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Maria Corgna
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PNEI & PATOLOGIE PSICONUTRIZIONALI

In Italia una donna su cento soffre di bulimia nervosa con obesità. Questo dato emerge da studi epidemiologici e statistici riguardanti una patologia che, almeno fino a 30 anni fa, sembrava essere assente o poco rappresentata nel nostro tessuto sociale.
A tutti è probabilmente capitato, almeno una volta, ed in modo più o meno consapevole, di mangiare nella speranza di superare stress emotivi, traumi affettivi, stati di noia o di solitudine; negli ultimi anni, però, si è avuta una tale modificazione della condotta nutrizionale da richiedere spesso interventi terapeutici precisi.
La bulimia nervosa è stata descritta circa venti anni fa. Sia l’anoressia che la bulimia nervosa risentono di fattori socioculturali ed individuali che ne modificano alcuni aspetti come la frequenza e l’epoca di insorgenza. Gli ultimi studi condotti, delineano un’aumentata incidenza negli individui nati dopo il 1960 ed una più precoce età d’insorgenza, sempre in questo periodo.
È probabile che l’alta incidenza di bulimia nervosa sia dovuta anche a pressioni culturali che si sono rafforzate agli inizi degli anni sessanta: idealizzazione del corpo femminile, preoccupazione eccessiva per l’aspetto esteriore, stereotipi mediatici. Inoltre negli ultimi anni si è assistito al cambiamento di ruolo della donna in ambito sociale così come sono profondamente mutate le aspettative della società, della famiglia e della donna nei confronti di se stessa. Ciò potrebbe, almeno in parte, giustificare il disagio psicologico che spinge a cercare maggiori gratificazioni nella ricerca del cibo.
Le recenti acquisizioni PNEI hanno messo in rilievo il ruolo dei neurotrasmettitori cerebrali nel determinismo delle sindromi bulimiche correlate sia a stati ansioso depressivi che a disregolazione endocrina.
In tal senso le sindromi bulimiche si accompagnano ad uno status neuroendocrino specifico.
La medicina biologica offre la possibilità, mediante organoterapici di suino, neurotrasmettitori omeopatizzati e farmaci omeopatici di risonanza psicoendocrina, di correggere il substrato neuroendocrino della bulimia nervosa. A tale terapia possono essere associati i farmaci di attivazione emuntoriale e mesenchimale secondo le indicazioni dell’omotossicologia classica. Il MAP può svolgere un ruolo particolarmente importante nella regolazione dell’aspetto nutrizionale del paziente bulimico. Vengono proposti alcuni elementi terapeutici nell’ambito di una casistica clinica.

Se è vero, infatti, che la bulimia con uso di purganti, lassativi, diuretici e ricorso al vomito è relativamente
rara, molto più diffusa è, invece, la percezione del cibo come irrinunciabile gratificazione (compulsione alimentare), soprattutto nelle ore serali e notturne, momento in cui il substrato neuroendocrino giustifica
la ricerca di cibi dolci o di carboidrati o spuntini che affiancano, integrano o sostituiscono il pasto serale, che per molti soggetti rappresenta l’unico pasto della giornata.
Nel 1973 Bruch aveva rilevato che il 25% delle pazienti anoressiche erano bulimiche. Nel 1980 questa percentuale era salita al 50%, mentre dieci anni più tardi il gruppo di Toronto rilevava la presenza di bulimia nel 75% delle donne anoressiche.
Le bulimie nervose vengono suddivise in forme purging e non purging.Tale distinzione è di estremo interesse in quanto le forme purging si accompagnano in genere ad un’elevata incidenza di psicopatologie. I pazienti purging presentano gravi disturbi dell’immagine corporea, elevatissimo livello di ansia per l’assunzione di cibo, maggiore incidenza di comportamenti autolesionistici ed ideazioni suicide.
Tra i fattori di rischio dei pazienti che hanno problemi psiconutrizionali, ricordiamo: stati depressivi, turbe dell’affettività, impulsività, mancanza di autostima, violenze sessuali subite, atteggiamento dei genitori (aspettative in termini di prestazioni e di immagine), critiche da parte dei compagni di scuola o degli amici, influenza dei mass media.
Un gruppo particolarmente a rischio per le patologie nutrizionali e per il successivo sviluppo di obesità è quello rappresentato da individui che scelgono carriere che impongono la magrezza (danzatrici, modelle), competitivi nello sport o nella professione. Le donne sono più a rischio per bulimia ed obesità per la maggiore prevalenza di disturbi a sfondo depressivo legati anche alla modulazione endocrina, alla preoccupazione per il peso corporeo ed alle pressioni dei mass media in rapporto al corpo magro “a qualunque costo” con conseguente imposizione di specifici canoni di bellezza.
Per la definizione psiconeuroendocrina del biotipo maggiormente predisposto alla comparsa di patologie psiconutrizionali, sembrerebbe corretta la somministrazione di farmaci prevalentemente “neurodistonici” che presentano sovente quadri clinici il cui substrato neuroendocrino riguarda principalmente la regolazione ipotalamica, pineale, limbica e diencefalica.

Le prime osservazioni sperimentali dei fisiologi A.W. Hetherington e S.W. Ransond effettuate alla fine degli anni ’30, dimostravano che lesioni dell’area ventromediale dell’ipotalamo procuravano negli animali da esperimento una smodata sensazione di fame con conseguente obesità, mentre lesioni dell’ipotalamo laterale si accompagnavano ad apatia, svogliatezza e mancanza di appetito cui seguiva perdita di peso.
Il meccanismo di assunzione del cibo è in realtà molto più complesso: risente, infatti, di influenze genetiche, socio culturali, neuroendocrine e metaboliche. Un ruolo chiave della regolazione nutrizionale è da attribuirsi alla leptina (dal greco leptos = magro).
La leptina, scoperta da Friedman nel 1994, è un ormone prodotto dal tessuto adiposo in grado di fornire informazioni ad alcuni centri di regolazione presenti nel cervello.
Le modificazioni nella concentrazione di leptina si riflettono su molti altri organi e sistemi (sistema
immunitario e formazione ossea) e sull’attività riproduttiva. La leptina rappresenterebbe il nesso attraverso il quale le modificazioni dello stato nutrizionale influenzano lo stato fisiologico.
Talvolta, però, tale equilibrio viene meno, probabilmente perché il circuito neuronale della leptina si è evoluto allo scopo di mantenere adeguate le riserve di grasso piuttosto che evitarne l’accumulo: i nostri antenati dovevano, infatti, preoccuparsi più delle carestie che non dell’abbondanza di cibo.
Queste conoscenze sulla leptina differiscono dalla sua iniziale caratterizzazione come ormone “antiobesità”, giustificata dal fatto che sin dagli anni ’50 i ricercatori avevano osservato che il bizzarro fenomeno del topo ob/ob era dovuto ad una anomalia genetica.
La somministrazione di leptina nei topi ob/ob li trasformò in animali sani di peso normale. Venne
ridotta la massa grassa risparmiando altri tessuti. Evidenze sperimentali dimostrano che la iponutrizione del feto durante lo sviluppo intrauterino determina l’insorgenza tardiva di obesità, ipertensione e diabete di tipo 2.
Rispetto ad un gruppo di controllo non esposto a carestia durante la gravidanza, la prevalenza di obesità era molto superiore in quegli adulti la cui esposizione fetale alla carestia coincideva con i primi due trimestri di gestazione. Al contrario, la prevalenza di obesità era significativamente diminuita in coloro la cui esposizione alla carestia si verificava nel terzo trimestre o subito dopo la nascita.
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INVECCHIARE...CHE STRESS!!!

Anche in assenza di patologie, l’invecchiamento si associa “fisiologicamente”ad un generale declino delle funzioni cognitive; gli anziani spesso presentano deficit della memoria, del linguaggio, delle funzioni esecutive. E’ però altrettanto evidente che non tutti invecchiano allo stesso modo, e che alcuni soggetti mantengono un buon profilo cognitivo anche in età avanzata (successful aging).

Molteplici sono i fattori chiamati in causa per spiegare la notevole variabilità degli esiti psico-cognitivi che accompagnano la senescenza; alcuni autori suggeriscono che le basi genetiche siano determinanti, ma l’idea oggi più accreditata è che la qualità della vita dipenda soprattutto dalle interazioni fra patrimonio genetico e ambiente.

Fra i fattori ambientali che incidono negativamente sui processi di invecchiamento cerebrale, lo stress è senz’altro uno dei più studiati; al contrario, secondo i principi della metodologia Pneisystem, la nuova frontiera nel campo del benessere e dell’anti-aging, uno stile alimentare corretto, l’esercizio fisico regolare, l’impegno in attività cognitivamente stimolanti, tempo libero per le proprie passioni, relazioni sociali soddisfacenti, sono fattori che promuovono una qualità di vita straordinaria.

Tutte le terapie contro l’invecchiamento puntano a ridurre lo stress ossidativo. Il termine stress ossidativo identifica la modificazione del normale equilibrio intracellulare tra sostanze ossidanti prodotte fisiologicamente durante i processi metabolici e il sistema di difesa antiossidante che svolge la funzione di neutralizzarle.

L’esposizione ad eventi stressanti, fisici e psico-sociali, induce nell’organismo una riposta allostatica, che si realizza tramite l’azione integrata di ormoni (cortisolo, adrenalina) e altri mediatori (neurotrasmettitori e fattori immunitari, quali le citochine infiammatorie) volta a mettere l’organismo nelle condizioni psico-fisiche migliori per affrontare le sfide, attuali o potenziali, che l’ambiente continuamente gli pone. Lo stress, pertanto, è una risposta adattativa, vitale per l’organismo.

Tuttavia, se la risposta allostatica viene mantenuta più a lungo del necessario, o viene attivata cronicamente - iperattività dei sistemi dello stress - possono comparire effetti dannosi per l’organismo quali immunodepressione, degenerazione neuronale, disfunzioni metaboliche e cardiovascolari. In quest’ottica, il carico allostatico può essere considerato il fondamento fisiopatologico che spiega come lo stress cronico possa rappresentare un importante fattore di rischio alla base del deterioramento cerebrale che si verifica durante l’invecchiamento.

Il cervello è visto come il mediatore primario delle risposte allostatiche, e in particolare il sistema limbico presiede al controllo delle informazioni emozionali e coordina gli stati mentali e comportamentali con le funzioni neuro-endocrine, vegetative e immunitarie al fine di rispondere efficacemente alle sfide ambientali e psico-sociali.
Tramite il sistema limbico, in sostanza, il cervello codifica, filtra e immagazzina le informazioni ambientali in accordo con la storia personale e le esperienze di vita che costituiscono l’unicità del singolo, e decide cosa è stressante e cosa non lo è.

Il linguaggio del sistema immunitario è composto da lettere che si chiamano citochine. Recentemente si è iniziato a parlare di immunologia del comportamento: significa che le citochine, prodotte dal sistema immunitario per mettere in atto le sue strategie difensive influenzano la psiche e il comportamento. Un esempio è costituito dalla sindrome influenzale.
Numerose evidenze ottenute utilizzando modelli di valutazione integrata di carico allostatico hanno confermato che lo stress cronico si associa ad un aggravamento dei deficit cognitivi in tarda età. Studi prospettici, come quello del McArthur Successful Aging Study negli Stati Uniti e quello del Social Environment and Biomarkers of Aging Study a Taiwan, hanno dimostrato che l’indice integrato di carico allostatico è positivamente correlato al declino delle performance cognitive e mnestiche dell’anziano, nonché all’aggravarsi dei tratti depressivi (Karlamangla et al, 2002; Seplaki et al, 2006).

Ma se lo stress cronico aumenta la vulnerabilità del cervello che invecchia, altri fattori psico-sociali possono invece esercitare un’influenza positiva. L’ipotesi è che le continue modificazioni del contesto ambientale e le maggiori interazioni sociali favoriscano l’incremento dei fattori neurotrofici e aumenti la capacità di coping.

Ad esempio, uno studio di gruppo di Erickson (2011), condotto su una popolazione di anziani da 60 a 80 anni, mostra che un periodo di training aerobico migliora significativamente le prestazioni mnestiche e cognitive, e nello stesso tempo aumenta il volume della regione ippocampale anteriore in maniera linearmente correlata all’incremento dei livelli plasmatici di BDNF.
Il metodo Pnei 4u e Pneisystem costituiscono il più avanzato e completo metodo in termini di antiaging e wellness.

Il focus della metodologia che viene insegnata in Corsi e Master ad hoc (www.pnei4u.com) è costituito dall’apprendimento di tecniche di gestione dello stress, nutrizione antiossidante, movimento personalizzato con integratori e nutraceutici d’eccellenza.
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PNEI & LE MERAVIGLIE DEL CERVELLO

Occidentali e orientali vedono il mondo in maniera diversa, dando peso a differenti aspetti della stessa realtà. E’ quanto dimostrato da Richard Nisbett ed Ann Arbor, in un lavoro pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS). Di fronte alla stessa immagine un gruppo di americani si concentra più sui dettagli e oggetti in primo piano, mentre un gruppo di cinesi ha una visione più complessiva della foto, concentrandosi maggiormente sul contesto generale.
Vi sono molte evidenze aneddotiche di come occidentali ed orientali abbiano discordanti visioni del mondo – dichiara Nisbett – abbiamo quindi voluto allestire un esperimento per verificare se ciò sia traducibile in reali differenze in cosa effettivamente vedono.
Per farlo, i ricercatori hanno coinvolto due gruppi di studenti, uno di origine americana e con antenati di origine europea, un altro di cinesi. A tutti loro, il team di psicologi ha chiesto di osservare delle fotografie. Le immagini mostravano sempre un oggetto in primo piano con uno sfondo ad esso accoppiato, per esempio una tigre nella jungla. I ricercatori si occupavano nel frattempo di seguire i movimenti oculari degli studenti. E’ emerso che questi movimenti sono molto diversi: gli “occhi americani” si soffermano più sul protagonista della foto (la tigre), quelli “cinesi” più sul contesto (la jungla).
“Gli americani eseguono una disamina attenta e dettagliata delle cose – afferma Nisbett – focalizzando l’attenzione nel collocare i singoli oggetti in categorie e cercando di capire le sottostanti regole. Al contrario, i cinesi sposano una filosofia olistica osservando un oggetto in relazione al tutto”.
Secondo Nisbett questi due distinti schemi di visione si sono sviluppati per le differenti concezioni del mondo alla base di queste due culture: l’armonia è un’idea centrale per i popoli orientali; in occidente, invece, la vita è incentrata sul raggiungimento degli obiettivi che ci si prefigge.

www.pnei4u.com | www.mariacorgna,it
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INFIAMMAZIONE: ULTIME RICERCHE RIVELANO COME SIA IN GRADO DI TRASFORMARE I MITOCONDRI IN VERE E PROPRIE FABBRICHE TOSSICHE

Imparare a controllare l‘infiammazione potrebbe avere enormi implicazioni per il trattamento di molte malattie. Una nuova ricerca ha scoperto come i macrofagi trasformino i mitocondri in promotori dell’infiammazione che producono prodotti chimici tossici.

L’infiammazione svolge un ruolo significativo in una serie di gravi condizioni di salute. E’ il tentativo del corpo di proteggersi da stimoli nocivi. Per esempio, dopo un colpo al ginocchio, l’infiammazione aiuta a prevenire ulteriori danni. Essa si è evoluta fino a diventare una parte essenziale del nostro sistema immunitario. Tuttavia, durante la malattia, la risposta infiammatoria può causare danni ai tessuti sani. In realtà, l’infiammazione può effettivamente causare malattie e condizioni come febbre da fieno, parodontite e alcuni tipi di cancro.

Un team di scienziati del gruppo di ricerca del Trinity College di Dublino ha collaborato con i ricercatori del Medical Research Council Mitochondrial Biology Unit nel Regno Unito e con altri ricercatori in tutta Europa per la ricerca sul ruolo dei macrofagi nel processo infiammatorio.
I ricercatori hanno scoperto che durante la fase iniziale della risposta infiammatoria, i macrofagi alterno l’attività dei mitocondri.
I mitocondri sono spesso indicati come la “centrale elettrica” della cellula. Sono presenti in quasi tutti i tipi di cellule e generano in misura maggiore adenosina trifosfato (ATP), la fonte primaria di energia chimica nelle cellule.
Durante l’infiammazione, i macrofagi bloccano la produzione di energia dei mitocondri, i quali iniziano a produrre composti chimici tossici che amplificano ulteriormente l’infiammazione.
In quest’ultimo lavoro di ricerca è stato scoperto quindi che durante l’infiammazione invece di produrre energia, i mitocondri sintetizzano e rilasciano prodotti tossici, avendo come substrato l’ossigeno, e utilizzando un enzima specifico, il succinato deidrogenasi, coinvolto nei processi di promozione dell’infiammazione.
Questo cambiamento di attività enzimatica aumenta specificamente la produzione di specie reattive dell’ossigeno mitocondriale che ad alti livelli, il che può danneggiare le strutture cellulari.
Il succinato deidrogenasi è coinvolto nel processo di generazione di energia nei mitocondri, ma gioca anche un ruolo nella soppressione del tumore e questo lo rende un enzima di particolare interesse per i ricercatori.
Gli scienziati sperano che questa nuova conoscenza possa aiutare a generare interventi proprio sulla risposta tossica dei mitocondri al fine di controllare e ridurre il danno ai tessuti, in quanto prevenire questo processo significherebbe trasformare il macrofago in una cella anti-infiammatoria benigna. Essere in grado di trovare un modo di mediare la risposta dei macrofagi, potrebbe significare essere in grado di ridurre l’infiammazione.

Nella metodologia Pneisystem riveste un ruolo primario lo studio e la risoluzione dell’infiammazione cronica “silente”, causa ormai nota, come evidenziato anche nella presente ricerca, di danni significativi a tessuti ed organi, oltre ad essere implicata in diversi processi patologici, tra cui tumorigenesi, malattie infiammatorie intestinali, artrite e shock settico, segnali manifesti di alti livelli di infiammazione non controllata. Tra i test, viene effettuata la misurazione dello stress ossidativo, mediante il quale è possibile determinare la concentrazione di sostanze ossidanti quali i radicali liberi dell'ossigeno (ROS), e la misurazione del potenziale antiossidante, che consente di rilevare il livello delle difese antiossidanti del paziente. Questi due test rientrano ormai di base nell’iter terapeutico Pneisystem, che proprio alla luce delle nuove scoperte in ambito di ricerca, li ha adottati come test diagnostici d’elezione per la rivelazione di possibili danni cellulari, e di conseguenza, possibile insorgenza di processi infiammatori asintomatici.
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AUMENTARE LA FORZA MUSCOLARE PUÒ MIGLIORARE LA FUNZIONE DEL CERVELLO

L’aumento della forza muscolare porta ad un miglioramento della funzione cerebrale negli adulti con decadimento cognitivo lieve (MCI), secondo un nuovo studio condotto dalla University of Sydney.
Risultati dello studio “Study of Mental and Resistance Training (SMART)”, per la prima volta, provano il nesso causale positivo tra gli adattamenti muscolari all’allenamento di resistenza progressiva e il funzionamento del cervello tra gli over 55 con MCI.

Lo studio è stato condotto in collaborazione con il Centre for Healthy Brain Ageing (CHeBA) alla University of New South Wales and the University of Adelaide.

In questo studio di follow up è stato dimostrato che il miglioramento della funzione cognitiva è legato all’aumento della forza muscolare, ovvero che ” più si diventa forti, maggiore è il beneficio per il cervello”.
Quanto più siamo in grado di convincere le persone a fare allenamento di resistenza come il sollevamento pesi, più è probabile che possiamo avere un invecchiamento sano della popolazione”; “La chiave però è esercitarsi almeno due volte a settimana ad alta intensità, in modo da ottenere i maggiori guadagni di forza fisica. Questo offrirà il massimo beneficio al vostro cervello”, afferma il Dr. Dr. Yorgi Mavros, autore dello studio (Facoltà di Scienze della Salute, presso l’Università di Sydney).

Questi nuovi risultati rafforzano la ricerca dallo studio SMART pubblicato all’inizio di quest’anno, in cui la risonanza magnetica ha mostrato un aumento delle dimensioni delle aree specifiche del cervello tra coloro che hanno preso parte al programma di allenamento con i pesi. Questi cambiamenti cerebrali erano legati ai miglioramenti cognitivi dopo il sollevamento pesi.

Lo scopo del presente studio è trovare il legame di fondo tra la forza muscolare, la crescita del cervello e le prestazioni cognitive, determinando così il modo ottimale per prescrivere in futuro esercizi mirati al massimizzare questi effetti.

Pneisystem incentra da anni il suo iter terapeutico sulla gestione dei sistemi dello stress e l’importanza, per essi e per le funzioni cognitive, dell’attivita’ fisica. In particolare la Pnei System Academy ha come mission la divulgazione del concetto di terapia incentrata su 4 pilastri fondamentali:
• Ottimizzare le risorse psichiche attraverso l’apprendimento delle tecniche più moderne di gestione dello stress.
• Insegnare come compilare una dieta personalizzata in chiave antiossidante e antinfiammatoria
• Potenziare l’asse psico-immunologico attraverso il movimento, in particolare la danza (Pneisystem Equilibrium Dance)
• Saper selezionare i migliori integratori/ fitoterapici/nutraceutici/principi della low dose medicine e comporre un piano terapeutico centrato sulla persona.

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DISTURBI LEGATI ALLO STRESS IN ETA’ PEDIATRICA: UN FENOMENO SEMPRE PIU’ FREQUENTE

Il termine “stress” viene utilizzato per descrivere una condizione fisica ed emotiva che ha effetti sulla salute fisica e incide sul benessere psichico.
In genere, soprattutto nel passato, il termine veniva comunque riferito agli adulti, ma diverse ricerche recentemente hanno evidenziato che lo stress è una reazione sempre più presente anche nei bambini, i quali manifestano malattie e problemi emotivi legati allo stress. Gli adulti in genere imparano a fronteggiare gli effetti della pressione esterna, anche rallentando i ritmi o accettando una qualità di vita inferiore. I bambini non dispongono invece di strumenti o conoscenze per adattarsi allo stress.
Lo stress si manifesta in modi diversi e ogni bambino presenta una combinazione di sintomi individuale. Sullivan (2002) afferma che “alcuni si adeguano con facilità a una tabella di marcia rigorosa e ad una intensa competizione a scuola o nello sport. Altri si abbatteranno per eventi relativamente minori, come un brutto voto, un cambio di insegnante, il non essere scelti per la squadra di nuoto, oppure la rottura con un amico. In ogni caso tutti i bambini, anche quelli che si adattano bene fin da piccoli, sperimentano lo stress e spesso sono proprio i più ambiziosi a sentire maggiormente la tensione.” Molti bambini oggi manifestano malattie adulte legate allo stress, quali depressione e incapacità di affrontare i problemi della vita quotidiana.
Un bambino può non essere in grado di dare un nome a ciò che prova e spesso i sintomi sono banalizzati in malessere o problemi emotivi. Nella nostra società gli adulti (genitori, insegnanti, allenatori) spesso sono responsabili di pressioni sostanziali verso i minori. Queste pressioni sono le cause anche dello stress nei bambini che coinvolgono diversi fattori, quali ad esempio:
1. Le aspettative degli adulti: le insoddisfazioni degli adulti spesso ricadono sui bambini ai quali si richiede degli standard di rendimento sempre più elevati, diventando l’oggetto dei sogni irrealizzati degli adulti.
2. Adulti stressati: spesso gli adulti sono pressati dagli impegni continui da sostenere. Che siano essi insegnanti o genitori, questa condizione è sempre più diffusa. Se i bambini vivono in un ambiente familiare e scolastico stressante sarà più difficile attuare momenti di ascolto, comprensione e contenimento delle emozioni e dei disagi che un bambino può vivere nel corso della sua crescita.
3. Poco tempo dedicato ai bambini: l’impostazione attuale dei programmi scolastici prevede tempi serrati poterli svolgere in modo completo.Spesso i bambini sono coinvolti in molte attività scolastiche certamente interessanti, ma a discapito di una qualità delle relazioni tra docenti e alunni. Il passaggio da un’attività all’altra toglie la possibilità di riflettere, di interagire con i coetanei e gli adulti in modo significativo.
Studi recenti hanno posto l’attenzione anche su un altro aspetto: quanto una mamma con i sistemi dello stress iperattivi ”passa” la sua eredità al feto e lo “predispone” a disturbi del sistema immunitario che potranno manifestarsi precocemente nell’età adulta.
L’Avon longitudinal Studi of Parents and Children (ALSPC) ha evidenziato che i bambini di madri che hanno sperimentato alti livelli di ansia in gravidanza hanno da due a tre volte più probabilità di avere problemi di attenzione e di comportamento rispetto ai bambini di mamme con bassi livelli di ansia. E’ evidente che la strada da fare sia ancora tanta dal punto di vista della ricerca ma è altrettanto evidente che il momento della gravidanza debba essere attentamente monitorato solo da un punto di vista non solo fisico ma anche da un punto di vista psico-biologico.
Pneisystem è un sistema innovativo di diagnosi e terapia che vede al centro del suo iter terapeutico anche la gestione il bambini in età pediatrica attraverso l’alimentazione, la gestione dello stress e terapie d’avanguardia.
Sul tema è previsto un seminario, dal titolo “Pneisystem e Pediatria. Un seminario molto innovativo in quanto propone non solo la metodologia Pneisystem applicata alle patologie pediatriche ma si sofferma sul miglioramento della qualità dell’ambiente, e di vita dei piccoli pazienti. Il corso è rivolto ai pediatri, ed è finalizzato a fornire ai professionisti di questo ambito conoscenze aggiornate e mirate sul trattamento dell’obesità infantile e infiammazione, la “dipendenza” dai cibi industrializzati e gli effetti su corpo e mente, le infezioni ricorrenti in pediatria, il bambino disbiotico; particolare attenzione verrà posta poi al sonno, uno dei modulatori chiave della rete Pnei, nel particolare la privazione di sonno e i suoi effetti, e l’giene del sonno in pediatria.Ambito d’interesse delle lezioni sarà la Pnei in oncologia pediatrica, e il il metodo Pneisystem - diagnosi integrata e terapie sistemiche: tecniche di gestione dello stress per bambini, nutrizione antinfiammatoria, esercizio fisico, integrazione e nutraceutica in pediatria.

Per informazioni visitare il sito Pneisystem alla sezione dedicata del sito
http://www.pnei4u.com e/o contattare la segreteria al 327 6626977, mail: linda.spezzamonte@pnei4u.com
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SISTEMA IMMUNITARIO E CAMBIO DI STAGIONE: RINFORZARE LE NOSTRE DIFESE E’ NECESSARIO E POSSIBILE

Rinforzare il sistema immunitario è fondamentale per difendersi dai cosiddetti “mali di stagione” come le contratture muscolari o le malattie da raffreddamento, ma ciò è possibile solo a patto che il nostro organismo sia in grado di intercettare e distruggere i suoi “nemici”.
La ripresa del lavoro, dei ritmi di vita quotidiani, e i continui e repentini cambiamenti climatici tipici del cosiddetto “cambio di stagione” possono trovare il sistema immunitario non sufficientemente equipaggiato a sostenerli.
I sei consigli d’oro per ricaricare le batterie del sistema immunitario, elencati anche dalla rivista internazionale New Scientist (2012) sono:
• Evitare i cibi molto calorici ma poveri di nutrienti come quelli dei fast-food, gli snack, i dolciumi e le bibite gassate. Limitare carne rossa e formaggi, ma abbondare con frutta, verdura di stagione e cereali integrali.
• Ricordarsi di bere tanta acqua, un corpo disidratato non riuscirà a svolgere correttamente tutti i processi che ne garantiscono un ottimo stato di salute.
• Fare attività fisica almeno 2 o 3 volte alla settimana, meglio se all’aria aperta. In questo modo si rilasciano endorfine e si stimola la tiroide, accelerando il metabolismo.
• Cercare di dormire per almeno 7 - 8 ore per notte. Il sonno è fondamentale per i processi riparativi, l’equilibrio ormonale, la lucidità mentale, il buon umore e una raggiante bellezza.
• Pensare positivo, l’ottimismo migliora l’umore, la salute e il sistema immunitario!
Niente di rivoluzionario o sorprendente, perché seguire uno stile di vita sano contribuisce a mantenere in forma l’intero organismo.
Il sistema immunitario viene regolato dalle citochine, un insieme di proteine secrete in risposta a uno stimolo. Esse presentano una grande varietà di funzioni e sono di grande importanza nella risposta immunitaria. L’azione delle citochine è simile a quella degli ormoni; di fatto le citochine si possono definire gli ormoni del sistema immunitario e sono loro che attivano le sentinelle del nostro organismo (cellule NK – natural killer) contro virus e cellule tumorali.
È interessante notare che quando ci sentiamo stanchi anche il nostro organismo diventa più esposto ai malesseri. Infatti, in caso di insonnia, eccessiva attività fisica, preoccupazioni o stress prolungati, i nostri “killer naturali” vengono meno, così come la nostra risposta immunitaria. Il nostro stato immunitario va a inficiare anche la nostra pelle (tessuto connettivo o matrice) che può essere minata da sostanze tossiche (i cataboliti) che vi si accumulano gradualmente quando i naturali sistemi di smaltimento emuntoriale (sudore, feci e urine) sono insufficienti.
Con il metodo Pneisystem vengono insegnate semplici ed innovative tecniche di gestione dello stress che consentono ai pazienti di mutare drasticamente gli stati psicologici negativi con benefiche ripercussioni sia sulla qualità di vita (affettività, lavoro, professione) che sulla fiducia nella possibilità di guarigione.

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www.pnei4u.com | www.mariacorgna.it
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