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Gaia Camporeale
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Vorrei condividere - e scambiare -  considerazioni sui Neet, un esercito di due milioni di italiani che si sta ritirando dalla società civile e di cui sappiamo troppo poco!

I Neet,  un esercito di giovani e adulti che si sono arresi!
Con quali effetti psicologici sulla persona? 

NEET è l'acronimo inglese di Not engaged in Education, Employment or Training, ovvero giovani e adulti non impegnati in attività formative, di studio  e che non cercano lavoro. 
Questa nuova e disperata parola sta ad indicare un folto gruppo di donne e uomini, di età compresa tra i 16 e i 29 anni, che al momento, per vari motivi, non ricevono un’istruzione, non si preparano ad una professione e non cercano neanche più un’occupazione. I primi studi su questa zona grigia parte dal Regno Unito, già nel 1999 si metteva in evidenza questo fenomeno di ritiro sociale, cresciuto enormemente negli ultimi anni. 
In italiano li chiamano i  né-né, termine che ne riassume tragicamente la emarginazione, la scomparsa di questi individui, che sembrano “non esistere”, visto che sono fuoriusciti dalla realtà sociale.  Scomparsi dalle statistiche, il loro disagio ricompare però altrove, non ancora sufficientemente studiato, ma possiamo immaginare quali siano le conseguenze di una vita senza prospettive, senza progetti, una rinuncia silenziosa e dolorosa all’appartenenza sociale, culturale, affettiva. 
In Italia il fenomeno pare acuirsi in particolare nella fascia 25-30 anni, in cui i neet rappresentano il 28,8% della popolazione totale, ed un ulteriore elemento su cui riflettere è dato dalle forti differenze per sesso nell’incidenza: nel 2010, la percentuale delle donne sul totale è superiore a quella degli uomini in tutte le regioni, rappresentando il 55,5% del totale dei Neet nella media del paese, il 53% nel mezzogiorno, il 57,9% nel centro ed il 59,4% nel nord.
Nell’assenza di dati specifici sulle loro condizioni psicologiche, i professionisti del settore sanitario, e non solo, incontrano quotidianamente queste persone, che esprimono un forte disagio a livello comportamentale, fisico e psichico. La sensazione di essere senza speranza, reietti e soli, conduce alcuni ad un annichilimento progressivo, che si manifesta con disturbi d’ansia, abuso di sostanze fino a problematiche di vera e propria spersonalizzazione. I Neet  sono persone che non hanno fiducia nelle proprie possibilità ma ancor meno nella società, che hanno una visione negativa della propria esperienza formativa e scolastica, persone che hanno lavorato ma in condizioni non rispettose di alcun diritto, tanto da abbandonare anche la sola speranza di un posto di lavoro soddisfacente. 
L’identità di questi soggetti è schiacciata dalla mancanza di progetti ed ambizioni; molte donne neet rinunciano ad una vita professionale dopo la nascita di un figlio, ma questa “scelta” riverbera spesso negativamente sul matrimonio, nel quale si concentrano frustrazione ed ansia che sembrano inspiegabili.  Un’insoddisfazione che nasce dalla mancanza di identità personale e sociale, dal non sentirsi parte di una civiltà che sembra camminare spedita verso il futuro lasciando i più fragili a terra. 
Questo esercito di più di due milioni di italiani scivola via verso la dispersione di sé, sottraendo le proprie energie alla società e restituendo malessere, familiare, sociale,  psichico, con conseguente attivazione dei fenomeni di medicalizzazione e istituzionalizzazione. 
Insomma lo stato perde forza lavoro, risorse umane e acquista fruitori di farmaci, utenti per ospedali e centri, famiglie in pezzi e, nel migliore dei casi, una massa di nuovi emigranti. 

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