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Roberto Fico
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Dunque ricapitoliamo, che valore ha la parola di Renzi? Nessuno.
E' un teorema semplice ed è sempre verificato.

Siamo alle solite: prima personalizza il referendum, facendo promesse roboanti che non ha alcuna intenzione di mantenere.
"Me ne vado se non passa il referendum".

E giù titoloni della stampa. Renzi farà questo, Renzi ha promesso quello. Noccioline allo zoo.

Poi qualcuno gli fa notare che non vincerà, nonostante i ricatti, nonostante il tentativo di terrorizzare la società civile, nonostante l'uso improprio della comunicazione istituzionale a fini di voto.

E allora invece di andare fino in fondo, invece di tener fede alle promesse, bara. Semplicemente: trucca il gioco, cambia le carte in tavola.

Lo fa con naturalezza, come se fosse normale. Come se sorridere e simulare disinvoltura bastasse per cancellare una promessa fatta.

Quello che Renzi non sembra capire è che - al di là delle chiacchiere, al di là dei sorrisi, al di là dei giri di parole - una promessa non mantenuta resta sempre ciò che è: una BUGIA.

Bullshit le chiamano gli americani, balle, e personalmente non mi stupisce che Renzi stia facendo marcia indietro. Non ho mai creduto neppure per un secondo alla sua promessa-marketing.

Perché questo è Renzi e non è mai stato altro, non sarà mai altro, lui e il suo Governo: sono il prodotto di un sistema che mira all'autoconservazione del potere a qualunque costo.

Ma vi dirò di più: persino Renzi mi interessa relativamente poco in verità, il vero mostro è questa cultura del potere in cui sono intrappolate le nostre istituzioni, che è capace di generare infiniti "Renzi".

Il prodotto di una logica in cui la parola non vale niente, in cui il dialogo istituzionale è solo un gioco di convenienze. La verità non ha alcun valore per queste persone. Anzi dal loro punto di vista è una debolezza.

E' questo il meccanismo che dobbiamo combattere, è questo l'errore che dobbiamo correggere. Dobbiamo farlo tutti, a partire da noi stessi, mettere da parte le lamentele, i pregiudizi, e tenere gli occhi sull'obiettivo.

Sarà un compito difficilissimo da affrontare ed io spero sinceramente che quando saremo chiamati a governare, avremo la forza per invertire questa tendenza ed aprire una nuova pagina di sviluppo in questo paese.

Io ci credo e ogni giorno lavoro per questo. E siamo in tanti a volerlo, cresciamo a vista d'occhio.

Referendum o non Referendum Noi Stiamo arrivando!
A riveder le stelle!
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Come si fa ad ottenere un'informazione benevola? Come fa il Governo ad assicurarsi che i giornali parlino bene del Premier Renzi e di quello che fa?
Finchè la politica sarà un compromesso fra interessi di pochi, la società non farà progressi.
Si limiterà a raccontare un progresso che non esiste.
Occhi aperti, a noi costruire il futuro!

https://www.facebook.com/roberto.fico.5/videos/1313925485299981/
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Il blitz estivo sulle nomine Rai è un altro tentativo disperato e maldestro di Renzi e della maggioranza per arrestare il cambiamento in atto nel Paese che vede nel M5S il suo principale propulsore. Le stanno provando tutte. Credono veramente che con un paio di cambi nei tg, o mettendo mano alla legge elettorale che loro stessi hanno voluto, riusciranno a fermare la rivoluzione in corso. Credono davvero che con il tentativo di allineare l'informazione potranno cambiare il vento. Non ci sono riusciti quando la tv non dedicava neanche trenta secondi all'attività dei meetup, prima ancora che il movimento nascesse. Non ci sono riusciti quando nel 2013 il Movimento è risultato la prima forza politica nel Paese facendo il suo debutto in Parlamento. E non ci riusciranno con il referendum. Usano sempre lo stesso metodo per provare a raccattare voti e conservare potere e interessi. Noi saremo nelle piazze, in rete, come abbiamo sempre fatto e facciamo. Loro non riescono a guardare più in là del loro naso e per questo sono destinati a perdere. Coraggio!
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Ieri si è svolta l’audizione dei vertici Rai in commissione di vigilanza sulla questione offerta informativa del servizio pubblico. Non esiste alcun piano dell’informazione. È stato presentato uno schema embrionale di progetto. In diversi casi le slide delle linee guida erano riprese dal piano industriale che i vertici avevano già illustrato mesi fa. In estrema sintesi: una “pezza d’appoggio” per giustificare le nomine dei direttori dei tg varate oggi da Viale Mazzini.
Queste nomine chiudono un cerchio, realizzano pienamente il senso della riforma della Rai voluta dal Governo. Una riforma che anziché tagliare il cordone ombelicale tra politica e Rai, ha direttamente assoggettato la tv pubblica al potere esecutivo. Assetti della governance così critici per la democrazia esistono soltanto in Moldavia, Ungheria e Polonia.
Con questo blitz agostano i vertici Rai hanno dato prova di non essere indipendenti, non sono stati manager all’altezza del proprio compito. Non si gestisce così la principale azienda culturale del Paese, azienda che fa informazione e che è finanziata con il canone. Una mancanza di rispetto nei confronti dei cittadini e della missione di servizio pubblico che, così facendo, viene ulteriormente svilita.
Maggioranza e governo pensano di poter andare avanti con questi mezzucci, e di poter arrestare il cambiamento in atto nel Paese. Credono di poter prendere in giro le persone plasmando a proprio piacimento il racconto della realtà. Ma più fanno così, più sono destinati a perdere, referendum compreso. Perché il solco che hanno scavato tra loro e cittadini è enorme e gli unici a non essersene accorti sono proprio i partiti, il governo, il Pd. Saremo ovunque per spiegare le loro manovre. Saremo in piazza, in rete, come facciamo da sempre. Ogni loro tentativo è vano, il re è nudo
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Leggo delle comiche dichiarazioni di Gasparri e Brunetta in merito ai lavori della Commissione di ieri sera. Con una fantasia incredibile accusano il M5S addirittura di connivenza con il Pd proprio sulla questione delle nomine Rai. Affermazioni che si commentano da sole anche considerando da quale pulpito provengono! Provengono da chi ha lottizzato per tanti anni la Rai e ancora ragiona in termini di spartizione delle direzioni e delle vicedirezioni dei telegiornali. Fortunatamente noi non abbiamo nulla a che spartire con questa cultura che umilia il senso stesso del servizio pubblico, che è una cancrena che stiamo cercando di estirpare avendo contro l’intero sistema dei partiti.
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Vi do qualche dato aggiornato sul pluralismo dell’informazione in tema di referendum costituzionale.
Periodo 16 giugno – 15 luglio:
Tg1: Sì 60,9%, No 36,0%, Neutro 2,2%
Tg2: Sì 49,7%, No 49,3%, Neutro 1%
Tg3: Sì 39,8%, No 39,8%, Neutro 20,5%
Rainews: Sì 51,7%, No 33,5%, Neutro 14,8%.
Bisogna considerare che questi sono i dati ufficiali Agcom sul tempo di parola, mancano quelli sul tempo di notizia, che è il parametro su cui si erano registrate le violazioni più gravi ed eclatanti.
Penso sia facile, ancora una volta, constatare che ci sono testate che non rispettano le norme e gli indirizzi sul pluralismo, e quindi non rispettano i cittadini che dal servizio pubblico si aspettano un’informazione equilibrata e imparziale su un tema cruciale come quello del referendum.
Intanto, secondo le indiscrezioni apparse sulla stampa, gli avvicendamenti al vertice dei notiziari Rai dovrebbero riguardare tutte le testate ad eccezione del Tg1.
A voi le conclusioni.
P.s. Preoccupanti i dati delle emittenti private: Tg4 (Sì 76,8%, No 23,2%), Tg5 (Sì 34%, No 55,6%), Studio Aperto (Sì 80%, No 20%), TG La7 (Sì 63,5%, No 19,3%), Sky Tg 24 (Sì 73.1%), No 26,9%). Sembra quasi di essere di fronte a un blocco del sistema dell’informazione, tutto schiacciato sulla posizione governativa. Di fronte a questi dati l’Agcom non può restare inerte.
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Il cda della Rai si appresta ad esaminare mercoledì il piano editoriale per l'informazione. Chiediamo dunque che i vertici del servizio pubblico illustrino il progetto al Parlamento e ai cittadini attraverso un'audizione in commissione di vigilanza, considerata la competenza che quest'ultima ha proprio in materia di offerta informativa. C'è da augurarsi che quello che verrà illustrato nei prossimi giorni sia un piano compiuto e definito che contribuisca complessivamente a migliorare l'offerta informativa della televisione pubblica. Non vorremmo che l'accelerazione dei tempi di presentazione si fosse resa necessaria per la Rai per giustificare le nomine alla guida dei tg che potrebbero essere proposte in occasione dello stesso cda.
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Renzi, #BastaFossili!
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beppegrillo.it
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Se in Rai il tetto degli stipendi non viene rispettato, gli unici responsabili sono Renzi e la maggioranza. Non solo non hanno fatto nulla per reintrodurre il limite, ora fingono anche di indignarsi. Sono la quintessenza dell’ipocrisia.
Peraltro, il direttore generale della Rai in commissione di Vigilanza è stato molto chiaro sul punto, dichiarando di non aver contrattato il proprio stipendio ma di aver accettato la proposta che gli era stata fatta.
Per questo chiederò che i responsabili del Governo, Renzi in primis, e Padoan, vengano in commissione di Vigilanza a fare piena chiarezza sulla vicenda e sullo sforamento del tetto agli stipendi.
Inoltre in queste ore scopriamo che la prossima settimana si riunirà il cda Rai. All'ordine del giorno ci saranno le nomine dei direttori dei telegiornali del servizio pubblico?
Al momento la Rai non ha ancora presentato pubblicamente alcun piano editoriale per l'informazione. Non è chiaro quindi come si possano fare le nomine alla guida dei notiziari in mancanza di un preciso progetto editoriale. La Rai dia un vero segnale di rinnovamento: presenti il piano editoriale in Vigilanza e metta in piedi una procedura aperta e trasparente per la scelta dei direttori di testata.
In vista di una campagna referendaria cruciale per la democrazia non si proceda a nominare direttori di testata schierati per l’uno o per l’altro campo. Fino a oggi i dati parlano chiaro, il Sì è dilagante. Dobbiamo scongiurare qualsiasi tentativo di blitz autoritario.
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Alle 14.30 seguito dell'audizione della presidente e del direttore generale della Rai in Commissione di vigilanza. Per seguire la diretta: http://webtv.camera.it/evento/9875
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