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Gerardo Canfora
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“Of software and change” an exciting perspective paper by Carlo Ghezzi. The paper argues that change has to become a first-class concept, and that the development tools used by engineers and the runtime environment supporting software execution should be structured in a way that naturally accommodates change. It also provides a perspective along which several research approaches that were investigated by the community in the past decade might be integrated and extended to make this vision become true.

http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/smr.1888/full

Ho riflettuto a lungo sull’adesione allo sciopero promosso dal movimento per la dignità della docenza universitaria, ed alla fine ho deciso che non prenderò parte alla protesta. Non perché non ne condivida le ragioni: sposo le motivazioni dell’iniziativa specifica, e le tante denunce che si alzano dal mondo universitario sul sottofinanziamento cronico, l’eccessiva burocratizzazione dei processi, un concetto di valutazione a dir poco delirante che, nel nome dell’oggettività, confonde qualità e quantità. E nemmeno perché preoccupato del “danno di immagine” che lo sciopero può provocare su un’opinione pubblica già marcatamente contraria alla nostra categoria, conseguenza questa di una campagna denigratoria che la stampa porta avanti oramai da anni. Mi preoccupa poco anche il danno che lo sciopero procurerà agli studenti: le modalità di attuazione sono state ben articolare e l’impatto sarà minimo; so addirittura di colleghi che, avendo intenzione di aderire allo sciopero, hanno aggiunto una seduta d’esame subito dopo la data d’inizio, per poterla saltare, mantenendo di fatto la programmazione già comunicata per la sessione autunnale. Non parteciperò allo scioperò per una ragione molto più profonda, perché di fatto riconosce agli studenti il ruolo di “utenti” del sistema universitario, o peggio ancora di “clienti”, e questo proprio non riesco ad accettarlo.

Provo a spiegarmi. Finita l’epoca degli scioperi industriali, la cui logica era quella infliggere danni alla produzione, e quindi alla proprietà, lo spostamento dell’occupazione dall’industria ai servizi ha comportato un profondo mutamento delle forme e degli attori degli scioperi. Nei servizi, il danno non è procurato direttamente alla proprietà, spesso lo Stato nelle sue diverse articolazioni, ma agli utenti dei servizi stessi. Il disagio procurato ad utenti e clienti diventa strumento di pressione per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica, e delle istituzioni, su un problema, un disagio, una vertenza. L’astensione dalle sedute d’esame mi sembra risponda esattamente a questa logica, procurare un disagio agli studenti per fare pressione sul ministero, il vero ed unico interlocutore.

Io, al contrario, continuo a pensare che gli studenti siano a pieno titolo parte del sistema universitario, insieme ai docenti ed al personale tecnico-amministrativo, e che non possano e non debbano essere relegati al ruolo di clienti. Si badi bene, non sto parlando genericamente del non danneggiare gli studenti, ma di non modificare la natura dei rapporti che esistono fra le diverse componenti del sistema universitario, prima fra tutti gli studenti. Ripenso ad un articolo letto su The Guardian qualche anno fa, “Let students be students – not customers”, e mi convinco sempre di più: non tratterò gli studenti come clienti in questa occasione, per poter continuare ad oppormi, in futuro, alla deriva di considerare gli studenti come clienti del sistema universitario. I clienti pagano per un servizio, che qualcuno prepara ed eroga, o non eroga in casi particolari quali lo sciopero. Gli studenti, al contrario, sono attori comprimari delle nostre Università, contribuiscono a crearne l’identità, a definirne gli indirizzi e l’evoluzione, ne determinano successi ed insuccessi; ecco perché non riesco ad accettare la logica della sospensione (certo, limitata, quasi simbolica) delle sedute d’esame.

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Fede, tradizione, superstizione, magia … tutto questo e molto di più nei riti settennali di Guardia Sanframondi in onore della Madonna dell’Assunta. Ogni sette anni il piccolo borgo Sannita diventa il palcoscenico di un atto penitenziale collettivo che ha pochi eguali al mondo: oltre duemila figuranti animano veri e propri quadri viventi, i misteri, ciascuno dei quali riprende un episodio biblico, della vita di un santo, o dalla storia della Chiesa. E fra questi, i battenti, che si percuotono il petto con un pezzo di sughero da cui fuoriescono numerose punte di spilli, e i flagellanti, che si battono con una disciplina di ferro a tre corde. Secondo la tradizione cattolica, in tali atti di procurata sofferenza rivive la passione di Cristo. Ma gli atti penitenziali collettivi non sono una prerogativa del cristianesimo; ai “vattienti” di Nocera Tirinese, ed alle flagellazioni rituali della settimana santa nelle Filippine si aggiunge, ad esempio, l’autoflagellazione degli sciiti nel giorno dell’Ashura. Quest’anno ho partecipato ai riti per la seconda volta e mi sono convinto, ancora di più, di come sia inutile cercare di comprendere una simile manifestazione in maniera razionale; meglio tuffarsi nell’atmosfera senza tempo del borgo, assaporare fino in fondo i colori, il rosso del sangue sul bianco del saio, l’odore intenso di vino e sangue, il silenzio surreale a fronte di un numero di persone impressionante, i volti esausti dei figuranti che camminano per ore sotto il sole cocente con abiti pesantissimi, i pianti, le urla, i canti ossessivi durante la processione che riaccompagna la vergine in chiesa, la ressa per toccare il manto della statua o per sorreggerne il peso per qualche metro, l’esposizione dei bambini, gli sguardi, con le loro storie di sacrifici, fatica, e sofferenze. Fede, tradizione, superstizione, magia, i riti sono tutto questo e molto di più, un qualcosa di arcano ed inspiegabile capace di catapultare il visitatore in un luogo fuori dal tempo e dalla geografia… Guardia Sanframondi, 27 Agosto 2017

Adeguare i cartelloni al pubblico di massa, senza nemmeno provare ad avvicinare il pubblico ad una buona offerta artistica, è cosa COLPEVOLE e DANNOSA. Ecco, l’ho detto, e ora tacciatemi pure di intellettualismo, snobismo e di fare polemica per partito preso …

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Programma 101: tecnologia e design in una Italia in anticipo sul resto del mondo

C’è stato, agli inizi degli anni 60, un momento in cui l’Italia è stata in anticipo sul resto del mondo nello sviluppo di nuove tecnologie: l’apparizione della P101 Olivetti ha cambiato la storia della tecnologia, consegnando al resto del mondo un primo esempio di computer da tavolo concepito e progettato in Italia, grazie alla visione di Pier Giorgio Perotto e dei suoi più diretti collaboratori Giovanni De Sandre e Gastone Garziera.

Lunedì 12 Giugno 2017, ore 10:30, presso la “Sala Rossa” Piazza Guerrazzi 1 - Benevento, sarà possibile scoprire dal vivo un esemplare perfettamente funzionante della Programma 101, la macchina con la quale Olivetti, a cavallo fra il 1963 ed il 1965, ha aperto la strada ad una delle rivoluzioni più importanti del nostro tempo: il personal computer.

All’incontro parteciperanno il Prof. A. Cimitile, Università del Sannio, ed il Dr. M. Molinara, Università di Cassino e del Lazio Meridionale.

Vi aspettiamo numerosi !

Un ringraziamento al Museo Tecnologic@mente di Ivrea - http://www.museotecnologicamente.it/ per averci concesso l’esemplare di P101.

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Concerto di chiusura della stagione CADMUS-UNISANIO
Anna Bulkina, pianoforte
Mercoledì 7 giugno dalle ore 18:30
Università del Sannio, Sala Conferenze DEMM
Piazza Arechi II - Benevento
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