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Giovanna Concordia
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Vaschetta Tummy Tub, il bagnetto comodo come la pancia della mamma

Caratteristiche della Tummy Tub

Si tratta di un accessorio per l'infanzia molto leggero, trasportabile senza problemi. È stata costruita con materiali riciclabili al 100% e, vista la sua forma, anche quando il bambino sarà cresciuto potrete riutilizzarla magari come cesto dei giochi o come secchio multiuso per la pulizia della casa.

Al suo interno basta mettere circa 5 litri di acqua per regalare al vostro bambino un bagnetto di tutto rispetto. Inoltre, mantiene l'acqua calda più a lungo rispetto alle vaschette tradizionali. Da non sottovalutare il fatto che non presenta alcun pericolo per il piccolo. Non vi sono oggetti che inavvertitamente possono essere ingeriti, non sono presenti spigoli, è completamente trasparente e sulla base c'è un anello creato con materiale antiscivolo.

Inoltre, se il bambino dovesse rosicarla (cosa possibile soprattutto nel critico periodo in cui i dentini crescono), potete star tranquilli perché è stata costruita con polipropilene per uso alimentare.

Per concludere, la vaschetta Tummy Tub non richiede una spesa eccessiva, e anche quando il bambino sarà troppo grande, come ho già detto prima, potrà essere riutilizzata da voi.
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Vaschetta Tummy Tub, il bagnetto comodo come la pancia della mamma

Un accessorio per il bagno del bebè semplice da utilizzare e da pulire. Al 100% naturale aiuterà vostro figlio a vivere questo momento con gioia

La vaschetta Tummy Tub è un accessorio comodo per il bagnetto del vostro bambino. È stato studiato appositamente per la prima infanzia da professionisti come ostetriche, pediatri e psicologi. Proprio per questo non si tratta di una comune vaschetta ma di un accessorio sicuro e confortevole che aiuterà il vostro piccolo a vivere il momento del bagnetto con una maggior serenità.

La forma e le dimensioni della vaschetta Tummy Tub sono state studiate in modo tale da simulare l'utero materno. È probabilmente questo il suo punto a favore. Non è apprezzata solo dai genitori ma anche dai piccoli che potranno sentire meno forte il trauma della separazione dal corpo dalla mamma.

A cosa serve Tummy Tub?

Questa vaschetta è stata costruita appositamente per il bagnetto del vostro cucciolo. Si presta bene a ogni lavaggio, può essere spostata da un posto all'altro ed è sicura. A livello psicologico sembra essere molto utile, perché il piccolo potrà trovare un posto accogliente, simile all'utero materno e con una condizione climatica simile.

Starà poi a voi contribuire affinché il bagnetto sia un momento piacevole e non un incubo, come viene vissuto da molti pargoli. C'è da dire che, con gli strumenti giusti, l'impresa si può rivelare un pochino più semplice. All'interno della vaschetta Tummy Tub il neonato starà in posizione fetale, perfettamente a suo agio.

Secondo gli specialisti aiuta anche a calmare le coliche neonatali, tra l'altro molto frequenti tra i bambini. Ovviamente anche in questo caso dovrete immergere vostro figlio in acqua calda (lontano dai pasti), così da aiutarlo a rilassarsi. Tra gli altri vantaggi evidenziati vi sono quello di aumentare la frequenza cardiaca nel bambino nato prematuro e migliorarne la respirazione.

Potete iniziare a utilizzarla sin da subito, già dal primo bagnetto, ma attenzione: i primi sei mesi il vostro piccolo dovrà essere sorretto per bene, dopo, quando sarà capace di tenere la schiena ben dritta da solo, prenderà il momento del bagnetto più come un gioco. In linea di massima potete utilizzarla fino a quando ha compiuto i due anni.

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Disprassia nei bambini: cos'è, come si riconosce, cosa fare

Non sempre semplice da riconoscere, la disprassia richiede che si intervenga solo se è a rischio la qualità di vita del bambino. Ne abbiamo parlato con l'esperto

Di disprassia si sente spesso parlare tra genitori, e non di rado, a sproposito. Per fare chiarezza e capire quando un bambino possa essere considerato disprassico e quando sia effettivamente il caso di intervenire, abbiamo consultato il dott. Gianfranco Trapani, medico Pediatra. L'esperto ha sottolineato quanto si tenda oggi a sforare nel patologico, anche quando di patologico non si tratta. Dunque, il primo consiglio è di non lasciarsi prendere da ansie o esagerate preoccupazioni riguardo alle "performance" del proprio bambino.

La disprassia
Vediamo, innanzitutto, cosa si intende per disprassia.

«La disprassia è un disturbo della coordinazione motoria o del comportamento. In questo caso, analizzeremo la disprassia non associata a patologie organiche o a ritardo mentale. Ovvero, ci occuperemo della disprassia in un bambino perfettamente sano» spiega il dott. Trapani.

Infatti, non sempre la disprassia interviene in modo importante nella vita di un bambino e, per questo, la linea di confine tra disprassico/non disprassico può essere davvero molto sottile.

«Un bambino disprassico ha difficoltà nella coordinazione motoria e nel controllo volontario dei gesti nel tempo e nello spazio. Si tratta sostanzialmente di un ritardo nello sviluppo della coordinazione, di un disturbo di tipo gestuale» continua l'esperto.
I segnali

Le mamme e i papà spesso si chiedono quali siano i segnali che evidenziano la disprassia. Infatti, di fronte ad alcuni presunti ritardi motori del bambino, i genitori restano attoniti e chiedono aiuto al pediatra.

«La disprassia, in un bambino perfettamente sano, si può manifestare in diversi modi: difficoltà a compiere gesti come allacciarsi le scarpe, problemi di coordinazione oculo-manuale e di auto-posizionamento nello spazio, difficoltà nell'imparare ad andare in bicicletta, a salire le scale o a tirare un calcio a un pallone o anche disgrafia» chiarisce il dott. Trapani.

L'esperto invita, però, a non creare patologici laddove non vi siano motivi seri per farlo: «Io, per esempio, sono stato un bambino e un adolescente disgrafico, eppure mi sono laureato e scrivo libri. Dunque, questo tipo di difficoltà non ha ostacolato la mia riuscita personale e professionale».
Valutazione e intervento

La "diagnosi" di disprassia viene emessa dal pediatra o dal neuropsichiatra infantile solo dopo aver osservato l'aderenza del bambino alle tappe dello sviluppo neuromotorio.

«Si può considerare la disprassia, quando è presente un ritardo del bambino nel raggiungere le normali tappe di crescita nei tempi previsti, per esempio la posizione seduta, il gattonamento o i primi passi» chiarisce il dott. Trapani.

Ma cosa si può fare quando un bambino è disprassico? In questi casi, è bene intervenire per tempo con un percorso di neuropsicomotricità personalizzato. «In Italia, la psicomotricità è prevista, nelle scuole e nei percorsi educativi, soltanto durante la prima infanzia e la scuola primaria. In seguito, diventa piuttosto difficile "lavorare" in modo funzionale e costruttivo sul preadolescente e sull'adolescente disprassico, poiché mancano proprio gli strumenti e le attrezzature per occuparsene a livello scolastico ed educativo» precisa l'esperto.

«Intervenire sulla disprassia è necessario quando questa condizione interferisce in modo importante con la vita del bambino, peggiorandone la qualità sia a casa, sia a scuola. E a livello relazionale-sociale. Se invece un bambino è perfettamente sano e presenta una lieve forma di disprassia, spesso può conviverci senza ripercussioni importanti e senza conseguenze sulla sua realizzazione personale, scolastica e, a lungo termine, professionale» conclude il dott. Trapani.
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Bambini plusdotati: se tuo figlio fosse un bambino prodigio?

Scopri come riconoscere e sostenere il tuo piccolo genio

Che cosa significa essere un bambino plusdotato? I segnali a cui prestare attenzione raccontano un'intelligenza viva, mobile, insieme al bisogno di essere compresi, ascoltati, sollecitati nel modo giusto. Mettere un bambino in condizione di poter esprimere le sue potenzialità significa stimolare la naturale curiosità che contraddistingue i piccoli coltivando un ambiente in grado di sollecitare l'entusiasmo e la capacità di apprendimento.
Bambini plusdotati a 3 anni

Lo sviluppo del linguaggio costituisce uno dei segnali di plusdotazione. I bambini ad alto potenziale tendono a conoscere e utilizzare un numero di parole superiore alla media prima dei 18 mesi; intorno a 18-20 mesi d'età riescono a esprimersi con brevi frasi di 3-4 parole. A tre anni riconoscono le lettere, sono stimolati dalla musica e dai giochi con i numeri. Rispetto ai coetanei le capacità cognitive mostrano uno sviluppo precoce.
Bambini plusdotati: test

Attraverso i colloqui con gli esperti e i test è possibile valutare la presenza di una condizione di alto potenziale cognitivo. Il test del QI del Mensa è accessibile solo per chi ha compiuto sedici anni. Per valutare se un bambino è ultradotato nei test sono presenti domande riguardo alla precocità nell'iniziare a parlare e a leggere, memoria, abilità linguistiche e matematiche, intelligenza musicale. Tuo figlio ama la musica? Il senso del ritmo e la capacità di riprodurre una melodia dopo aver ascoltato una musica possono svelare abilità superiori alla media.
Bambini plusdotati: cosa fare

Imparare a contare, scoprire l'alfabeto e apprezzare i piaceri della lettura diventa un viaggio nell'apprendimento da percorrere con entusiasmo: accade quando sappiamo sollecitare un bambino toccando le corde giuste. Stimola tuo figlio a discutere con voi: analizzare cause e osservare la realtà insegna a sviluppare senso critico e capacità di ragionamento. Evita di creare competizione e inizia a vedere le potenzialità di tuo figlio. Ricorda che materiali e libri costituiscono un tesoro perché permettono ai più piccoli la libera esplorazione e lo sviluppo delle abilità attraverso il gioco.
Le caratteristiche dei bambini gifted

I soggetti ad alto potenziale non è detto siano i più bravi della classe, anzi molti possono vivere problemi in relazione alla scuola tanto da mostrare una perdita di entusiasmo e nel piacere di imparare. Non è raro che bambini plusdotati manifestino comportamenti problematici, difficoltà relazionali con i compagni di classe insieme alla tendenza a mettere in discussione l'autorità. Possono avere bassi livelli di autostima, sono dotati di una grande sensibilità e di solito tendono a essere impazienti: una vera e propria fretta di imparare.

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