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Emme Debi
Setaccio sogni, ricamo speranze
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Morte di una stagione

Piovve tutta la notte
sulle memorie dell'estate.
Al buio uscimmo
entro un tuonare lugubre di pietre,
fermi sull'argine reggemmo lanterne
a esplorare il pericolo dei ponti.
All'alba pallidi vedemmo le rondini
sui fili fradice immote
spiare cenni arcani di partenza
e le specchiavano sulla terra
le fontane dai volti disfatti.

Antonia Pozzi
Photo Jerry Schatzberg
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Berrò le tue lacrime
e setaccerò i tuoi affanni
affinché
il nero che ti avvolge
come un viscido serpente
scivolerà via.

Guarda
ho spogliato le farfalle
indossa
i colori che vuoi.

Poem Pietro Aloise
Art ~ Antonio Canova
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Mi chiamano la rara, il premio, la fuggitiva, la dura, la fredda, la colonna di alabastro, la senza calore, la sdegnosa, Diana in scena, Venere chiedente, la speranzosa.
Mi han chiamata la custode avventata del fiore virginale, la sospirante, la gemente, la cavallerizza, l’avvampata di dispetto e d’ira, la sfuggente, la triste, la supplicante, la debole e la gagliarda, l’esule che levar terra vorria, la gentile, la paurosa, la timida, la piangente, la sconsolata, la tormentata.
Dicono di me che son l’esule, la vagabonda, la pudica impudica, la disperata, l’afflitta e la sbigottita, la molestata, la sdegnosetta, la tinta di rossore, la narcotizzata, la rapita, la sfortunata, l’oppressa, l’incatenata, la prigioniera in roccaforte, l’ignudata, la messa in catena su una fredda pietra, la mezza morta di paura, la supplicante, la mortificata.
Hanno detto di me che son la stupita, l’allegra, l’incredula, la celata, la nascosta, la mimetizzata, l’errante, la solitaria, l’incostante, la beffarda, la sfacciata, la canzonatrice, la stanca, l’invisibile, la solitaria, la turbata, la dolente, la malcontenta, la nascosta.
Ma io di me, ora che ho ti ho incontrato, ti dico che sono la pietosa, l’insolitamente ferma, la tenera, la molle, la samaritana, l’infermiera, la sanatrice, l’intenerita e alla fine di tutti gli aggettivi che mi hanno graffiato addosso, l’innamorata.
Frammenti da L’Angelico abbacinare di Simonetta Sambiase 
Angelica and Medoro, The Learner by Raffaelle Monti
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Cappellaio Matto: Credi ancora che sia un sogno, non è vero?
Alice: Ma certo, è solo un' invenzione della mia mente.
Cappellaio Matto: Questo vorrebbe dire che non sono reale?
Alice: Temo di sì, ma non mi sorprende che io sogni un mezzo matto.
Cappellaio Matto: Ma dovresti essere mezza matta anche tu per sognare uno come me.
Alice: Evidentemente lo sono.. Mi mancherai quando mi sveglierò.

- Da Alice nel paese delle meraviglie - Lewis Carroll





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Il bambino che scriveva sull' acqua


Era il tempo in cui le stelle e le maree si alzavano all’unisono, le conchiglie bianche scavavano solchi morbidi nella sabbia e le poche case del villaggio a ridosso del nero monte Urunga sfilavano davanti agli occhi, ferme nella loro povera forma e sostanza. I cieli aperti di blu cobalto e striati da sfilacci di nubi inconsistenti scivolavano verso l’orizzonte.

Izac, seduto sotto un grande albero di palma scrutava la linea scura del mare. La mareggiata notturna aveva scavato e riempito pozze d’acqua che ora guardavano le nubi specchiandone il passaggio. Izac aveva solo otto anni ma sapeva che il giorno avrebbe portato altre mareggiate e che poco era il tempo che gli rimaneva per scrivere, prima che le onde lunghe inghiottissero ancora ogni anfratto di sabbia. Seduto di fronte all’occhio d’acqua più grande e prossimo alla palma, Izac prese a sfiorare la superficie d’acqua salmastra con la punta delle dita compiendo circonvoluzioni eleganti; le sue piccole mani volteggiavano nell’aria sullo specchio d’acqua disegnando i suoi pensieri, che quel giorno erano tutti rivolti a Janine, la bambina dagli occhi di cristallo del villaggio vicino.

Pensava, Izac, che non fosse una cosa buona restare là seduto, privo della gioia che sempre gli dava l’aspettativa del poterla vedere, mentre nel suo cuore desiderava tenacemente che lei non fosse malata, sdraiata nel suo lettino senza compagnia e senza forze per correre, giocare, sorridere. Un giorno, non molto tempo prima, suo padre l’aveva caricato a bordo del carro e l’aveva accompagnato da lei. In quell’occasione le aveva stretto forte la mano e le aveva promesso che le avrebbe scritto ogni giorno, che i suoi pensieri l’avrebbero raggiunta e che per farlo avrebbe adoperato l’acqua del mare. Nell’acqua Isak avrebbe sciolto i suoi pensieri e con le mani li avrebbe scritti sulla sua superficie, da lì poi il vento li avrebbe raccolti e condotti a lei. Janine aveva riso debolmente alle sue parole ma Isak, in quell’istante perfetto, riuscì ugualmente ad intravedere un luccicore di felicità nei suoi occhi trasparenti. Le onde si infrangevano ora debolmente sulla battigia, ma nell’aria un fremito di elettricità penetrava le distanze giungendo fino a solleticargli i piedi. Il bambino allora disegnò linee curve e morbide sul pelo dell’acqua, le riempì del colore del mare, ne fece grandi gusci di conchiglia e scrisse parole in fila come perle:

“Le conchiglie sono i pensieri, le parole il mio cuore”.

Janine, nel risvegliarsi dal torpore di un sonno improvviso, sentì dentro di sé una voce che le sussurrava calde parole di speranza e vide un cesto di grandi conchiglie bianche ai piedi del letto.

Muta, nel candido stupore dell’infanzia, sorrise felice e chiuse gli occhi.

Federica Galetto
Photo Édouard Boubat
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Lui non sapeva che nel tempo col filo dei miei dolori avevo ricucito il corpo e che era nuovo come quello di Venere: non cercò nulla del mio passato..

Si attenne al divenire delle foglie, e fece di me un inverno.

Alda Merini

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© Brassaï

Lovers in a parisian Café near Place d'Italie, circa 1932, Paris. Estate Brassaï - RMN-Grand Palais

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Ho voluto la mia solitudine

Sono senza amore, mentre barbaro
o miseramente borghese, il mondo è pieno, pieno d' amore..

E sono qui solo come un animale
senza nome: da nulla consacrato,
non appartenente a nessuno,
libero di una libertà che mi ha massacrato.

Pier Paolo Pasolini

Photo Pier Paolo Pasolini on the set of Salo or 120 Days of Sodom, 1975
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25 Settembre 1933

“Mia cara Irma,
lo so non conosco ancora tutto, ma so che non ho mai incontrato una donna come te e che certamente nessun uomo potrà sentire per te quello che io sento…
Ma non desidero ingannarti.
Devi sapere che sono un uomo assai stanco, probabilmente sulla fine
della propria carriera… poetica e sfiduciato di dover scrivere in una lingua che nessuno capisce e che non si adatta più alla vita di oggi.
Un uomo poco tagliato per la vita, tanto in Italia che in America.
E nondimeno…
Penso che tu potresti salvarmi…”

...

Mia cara Irma, io sono abituato a cibarmi di nuvole e lontananze, ma tu meritavi qualcosa di meglio !
Io sarò sempre tuo, a tua disposizione, pronto a fare quello che vorrai, e persino a pensare quello che vorrai farmi pensare…
Non desidero di meglio che pensare con la tua testa e vedere coi tuoi occhi.

Eugenio Montale

Ci sono Amori che pretendono di essere vissuti in Sogno,
Amori che la vita ostacola,
Amori mortali, che solo la dimensione poetica potrà rendere immortali, sottraendoli alla logica spietata del tempo, purificandoli dalla contingenza delle cose umane…

Amori vibranti, come quello che unisce un Poeta e la sua Musa…
Lui è Eugenio Montale,
Lei è Irma Brandeis.
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Mare nostro custodisci le vite,
le visite cadute come foglie sul viale.

Mare nostro che non sei nei cieli
e abbracci i confini dell'isola e del mondo
sia benedetto il tuo sale
sia benedetto il tuo fondale
accogli le gremite imbarcazioni
senza una strada sopra le tue onde
i pescatori usciti nella notte
le loro reti tra le tue creature
che tornano al mattino
con la pesca dei naufraghi salvati

Mare nostro che non sei nei cieli
all'alba sei colore del frumento
al tramonto dell'uva di vendemmia,
Ti abbiamo seminato di annegati
più di qualunque età delle tempeste
tu sei più giusto della terra ferma
pure quando sollevi onde a muraglia
poi le abbassi a tappeto
Custodisci le vite, le visite cadute
come foglie sul viale
Fai da autunno per loro
da carezza, da abbraccio, da bacio in fronte
di padre e madre prima di partire

Erri De Luca
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