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Andy G
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Nazionalista o noi o contro di noi NOBIS ✋ Legionario di ROMA 🇮🇹
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Preparate i muscoli e il cuore...
(4 aprile 1936)

      Il 4 aprile 1936-XIV, il Decennale dell'Opera Nazionale Balilla acquistò — di fronte all'eroica realtà delle prove compiute in A. O. dalle falangi dei giovanissimi — un valore eccezionale. A Roma, in Piazza Venezia, si adunarono cinquantamila giovani Camicie Nere in armi. Ad esse il Duce rivolse le seguenti parole:

      Giovani Italiane! Balilla! Avanguardisti!
      Il vostro grido fresco e gagliardo arriva al mio cuore come il saluto della primavera.
      Oggi la vostra organizzazione, che raccoglie cinque milioni di figli d'Italia, celebra il primo decennio della sua vita, il primo di una lunghissima serie.
      Tutto il Popolo Italiano partecipa alla vostra gioia e alla vostra fierezza, mentre il mondo vi ammira, perché vede nella vostra disciplina, nella vostra tenacia, nel vostro coraggio, la espressione della perenne giovinezza di Roma.
      Siete fortunati perché il primo decennio coincide con giorni fausti di gloria per la Patria. I vostri maggiori fratelli combattono in questo momento, proprio in queste ore, con valore supremo. Essi stringono nel loro saldo pugno la nuova folgorante vittoria.
      Se la Patria domani vi dovesse chiamare al cimento eroico, preparate i muscoli e il cuore (Sì! Sì!). Solo così sarete degni di portare la gloriosa camicia nera della Rivoluzione (Sì! Sì!) e di servire, in ogni tempo, e con ogni mezzo, l'Italia nostra.
      Lo volete voi?

🇮🇹🇮🇹🇮🇹🇮🇹🇮🇹🇮🇹🇮🇹🇮🇹🇮🇹🇮🇹🇮🇹🇮🇹🇮🇹🇮🇹🇮🇹
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AUGURI A TUTTI I PAPÀ !
Un augurio di tutto cuore a tutti i Papà, soprattutto a coloro che lottano contro leggi discriminatorie per vedere e per poter dare anche un solo abbraccio ai loro figli, a tutti i Papà che non ci sono più !
Solo chi è Papà, o lo sta diventando, può capire cosa significa esserlo !
#Onore_e_Fedeltà ✋🇮🇹
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19/03/19
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AVE CESARE ✋

"Trenta secoli di storia ci permettono di guardare con sovrana pietà talune dottrine di oltr'Alpe, sostenute dalla progenie di gente che ignorava la scrittura, con la quale tramandare i documenti della propria vita, nel tempo in cui Roma aveva Cesare, Virgilio e Augusto. "
Idi di marzo 44  A.C
Il saluto romano, militanza politica con D’Annunzio, verrà poi ripreso dalle squadre fasciste di Mussolini. E quindi viene fatto proprio e dagli altri partiti di ispirazione fascista.

A NOI legioni Romane del Ventennio. #M...... Mussolini ✋
🇮🇹🇮🇹🇮🇹🇮🇹🇮🇹🇮🇹🇮🇹🇮🇹🇮🇹🇮🇹🇮🇹🇮🇹🇮🇹🇮🇹🇮🇹
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"Colui che si ascolta a se stesso, sente la voce della sua coscienza, che non è altro che la voce dei suoi antenati, poco importa se quello che il resto del mondo pensa di lui; lui incarna la sua verità e combatte per lei, solo contro tutti se necessario".

Il mio Signore conosce il rispetto alla legge dell'Onore, che è la legge dello Spirito Santo, della volontà del Dio vero "Padre Nostro" non abbiate timore di combattere il male .

🇮🇹🇮🇹🇮🇹🇮🇹🇮🇹🇮🇹🇮🇹🇮🇹🇮🇹🇮🇹🇮🇹🇮🇹🇮🇹🇮🇹🇮🇹
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CORAZZATA Yamato

(大和)

YAMATO BATTLESHIP



La Yamato (大和), fu una nave da battaglia della Marina Imperiale Giapponese. Insieme alla gemella Musashi fu la più grande nave da battaglia mai costruita, con un dislocamento di 72.810 tonnellate ed armamento principale costituito da 9 cannoni da 460 mm. Le dimensioni eccessive, il peso enorme e la grande corazzatura la resero un gigante lento inferiore alle corazzate americane di classe Iowa. I suoi giganteschi cannoni si dimostrarono poco efficaci nell'unica battaglia in cui furono impegnati, quella di Samar, la sua fine fu però gloriosa immolandosi in una crociera suicida verso Okinawa.  Rappresenta il limite estremo dello sviluppo della nave corazzata in grandezza ed in potenza di fuoco. Con la sua enorme stazza di 73.000 tonnellate a pieno carico, con i suoi 9 cannoni da 460 mm., con i suoi giganteschi motori a turbina da 150.000 cavalli vapore rappresenta il non plus ultra dello sviluppo bellico della corazzata. La sua potenza doveva metterla in grado di affondare qualsiasi nave e di resistere a qualunque attacco aereo. Entrò in servizio appena dopo l'attacco di Pearl Harbor e combattè da nave ammiraglia della Marina Imperiale in tutte le battaglie navali più significative della Seconda Guerra Mondiale (dalla battaglia navale delle Midway, passando per la battaglia navale di Santa Cruz, per la battaglia navale delle Marianne, per la battaglia navale di Leyte, fino ad arrivare al suo "canto del cigno" con la battaglia navale di Okinawa).  La nave da battaglia Yamato fu impegnata in un scontro navale un'unica volta, durante la battaglia del Mar di Samar, nel Golfo di Lyte, nella quale diede prova di scarsa precisione e cadenze di tiro eccessivamente lente. Mi riferisco allo scontro con le portaerei di scorta americane, durante la battaglia navale del Golfo di Leyte. In questo frangente il gruppo di Kurita riuscì a fare pochissimi danni alle numerose portaerei leggere americane difese da valorosissimi cacciatorpediniere. La Yamato sparò sì a lungo, ma con scarsissima precisione e coordinazione, quindi "alla prova del fuoco" fallì clamorosamente. (Shinano). La Yamato entrò nella leggenda per il modo con cui, durante la campagna di Okinawa, fu mandata ad immolarsi, senza alcuna protezione aerea, ma con il carburante con cui tornare (al contrario della convinzione di molti storici). Il perchè la corazzata Yamato fu mandata al "sacrificio" lo troviamo nello splendido libro "Per un milione di morti" del comandante di torpediniere Tameichi Hara "... quindi si è rivolto a Moroshita e gli ha spiegato che l'alto comando e in special modo i membri dell'esercito, erano rimasti sgomenti per la ritirata della Yamato a Leyte.... inoltre ha detto che a Tokio sono malcontenti perché la Yamato è tornata da Leyte senza aver sparato un colpo dei suoi cannoni da 457 mm..... Kusaka ha detto che l'intera nazione odierebbe la marina se la guerra dovesse finire e la potente Yamato fosse rimasta inattiva.... la Yamato era rimasta inattiva per tre anni prima di Leyte e si parlava di essa come un albergo galleggiante per ammiragli inetti."

Se si analizza quindi freddamente la corazzata Yamato si scopre che era tutt'altro che una nave invincibile e perfetta. Citiamo ad esempio questi versi tratti da "I gladiatori del mare" di A. Solmi:"I piani per Midway vennero elaborati a bordo della nave da battaglia " superkolossal" Yamato, da 65.000 tonnellate (73.000 a pieno carico), armata di 9 cannoni da 460 mm.: la nave più potente del mondo insieme con la gemella Musashi (che, però, nel giugno 1942, non aveva ancora completato l'allestimento).  Qui bisogna aprire una breve parentesi su questi super- colossi che, in teoria, avrebbero dovuto spazzare tutto davanti a sè nel loro cammino.  Invece non spazzarono nulla, anzi furono essi ad essere spazzati via con relativa facilità, non appena la piega degli eventi cambiò.  Nel corso della guerra combinarono poco o nulla e furono più d'intralcio che altro, per la necessità di dotarle di una enorme protezione. Non servirono neppure a far da fleet in being, come dicono gli Inglesi, ossia da flotta che non combatte ma pesa sulle mosse dell'avversario in quanto gli impedisce di compiere alcune azioni o lo induce a intraprenderne altre non felici.  Immani mostri dal cervello pigro, queste unità pesantissime rivelarono anche difetti di costruzione e di protezione, nonostante la corazzatura di 650 mm. nelle torri, una corazzatura che arrivava fin sotto la carena, e i motori a turbina da 150.000 C. V ., che avrebbe dovuto assicurare loro una velocità per altro mai raggiunta di 27 nodi.  Costruite nei cantieri Mitsubishi di Nagasaki, erano navi " squilibrate ": qualsiasi moderna corazzata anche di minor tonnellaggio era più rapida, più agile e, in definitiva, più potente di loro, perchè meglio in grado di difendersi dagli attacchi aerei.  In una parola erano colossi che facevano paura solo sulla carta."

STORIA

Dal 12 febbraio 1942 all'11 febbraio 1943 la Yamato fu la nave ammiraglia del comandante Yamamoto, avvicendata poi dalla Musashi. Prese parte alla battaglia delle Midway (giugno 1942), senza tuttavia riuscire ad arrivare a distanza utile per poter ingaggiare le portaerei americane.

Nel corso del 1943, la Yamato tornò nel cantiere di Kure ove la sua dotazione di artiglieria antiaerea venne notevolmente potenziata.

Verso la metà del 1943 fece ritorno a Truk, assieme alla gemella Musashi per proteggere le isole Marshall e le isole Gilbert, senza però mai giungere a contatto con le forze americane e restando a Truk per la maggior parte del tempo.

Il 24 dicembre 1943, venne gravemente danneggiata da un siluro del sommergibile USS Skate ed i lavori di ripristino furono conclusi solo nell'aprile 1944. Durante questi lavori due delle torrette da 155 mm furono rimosse e sostituite da ulteriori armi antiaeree.

Tornata in servizio attivo, prese parte alla battaglia del Mare delle Filippine (giugno) e a quelle del Golfo di Leyte e del Golfo di Samar (ottobre); qui, per la prima volta, fece uso del suo armamento principale, sparando 104 colpi da 460mm e, probabilmente, colpì un cacciatorpediniere ed una portaerei. Tornò in patria nel mese di novembre. Durante l'inverno venne ulteriormente potenziato il suo armamento antiaereo. L'ultima missione della Yamato fu l'Operazione Ten-Go (l'ultima sortita della marina imperiale Giapponese), organizzata in seguito all'invasione di Okinawa (1 aprile 1945).

Sotto il comando del Vice-ammiraglio Yokuyama e con la scorta di un incrociatore leggero ed otto cacciatorpediniere, fu mandata ad attaccare la flotta americana che appoggiava lo sbarco nella parte occidentale dell'isola. Lo scopo era quello di allontanare da Okinawa le portaerei per favorire l'attacco dei kamikaze contro la flotta di invasione (circa 1.500 navi) che appoggiava lo sbarco. Se fosse riuscita a raggiungere Okinawa, la Yamato sarebbe dovuta andare ad arenarsi tra Hagushi e Yontan e combattere sino all'ultimo come batteria costiera, in appoggio ai difensori dell'isola.

Poiché fin dall'inizio questa era stata intesa come una missione suicida, fu rifornita del carburante sufficiente per il solo viaggio di andata verso Okinawa; comunque gli addetti al deposito di carburante di Tokiuyama, coraggiosamente, ignorarono gli ordini e fornirono molto più carburante alla squadra. La Yamato e la sua scorta lasciarono il porto di Tokuyama il pomeriggio del 6 aprile 1945. La mattina del 7 aprile la squadra fu avvistata all'uscita del Mare Interno del Giappone da due sottomarini USA e da un ricognitore della portaerei Essex.

Verso mezzogiorno, una forza di quasi 400 aerei americani della Task Force 58, in ondate successive, attaccò le unità giapponesi. Alle 12:41 la Yamato fu colpita dalle prime due bombe. Fu colpita complessivamente da almeno 13 siluri e 10 bombe prima che, verso le 14:20 esplodesse il deposito munizioni N.1. La nave si inclinò sul fianco sinistro ed affondò, mancavano circa 370 miglia a Okinawa. Nell'affondamento persero la vita circa 2.375 uomini e ci furono 269 sopravvissuti. Delle navi della sua scorta, quattro furono affondate e cinque gravemente danneggiate e costrette a rientrare in Giappone. Le perdite americane furono 10 aerei e 12 piloti.  Il relitto giace a circa 300 metri di profondità ed è stato esplorato nel 1985 e nel 1999.

CARATTERISTICHE TECNICHE



Nave

YamatoNumero di serie109Classe YamatoTipo

Corazzata

Cantiere

Cantiere di Kure

Ordinazione

marzo 1937Impostazione

4 novembre 1937Varo

8 agosto 1940Entrata in servizio

16 dicembre 1941Affondamento7 aprile 1945 a nord di Okinawa

DIMENSIONI

Lunghezza

 massima

263,20 metri

Lunghezza a linea di galleggiamento253,00 metriLarghezza

38,90 metri

Immersione

10,90 metri (a pieno carico)

DISLOCAMENTO

A pieno carico72.809 tonnellateNormale69.100 tonnellateStandard vuota63.200 tonnellateDi disegno61.890 tonnellate

MOTORI

Caldaie12 caldaie a coppie Turbine4 turbine BelluzzoPotenza

150.000 cavalli

 vapore di disegno

153.553 cavalli vapore di prova

Velocità

27,46 (50 Km/h)  nodi

  raggiunti in prova 

26 nodi velocità operativa reale

Combustibile

6.300 tonnellate

Autonomia

7.200 miglia marina (13.334 Km)  a 16 nodi

PROTEZIONE

Ai latilati: 400 mm. con placche di acciaio Ducol

a prua ed a poppa: 76 mm.

superiore: 152  mm.

Sui pontisovrastrutture: 33 - 48 mm.

ponte principale: 220 mm.

secondo ponte: 89 mm. 

Lanciasiluri40.6 mm.Torrette principalidavanti: 650 mm.

dietro: 381 mm.

Torrette secondarieNVNC: 25 mm.Ponte di comando495 mm.Compartimenti stagnisotto la linea di galleggiamento: 1.065

sopra il ponte principale. 82

ARMAMENTO

Principale9 cannoni da 450 mm. in tre torri trinate (2 a prua ed una a poppa), modello del 1934Secondario12 cannoni da  155 mm., modello del 1914 in 4 torri trinate (una a prua, una a poppa e due ai lati; le due torrette ai lati sono state rimosse nel 1944;

12 cannoni da 127 mm., modello del 1928 in 6 torri binate ai lati della sovrastruttura;

24 cannoni da 127 mm., modello del 1928, in 12 torri binate (aggiunte nell'aprile del 1944)

AAW24 cannoncini da 25 mm. in 8 mitragliere triple (di disegno)

72 cannoncini da 25 mm. in 24 mitragliere triple (aggiunti nell'aprile del 1944)

87 cannoncini da 25 mm. in 29 mitragliere triple (aggiunti nel giugno del 1944)

146 cannoncini da 25 mm. in 41 mitragliere triple ed in 23 mitragliere singole (aggiunti nel maggio del 1945)

4 cannoncini da 13 mm. (MG) (rimossi nell'aprile del 1944)

AEREI

Aerei2 E13A1 Aichi "Jakes"

2 FM1M2 Mitsubishi "Petes"

possibilità di carico massimo: 4 aerei

catapulte: 2 a poppa

RADARS

Ricerca aereaNon presenteRicerca di superficieTipo 21NavigazioneNon presenteControllo di tiroNon presente

EQUIPAGGIO

In tempo di pace2.200In tempo di guerra2.500 


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15/03/19
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Il Gorizia fu un incrociatore pesante della Regia Marina italiana, appartenente alla classe Zara. Partecipò alla seconda guerra mondiale, prendendo parte a numerose battaglie prima di venire reso inoperativo da un bombardamento alleato nel 1943.

StoriaModifica

All'inizio della seconda guerra mondiale era inquadrato nella I Divisione incrociatori assieme ai gemelli Zara e Fiume dotati degli idrovolanti IMAM Ro.43. Partecipò alle principali battaglie del Mediterraneo e a missioni di scorta indiretta di convogli.

Il 9 luglio 1940 partecipò alla battaglia di Punta Stilo, primo scontro con la flotta inglese.

Il 31 agosto fu fra le unità uscite per contrastare l'operazione inglese “Hats” e che però tornarono in porto senza aver concluso nulla.

Si trovava a Taranto durante il celebre attacco aerosilurante inglese della notte fra l'11 ed il 12 novembre. Durante l'incursione fu fatto oggetto dell'attacco di un aereo britannico, che però fu abbattuto dalla contraerea del Gorizia.

Fra il 26 ed il 28 novembre 1940 prese parte alla battaglia di Capo Teulada, durante la quale sparò 12 salve e lanciò un idrovolanteper individuare la flotta britannica.

Non partecipò alla battaglia di Capo Matapane si salvò quindi dall'annientamento della I Divisione. Non esistendo più la sua formazione d'appartenenza, fu aggregato alla III Divisione incrociatori (Trento, Trieste, Bolzano).

Fra il 25 ed il 29 giugno 1941 fornì scorta indiretta – assieme al Trieste e alla XII Squadriglia cacciatorpediniere – al convoglio veloce dei trasporti truppe Esperia, Marco Polo, Neptunia ed Oceania diretti in Libia. Il convoglio era stato in un primo tempo fatto rientrare in porto per via dei violenti attacchi aerei. Prima di rientrare in Italia, il 30 giugno, il Gorizia fu oggetto di continui ma infruttuosi attacchi dall'aria, a Tripoli.

Il 26 agosto uscì in mare per contrastare l'operazione britannica “Mincemeat”. Il comando italiano non comprese però lo scopo della missione inglese (si trattava del minamento del Mar Tirreno al largo di Livorno) e ritenne che si trattasse di un convoglio; le navi italiane rientrarono nei porti senza aver nemmeno avvistato il nemico.

Fra il 21 ed il 22 novembre fu di nuovo in mare (con Bolzano, Trento e la VIII Divisione) per fornire scorta indiretta ad un convoglio diretto in Nord Africa. La formazione italiana fu però vittima di attacchi di sommergibili e aerosiluranti che danneggiarono gravemente il Bolzano e l'incrociatore leggero Duca degli Abruzzi, costringendola al rientro. Il Goriziascortò, nei limiti del possibile, i mercantili che si erano dispersi sulla rotta di rientro.

Il 12-13 dicembre 1941 fu aggregato temporaneamente alla VII Divisione incrociatori (incrociatori leggeri Garibaldi e Montecuccoli) che con la corazzata Doriacomponeva il secondo gruppo d'appoggio per l'operazione di convogliamento “M. 41” (tre convogli con in tutto otto trasporti per la Libia). Il comando, avendo ricevuto notizia dell'uscita in mare della flotta inglese (cosa non vera) fece rientrare le navi nei porti, ma gli attacchi subacquei danneggiarono la corazzata Vittorio Veneto e affondarono le motonavi Fabio Filzi e Carlo del Greco (due altri mercantili, i piroscafi Iseo e Capo d'Orso, ebbero seri danni per una collisione).

Il 18 dicembre il Gorizia fece parte del gruppo di sostegno all'operazione di convogliamento “M. 42” (quattro mercantili), con il Trento e le corazzate Littorio, Cesare e Doria. Tale operazione (conclusasi con l'arrivo di tutti i trasporti) sfociò nella prima battaglia della Sirte, che terminò con un nulla di fatto.

Fra il 3 ed il 6 gennaio 1942,in qualità di nave ammiraglia della III Divisione (composta in quell'occasione solo da Gorizia e Trento, essendo gli altri due incrociatori in riparazione), fece parte della scorta indiretta a sei mercantili, nell'ambito dell'operazione “M. 43”.

Il 14 febbraio 1942, assieme al Trento, alla VII Divisione e alla corazzata Duilio (subito fatta tornare in porto), uscì in mare per intercettare un convoglio inglese diretto a Malta, non riuscendo tuttavia nell'intento (il convoglio fu comunque semidistrutto dagli attacchi aerei).

Fra il 21 ed il 24 febbraio fece nuovamente parte del gruppo d'appoggio ad un'altra operazione di convogliamento per la Libia, la “K.7”. In tale occasione, oltre al Trento e al Gorizia, alla III Divisione fu aggregato anche l'incrociatore leggero Giovanni delle Bande Nere. I due convogli della “K. 7” giunsero regolarmente a destinazione

Tra il 21 ed il 24 marzo, con il Trento, la Littorioe il Bande Nere, prese parte alla seconda battaglia della Sirte, durante la quale colpì e danneggiò in maniera lieve i cacciatorpediniere britannici Kipling e Sikh. Durante la stessa battaglia un altro caccia inglese, il Kingston, fu messo fuori uso da una salva di grosso calibro (l'unità non tornò più in servizio: fu vittima di un bombardamentomentre era in riparazione in bacino a Malta) che si ritiene sparata dalla Littorio. Altre fonti indicano però il Gorizia nella nave dalla quale partì il colpo che danneggiò il Kingston.

Il 14-15 giugno partecipò alla battaglia aeronavale di Mezzo Giugno, insieme alla squadra navale inviata ad intercettare il convoglio britannico “Vigorous” diretto a Malta (corazzate Littorio e Vittorio Veneto, incrociatori pesanti Trento e Gorizia, incrociatori leggeri Garibaldi e Duca d’Aosta). Il Gorizia (che, per poter comunicare con i velivoli della Luftwaffe, aveva a imbarcato militari tedeschi) subì vari attacchi aerei senza tuttavia essere mai colpito, Non andò così al Trento che, immobilizzato da un aerosilurante, fu finito dal sommergibile HMS Umbra. La squadra navale proseguì comunque contro il convoglio inglese; le due formazioni non entrarono in contatto ma gli inglesi, di fronte alle perdite subite per i continui attacchi aerei e alla prospettiva di affrontare la ben più potente squadra da battaglia italiana, decisero di ritirarsi.

L'11-12 agosto 1942 uscì ancora in mare insieme a Trieste, Bolzano e alla VII Divisione, per prendere parte alla grande battaglia aeronavale di Mezzo Agosto: la formazione avrebbe dovuto annientare il convoglio inglese per Malta, già semidistrutto dai continui attacchi di aerei, sommergibili e motosiluranti. Il Gorizia era la nave di bandiera dell'ammiraglio Parona, comandante la III Divisione. Tuttavia Supermarina, temendo che gli incrociatori potessero essere attaccati da aerei o sommergibili, ordinò il rientro della squadra ben prima che questa potesse raggiungere il convoglio (ciò non impedì che un sommergibile silurasse il Bolzano e l'incrociatore leggero Muzio Attendolo).

Questa fu l'ultima missione di guerra del Gorizia. Il 9 dicembre, assieme al Trieste(l'unico altro incrociatore pesante rimasto in efficienza) si spostò da Messina a La Maddalena nel tentativo di sfuggire ai sempre più pesanti attacchi dell'aviazione anglo-americana

Fu inutile: alle 14:45 del 10 aprile 1943 la base sarda fu attaccata da 84 bombardieri. A differenza del Trieste, il Gorizia ebbe il tempo di reagire con l'artiglieria contraerea, ma servì a poco. L'incrociatore fu attaccato da 36 aerei e fu presto colpito e messo fuori uso: il ponte fu sostanzialmente divelto dallo scafo, a bordo si svilupparono incendi, l'armamento fu distrutto e numerose falle si aprirono nello scafo. La nave fu ridotta ad un relitto galleggiante ed ebbe 63 morti (4 ufficiali, 6 sottufficiali, 53 marinai) e 97 feriti. Ciononostante si riuscì a ripararla in modo da consentirle di trasferirsi a La Spezia per evitare un sicuro affondamento (l'indomani, infatti, La Maddalena fu nuovamente attaccata da aerei con obiettivo il Gorizia

Le riparazioni non poterono procedere per mancanza di materiale e così, all'armistizio, la nave era ancora inutilizzabile e non poté prendere il mare. La sera del 9 settembre 1943 fu abbandonata dall'equipaggio e catturata dai tedeschi, che la abbandonarono dopo aver asportato tutto ciò che poteva essere usato

Nel 1945 fu trovato semiaffondato nel porto ligure e non si poté far altro che demolirlo

http://www.trentoincina.it/mostrapost.php?id=291
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14/03/19
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EROI DELL'ASSE
hanno dato tutto x la l'ora PATRIA :raised_hand:
Erano gli eroi silenziosi della guerra in aria e combatterono dal primo giorno di guerra fino all'8 maggio 1945 in innumerevoli missioni, una lotta spesso impari contro un avversario di gran lunga superiore. Sono stati schierati su tutti i fronti della guerra e nella Difesa del Reich. Furono essi stessi trascinati giù, dovettero paracadutarsi o andarsene, spesso tornarono alle loro unità in circostanze avventurose e tornarono nelle loro macchine. Da Horst Ademeit a Josef Zwernemann, ognuno di questi 104 combattenti ha vinto almeno 100 vittorie aeree. Appoggiato a un punto solitario, il tenente Erich Hartmann era l'asso degli assi con le sue favolose 352 vittorie. Seguito da quei compagni di tutti i ranghi, come il maggiore Gerhard Barkhorn con 301 vittorie, Günther Rall con 275 vittorie, Otto Kittel con 267 vittorie, Walter Nowotny con 258 vittorie e Wilhelm Batz con 237 vittorie seguite. La loro storia militare, la storia delle loro vittorie e sconfitte sono presentate in questo lavoro. Questo lavoro standard è completato da circa 300 foto parzialmente sconosciute che mostrano gli uomini con i loro compagni e macchine. Molti di questi cacciatori hanno pagato i loro salari per la loro patria con le loro vite.
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L'impresa dei «Sorci verdi»
(25 gennaio 1938)


Il 24 gennaio 1938-XVI, alte ore 7,28', tre apparecchi «S. 79» lasciano Guidonia diretti a Rio de Janeiro; li comandano il colonnello Attilio Biseo, il capitano Antonio Moscatelli, il tenente Bruno Mussolini. Insegna del volo: tre sorci verdi dipinti sulla fusoliera. Dopo un breve scalo a Dakar, gli apparecchi del col. Biseo e del tenente Mussolini, con un balzo che stupisce il mondo, alle ore 22,45' del giorno seguente raggiungono la meta e conquistano il primato: il collegamento Roma-Rio de Janeiro in ore 39,17'; ore 24,20' di volo effettivo.
L'apparecchio del capitano Moscatelli, ritardato da una lieve avaria, arriva alla meta il giorno seguente. Al colonnello Biseo a Rio de Janeiro, il Duce invia, il 25 gennaio, il seguente telegramma:

Il popolo italiano saluta con grande entusiasmo il fulmineo volo dei «Sorci verdi». Avete attraversato il Mediterraneo, il Sahara e l'Atlantico e raggiunto la meta, e mostrato ancora una volta al mondo la potenza dell'ala fascista. Giunga a voi tutto il mio più alto plauso e il mio cameratesco: «A NOI !».
#M....... Mussolini 🇮🇹✋
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