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Elisabetta Merola
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“E’ festa a Sant’Antuono” è una festa all’insegna delle tradizioni e del gusto. Un evento atteso da tutti con tante novità che caratterizzeranno la festa più amata dai portichesi.

Svariati gli appuntamenti da non perdere. Il primo è previsto per il giorno 17 alle 16.00 nella sala consiliare del Comune di Portico di Caserta dove si terrà una conferenza antropologica con la partecipazione del noto cantante Enzo Avitabile.

A seguire abbiamo il 18 Gennaio alle ore 21:00 il Concerto di “Enzo Avitabile ed I Bottari di Portico” in Piazza Rimembranza , il 19 stessa ora si esibiranno “I Populani”, il 20 invece è il turno dei ”Tamborea”, il 21 si cambia musica con gli “Ar Meltheal” ed il 22 a chiusura degli eventi/concerto si vedrà salire sul palco di Piazza Rimembranza “Marcello Colasurdo”.

Dal 23 al 25 i Protagonisti saranno I Carri Tradizionali e le Pattuglie di Pastellesse che sfileranno per le strade del paese.

Quest’anno una festa che si trasforma in festival e tutto grazie all’impegno e al grande lavoro dei componenti del Comitato Civico “E’ festa a Sant’Antuono” di Portico di Caserta.

L'origine di questo fenomeno tradizionale non è ben precisa, ma rappresenta senz'altro uno degli esempi più significativi di integrazione di riti rurali pagani e di feste religiose di epoche successive. Bisogna infatti far risalire questi rituali ad un periodo in cui la religione cristiana non era ancora praticata nell'Italia meridionale. La tradizione si manifesta soprattutto sotto forma di rituale pagano, primordiale, ancora lontano dalle forme espressive odierne, mentre le prime tracce di epoca cristiana risalgono soltanto al XII sec. Il nucleo intorno al quale ruota la tradizione precristiana, formato dai centri di Portico e Musicile, è sempre stato un percorso commerciale molto attivo sin dal neolitico. I territori vengono menzionati (tavola peutingeriana) come antichi casali di Capua, zona di occupazione dei popoli italici ed in seguito greci e romani, zone sulle quali fu notevole l'influenza delle culture etrusche e sannite. Il rituale è essenzialmente legato alla civiltà contadina di quell'epoca, come forma di ringraziamento e ingraziamento delle forze della natura per un anno più fortunato, privo di siccità, carestie ed altri disastri naturali.
Nell'ambito della festa di Sant?Antonio Abate che si celebra il 17 Gennaio, ?no alla domenica successiva, prende vita la s?lata dei carri trainati da trattori, in passato da buoi , che cominciano a girare per le vie del paese. I carri sono costruiti con frasche di palma molto lunghe che partono dalla base del carro in modo verticale e si ricongiungono alla linea mediana, sia davanti che dietro, formando una specie di cupola lunga circa 15 metri, in modo che il carro assuma quasi la ?gura di un animale dal vago sapore preistorico.
All?interno, nascosti alla vista, vi sono le Pattuglie di Pastellessa composte da una sezione di tini, disposti a circolo, che vengono percossi con mazze di legno lunghe 30/40 cm, e le sezioni di falci percosse con bacchette metalliche.In?ne, le botti in numero variabile da 8/10 disposte equamente sui lati del carro, percosse con magli formati da una mazza lunga circa 40 cm con delle corde di canapa arrotolate intorno, ?no a formare un batacchio, ricoperto con stoffa: i cosiddetti “mazzafuni.” 
Mentre i tini e le falci sono racchiusi all?interno, le botti sono esposte appena fuori in modo che la percussione effettuata dia la sensazione di un' armonica sezione di remi di un' antica nave, ovvero di un maestoso animale preistorico. Il suono praticato da questi strumenti così inusuali, così strani, detto volgarmente "musica di Pastellessa" è qualcosa di veramente primitivo. 
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