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Thierry Bignamini
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Uoh sei proprio amico mio ... Per conoscere fico che fico mi piace un freco ... Ahahahah :D 
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Thierry Bignamini

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Thierry Bignamini

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Completa il percorso prima che si esaurisca il tempo!
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Thierry Bignamini

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LA BATTAGLIA PER BRIGHTON CAPITOLO #4
Ci siamo! Sabato sera i Noiseland torneranno live @ Live Forum (Assago).
Qui i primi capitoli:
1 - https://plus.google.com/u/0/111969052126928118088/posts/7oH4rCjkT9C
2 - https://plus.google.com/u/0/111969052126928118088/posts/FnpWm4ECfEX
3 - https://plus.google.com/u/0/111969052126928118088/posts/FE3LUTNt4Zt

CAPITOLO #4

L’aereo dell’American Airlines non aveva poltrone comode, ma almeno il bourbon era decente e soprattutto gratuito e le Hostess sfoggiavano un abbigliamento che, beh, ti faceva benedire gli anni ’60.

Era anche la mia prima occasione per dormire da quasi quaranta ore.
Arrivai a Los Angeles prima dell’alba, ma nonostante questo il caldo era già insopportabile. Odio questa città.

E ancora di più odio il suo bel mondo, gli attori, i registi presuntuosi, le starlette senza talento, i musicisti tossici e le loro groupie, i paparazzi. Potendo avrei evitato Hollywood come la peste, ma dove altro avrei potuto trovare un fonico cinematografico?
Non fu facile individuare Musk, il film cui lavorava (una scempiaggine comica con Peter Sellers) aveva tre set aperti in studi diversi, e si era ormai fatta ora di pranzo quando riuscii a trovarlo.

Ciò che, per fortuna, fu assai più semplice fu convincerlo a seguirmi in un ristorante sulla Vine Street, vicino al Pacific Cinerama. Mi finsi un regista d’avanguardia. Uno di quegli invertiti che popolano Hollywood blaterando di arte e di cinema sperimentale e finiscono alcolizzati a sprecare chilometri di pellicola per girare delle porcherie inguardabili.
La scusa, stavolta, era quella di sottoporgli un progetto per un lungometraggio interamente in presa diretta, il sogno per chiunque facesse il suo mestiere. Un film in costume, ma realistico, non uno di quei colossal con la Taylor che andavano tanto di moda. E proprio mostrandogli i bozzetti dei costumi dei soldati greci trovai l’occasione per pronunciare il comando:

- Questa è Sparta!
- Brenner! Finalmente ti si rivede. Ancora nei panni di un regista finocchio?
- Spiritoso. E comunque mi è toccato anche fare lo sbirro e il giornalista ieri sera.
Invece di fare il cabarettista trova una scusa per sganciarti dal set. Dovete partire per una missione importantissima.
- Immagino. In quale schifosa palude indocinese ci spedisce l’agenzia, stavolta?
- Tranquillo, stavolta niente malaria. Al massimo un tè con la Regina. Dobbiamo fare un favore ai colleghi dell’MI6: nonostante tutta la loro spocchia britannica hanno almeno una talpa in giro per gli uffici e temono che abbia rivelato ai Russi i piani per la visita Reale a Brighton. Hanno bisogno di qualcuno di esterno che curi la bonifica in loco e li aiuti ad individuare il traditore.

Pochi minuti dopo mi feci lasciare da Musk sulla East Temple Street, dalle parti del tribunale, davanti allo studio dell’Avvocato Greenbean.
Per parlare con l’avvocato, per mia fortuna, non dovetti inventarmi l’ennesimo imbarazzante personaggio. Un investigatore privato che chiede la consulenza di un avvocato, in fondo, è assolutamente credibile.

In compenso mi toccarono tre ore buone di anticamera. Greenbean, mi dissero, era in riunione. Lo conoscevo fin troppo bene per non sapere che la riunione era con ogni probabilità con una delle sue clienti fuggite dall’Unione Sovietica. Ne approfittai per recuperare un po’ di sonno e per telefonare a Maddie a spese dello studio.

- Il mio, vede, è un problema di ammissibilità delle prove. Ho qui un plico di immagini che dimostrano chiaramente che il mio cliente è – mi perdoni il termine – più cornuto di un’alce. Immagini che nella causa di divorzio lo aiuterebbero molto. Il fatto è, avvocato, che le ho raccolte in modo un po’, come dire… Inusuale, ecco.
- Capisco. E lei vuol sapere da me se presentarle in tribunale possa esporla a rischi. Mi faccia vedere.
- Ecco, queste le ho scattate in casa. Si vede chiaramente la signora che riceve un estraneo. E non si tratta di una visita di cortesia. Quelle che mi preoccupano, però, sono queste altre scattate in strada. Specialmente questa qui con il vigile, vede: pàstene soppaltate secondo l'articolo 12, abbia pazienza, sennò posterdati, per due, anche un pochino Antani in prefettura!

Uno dei vantaggi del lavorare in un grande studio legale è la disponibilità di risorse. Niente American Airlines, stavolta. Un jet privato ci riportava verso New York coccolati da stupende top model che ci rifornivano continuamente del miglior whiskey irlandese.
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LA LETTERA CHE HO INVIATO AI QUATTRO CONSIGLIERI "CATTOLICI" DEL PD DOPO LA LORO ASTENSIONE SUL VOTO PER L'ISTITUZIONE DEL REGISTRO DELLE COPPIE DI FATTO

Cari consiglieri,

Per ogni cosa c'è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo.

Per voi, che del cattolicesimo fate la vostra identità, queste parole dovrebbero essere familiari.

C’è stato un tempo per discutere il programma e un tempo per decidere se accettarlo o meno. Per chiedervi se i punti di quel programma fossero compatibili con la vostra coscienza. Quel tempo era prima delle elezioni.
Ieri era il tempo di rispettare gli impegni presi con i cittadini che hanno votato per voi, per il vostro partito, per la coalizione di cui fate parte, per il sindaco Giuliano Pisapia.
Non l’avete fatto. Vi siete astenuti su un provvedimento che era parte del programma che avete sottoscritto.

Oggi è il tempo per trarre le conseguenze delle vostre azioni. Con quella firma avete preso un impegno con i cittadini milanesi. In cambio di quell’impegno siete stati eletti in consiglio. Quell’impegno non l’avete rispettato. È giunto il momento di chiedersi se in quel consiglio ci potete restare o se non sarebbe più onesto intellettualmente rassegnare le dimissioni.

Proprio nel programma che avete firmato sta la differenza con tanti altri casi, il discrimine tra libertà di coscienza e non mantenimento di un impegno.
Il provvedimento di ieri non è arrivato al voto con – ad esempio – una proposta di iniziativa popolare, né con la firma di un consigliere di opposizione, né – ancora – con un’iniziativa individuale di qualche consigliere.
In tutti questi casi, pur in disaccordo con voi, avrei riconosciuto il vostro diritto a seguire la vostra coscienza e avrei, anzi, apprezzato la scelta di astenervi anziché votare contro e affossare il provvedimento.
Ma non è quello che è accaduto.
Sin dal giorno in cui avete scelto di candidarvi sapevate che questo provvedimento sarebbe stato discusso. Avete firmato un programma. Nessuno vi ha obbligati.  Avete voluto essere in quell’aula ed entrarci con un impegno chiaro nei confronti degli elettori. E l’avete scelto in piena coscienza. Eppure vi siete sentiti liberi di scegliere quali parti dell’impegno rispettare e quali tradire. 

Non chiedo a nessuno la vostra cacciata. Non sono uno stalinista che invoca la Siberia per i dissidenti. Chiedo a voi, alle vostre coscienze, una seria riflessione sul vostro operato presente e una decisione per il futuro. Rispettare gli impegni presi o riconoscere l’errore e tirarsi indietro.

Ogni azione sotto il cielo ha il suo tempo.
C’è un tempo per discutere, per mediare e per scontrarsi (come sta accadendo proprio nel vostro partito in questi giorni).
C’è un tempo per prendere impegni.
C’è un tempo per rispettarli o meno.
C’è un tempo per rendere conto, a voi stessi alle persone con cui vi siete impegnati delle vostre scelte.
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LA BATTAGLIA PER BRIGHTON CAPITOLO #5
Ci siamo! Oggi Noiseland live @ Live Forum (Assago).

Ed ecco il quinto capitolo de LA BATTAGLIA PER BRIGHTON
Qui i primi capitoli:
1 - https://plus.google.com/u/0/111969052126928118088/posts/7oH4rCjkT9C
2 - https://plus.google.com/u/0/111969052126928118088/posts/FnpWm4ECfEX
3 - https://plus.google.com/u/0/111969052126928118088/posts/FE3LUTNt4Zt
4 - https://plus.google.com/u/0/111969052126928118088/posts/G5DNpuquzwM

L'operazione Pedersonn ebbe luogo grazie, soprattutto, a Maddie.
Ho già detto che non mi sarebbe mai saltato di usarla come esca, ma Maddie fa la guardarobiera di un night, e non le fu difficile trovare una ballerina disposta ad adescare Pedersonn in un bar vicino al Presbyterian e a portarselo in una camera d'albergo.

La scelta cadde su Lindsay: una biondina abbastanza matta da non temere i gusti perversi del dottore, anzi, c'era il concreto rischio che si divertisse quella notte.

Non potei assistere all'approccio vero e proprio, ma non credo che Lindsay abbia dovuto faticare molto per farsi seguire nella stanza che avevamo affittato per lei nel piccolo albergo sulla 173 West.

Nascosto nell'armadio fui costretto ad assistere al campionario di depravazione e lussuria di quei due. In un'altra situazione pi può dire che sarebbero stati una coppia perfetta. Urla, gemiti, corsetti, tacchi appuntiti, corde, catene e perversioni di ogni sorta. E ad onor del vero non posso nemmeno dire che fossero tutte idee del dottore subite da Lindsay. Finalmente ne ebbero abbastanza e si lasciarono cadere esausti sul letto.

Quando si svegliò al mattino Pedersonn dovette chiedersi che diavolo fosse accaduto. Il vago odore di cloroformio, che ad un medico non poteva sfuggire, lasciava intuire che fosse stato narcotizzato prima di essere legato alla sedia su cui riprese i sensi. Ma perchè qualcuno avesse legato uno stimato primario davanti ad un ritratto di una biona con le gambe accavallate, beh, questo non avrebbe saputo dirlo.

Sai che non porto le mutandine. Non è così, Nick?
Brennan, Cristo! Possibile che tutte le volte che hai bisogno di me tu debba sempre legarmi da qualche parte?
Non lamentarti, Walt. Sei l'unico che per lo meno si diverte un po', prima di essere svegliato. E comunque la colpa è tua. Sei tu che ti rifiuti di incontrare in privato chiunque non porti il reggipetto.

Finalmente avevamo riunito la banda. Ora era necessario arrivare in tempo a questo strano concerto e convincere l'organizzatore a portarli in Inghilterra. I caporioni, i geniali agenti dell'MI6, quelli che in quegli anni Fleming stava descrivendo con fin troppa generosità, non erano nemmeno riusciti a trovare una scusa più credibile. Fortunatamente con noi c'erano un paio di persuasori specializzati dell'agenzia che avrebbero potuto aiutarci.
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Thierry Bignamini

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LA BATTAGLIA PER BRIGHTON CAPITOLO #3
(Qui i capitoli 1 - https://plus.google.com/111969052126928118088/posts/7oH4rCjkT9C?hl=it e 2 - https://plus.google.com/111969052126928118088/posts/FnpWm4ECfEX?hl=it)

Si era ormai fatta mattina quando raggiunsi la periferia di Boston.
Parcheggiai la mia vecchia Townsman del ’57 sotto ad un albero ed entrai nel campus.
Non era ancora orario di lezione, ma le strade del campus erano già parecchio affollate e resistetti a stento alla tentazione di prendere a calci qualcuno di quei maledetti capelloni pacifisti finocchi degenerati che infestavano l’università in quegli anni. Non ci sarebbe stato nulla di male, ma per il personaggio che mi ero scelto come copertura non sarebbe stato un gesto appropriato.
Ma sedetti sulla balaustra della scalinata del vecchio edificio di mattoni e attesi per quasi un’ora prima che Benjamin comparisse.
- Dottor Benjamin?
- Con chi parlo?
- Buongiorno, mi chiamo Brenner Goodwin – dissi – giornalista di Popular Science. Ho avuto modo di conoscere i suoi studi e penso che i miei lettori ne sarebbero affascinati.
Balle. Gli studi di Benjamin non sarebbero stati affascinanti per nessuno. Nemmeno tra i sui colleghi si sarebbe trovato qualcuno disposto a giurare di aver capito di che si trattasse, figuriamoci restarne affascinati. Però, lo sapete meglio di me, nulla funziona meglio che solleticare la vanità di un accademico.
Dovete sapere che per attivare il comando postipnotico è necessario stimolare contemporaneamente la vista e l’udito del soggetto: praticamente bisogna mostrare una determinata immagine mentre si pronuncia una precisa frase in codice. Ci volle una bella fatica per interrompere i suoi sproloqui sull’effetto della comunicazione tra calcolatori sulla democrazia internazionale e convincerlo ad osservare una serie di foto di circuiti stampati. Ma alla fine ci riuscii. Dopo due o tre di quelle noiose fotografie si trovò in mano il ritratto di una suora. Non fece nemmeno a tempo a chiedersi che c’entrasse:
- Siamo in missione per conto di Dio.
È sempre affascinante assistere al risveglio di un agente. Non ci sono crisi, svenimenti, convulsioni. Solo un battito di ciglia, talvolta un leggero indurirsi dell’espressione, ma la persona che vi trovate davanti non ha più nulla a che vedere con quella che c’era un minuto prima.
- Sono ancora qui? Che diamine, il Pentagono non è ancora riuscito a trovarmi un posto in uno dei loro bei laboratori a Washington? Per quanto tempo dovrò stare in mezzo a questa massa di maledetti capelloni finocchi, pacifisti degenerati?
Quando Benjamin è sveglio abbiamo opinioni simili, come vedete.
Il tempo di accordarci sui dettagli della missione ed ero di nuovo in strada.
Giunsi a Philadelphia nel tardo pomeriggio, distrutto, Avevo guidato per quasi seicento miglia quel giorno.
Posteggiai davanti sul retro dell’istituto psichiatrico e mi accertai di avere con me il finto distintivo.
- Mi dica, ispettore Goodwin, come la posso aiutare?
- Innanzitutto, Dottor Dearg, grazie per avermi ricevuto senza preavviso. La disturbo perché giù nel Delaware stiamo affrontando una serie di delitti davvero atroci. Pensiamo che dietro a tutti i crimini ci sia la stessa mano e vorremmo il suo aiuto per tracciare un profilo di questo assassino squilibrato.
- Non ne ho letto nulla, sui giornali.
- Immagino, Dottor Dearg. Abbiamo voluto celare la cosa alla stampa. In questa carpetta, vede, ci sono foto e rapporti relativi ai quattro omicidi di cui le parlavo.
Le prime due immagini, effettivamente, mostravano dei corpi orribilmente straziati. Foto d’archivio della seconda guerra mondiale, in realtà. La terza fotografia era quella di un furgone Dodge del ’64.
- Scottie non lo sa che io e Fiona lo facciamo ogni domenica nel mio camper.
- Un’altra missione, Brenner? Spero che questa volta i tuoi amici a Langley non abbiano in mente di lasciarmi solo come un cane in una fetida palude.
Dearg non avrebbe mai perdonato all’agenzia quel disastro accaduto nel ’59 a Chantrea, sul confine vietnamita.
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