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Alessandro Danieli
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Da voceviva.it ascolta in audio mp3 da "L'Espresso" di Paolo Biondani:
Silvio Berlusconi e la mafia, vent'anni di soldi in nero (prima parte):
http://www.voceviva.it/Podcast/VV2018/xEspresso18_018.mp3
Silvio Berlusconi e la mafia, vent'anni di soldi in nero (seconda parte)
http://www.voceviva.it/Podcast/VV2018/xEspresso18_018_1.mp3
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Altro che sharing Economy, chiamatelo caporalato digitale.
I lavoratori poveri del digitale e gli oligarchi del web.
da Micromega - di Domenico Tambasco.
Ascolta l'intero articolo in mp3 da voceviva.it:
http://www.voceviva.it/Podcast/VV2018/xMicromega18_015.mp3

Il libro "Lavoretti" (Einaudi) di Riccardo Staglianò svela come dietro “l'economia della condivisione” vi sia un mondo di persone sottopagate, cottimizzate, precarie e saltuarie per definizione.;; L’autore viaggia dalla Silicon Valley al Vesuvio per mostrare i meccanismi con cui le grandi piattaforme digitali e le corporation della rete sfruttano il lavoro, evadono il fisco e accentrano i capitali.;; È così che la mancata governance della rivoluzione digitale ci rende “tutti più poveri”.
Il linguaggio non è mai né neutro né innocente. E men che meno lo è la sharing economy, patinata espressione che, nel suo significato letterale, significa “economia della condivisione”. Solenne e marchiana impostura linguistica dietro la quale si cela la cruda realtà della gig economy o, meglio, dei “Lavoretti”. È questo il titolo dell’inchiesta sul mondo del lavoro 4.0 svolta da Riccardo Staglianò, dal sottotitolo ancor più eloquente: “Così la sharing economy ci rende tutti più poveri”.
La struttura dei nuovi lavori della sharing economy, infatti, è “moderna” come il feudalesimo: “chi possiede una piattaforma digitale estrae, secondo una modalità neofeudale, una commissione da chi svolge la prestazione”.
Impietoso è il confronto tra la foto dei 30.000 lavoratori italiani pressoché analfabeti che nel 1902 decisero di proclamare uno sciopero a New York contro i “padroni”, ovvero i caporali che facevano da intermediari della manodopera decurtandone in modo consistente il salario, e l’immagine odierna delle migliaia di laureati di Mechanical Turk, degli ultra qualificati moderatori di contenuti di Facebook, degli informatici di Upwork e delle matricole universitarie che corrono in bicicletta con la pettorina di Foodora o di Deliveroo.
I secondi infatti, nonostante gli studi accademici, sono nella stessa situazione dei primi, senza tuttavia aver compreso la cosa più importante: che il lavoro deve essere pagato il giusto, ovvero in modo proporzionato “alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”, per riprendere l’illuminante definizione di retribuzione disegnata dai Costituenti nella stesura dell’art. 36.
Anni di studi e sacrifici liquefatti in una corsa incessante tra un lavoretto e l’altro nell’arco della stessa giornata, risolti in una “paga da fame”: siamo all’ossimoro del lavoro povero...
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America, paese delle opportunità? No, paese di poveri e di alcuni straricchi.
Da Micromega - di Pierfranco Pellizzetti.
Ascolta l'intero articolo in mp3 da voceviva.it:
http://www.voceviva.it/Podcast/VV2018/xMicromega18_013.mp3
(per un ascolto con audio veloce Ctrl+Alt+G su Windows Media Player)
da, Howard Zinn,; Storia del popolo americano, il Saggiatore, Milano 2017.
da, Fabrizio Tonello,; “L’oligarchia americana”, MicroMega 5/2017.

Comprare qualcosa.
Le cronache riferiscono che qualche giorno dopo la tragedia dell’11 settembre e il crollo delle Torri Gemelle newyorchesi, mamma Barbara
Bush chiamò al telefono il presidente degli Stati Uniti, suo figlio George jr., chiedendogli come si potesse contribuire alla reazione patriottica
post-attentato e quello le rispose di “compiere il gesto americano per eccellenza: andare in un negozio e comprare qualcosa”. Storiella che
contiene, al tempo stesso, tanto un po’ di vero come di falso. Una verità di superficie, smentita dell’effettiva natura profonda di quello stato
continentale nato dall’insurrezione delle Tredici Colonie nel fatidico 16 dicembre 1773 e che chiamiamo “rivoluzione americana”. Scoppiata per
una questione di tasse.
In effetti, come ha dettagliatamente illustrato Victoria De Grazia, storica della Columbia University, già agli inizi del Novecento la democrazia degli affari americana aveva teorizzato con il presidente Woodrow Wilson la creazione di un grande emporio mondiale guidato dagli States, che sostituisse con lo scambio delle merci la bellicosità imperiale degli europei: «gli Stati Uniti si consacravano come il primo regime al mondo basato sui consumi di massa».
Un’invenzione, a conferma che il popolo e i suoi orientamenti sono una costruzione sociale; non un dato immutabile, per così dire, “spontaneo”.
Difatti, nel caso americano, siamo in presenza di una sapiente operazione manipolatoria a misura delle esigenze insite nella nascente produzione di massa. Ce lo raccontava anni fa Jeremy Rifkin: «convertire gli americani dalla psicologia della sobrietà a quella della spesa si rivelò un compito assai difficile. L’etica protestante del lavoro, che dominava lo spirito della frontiera americana, aveva radici molto profonde. La parsimonia e il risparmio erano le chiavi di volta dello stile di vita americano, elementi fondamentali della tradizione yankee che aveva avuto una funzione di guida per intere generazioni e costituiva un punto di riferimento per milioni di emigranti che speravano in un futuro migliore. Per la maggioranza degli americani, la virtù del sacrificio di se stessi continuava ad avere il sopravvento sul richiamo dell’immediata gratificazione».
Sicché la comunità degli affari si diede il compito di cambiare radicalmente la psicologia che aveva costruito la nazione, con l’obiettivo di trasformarne la popolazione da investitori nel futuro in consumatori nel presente. E lo strumentario per realizzare l’operazione fu molteplice quanto ingegnoso: dall’invenzione del marketing alle vendite rateali. Ma ci volle quasi un secolo per raggiungere definitivamente l’obbiettivo atteso: la tossicodipendenza consumistica collettiva di vivere al di sopra dei propri mezzi, grazie a quella bolla drogata di denaro in prestito che esploderà periodicamente; come si è visto per l’ennesima volta nell’ultima grande recessione, datata 2008-2011. Nel frattempo le distanze sociali si allungavano, nel corso di quella che Thomas Piketty definisce «la rivoluzione conservatrice anglosassone degli anni settanta-ottanta».
Il peccato originale stelle-e-strisce...
Ascolta l'intero articolo in mp3 da voceviva.it:
http://www.voceviva.it/Podcast/VV2018/xMicromega18_013.mp3
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Randall Collins: La sinistra e il futuro che ci aspetta con la robotizzazione del lavoro. Ascolta l'intero articolo in mp3 da voceviva.it:
http://www.voceviva.it/Podcast/VV2018/xMicromega18_006.mp3
Si sono coraggiosamente confrontati con prossimo futuro ipertecnologico due dei maggiori sociologi contemporanei Randall Collins e Wolfgang Streeck e un eminente economista dello sviluppo Branko Milanovic.
Da Micromega - di Nicolò Bellanca.

Per un’efficace strategia politica di Sinistra, accanto a una valida analisi del presente, occorre provare a prevedere quello che accadrà. Una Sinistra che si proponga di modificare lo stato delle cose, non può eludere il nodo del futuro: non le basta capire come intervenire sulla situazione data; le occorre anche cogliere i movimenti profondi della struttura sociale che, se lasciati a sé stessi, orienteranno l’evoluzione collettiva. Tuttavia, questo esercizio è uno dei più ambiziosi e rischiosi che un ricercatore possa intraprendere. Esso presenta un margine di errore talmente elevato, che molti studiosi lo giudicano vano e irrazionale. Chi lo effettua seriamente è un intellettuale metodologicamente avvertito, che decide di mettere in gioco parte della propria reputazione pur di non rinunciare allo “squarcio di luce” che dalla prognosi può scaturire. Recentemente, in questi termini si sono coraggiosamente confrontati con l’avvenire due dei maggiori sociologi contemporanei, Randall Collins e Wolfgang Streeck, e un eminente economista dello sviluppo, Branko Milanovic. Mentre di Streeck e Milanovic parlerò in successivi articoli, oggi mi soffermo sul contributo di Collins, che espongo liberamente, rafforzandone alcuni passaggi con mie considerazioni.

Alle prese con i cambiamenti strutturali del sistema economico, Collins tenta di cogliere le forze essenziali, tenere conto delle maggiori controtendenze e argomentare la traiettoria che dovrebbe imporsi. A suo avviso, il dilagare dell’automazione, le tecnologie dell’informatica e della computerizzazione, sta sostituendo il lavoro umano con robot o macchine intelligenti. Il fenomeno non sembra originale: già ai tempi di Marx, oltre 150 anni fa, la tecnologia iniziò a rimpiazzare le attività agricole e manifatturiere. Ciò ridusse notevolmente il numero dei salariati e avrebbe potuto, ceteris paribus, condurre alla fine del capitalismo, poiché un sistema economico basato sull’acquisto del lavoro umano e sulla vendita di merci a compratori in grado di pagare, non potrebbe sopravvivere se sparissero i lavoratori e se i consumatori non guadagnassero. Nondimeno quel crollo, sulla cui attesa vari movimenti politici di opposizione basarono le proprie strategie, fu evitato, grazie al fatto che ai salariati subentrarono gli stipendiati: i servizi amministrativi, gestionali, finanziari, assicurativi, commerciali, formativi, sanitari, d’intrattenimento, di consulenza, e così via, andarono crescendo, fino a coprire oggi quasi il 65% del PIL a livello mondiale e a sfiorare l’80% negli Stati Uniti. Il capitalismo venne salvato dall’ascesa del settore terziario e della classe media...
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Con la spallata di Trump addio alla neutralità della rete (ascolta in mp3 da voceviva punto it):
http://www.voceviva.it/Podcast/VV2017/xxAdnkronos002.mp3
La navigazione web sarà a due velocità:
web veloce per chi paga;
web lento per gli altri.
14/12/2017 da adnkronos.
La Commissione federale Comunicazioni degli Stati Uniti ha votato, con tre voti a favore e due contrari, l'abrogazione delle regole di neutralità della rete, che obbliga tutti i provider a trattare i contenuti online allo stesso modo. Una mossa dunque che favorisce i provider e va a svantaggio dei consumatori, ma soprattutto che rappresenta un'ulteriore spallata da parte dell'Amministrazione di Donald Trump al suo predecessore Barack Obama che aveva imposte queste regole nel 2015.
La decisione della Commissione, che ha ritenuto che la regolamentazione attuale fosse un ostacolo agli investimenti, autorizza teoricamente i provider a modulare la velocità di internet in funzione del contenuto che passa attraverso i loro 'canali' e che potrebbe portare così alla creazione di un 'internet a due velocità', consentendo agli operatori di offrire un servizio più veloce alle aziende che pagano, o che pagano di più.
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Definanziamento della ricerca in Italia: le radici di un dramma.
da Micromega di ROBERTO BENEDUCI (20 novembre 2017).
Ascolta l'intero articolo in audio mp3 da voceviva.it:
http://www.voceviva.it/Podcast/VV2017/xMicromega17_108.mp3
L’atteggiamento dei governi degli ultimi 20 anni è espressione di una visione che confonde sviluppo tecnologico e ricerca scientifica, che non offre al paese una strategia lungimirante della nostra industria creando contrapposizione tra forze politiche ed istituzioni universitarie. Ciò non porta da nessuna parte, ma serve solo a rallentare ulteriormente lo sviluppo tecnologico e culturale del nostro paese.
Lo sciopero dei docenti delle università è stato solo l’ennesima forma di lotta che il mondo universitario ha messo in atto per mitigare le politiche dannose adottate da tutti i governi negli ultimi 20 anni. Diversi commentatori hanno illustrato nel dettaglio i pericoli nascosti dietro le politiche universitarie a partire dal governo Berlusconi.
Si sostiene, per esempio, che l’obiettivo più o meno nascosto dei vari governi sia lo smantellamento dell’università pubblica e che tale obiettivo sia realizzato tramite due strumenti: il primo è il definanziamento della ricerca, il secondo è l’elemento di irrazionalità mascherata da rigore quantitativo dell’attuale sistema di valutazione della ricerca. L’Italia è infatti agli ultimi posti tra i paesi industrializzati per numero di ricercatori, numero che negli ultimi anni è ulteriormente diminuito. Nonostante ciò i ricercatori Italiani sono molto produttivi e la ricerca è di ottima qualità come ci ricorda Pietro Greco.
Contemporaneamente i governi sostengono che il loro unico obiettivo sia quello di rendere più efficiente sia qualitativamente che quantitativamente il sistema universitario. Ci troviamo dunque di fronte ad una netta contrapposizione, che naturalmente ammette diverse sfumature le quali però non cambiano la natura del problema.
I termini della contrapposizione devono essere rintracciati in due concezioni diverse di quello che dovrebbe essere il ruolo della ricerca nelle università italiane.
Da una parte c’è la tendenza dei vari governi e di gran parte della società (nel suo senso più ampio) a chiedere che la ricerca universitaria sia orientata verso lo sviluppo tecnologico e le applicazioni. Viene inoltre chiesto il risultato tecnologico in tempi brevi perché ciò significa ricchezza economica.
Questo spiega il definanziamento della ricerca universitaria Italiana dove si realizza la maggior parte della ricerca di base che viene considerata un peso più che una risorsa o comunque sovrafinanziata...
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"ScriviFacile MathAlgebra" è un software per l'apprendimento dell'algebra con numeri razionali relativi, frazioni e potenze:
https://www.youtube.com/watch?v=lI5Kif1aBJQ
"ScriviFacile MathAlgebra" è scaricabile in versione demo (in inglese) qui:
http://www.voceviva.it/page9It.html
L'intero svolgimento del compito è affidato all'alunno, l'applicativo software controlla, monitora e segnala ogni situazione di errore.
CONTROLLA E MONITORA QUALSIASI COMPITO CREATO, SCRITTO E PROPOSTO DALL'INSEGNANTE: QUALSIASI ESPRESSIONE ALGEBRICA.
La versione completa di "ScriviFacile MathAlgebra" è disponibile in italiano.
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Vidéos de logiciels "ScriviFacile Math Algebra" pour l'algèbre avec des nombres rationnels relatifs, les fractions et les pouvoirs d'apprentissage:
https://www.youtube.com/watch?v=lI5Kif1aBJQ
Vous pouvez télécharger une version de démonstration (en anglais) ici:
http://www.voceviva.it/page9fr.html
Tout le cours de la tâche est confiée à l'élève, les logiciels d'application des contrôles, des moniteurs et des rapports toute situation d'erreur.
N.B.: CONTRÔLE ET SURVEILLANCE DE TOUTE TÂCHE CRÉE, ÉCRITE ET EINSEGNANT PROPOSÉ: TOUTE EXPRESSION algébriques.
La version complète de "ScriviFacile MathAlgebra" est disponible en français.
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"ScriviFacile MathAlgebra" easy way of learning Algebra rational numbers, powers and fractions with vocal interactive software:
https://www.youtube.com/watch?v=lI5Kif1aBJQ
"ScriviFacile Math Algebra" can be downloaded in demo version (in English) here:
http://www.voceviva.it/page9.html
The entire course of the task is entrusted to the pupil, the application software controls, monitors and reports any error situation.
N.B.: CONTROL AND MONITOR ANY TASK CREATED, WRITTEN AND PROPOSED teacher: ANY EXPRESSION ALGEBRAIC.
The full version of "ScriviFacile MathAlgebra" is available in English.
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"ScriviFacile MathAlgebra" software educativo para primaria y secundaria inferior, que contiene 11 solicitudes de las matemáticas y el álgebra.
Aquí están llevando a cabo asistido y guiado para aprender álgebra con respecto racionales números, fracciones y potencias:
https://www.youtube.com/watch?v=lI5Kif1aBJQ
Todo el curso de la tarea está a cargo de la pupila, el software de aplicación controles, supervisa e informa de cualquier situación de error.
CONTROLAR Y MONITORIZAR CUALQUIER TAREA CREADA, ESCITA Y PROFESOR PROPUESTA,
TODAS LAS OPERACIONES MATEMÁTICAS, CUALQUIER EXPRESION ALGEBRAICA.
La versión completa de "ScriviFacile MathAlgebra" está disponible en español:
http://www.voceviva.it/page9sp.html
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