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Roberto Rizzardi
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Sono un cittadino e non un suddito
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La nuova "frontiera" dei no-vax si attesta sulla critica al consenso informato, e mi sento assalire da un grande sconforto.

Il consenso informato è una "cosa" che a suo tempo venne istituita per mettere il paziente al corrente delle implicazioni correlate ai farmaci che assume e ai trattamenti cui viene sottoposto, e per "obbligarlo" a prendere atto del fatto che vi sono determinati rischi che vanno valutati a fronte di quelli conseguenti al mancato trattamento delle sue patologie, o alla mancata attivazione di una profilassi.

Questa di farlo diventare un mero "trasferimento di responsabilità" è un metodo abbastanza miserabile per aggredire una pratica vaccinale sostanzialmente corretta, dopo che le evidenze medico-scientifiche, ed ogni risultanza epidemiologica, hanno certificato con ogni evidenza la speciosità delle "ragioni" dei no-vax.

È anche assolutamente improprio correlare il consenso informato all'obbligatorietà di un trattamento medico, dato che le due cose sono autonome e dipendenti da fattispecie differenti e non collegate.
Il consenso informato presidia il diritto del paziente ad essere informato dei rischi che corre, e l'obbligatorietà dei vaccini è la conseguenza diretta di una psicosi di massa indotta da persone con motivazioni opache e irragionevoli, a tutto detrimento della comunità peraltro.
Questo anche tenendo conto delle letture complottarde sugli interessi di "Bigfarmah", che continuerebbe comunque a trarre più vantaggi da un'epidemia che dalla sua prevenzione.

I rischi connessi alla somministrazione dei vaccini, inoltre, sono di vari ordini di grandezza inferiori a quelli conseguenti alla loro mancata assunzione e, tra l'altro, inferiori anche a quelli relativi all'utilizzo di farmaci da banco molto comuni, e spesso assunti irresponsabilmente, grazie alla mancata lettura dei relativi "bugiardini", che sono una forma basica di consenso informato; può accadere così che un bambino non venga vaccinato, ma che un premuroso genitore gli somministri una dose giornaliera di tachipirina - 3 g, ovvero tre pillole da 1000 mg al giorno - dose che in un adulto non comporterebbe alcuna conseguenza,ma che in un bambino potrebbe perfino risultare fatale.

Io comincio seriamente a non poterne più di certe argomentazioni.

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«Tutte le manifestazioni di politica estera dell'entità statuale francese sono un distillato di arroganza e relativismo valoriale, ammantato per di più della presunzione di un primato etico, non disgiunto da implicazioni razziali, perfino ridicolo, date le condizioni.
Il fatto è però che quasi tutti i patrioti italici che fumano di rabbia per l'indecoroso atteggiamento gallico, approverebbero quegli atteggiamenti se provenissero dal nostro governo, dato che il discrimine non risiede nella sostanza dell'azione, ma nella propria condizione di beneficiari o vittime di quegli atteggiamenti.»

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«...non si sta certo facendo un buon lavoro continuando a parlare di organigrammi, di estenuanti campagne acquisto di dirigenti già scivolati su molte bucce di banana, quando non artefici dei disastri passati, presenti e non di rado futuri.
Farlo non serve più a nulla, come ogni giorno risulta sempre più controproducente sfiancarsi su argomentazioni politiciste fruste e squalificate.
Anche la chiamata alle armi contro la vittoria delle destre perde costantemente efficacia. Noi viviamo già in un contesto che non differisce quasi in nulla rispetto al mondo che Berlusconi aveva tentato di imporre. Lui non vi riuscì compiutamente durante il suo regno, ma ne pose le premesse, Monti lo mise in atto e Renzi lo perfezionò.»

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«A quei tempi, con le scuole che riaprivano il primo di ottobre, le estati di un bambino erano lunghe, e calde, e piene di giochi. Si giocava a ondate, nel senso che i mesi estivi scorrevano scanditi dal passaggio da un gioco all'altro. C'era il momento delle biglie, quello delle cerbottane e relative battaglie epocali a colpi di bussolotti, quello delle corse in bicicletta e via dicendo.»

Un piccolo tuffo nel passato.

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«Io faccio parte di quel popolo di sinistra che non ha al momento alcuna rappresentanza, e non mi sento isolato, anzi so di essere in numerosa e qualificata compagnia.
Nulla, assolutamente nulla mi indurrà a votare PD, o qualche inconcludente relitto di una sinistra risikara e politicista, per non parlare di ridicoli pontieri di disturbo, il cui scopo reale è interdire lo sviluppo di un'alternativa di sinistra, ma altrettanto certamente nulla mi indurrà mai a votare M5S, sintesi post politica tra Uomo Qualunque, Partito Radicale d'antan e IDV, tutte creature accomunate da robuste caratteristiche di viscerale anticomunismo, unite a istanze della destra sociale del fascismo primigenio e sansepolcrista, quello antipolitico e ancora suggestionato dalla sua germinazione teratogena dal corpaccione di quel partito socialista che di lì a poco avrebbe subito la scissione livornese.»

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OGGI IN LOMBARDIA, DOMANI OVUNQUE!

Nel silenzio generale, grazie ad un sapiente iter che ha escluso la discussione pubblica del provvedimento, che comunque ha conosciuto anche improvvide connivenze, la Regione Lombardia, a trazione centrodestra da sempre, appronta una riforma che muta geneticamente la natura dell'assistenza sanitaria, tra l'altro in smaccata contraddizione con principi costituzionali che si avviano a divenire definitivamente mera carta straccia.

Al rientro dalle ferie, perlomeno quelli che se le potranno permettere, i cittadini lombardi interessati da patologie croniche troveranno una lettera che li inviterà a scegliersi un "gestore", da un elenco di soggetti, che da quel momento si incaricherà di amministrare i trattamenti sanitari relativi ai loro malanni. La cosa verrà presentata come un notevole miglioramento, in grado di limitare i tempi d'attesa e di gestire al meglio l'accesso all'assistenza, ma si tratta della superficie lucente di una solenne fregatura.

La verità è che Regione Lombardia ha individuato la quota, 30%, di malati che maggiormente assorbe la spesa medica, i cronici, e ha costituito un sistema che li affida ad un sistema sostanzialmente privato. Questo sistema non "vede" il malato, ma il budget annuale destinato al complesso di sofferenti per circoscritte malattie.

In quanto malato cronico devo augurarmi di rimanere sempre nel solco di una medianità della mia patologia, perchè quel budget è costruito con la proverbiale "media del pollo", e se mi avvicino ai limiti superiori di una gravità che è, alla fine di tutto, ineluttabile non posso che divenire "troppo costoso" per le risorse assegnate.

Molti sono gli aspetti deprecabili di questa riforma, e ieri sera ho partecipato ad un incontro presso il circolo di Sinistra Italiana di Viale Suzzani, a Milano, unica forza politica ad essersi mossa su questa faccenda, nel corso del quale Manuela Serrentino, medico ed attivista, ha spiegato dettagliatamente le implicazioni di questa riforma. Sono in attesa di un documento in proposito, che condividerò non appena possibile.

Nel frattempo, grazie alle modalità "nascoste" di promulgazione dell'ordinanza,noi siamo sostanzialmente alla vigilia della sua piena attuazione, senza i tempi tecnici per una mobilitazione che si presenterebbe comunque problematica, dati i tempi, e non possiamo che augurarci che i ricorsi presentati da alcune organizzazioni di medici abbiano successo.

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Repubblica titola che l'affluenza alle urne domenica 11 giugno si è assestata sul 60,07%.
Questo significa che il "partito dell'astensione" a prescindere dal numero di elettori convocati, è stabilmente rappresentativo di circa il 40% degli aventi diritto e che dunque, se avesse una veste politica, conseguirebbe quasi certamente il "premio di maggioranza" in caso di elezioni politiche.
Questa, a mio avviso, è la certificazione di un acuto stato morboso della nostra democrazia.

Discutendo con una mia amica, appassionata sostenitrice di M5S che sta cominciando a non poterne più del mio atteggiamento critico verso quella formazione, emerge che il contendere, al momento, è tra la "cosca vincente" della politica italiana e i "salvatori" di M5S, visti come il "grimaldello" col quale forzare il dispositivo di potere, politico, mediatico ed economico del regime nel quale viviamo.

Dal PD non credo potrà mai venire qualcosa di buono, in effetti, però a mio parere il problema è un altro, e deriva dal fatto che chiunque si aggiudichi la vittoria non può, in queste condizioni, che rappresentare una minoranza, essendo gli altri la minoranza che ha espresso un voto differente sommata alla grande massa, quella sì maggioritaria, degli astenuti.

In queste condizioni si può al massimo esprimere una benevola "dittatura dei giusti", ma più facilmente, come abbiamo visto finora, un comitato d'affari al servizio di precisi interessi, che non sono certo di servizio pubblico.

Affidarsi, come fanno la mia amica e molte altre persone che rispetto, al Movimento per spezzare un monopolio soffocante è comprensibile, ma è un pensiero non molto differente da quello che informò l'antiberlusconismo, che tenne insieme un'opposizione unita in niente, una sorta di armata Brancaleone che, cessato - forse - il pericolo, si è poi sbandata.

Il collante che dà forza al Movimento è la condanna della classe politica, la sua debolezza è, a mio modestissimo parere, la vaghezza della cura che dovrebbe seguire alla soluzione del male principale. In questa debolezza risiede, io credo, la consistenza dell'esercito degli astenuti.
Far fuori il nemico principale non è sufficiente, e non lo è mai stato.

Forse è per questo che la presa del movimento è su settori della popolazione abbastanza giovani da non aver interiorizzato precedenti delusioni.
Ma forse questi sono solo i rimuginamenti di un signore di età.

So già che molti penseranno: "bravo, e la soluzione sarebbe.... ?"
Certo, io una soluzione non ce l'ho, ma neanche ce l'ha chi mi farebbe quella deliziosamente maliziosa domanda in realtà, e qui sta il punto.

Ci sono milioni di persone che vivono sulla propria pelle condizioni che non si vedevano più dall'immediato dopoguerra.
Sono in un cantuccio, prive di prospettive e ridotte ad una faticosa sopravvivenza.
Persone che, a differenza dei miei genitori in quei tardi anni '40, non trovano nella politica alcuna rappresentanza e che dunque hanno smesso di interessarsi e di esercitare il primo e fondamentale esercizio di democrazia.

Come possono gli attori politici, tutti e nessuno escluso, gloriarsi di alcunché fino a quando non si metteranno in contatto con quelle persone?
E come rimanere tranquilli sapendo che in quel 40% la disperazione è la cifra centrale dell'esistenza?

In altri tempi il fascismo ed il nazismo dei primordi trovarono in un vasto serbatoio di "dimenticati" il carburante per la loro marcia verso il potere. Dobbiamo essere grati del fatto che, finora, non si sia riproposto l'identico schema, forse perchè quel 40% accoglie un bel pezzo di un popolo di sinistra che non trova ragioni per approdare da qualche parte, condannandosi ad una crociera senza fine.

Una riflessione, questa ultima, per gli "ingenieri" della ricostruzione di una sinistra.
La "roba" c'è, ma bisogna dire, ma soprattutto fare, le "cose giuste"

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Una mia lunga riflessione sulle operazioni voto di ieri e sulle prospettive di una sinistra che gira in tondo.

«E' la mattina del 12 giugno 2017 e sto svogliatamente guardando i risultati non ancora definitivi della tornata elettorale del giorno precedente.
La cosa che mi sento di rilevare è che l'unico dato finora attendibile pare essere quello dell'individuazione del primo partito nazionale, ovvero quello dell'astensione, in continua lievitazione.

Un dato che, tra l'altro, rende necessario confrontare le percentuali conseguite dalle varie formazioni politiche in rapporto non ai votanti, bensì agli aventi diritto al voto, per collocarle nel giusto peso e nel reale significato.

Facendolo non si può che prendere atto del fallimento della politica, in senso lato, la quale, nel momento in cui non riesce a motivare il popolo a compiere il primo e più elementare esercizio di cittadinanza democratica, dovrebbe anche assumersene la responsabilità, cosa che non mi pare abbia intenzione di fare.

Poi possiamo anche parlare dei risultati che stanno emergendo, che sembrano sottolineare un costante calo dei consensi PD, magari mascherati dalla scarsa affluenza elettorale, che droga il risultato, ma anche - veltronianamente - una brusca frenata pentastellata, col capitolo genovese che certo non può stupirci, mentre si profila un teorica ripresa del centrodestra, se i due galletti - Salvini e Berlusconi - la smetteranno di fare a chi ce l'ha più duro e grosso.

Ma più di tutto, secondo me, si profila il rischio che l'aspetto fondamentale del congegno Italicum, ovvero il pompaggio normativo di minoranze per ovviare alla non rappresentatività degli attori elettorali, appena e giustamente bocciato dalla Corte Costituzionale, ridiventi il punto centrale del dibattito politico, all'indomani dello storico(sic!) deragliamento della grande entente sulla legge elettorale.

La lontananza della classe politica dal corpo vivo della nazione per essere risolta richiederebbe una capacità di ascolto dell'elettorato di cui non vi è traccia da molto tempo, una capacità dalla quale fare discendere l'azione politica, mentre è del tutto evidente che il meccanismo in atto è quello di far corrispondere alle aspettative della gente l'autoreferenzialità di proposte insoddisfacenti che, non inaspettatamente, creano rigetto e disgusto.

Se il corpo elettorale non saprà pretendere dalla classe politica un cambio di atteggiamento, o se una qualsiasi forza politica non riuscirà a smetterla di trastullarsi col proprio... organo dirigente, noi non potremo che avviarci, più o meno quietamente, verso un regime rappresentativo di interessi che non potranno essere che di minoranza, o esogeni, ma più probabilmente sia l'uno che l'altro, secondo il modello così ben rappresentato dalla cabina di regia europea a trazione neoliberista e teutonica, quella che ha imposto tutti i tragici provvedimenti che ci stanno flagellando.

Il mio personale sentire fa si che io non mi senta certo costernato se i due dominus del centrodestra fanno a cornate, e nemmanco mi straccio le vesti se M5S va a sbattere sulle contraddizioni che ha tenacemente cercato di ignorare.
Però l'ambiguità del risultato piddino già mi inquieta di più, al pensiero degli equilibrismi dialettici del potente reparto marketing di quel partito, notoriamente tetragono alla verosimiglianza e connotato da una potente indifferenza al senso del ridicolo.

Però, andando un po' oltre le letture di questi risultati elettorali, quello che mi inquieta maggiormente è vedere l'inconsistenza del mondo di sinistra, che avrebbe a disposizione una storica possibilità di riscatto in un contesto che sembra fatto apposta per dare spazio ai suoi valori fondamentali e costitutivi: la solidarietà, la giustizia di classe, il valore della dimensione sociale ed il perseguimento della dignità individuale, mediata dal lavoro e dai diritti civili e politici.

Nelle ultime settimane in quel mondo si è sviluppato un dibattito, circa possibili processi di aggregazione, che io spero possa dare finalmente qualche frutto. Perché ciò avvenga però devono accadere alcune cose.
Prima di tutto è necessario presentarsi agli interlocutori, i detentori del diritto di voto, con l'animo disposto all'ascolto e con una propensione a fare domande, piuttosto che a presentare risposte preconfezionate.

Altrettanto necessario sarebbe presentarsi non con una classe dirigente già pronta, e per forza di cose reduce da disastri precedenti di cui porta la responsabilità, bensì, e al massimo, con un corpo di coordinatori che mettano a disposizione la loro esperienza gestionale, lasciando che linea e direzione di marcia, nonché il ricambio graduale di quella classe, la esprimano i diretti interessati.

Più di tutto però sarebbe necessario dimenticarsi dell'ansia prestazionale da tornata elettorale. La malattia che ha quasi ucciso il corpo sfatto della sinistra ha avuto un lungo, e non ancora terminato, decorso, e le lunghe malattie comportano cure prolungate. Quel corpo malato ha bisogno di riprendere a camminare e non può certo aspettarsi di vincere una maratona entro il prossimo anno, ma neanche di arrivare al traguardo se è per questo.

Infine, e su questo tendo ad essere intransigente, sarebbe necessario pigliare tutti i vari pontieri alla Pisapia, più o meno in buona fede, e chiarire loro che se non si tolgono di torno più che alla svelta potrebbe anche capitare che si salti la fase dialettica della confutazione delle tesi per passare a formule espressive meno concilianti e più stringenti circa la loro oggettiva, ma spesso anche consapevole, intelligenza col nemico.»

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Un approccio ottimamente strutturato, e con attenta distinzione tra ruoli, e ambiti di pertinenza, il tutto corredato dalla precisa analisi della fase progettuale necessaria all'implementazione di una corretta web strategy.

Un prezioso contributo di +Paola Cinti dal quale traspare il suo enorme rispetto per "l'oggetto libro" ed una ben consolidata comprensione di un mondo spesso frettolosamente banalizzato, quel web che risponde a dinamiche specifiche e troppo spesso fraintese.

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"Noi dobbiamo partire dalla constatazione che la responsabilità semplicemente é, che noi se ne voglia prendere atto o meno. Dunque volgere il capo per non assumerla è vano, e se questo atteggiamento è pervicacemente protratto non può che portare a perniciosi stati di insoddisfazione, o di incompiutezza esistenziale, ad una corrosione dell’animo che alla lunga è devastante."

Il punto di approdo, provvisorio, di un sentiero che ho percorso all'interno di Another Point of View by +Paola Cinti.
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