui una volta la civiltà era greca”. (Patrizia Giancotti, Filoxenia, Rubettino,2016). Abbiamo colto la Filoxenia come profondo segno distintivo della cultura calabrese, ancor oggi vivo, scegliendolo come tema principale del convegno. Ma è anche della Calabria che vogliamo parlare, terra che amiamo e verso la quale intendiamo volgere uno sguardo di fiducia. Chi è vissuto in Calabria sa che l’accoglienza amorevole dello sconosciuto è insita nella cultura calabrese ed oltrepassa il semplice ambito dell’ospitalità. Questo ha sperimentato il filologo E. Lelli che nel diario di una sua recentissima ricerca così racconta una disfida di zampogne ad Amendolea: “i musici d’un tratto riprendono gli strumenti. E’ un attimo: un tamburello, una fisarmonica, e una coppia si lancia in una tarantella che vagamente ricorda anche alcune movenze del sirtaki. Poi le chitarre. E’ impressionante osservare come il modo di tenere il tamburello da parte del musico, il suo atteggiamento, ricordi le pitture pompeiane e i mosaici dionisiaci della villa di Menandro. L’espressione del volto, quasi deformata in un ghigno di riso e sforzo fisico, gli occhi socchiusi e lo sguardo quasi assente, il corpo flesso che asseconda le scale melodiche. Sono movimenti che rivelano gesti atavici.“ (E. Lelli, Sud Antico, Bompiani,2016 )
La Calabria con i suoi tesori nascosti nei musei, nei muri delle chiese,
nelle grotte, non si offre facilmente: ne devi scoprire il suo animo
profondo e sorprendente come la sirena Ligea che svetta sulla piazza di
S. Domenico a Nicastro.
Così Andrzei Stasiuk ha scritto prima del suo viaggio in Calabria:
”Mi sono sempre immaginato il Meridione perché lì finisce il continente,
lì ha fine l'Europa. Mi sono immaginato come l'acqua marina e l'arsura
del sole mordono la terra e la sottraggono agli uomini. La Penisola
appenninica sulle carte geografiche ha l'aspetto di un osso arcaico, il
frammento dello scheletro di un antichissimo animale. E forse perciò
questo Meridione l'ho immaginato sempre come qualcosa di
straordinariamente antico, arcaico, straziato dallo scorrere del tempo.
Pietre bianche, una luce impietosa e ombre nere come fuliggine - è così
che lo vedo. E ancora lo sguardo immoto di donne vecchie sedute davanti
alle loro case. Hanno l'aspetto di chi ha visto tutto il passato e conosce
tutto il futuro”. (Andrzei Stasiuk, Sognando la Calabria, l’Espresso del
28-08-2004).
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Mandanici 2018. Programma
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