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Pubblico l'intervista che ho fatto ieri a David Anzalone, perché credo sia un ottimo motivo per riflettere sulle possibilità dell'handicap. Un'emozione davvero. 

"Intervista a David Anzalone “Zanza”

Alla domanda “che cosa significa spettacolarizzare l’handicap?” che David stesso mi pone davanti ad un caffè ed una birra; dichiaro di non sapere bene cosa rispondere, per metterlo alla prova.
La sua spiegazione parte dalla dicotomia tra la sua maniera di proporre l’handicap e quella del “fenomeno da baraccone” che, per lui, è da eliminare. 
La stessa differenza che intercorre tra “Terrazza Italiana” (di "Perdiamoci di vista") ed “Hadicappato e Carogna”.
Per David, “quella del fenomeno da baraccone è una pratica che tento di eliminare” e dichiara (con un certo orgoglio), che “spettacolarizzare l’handicap significa esprimere artisticamente le diversità con importanti valori estetico-formali, non solo sul palco. Per cui l’handicap non è un fine, ma uno strumento per, una chiave per aprire delle porte, smantellare i pregiudizi e la paura dell’incontro con il diverso. 
Andare oltre la paura.”
Lo dice bevendo una birra con la cannuccia, con l’aria di chi il teatro lo ha studiato davvero, di chi lo percepisce come stile di vita che gli ha permesso di assumere l’handicap come “peculiarità che ha un influsso sul comunicatore. Handicap per non essere “comunic-attori”, che sono quelli che si accontentano di essere fenomeni da baraccone, ma diventare qualcuno che è cosciente delle sue possibilità”.
Non è uno spirito celeste, David, è un signore con un figlio che lo accompagna durante l'intervista, un signore che non ha paura di usare turpiloquio, un signore non ha timore di differenziare anche gli handicappati stessi, evitando di far pensare che questi siano angeli. 
David sa che esistono persone che vogliono suscitare nei “normali” solo pietismi e questo non può tollerarlo. 
Continuando a bere birra al bar del Foro Annonario di Senigallia, sorride per farmi capire quanto la sua vita sia anche il teatro, da tenere a debita distanza dalla famiglia. 
“Cerco la complessità, non la totalità delle esperienze” e mi parla della sua scuola di teatro che ha fondato a Roncitelli (Senigallia), un piccolo borgo che, ha accolto il suo operato. 
David non è una persona come le altre, ma non è l’handicap a renderlo tale. È l’esperienza di chi ha viaggiato per promuovere un proprio progetto a differenziarlo, è la voglia di ammettere che ha un collaboratore che è per lui un fratello (Alessandro Castriota), è il desiderio palpabile di essere vicino alle persone senza che nessuno si appropri di lui, è la non-casualità delle sue parole, è l’impossibilità di ascriverlo in una categoria; sono anche gli occhi vispi e pieni di spirito d’osservazione a differenziarlo.
Che sia un disabile non importa, a parlare con lui si capisce che il suo handicap gli è servito per vivere il teatro non con il cuore, ma a scoprire che ha l’arte nel sangue.
“Forse non mi piace nemmeno “l’attore”, ma ciò che mi piace è il teatro con le sue utopie, con le persone che non sono solo spettatori, con il suo microcosmo che si crea. Mi piace il “testo” che è il “textum” latino, che a sua volta è legato al “texere” ossia “tessere”. Come se comporre gli scritti fosse più un lavoro da sarto che da “semplice” compositore.
“È una questione di “fluidi vitali” tra persone” commento io. 
“È far diventare la parola prolungamento del corpo.” ribatte lui “Io ho subito i due influssi insieme. Quello del teatro di Eugenio Barba con il suo studio dell’antropologia teatrale e il teatro di Carlo Boso che è basato sul corpo che è l’unica essenza.”
L’handicap, smette di essere un limite e diventa un’occasione."

Quest'uomo lo adoro...
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Maximiliano Ulivieri's profile photoSusanna Starna's profile photo
4 comments
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+Maximiliano Ulivieri Sto svolgendo una tesi che riguarda il rapporto che il cinema riesce ad instaurare con l'handicap (incluse altre arti)... Spesso viene fuori l'elemento sessualità per cui ti ringrazio sentitamente della segnalazione! 
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Prego. Ho fatto un convegno a Milano durante il Reatech. Trattavo sull'assistenza sessuale. Ti mando la relazione scritta.
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