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DonnexDiritti di Luisa Betti Dakli
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Women’s rights are human rights
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A 30 anni dallo scoppio del reattore 4 in Ucraina, pubblico oggi un articolo inedito scritto da me e mio marito, Astrit Dakli, all’interno di un progetto di video inchiesta sui bambini nati dai figli di Chernobyl, ideato insieme venticinque anni dopo la tragedia. Il progetto nacque dalla coincidenza dei nostri ambiti di lavoro: i bambini per me, #Chernobyl per lui. Astrit è stato uno dei primi giornalisti ad andare sul luogo dell’esplosione nel 1986, e fece il suo lavoro di reporter senza alcuna protezione e tornando in Italia con un’allergia della pelle alla luce solare che lo ha sempre costretto a compensare con vitamina B e a coprirsi quando si esponeva ai raggi: una reazione cutanea che nessun medico è mai riuscito a diagnosticare con esattezza. Astrit non sapeva di soffrire, già in quel momento, di una rara malattia genetica che colpiva il suo cervello e per cui è morto quest’anno dopo una lunga lotta, ma ci siamo sempre chiesti, nel tempo, se quel viaggio avesse mai potuto influire su questa sua malattia.

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"Ho cercato in tutti i modi di tenergli testa e di difendermi ma lui allora prendeva l’accendino, lo accendeva per pochi secondi, e poi mi metteva l’accendino rovente sulla carne dicendomi: vediamo quanto resisti. Vediamo chi la spunta. C’è solo una possibilità che io smetta, è cioè che tu fai quello che dico io". #donne   #femminicidio   #violenzasulledonne  

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Il futuro dell’umanità si gioca più di prima sul corpo delle donne, e secondo me gli uomini ce l’hanno più chiaro di molte donne.

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“La verità invece è un’altra – dice Insidioso – ovvero che c’è una proposta di una casa fatta dal Comune che però deve essere valutata da esperti che valuteranno se la casa corrisponde o meno alle esigenze di Chiara, e saranno loro a dare una risposta, non i genitori perché non stiamo parlando di una persona normale che può entrare in in uno stabile chiavi in mano come uno di noi ma di una persona che ha esigenze che non ci immaginiamo neanche”. 

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Lo Stato dimostri di prendersi carico delle donne che vivono o hanno vissuto la violenza maschile, iniziando concretamente a reinserire Chiara in una vita degna di questo nome e quindi applicando seriamente la Convenzione di Istanbul ratificata dal nostro Paese nel 2013.

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Ci sono due notizie sul caso della ragazza che alza il pollice per dire sì, apparsa in questi anni su tutti i giornali italiani: la prima è che tra 20 giorni sarà dimessa dal Santa Lucia e trasferita in una casa di riposo con pazienti più gravi e meno coscienti di lei; la seconda è che domani, mercoledì 24 febbraio, le istituzioni italiane, che in questi anni si sono occupate di lei in maniera non sostanziale, varcheranno le soglie dell’ospedale dove è attualmente ricoverata, con una visita del presidente della Repubblica, Mattarella, la ministra della salute, Lorenzin, e l’assessora alle Politiche Sociali della Regione Lazio, Visini, ai quali forse varrebbe la pena di sottoporre la responsabilità diretta che hanno riguardo Chiara Insidioso e tutte le donne che vivono, o hanno vissuto, violenza maschile.

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“Dalla mia esperienza – dice Elvira Reale – la PAS/ AP viene usata per lo più contro le madri a favore dei padri perché alle donne viene tolto il diritto, nei processi sull’affido, di parlare della violenza e di quello che hanno subito loro ed i figli”, e quindi “Nei processi per l’affido le donne devono solo mostrare adattamento alla condivisione con il partner nonostante questa, nei casi di violenza, divenga uno strumento di vessazione sulla donna a prosecuzione del maltrattamento durante la convivenza”. Uno strumento, quello della Pas, che rende del tutto inutile una legge come quella sullo stalking, subita da moltissime di queste donne proprio al momento della separazione, legge promossa – è bene ricordarlo – proprio da Giulia Bongiorno che oggi propone invece il suo esatto contrario.

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Eventi che hanno creato di nuovo lo sdegno dei centri antiviolenza che si sono visti costretti a scrivere nuovamente per chiarire come “L’Alienazione parentale (AP) nuova definizione della ex PAS (sindrome di alienazione parentale) è uno strumento di pura invenzione di chi vuole paralizzare le scelte di vita delle donne che desiderano separarsi da un uomo violento” e che “Lanciare una campagna contro una sindrome inesistente al fine di sostenere un progetto di legge che vorrebbe introdurre il reato di alienazione parentale significa fare danno a tutte le donne che hanno figli e vogliono separarsi da un uomo violento”. Tanto che DiRe (la Rete dei centri antiviolenza italiani) si chiede: ma “Doppia difesa avrà assistito donne che vogliono separarsi dal violento e non riescono a tenerlo lontano dalla loro vita perché ci sono i figli?”. Parole che se sono scritte da chi lavora da 30 anni sulla violenza maschile sulle donne e salva queste stesse donne anche dalla morte, devono avere un senso e devono essere ascoltate, perché il numero delle mamme che ancora oggi hanno paura a separarsi da mariti violenti perché terrorizzate di perdere i figli e di essere criminalizzate attraverso l’accusa di alienare figli che non vogliono più vedere il genitore abusante, è in crescita proprio grazie al dilagare della #Pas – AP nei tribunali attraverso le perizie e avvocati super addestrati.

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Ma l’inesistente teoria del gender, coltivata a dovere dalla destra e dal mondo cattolico nel terreno della proverbiale ignoranza dell’italiano medio, ha avuto un eco così grande da creare sia un allarme irrazionale da crociata contro l’educazione alla diversità nelle scuole, sia una sorta di caccia alle streghe, scoprendo il vero volto di un Paese incapace di qualsiasi passo verso un reale progresso laico e civile.
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