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ArteConteporanea CorradoBrancato
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SANTORO MAURIZIO
Nasce ad Avola (Siracusa) nel 1961. Le prime istintive ed ingenue manifestazioni della sua naturale inclinazione per il #disegno e per l'arte risalgono all'infanzia.
Frequenta il Liceo Scientifico e nel 1979 si iscrive alla Facoltà di Architettura di Firenze, dove consegue la Laurea nel 1986. Quindi si trasferisce saltuariamente a Milano, dove tenta invano di aprirsi una breccia nel campo della #scenografìa. Oggi lavora a Siracusa, dove esercita la professione di insegnante di disegno. Qui frequenta sporadicamente gli ambienti artistici locali e riscopre l'innato bisogno di comunicare attraverso la #pittura, a completamento della quale associa spesso la parola scritta.
Nel maggio 2000, con la Personale dal titolo "L'Anima e la Forma", tenutasi nei locali di Palazzo Beneventano a Siracusa, riscuote un notevole successo di pubblico e di critica.
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2014-08-18
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MATERA ANGELA
Istruzione


- 1996 Diploma di maturità scientifica presso il Liceo Scientifico “Einaudi” di Siracusa.
- 1999 Diploma in Illustrazione al corso triennale presso “l’Istituto Europeo di Design” di Roma.
- 2001 Diploma di Incisore e Stampatore al corso biennale presso la scuola internazionale di grafica d’arte “Il Bisonte” di Firenze.

Esperienze Lavorative
- 1999/2000 Illustratrice presso lo Studio Grafico “Icaro” di Cortona (Arezzo).
- 2000 Realizzazione dell’immagine coordinata del ristorante “Antica Porta Di Levante” (Firenze)
- 2002 Apertura del laboratorio artistico “L’Arte…Per Inciso” in Ortigia(centro storico di Siracusa) dove produce,espone e vende.
- 2002/2003/2004/2005/2006/2007/2008/2009/2010 Insegnamento delle tecniche di incisione presso L’Arte…Per Inciso (corsi privati e "Degustazioni d'Arte" per gruppi di 10 persone)
- 2004 Arredo con n°120 stampe calcografiche e acquerelli del centro turistico “Bravo Club” (Arenella-Siracusa)
- 2005 Creazione della linea coordinata di porcellana decorata a mano per la struttura alberghiera “Panorama” (Siracusa)
- 2009 Collaborazione presso lo studio di Litografia dell’artista Peter Lankaster (Melbourne-Australia)
- 2009 Collaborazione presso lo studio di pittura dell’artista Paul Bottaro (Melbourne-Australia)
- 2009 Collaborazione presso lo studio di incisione dell’artista Liz Jeneid (Sydney-Australia)

Principali Attività Espositive
- 2000 Mostra Personale presso il circolo letterario “Peter Pan”(Siracusa)
- 2001 Mostra Personale presso il “Tourist Point “ (Siracusa)
- 2001 Selezionata alla 5° Biennale Europea dell’Incisione del Rotary Club presso “l’Ex Kaimano” con pubblicazione su catalogo(Acquiterme)
- 2001 Mostra collettiva “Primavera D’Arte” presso lo”Spedale dei Pellegrini” – 2° Premio al concorso e Pubblicazione su catalogo(Barberino Val D’Elsa)
- 2001 Mostra Collettiva presso la “1°Biennale d’Incisione Internazionale” con Pubblicazione su catalogo (Douro-Portogallo)
- 2001 Mostra Personale presso la “Galleria Roma” (Siracusa)
- 2002 Selezionata per esporre alla “Fiera del Libro” con Pubblicazione su catalogo (Bologna)
- 2002 Esposizione presso il “Museum Image” e pubblicazione su catalogo (Arezzo)
- 2003 Esposizione presso il “Museum Expression” al Palais De Congress (Parigi)
- 2003 Esposizione presso la “Salle Gabrielle” del “Carrrousel du louvre” (Parigi)
- 2003 Esposizione e Primo Premio alla Manifestazione “Premio Marilù Signorelli” indetto dalla C.C.I.A.A. di Siracusa
- 2003 Mostra collettiva di grafica e pittura presso il “Museo d’Arte Contemporanea” di Letojanni e presso “l’Hotel Baia” (Taormina)
- 2003 Mostra collettiva di grafica e pittura “Optional Violet” presso la “Galleria Ammuar” (Catania)
- 2003 Mostra Collettiva presso gli Uffizi (Firenze)
- 2005 Mostra Mercato presso il “Palais de Congress” di Versailles (Parigi)
- 2005 Mostra collettiva di grafica e pittura presso il “Palazzo Corvaja” (Taormina)
- 2006 Esposizione alla Fiera Artigianale “La Dolce Vita” presso “l’Olympia Grand Hall (Londra)
- 2006 Esposizione al “Festival Italiano Di Chicago” presso la Daley Plaza (Chicago)
- 2007 Mostra Personale di grafica e pittura presso il “Blu” (Siracusa)
- 2008 Mostra Personale di grafica e pittura “Not For Humans Only”presso “l’Ex Convento del ritiro” (Siracusa)
- 2009 Mostra Personale di grafica e pittura presso “L’Antico Mercato” (Siracusa)
- 2009 Mostra Personale di grafica e pittura presso "Il Castello Maniace" (Siracusa) in occasione del G8
- 2010 Mostra collettiva di grafica e pittura presso il "Westergasfabriek" (Amsterdam)
- 2010 Collaborazione presso lo studio di arti grafiche "AGA Grafish atelier" di Amsterdam-Holland

L'Artista oggi vive ed opera tra Siracusa ed Amsterdam
 
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2014-08-03
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PISANA SALVATORE
Nato a Giarratana (RG) e risiede a Buccheri (SR) Dipinge da diversi anni. 
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2014-08-01
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CORRADO CAMPISI

Ho conosciuto Corrado Campisi nella primavera del 1977, a Portopalo, un piccolo paese, punta estrema del sud d’Italia, con poco meno di 4500 anime, prevalentemente pescatori e agricoltori. In questo luogo solare, dove Campisi è nato 41 anni fa, il mare e la terra non sono solo la principale risorsa economica, ma anche espressione di una cultura: barche, attrezzi da pesca, oggetti del lavoro, architetture povere, conformazione urbana dell’abitato, la struttura delle case, tutto è lo specchio di un vivere quotidiano lento e inesorabile, che con il sole e il salso, ha scavato il volto dei pescatori e degli agricoltori.
La luce solare, accecante non solo in estate, conferisce alla pietra una luminosità speciale, forse prodotta anche dai cristalli di sale che i venti portano dal mare al paese: lo scirocco da sud-est, il ponente da ovest, il libeccio da sud-ovest – da Malta e dalla Tunisia, lì a un tiro di schioppo – il mezzogiorno da sud. E a sud, a circa mezzo miglio, c’è un’isola, Capo Passero, raggiungibile a piedi via mare grazie alla scarsa profondità dei fondali. Qui a Capo Passero lo Ionio e il Mare Africano si incontrano. A ponente del paese c’è l’Isola delle Correnti: distante da Portopalo circa tre miglia via mare, e ad appena 300 metri via terra grazie a una strada costruita dall’uomo per facilitare l’accesso a un faro vitale per i naviganti.
Ho visitato l’Isola delle Correnti in compagnia di Campisi poche ore dopo che mi era stato presentato da alcuni amici comuni desiderosi che vedessi i suoi quadri. Erano circa le 18, l’ora in cui tramonta il sole. Il colore rossastro del paesaggio faceva pensare ai grandi dipinti romantici di Friedrich, ma anche allo sfondo dell’Urlo del grande pittore scandinavo Munch. Ritornai all’Isola qualche tempo dopo, sempre alla stessa ora, e stavolta il tempo, vagamente nuvoloso, rendeva il luogo grigiastro e metallico, pervaso da un’atmosfera nordica. Nelle dune di sabbia grigie scoprii lo stesso grigio che avevo riscontrato nei dipinti di Campisi. Trovavo così risposta alla domanda che mi ero posto osservando i suoi quadri: come mai, mi ero chiesto, un uomo del sud, che vive in una terra assolata, accecante, utilizza prevalentemente – ma si potrebbe dire esclusivamente – colori tipici dei paesi nordici? In un primo momento avevo giustificato quella scelta come un’influenza ai ripetuti viaggi in Norvegia, Olanda, Scandinavia compiuti dall’artista a bordo di petroliere. Sul finire degli anni 70 rimase ben tre mesi a Cristiansun, nel nord della Norvegia, e, nello stesso periodo, sostò un mese a Rotterdam. In quei paesi non mancò di visitare i musei, dunque – pensai – doveva aver familiarizzato con i ritratti di Holbein, Durer, o di Cranach, e subìto l’influsso di quella pittura glaciale e scultorea e, insieme, armonica ed espressiva. Nello stesso tempo – pensai ancora – non poteva non ispirarsi anch’egli a quella grande opera moderna che è Le demoiselles d’Avignon, dipinto in cui Picasso, per uscire dalla forma classica, spezzò – ispirandosi alla spigolosa statuaria africana – la continuità luce-ombra rendendo le forme meno tondeggianti.
Sicuramente Campisi ha guardato alla nostra tradizione pittorica degli anni 20 – il gruppo del Novecento, Oppi, Wildt, Donghi, Cagnaccio di San Pietro – eppure, osservando la luce di quell’estremo lembo d’Italia, compresi che la matrice dei suoi dipinti era da ricercare piuttosto nell’atmosfera dei tenebrosi ritratti di pittori quali Munch, Schad, Schonberg o Meidner. Campisi ha guardato cioè all’arte dei grandi pittori nordici della fine del vecchio secolo e dell’inizio del nuovo, riconoscendo in essi una sorta di parentela, quasi avesse frequentato gli stessi loro luoghi, condividendone memorie adolescenziali. Contrariamente a quanto fece Gauguin, che si affrancò da sentimenti di nostalgia nei confronti del proprio luogo d’origine, abbandonandolo per cercare altre radici nell’isola di Tahiti, Campisi trova invece affinità e sintonie tra la sua terra e quella bagnata dai mari del nord. Nell’incapacità di conciliare in un momento unico l’amore per due luoghi distanti e vicendevolmente estranei, emerge così in lui un senso di nostalgia che diviene un sentimento contrastante che si traduce in senso tragico.
Nei dipinti di Campisi i soggetti sono prevalentemente donne dalle labbra rosso mora e dai caratteri mascolini. Ritratte in abito scuro, a mezzo busto, immobili, queste giovani, dai capelli cortissimi, vagamente perverse e prive di ogni erotismo, ricche di sentimenti impenetrabili, si collocano in un proprio spazio casalingo – quasi fossero esse stesse parte dell’arredamento. L’estremo di una spalliera di poltrona dalla tappezzeria sovente matissiana e uno scorcio di carta da parati (o stoffa) monocroma nonostante i disegni che l’attraversano sono gli elementi minimi che l’artista concede al decoro del dipinto. L’insieme è freddo, distaccato, metafisico, lo sfondo ideale perché si renda manifesta l’impenetrabilità dell’espressione sensuale delle giovani donne in nero. Alcune di esse guardano lo spettatore dritto negli occhi, altre rifuggono lo sguardo di chi le osserva.
Il silenzio le unifica, le fa sentire membri della stessa categoria esistenziale. A differenziarle è principalmente la posizione delle mani, dagli stilemi decisamente orientali, sempre poste in modo da far pensare che in esse si nasconda un qualche messaggio occulto. Le donne di Campisi trovano la centralità della propria cifra nell’ambiguità del non detto, nel non confessare trasgressioni pur dichiarando un segreto impenetrabile. Vi è in esse l’immutabile necessità di nascondere ai nostri occhi “le simpatie”, le passioni, le angosce, probabilmente anche l’ignavia, a dimostrazione di una condotta ordinaria che in nulla può turbare la vita cadenzata di una silente cittadina di navigatori.
Demetrio Paparoni
Siracusa, 5 agosto 1997
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2014-07-25
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 JANO FANCIULLO
  Lentini 1937, Siracusa 1991.
 Dopo alcune esperienze giovanili nel campo musicale e teatrale, nel 1955 incominciò ad interessarsi della pittura.
 Negli anni '50 e '60 frequenta l'ambiente artistico milanese e conosce Marino Marini, Salvatore Fiume, Aligi Sassu, Orfeo Tamburi, Ernesto Treccani. Conosce altresì critici impegnati i quali apprezzano il suo lavoro.
 Successivamente come operatore culturale porta in Sicilia le opere dei grandi maestri del Novecento italiano. La sua attività di operatore e di artista gli consente di poter collaborare con Nunzio Sciavarrelo, Renato Guttuso e con poeti come Giueppe Rovella e Corrado Sofia.




I Colori del Mediterraneo



Mi piace pensare che Jano Fanciullo, ormai parte di quel luogo infinito in cui è sempre giorno, stia vigilando con la sua ala di comprensione su questo momento di approfondimento critico della sua pittura.
Mi piace immaginarlo vivo, presente. Ora qui, con quella sua espressione poetica e profetica lasciata scritta sul foglio umile di una rubrica: Questo tramonto per noi/vuoi dire aurora.
Mi piace pensarlo in compagnia di Orfeo Tamburi e Giuseppe Rovella, affinità elettive di primaria importanza, spiriti liberi del nostro tempo anch'essi purtroppo tra ipiù.
Mi piace ricordarlo con le stesse espressioni di simpatia e amicizia di Aldo Parmigiani, con quell'aria un po' scanzonata, con quel tuo sorriso disarmante, con quel tuo grande cuore che non lesinava disponibilità e generosità.
Mi piace sperare che fra qualche tempo, mi auguro non molto lontano, si dia inizio allo studio della cultura artistica regionale della seconda metà del Novecento, riscattando dal torpore e dal silenzio quel patrimonio di idee e di azioni che, grazie ad artisti e promotori culturali come Jano Fanciullo, ha fatto apprezzare anche nell'estremo Sud gli aspetti espressivi delle nuove avanguardie.
Grazie a Fanciullo, Siracusa ha conosciuto Ernesto Treccani, Salvatore Fiume, Aldo Parmigiani, Orfeo Tamburi ...ed altri illustri maestri dell'arte italiana del Novecento. A lui si deve la creazione di quel collegamento straordinario tra la città aretusea e il centro nord dell'Italia. Alle sue iniziative artistiche va dato il merito di aver fatto conoscere il segno libero di Nunzio Sciavarello, la solarità mediterranea dei dipinti di Salvatore Fiume e l'espressionismo forte di Ernesto Treccani. Al suo entusiasmo operativo e alla sua poliedricità culturale si deve l'attuazione di iniziative espositive che hanno creato il solco di una tradizione ormai consolidata.
Certo, non tutto ciò che accade nel tempo presente è degno di quella tradizione. Penso però che da quell'inizio abbiano avuto seguito molte manifestazioni intelligenti, le sole, le uniche di cui è giusto mantenere la memoria. Il resto è solo polvere che di cui tra qualche tempo non ci sarà traccia.
Meno nota è l'attività di Jano Fanciullo come pittore, ciò a torto perché nei suoi dipinti ci sono i colori e il sogno di un'espressione metafisica prettamente mediterranea.
Dipingeva preparando le tele con sabbia, la rena impalpabile dell'Arenella e di Fontane Bianche, prelevata lungo la linea del mare, da quella battigia a cui aveva dedicato alcuni dei suoi versi di maggiore respiro poetico.
Componeva paesaggi e strutture spaziali di grande equilibrio, dando ad ogni luogo il segno gentile della donna, depositando in ogni strato pittorico le sue passioni amorose, i suoi sogni, le sue aspirazioni, il turbine dei suoi sentimenti.
La sua pittura può essere definita come un canto d'amore alla natura, ai luoghi del mediterraneo, alla solarità delle creature umane conosciute, amate, apprezzate.
I colori sempre vivaci, il segno netto e deciso, le strutturazioni compositive rigorose ed equilibrate, costituiscono il carattere distintivo del suo stile, del suo codice pittorico in cui la bellezza si rivela attraverso i ritmi dell'armonia.
Nei dipinti dedicati alle Fanciulle in fiore, il mare, il sole, la natura in tutta la sua forza vitale, la campagna iblea con i suoi campi dorati di grano, creano un fondale di struggente bellezza sul quale si stagliano figure tessute con i caratteri della grecita.
Jano Fanciullo conosceva l'espressionismo cromatico di Guttuso e il rigore strutturale di Orfeo Tamburi, apprezzava la sensualità delle donne di Fiume e la vivacità compositiva di Aligi Sassu.
Dagli insegnamenti di questi maestri del Novecento italiano germogliano il suo stile, il suo palpito pittorico, Usuo colore mediterraneo, la sua voglia di quiete, di serenità compositiva.
Con una lucidità straordinaria descriveva però quali potevano essere i limiti, i rischi di questa quiete. Scriveva infatti Amo la quiete Ila gran quiete marina Ima il mio destino è vivere / balenando in burrasca. Si immaginava gabbiano innamorato sul mare in tempesta della vita.
È una profezia, la visione futura di un'immagine inquietante.

Prof. Paolo Giansiracusa
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2014-07-25
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GAETANO MALLIA
nato a Pachino nel 1948, risiede ed opera in una lussureggiante villa sul mare a Marzamemi, in contrada Spinazza.
Ha compiuto gli studi artistici presso l'Istituto Statale d'Arte di Siracusa; attualmente però è docente di Disegno e Storia dell'Arte presso il Liceo Scientifico di Rosolini. A 13 anni ha vinto il Premio Regionale del fanciullo, ottenendo numerosi riconoscimenti nel corso della sua lunga attività artistica.
Nel 1975 ha dato vita al Club d'arte "Gruppo 6" firmando il manifesto "Proposta" assieme ai pittori C. Brancato, G. Cali, T. Dugo, al gallerista G. Di Frenna e al diacono-poeta S. Cagliola.
Ricercatore della cultura contadina e dei mestieri, instancabile promotore di iniziative culturali, ha organizzato almeno 5 edizioni della mostra "Cunta Iu nannu a Marzamemi, ottenendo consensi di pubblico e di critica; attualmente fa parte dell'Associazione Culturale "Astarte di Pachino (Sr).
La sua prima Vernissage risale alla Mostra Arti Figurative (Pachino, (63), la più recente, una Personale alla Loggia della Balata (Marzarnemi, 95).

Per il critico d'arte P.Nigro, il focoso cinquantenne Tano Mallia è "originale nel pensiero e nella tecnica, ha qualità eccezionali che lo pongono tra gli artisti dei movimenti d'avanguardia per gli effetti dinamici delle sue composizioni, i cui tratti curvilinei vanno a raccogliersi sfericamente in volute che quasi penetrano nell'invisibile e nell'incomprensibile, creando anfratti in cui si insinuano - avidamente ragione e sentimenti. Mallia è in questa realtà cosmica che traduce in simboli" .
Nel corso del suo ultratrentennale ed intensissimo ciclo creativo, l'estroverso amico Tano Mallia, felicemente sposato con l'abile e  "fascinosa" pittrice, Linda Micalef, ha dato vita ad un corpus pittorico di prim'ordine, spaziando dall'informale al concettuale, grazie alla sua circolare pennellata a vortice: sicuramente nel tempo i marchands merciers si contenderanno a suon di Euromonete le sue funarnboliche performances! Straight out!   (P. Bonaiuto)
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2014-07-25
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DAVIDE NAPOLITANO.

E una pittura sottesa ad una forma di impressionismo, ma di impressionismo lirico, ché la bellezza di questi quadri é tutta nella freschezza e nella immediatezza, quasi istintuale. del segno. Un segno personalissimo che di tela in tela, riesce a rigenerarsi e a riproporsi uguale a se stesso e pur sempre dissimile; con una modalità creativa che rifugge dalla ripetizione e dalla riproposizione di maniera. E da questo che si distilla pertanto quello stile personalissimo e pur sempre alimentato dalla ricerca di soluzioni nuove, nell'equilibrio compositivo, nel taglio prospettico, nella sfumatura dei colori, escludendo le cristallizzazioni proprie della ripetizione che fanno le firme a cliché, stereotipate e consunte. sebbene troppo spesso accreditate dall'industrializzazione del mercato.
Davide Napolitano rifugge da tutto questo proprio con quel suo non sapere e non volere pittare a memoria, cercando e trovando sempre l'ispirazione nel contatto diretto col paesaggio, abbandonandosi ad esso per riprodurne l'armonia spontanea d'assonanze liriche, dove il pantanello lenisce l'arsura delle sponde salmastre, il fico d'india lambisce la trazzera contorta e la trinca guarda il Mediterraneo.......
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2014-07-25
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ERMELINDA MICALEF
nata nel 1946-a Pachino, risiede e lavora in contrada Spinazza, a Marzamemi, in una splendida villa sul mare.Ha conseguito il Diploma presso l'Istituto d'arte di Siracusa, attualmente insegna presso il Liceo Scientifico di Pachino. Presenta un curriculum artistico con numerose mostre collettive, la prima risale all'Estate Marzamemi del 1964, mentre degne di menzione sono le mostre Personali alla Loggia della Balata (Marzamemi, 89) e alla sala Arte Cultura (Milano).
Nella sua quasi quarantennale affascinante produzione pittorica, taluni valenti critici d'arte hanno, peraltro, evocato nelle sue tele "il fascino pittorico della memoria Secondo il poeta-diacono, S. Cagliola, "la sua è. una pittura pulita, incantata, ricca della poesia delle cose semplici" mentre per P. Nigro "la sua è una pittura dai colori densi, con un uso sapiente dei chiaroscuri e delle tonalità delle tinte" , invece F.  Sigona ritiene che "il suo mondo pittorico affascina come un Sogno" ed altresì per G. Martucci "la sua è una pittura attenta alle meraviglie della natura !" .
Sappiano i gentili ed affezionati lettori che la nostra amica Linda, felicemente sposata con il pittore cosmico, Tano Mallia, ha in semine tutte le potenzialità artistiche per ripercorrere le dorate orme della coppia franco-russa, Delaunay-Terk, o più recentemente della coppia italo-sudamericana, Guccione-Alvarez ! Hunyup! 
(Paolo Bonaiuto)
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2014-07-25
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GINO DI FRENNA
Nato  nel 1940 a Portopalo di Capo Passero (SR), vive ed opera a Reggio Emilia; presidente dell'Associazione Culturale "8,75 artecontemporanea. Le sue opere sono volutamente stilizzate, e si compongono di simboli totemici disseminati su un paesaggio scabro, di cui la memoria ha trattenuto pochi frammenti essenziali, sublimandoli: mare, rupi spioventi, scogli, isole alla deriva di un passato che talora riaffiora e si incide in maniera sintetica, ma netta, nel presente. Talvolta il fondo piatto del quadro iene arricchito con inserti di cellofan, che oltre a dare consistenza materica immettono nell'ambiente naturale una componente nuova, quella della tecnologia umana. In altri casi la tempera spalmata sullo strato superiore viene raschiata e lascia affiorare una base sottostante, che sembra il residuo fossile di ere sommerse: preistoria e progresso convivono in questi paesaggi del ricordo.
I Totem svettanti di Gino Di Frenna popolano un paesaggio nudo, depauperato, che la memoria ferita riempie con vessilli sopravvissuti al naufragio degli anni.
Quel che resta del mare luccicante dell'infanzia, degli angoli assolati di Sicilia, luogo natio, della sua aria tersa bagnata da fontane di luce, rima ne impresso sulla tela come solitario diadema su un corpo denudato:
il lavorio dissolutore del tempus edax rerum ha spento il colore, svuotato la turgida opulenza dei luoghi, seccato il fitto, incoercibile brulichio della vita: il suo fiotto torrenziale di luci e presenze si è congelato in oscuri stendardi, densi di fumo e di foschi presentimenti, che la cromia metallica assimila ad emblemi del panorama urbano, con i suoi immensi e tetri Moloch tecnologici, piuttosto che a liriche rirnembranze.
La corrente ispirativa di Di Frenna, strappata dagli spazi aperti della sua Sicilia, trapiantata in una cattività fatta di serrate recinzioni, di monumenti industriali eretti sotto la cupola di un cielo di piombo, si è vista costretta a censurare il proprio dan vital, l'irruenza di un naturale vitalismo fatto di colori e forme in perenne espansione, per ripiegarsi in se stessa, riducendo al silenzio ogni segno di chiassosa presenza.
Ne nascono figurazioni austere, che si slanciano dalla base come minaccio si simulacri, dai profili acuminati e taglienti: vogliono essere i luoghi antichi, frequentati dalla poesia del ricordo, ma non si affrancano dal senso di gravosa tensione che su loro proietta il fatto di essere state concepite, di essere nate come in esilio.
La tavolozza è ridotta a poche tinte essenziali: grigio, nero, argento, colori svuotati da ogni esuberanza pittoricistica, pronti piuttosto a fermare, fissare il rigore inflessibile di queste architetture minimali.
Talvolta la superficie spalmata viene raschiata con l'uso di un pennino e lascia salire a galla stratificazioni sovrapposte, impasti ghiaiosi e variegati, che aprono una sottile fenditura, una possibilità inesplorata, sulle lamine compatte di titano.
E' l'unico spiraglio che riesce ad incidere l'impenetrabilità rocciosa delle lastre: vi si indovinano intarsi di mondi trascorsi, che la polverizzazione del presente e dell'era tecnologica ha ricoperto con colate di cemento.
In altre occasioni la piattezza bidimensionale dei torrioni viene ispessita dall'applicazione di liste di cellophan, che abbozzano un'idea di prospettiva spaziale e alludono, simbolicamente, al rischio di "impacchettamento sotto vuoto dei territori franchi dell'infanzia, disumanizzati dall'aggressione del progresso.
Restano invece, pesantemente assise sulla tela, queste strutture primarie, di gusto minimal, costruite con un vocabolario essenziale ma forte, stilizzazione estrema della modernità.
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CORRADO FRATEANTONIO
 nato nel 1941 ad Avola (Sr), vive e lavora a Roma. Figlio d'arte, ( suo padre fu abile scultore di pietra bianca locale ), ha iniziato la carriera artistica, dedicandosi dapprima alla scenografia teatrale e cinematografia e soltanto successivamente alla ricerca pittorica, esponendo al di qua e al di là dell'Oceano, in tutto il mondo. La sua prima Collettiva risale al Circolo della Stampa ( Palermo, '61), la sua prima Personale alla Galleria Coma ( Torino, '65), la più recente l'Antologica a Palazzo Modica ( Avola, '99).
Secondo Randazzo, la sua è u la pittura di un ingenuo " , mentre per Burgaretta u la memoria storica, sociale e perciò umana di Avola costituisce il nucleo centrale dell'ispirazione artìstica di Frateantonio " . De Grada ha scritto che u il contenuto fondamentale dell'arte di Frateantonio è nella superiore ironia del popolo, quello che soffre e gode in silenzio, nascosto come le bestie ferite, armato contro gli egoismi della società ", mentre per Vinci u lo stile pittorico di Frateantonio è impregnato di grande sensibilità e considerazione per la gente del Sud " .
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