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Borse di Mobilità Internazionale
per Studenti della Scuola di ScienzePolitiche “Cesare Alfieri” di Firenze
Consulta il Bando completo su:
http://www.alumnicesarealfieri.it/premio-barbara-de-anna-borse-di-studio-mobilita-internazionale/
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Il mio intervento alla #Leopolda2013

Il mio tema è la riforma elettorale. Una questione su cui nelle prossime settimane si giocherà una partita molto delicata per Renzi e per il paese. Quale riforma? Una riforma che metta in grado i cittadini di decidere chi governa e che costringa chi governa a rispondere direttamente ai cittadini senza alcun alibi. Questo obiettivo si può realizzare con sistemi elettorali diversi.

In questa fase della nostra storia, il più semplice e il più efficace è il doppio turno di lista con premio di maggioranza. È un sistema per cui il premio si attribuisce, non come adesso, a chi ottiene un voto di più, ma a chi arriva almeno al 40% dei voti. Questa soglia può essere più alta, il 45 o anche il 50. Non è questo il punto. La novità è che, se nessuno arriva al 40 % (o al 45 o al 50 %)  i due partiti o le due coalizioni più votate vanno al ballottaggio. E il premio si assegna a chi ha il 50% più uno dei voti. Questo è un modo molto semplice e molto efficace per assicurare che ci sia un vincitore e che il vincitore sia legittimato a governare. In questo modo si assicurano chiarezza dell’esito del voto, bipolarismo e alternanza. I paletti di Renzi.
 
Questo  è anche un sistema elettorale che modifica la forma di governo senza modificare la costituzione. È il modello che più si avvicina a quello con cui eleggiamo i sindaci. Infatti introduce di fatto, non formalmente ma di fatto, l’elezione diretta del primo ministro. Pensate a un ballottaggio tra Renzi e Alfano o Fitto alle prossime elezioni. Il vincitore avrà non solo una legittimazione popolare diretta, ma anche la maggioranza assoluta dei seggi in parlamento.
 
Ma c’è un problema. Il Senato. Noi siamo l’unico paese al mondo che ha un senato con  le stesse funzioni della camera e che è eletto da due corpi elettorali diversi. Come sapete, i diciottenni non votano in questo ramo del parlamento. Una follia perchè c’è il rischio di esiti elettorali diversi e quindi di pasticci. Una follia a cui in tanti anni non si è posto rimedio. Anzi la si è resa ancora più folle introducendo nel 2005 due sistemi elettorali diversi perchè come sapete al Senato non c’è un premio di maggioranza ma ce ne sono 17.
 
In tempi brevi non si può abolire il Senato come vorrei io o differenziarlo e depotenziarlo come dicono altri. Non si può nemmeno dare in tempi brevi il voto ai diciottenni. Sono riforme costituzionali.
 
Una cosa però si può fare. Si può introdurre anche qui il premio di maggioranza a livello nazionale al posto della lotteria dei 17 premi regionali che c’è ora.
 
Si può fare anche una altra cosa: usare delle circoscrizioni più piccole e poi decidere se introdurre o meno il voto di preferenza.  Sulla scelta tra liste corte bloccate e voto di preferenza ho una idea chiara ma dato che è impopolare non mi esprimo. In chiusura dirò un'altra cosa impopolare e due cose impopolari in un colpo solo non me le posso permettere. Vi ricordo solo che alle ultime elezioni regionali in Lombardia a Febbraio hanno usato il voto di preferenza solo il 12% di coloro che sono andati a votare, in Calabria il 90%.
 
Torniamo al filo conduttore del nostro ragionamento.
 
Quindi doppio turno di lista con premio nazionale anche al Senato e piccole circoscrizioni. Questa è la strada da battere. Non è la sola, ma è la più semplice e la più efficace nelle attuali condizioni.
 
Cosa impedisce una riforma del genere? La voglia di proporzionale. Il proporzionalismo cova da sempre sotto la cenere. È sopravvissuto alla Prima Repubblica, ha attraversato tutta la Seconda e ora ha rialzato la testa. Serpeggia dentro una parte del Pd e ora anche dentro una parte del Pdl-Forza Italia che una volta si vantava di essere la sentinella del bipolarismo. Oggi Alfano e molti suoi colleghi sarebbero ben contenti di avere a disposizione un sistema proporzionale.  E non è tutto. Anche dentro il M5s c’è voglia di proporzionale. Per non parlare di Casini e soci.
 
Questa voglia di proporzionale si nasconde dietro a due alibi molto insidiosi. 
 
Il primo è che la riforma elettorale deve andare bene a tutti. La riforma non deve andare bene a tutti. Deve andare bene al paese. L’argomento che il nuovo sistema elettorale deve andare bene a tutti serve solo a mettere nella mani di Forza Italia le chiavi della riforma. Forza Italia ha posto due veti. Non vuole i collegi uninominali e non vuole il doppio turno. Se si accettano questi due veti l’unica riforma possibile  è il proporzionale. Due veti sono troppi per un partito solo. E’ ora che il Pd metta Forza Italia nella condizione di scegliere quale veto far valere. Se Berlusconi non vuole il doppio turno si punti sui collegi uninominali e si faccia una buona riforma lavorando su questi. Arrivo a dire che una buona riforma si può fare anche lavorando sul proporzionale a condizione che sia fortemente corretto. L’importante è che non si imbocchi la strada di un proporzionale annacquato. Sarebbe un disastro per il paese. Ma la strada di un proporzionale fortemente corretto è difficile da percorrere perché danneggia i partiti piccoli e medi molto di più di quanto non faccia il doppio turno di lista.
 
L’altro alibi dietro cui si nasconde la voglia di proporzionale è ancora più insidioso. L’argomento è che, con il Senato che abbiamo oggi, non si possono introdurre due premi di maggioranza, uno alla camera e uno al senato, perchè potrebbero essere vinti da partiti diversi. In teoria è vero  ma è anche vero che oggi non esiste alcun sistema elettorale che possa scongiurare del tutto la possibilità di esiti diversi tra le due camere. Guarda caso solo un sistema proporzionale elimina il problema perchè con il proporzionale non vince nessuno e quindi gli aggiustamenti nelle due camera si possono fare dopo il voto nelle trattative tra i partiti.
 
Questi alibi possono diventare il cavallo di Troia per resuscitare il proporzionale, un sistema che andava bene nel 1947 ma non oggi.
 
E allora lasciatemi  dire una cosa che so essere impopolare anche in questa sala, ma la dico lo stesso: se si deve tornare a votare in primavera, piuttosto che una riforma elettorale sbagliata è meglio tornare a votare con l’attuale sistema. Per essere chiari, non condivido affatto la posizione di chi sostiene che una qualunque riforma elettorale sia meglio del cosidetto porcellum. Si provi con determinazione a fare una buona riforma ma se alla fine del tira e molla parlamentare, e a causa delle pressioni del Quirinale, la scelta sarà tra il porcellum e un proporzionale annacquato io scelgo il porcellum. Lo dico perchè sono convinto che la prossima volta che si voterà, il Pd con Matteo Renzi può vincere sia alla Camera che al Senato. Sì, anche al Senato si può vincere se uno ha abbastanza voti. Come ha fatto Berlusconi nel  2008.
 
La riforma elettorale, quella giusta, se non si potrà fare ora, si farà dopo la vittoria. E la si farà insieme a tutte le altre riforme di cui il Paese ha disperatamente bisogno.
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