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WANNENES ART AUCTIONS
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L'ENTUSIASMO ARRIDE AGLI ARGENTI E ARREDI NELLE ASTE DI MAGGIO

Le aste di maggio hanno preso avvio l’11 e 12 maggio 2015 con le aste degli Argenti, Avori, Icone e Oggetti d’Arte Russa e Collezioni Italiane, che comprendeva porcellane, maioliche, arredi e oggetti d’arte. Insieme hanno raggiunto 1.377.528 euro con una percentuale di venduto per lotto del 64.2% e per valore del 124.2%
Eccellente risultato quello raggiunto nell’asta dell’11 maggio 2015 per il Dipartimento degli Argenti, Avori, Icone e Oggetti d'Arte Russa con un totale di 1.040.496 euro e una percentuale di venduto per lotto del 76.9% e per valore del 139.5%. Valori assoluti a livello italiano e di notevole spessore a livello europeo, che appaiono ancora più evidenti nel dettaglio per tipologia, e che confermano una leadership di Wannenes a livello nazionale di questo comparto.
Hanno aperto il catalogo gli argenti, che hanno fatto registrare una percentuale di venduto per lotti 78.1% e del 112% per valore. Spicca una splendida caffettiera genovese del 1769 siglata Torretta (lotto 197, aggiudicazione 24.800 euro), seguita da un medesimo oggetto dall’orafo romano Gregorio Spinazzi, databile tra il 1759 e 1774, (lotto 199, aggiudicazione 21.080), ed infine un grande centrotavola realizzato a Londra nel 1763 dall’orafo T. Pittis I (lotto 260, aggiudicazione 18.600 euro).
Gli oggetti d’arte russa - secondo segmento dell’asta - hanno raggiunto un ottimo esito con un 79.2% di venduto per lotto e 186% per valore: primeggia il top lot della serata, ovvero una coppia di decanter in cristallo e argento di Karl Fabergé del 1896-1908 (lotto 383, aggiudicazione 34.720 euro). Piazza d’onore per un decanter, sempre di Karl Fabergé del 1896-1908 (lotto 376, aggiudicazione 23.560 euro). Un servizio da te da viaggio in argento dorato con custodia in legno realizzato a Mosca dall’orafo Ivan Saltikov nel 1892, chiude, infine, i migliori risultati di questo comparto in continua espansione (lotto 379, aggiudicazione 16.120 euro).
La terza sezione era dedicata alle icone che vede protagonista un’opera raffigurante “San Serafino” con riza in argento dorato realizzata a Mosca nel 1896-1908 (lotto 471, aggiudicazione 22.320 euro), seguita da un’intensa icona di Pavel Ovchinnikov raffigurante il “Cristo” del 1891 con riza in argento dorato e smalti con insegne imperiali (lotto 476, aggiudicazione 16.120 euro), e da una “Madonna di Kazan” del 1890 sempre dello stesso autore e con le medesime caratteristiche (lotto 475, aggiudicazione 14.880 euro).
Un’eterogenea quanto selettiva raccolta di oggetti orientali provenienti dalle collezioni di una gentildonna romana, hanno infine chiuso il catalogo, dove emergono diciannove tabacchiere e un portaprofumo del XX secolo (lotti 503 e 504, aggiudicazione 13.640 e 7.440 euro), e da venti tabacchiere del XX secolo (lotto 502, aggiudicazione 7.440 euro). 
La seconda giornata (12 maggio) è stata invece dedicata a un corpus di oggetti di antiquariato raccolti sotto il nome di Collezioni Italiane, che comprendevano porcellane, maioliche, arredi e oggetti d’arte.  L’asta ha totalizzato 337.032 euro con una percentuale di venduto per lotto del 47.4% e per valore del 63.4%. L’attenzione dei connoisseur e degli appassionati si è focalizzata su opere da una marcata valenza iconica capaci di attrarre oltre che per il loro intrinseco valore artistico per una immediata capacità evocativa. Un esempio lo troviamo in cassettone lombardo del XVII secolo a ribalta (lotto 823, aggiudicazione 12.400 euro) e dodici poltrone napoletane delle prima metà del XIX secolo in legno laccato e dorato (lotto 933, aggiudicazione 12.400 euro). E ancora in una console romana del XIX secolo in legno dorato (lotto 825, aggiudicazione 11.160 euro). Sei piatti in argento realizzati a Parigi nel 1803-1809 dall’orafo Martin Guillaume Biennais per Napoleone III come dono a Julie Bonaparte del Gallo, Marchesa di Roccagiovine (lotto 948,aggiudicazione 10.540 euro) ed infine un orologio francese da appoggio in bronzo al mercurio del 1840 circa rappresentante cocchio tirato da due cavalli con auriga e figura di Minerva, su plinto di gusto neoclassico. Quadrante a fascia circolare di colore scuro, ricavato dal bordo della ruota del carro, in XII, cifre romane, firmato “Leroy H.ger du Roi” (lotto 1035, aggiudicazione 10.540 euro).
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2015-07-10
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La curiosità infinita di Leonardo

15 aprile – 19 luglio 2015
LEONARDO 1452 – 1519
Milano – Palazzo Reale
Il genio assoluto, tra sogno e realtà, si manifesta in tutta la sua grandezza nel poliedrico ricercare del maestro di Vinci.
 
In occasione di EXPO 2015 Milano organizza la più grande esposizione dedicata a Leonardo in Italia da quella del 1939 alla Triennale.
Pietro C. Marani e Maria Teresa Fiorio, tra gli storici dell'arte più importanti per gli studi sul grande genio del Rinascimento, nell’esposizione presentano una visione di Leonardo trasversale su tutta l'opera del poliedrico personaggio, considerato come artista e scienziato attraverso alcuni temi centrali: il disegno, fondamentale nell'opera di Leonardo; il continuo paragone tra le arti: disegno, pittura, scultura; il confronto con l'antico; la novità assoluta dei moti dell'animo; il suo tendere verso progetti utopistici, veri e propri sogni, come poter volare o camminare sull'acqua per cui sarà allestita in mostra un’apposita sezione; l'automazione meccanica e così via, temi che lo hanno reso un alfiere dell’unità del sapere, con l’intrecciarsi continuo nella sua opera di scienze e arti.
Attraverso dodici sezioni, la mostra affronta le tematiche centrali nella carriera artistica e scientifica di Leonardo, abbracciando non solo gli anni della sua formazione fiorentina, ma anche i due soggiorni milanesi, fino alla sua permanenza in Francia, sottolineando così alcune costanti della sua visione artistica e scientifica.
La mostra prevede di esporre un nucleo significativo di capolavori pittorici di Leonardo, alcuni dei suoi codici originali e oltre cento disegni autografi, oltre che un cospicuo numero di opere d’arte - disegni, manoscritti, sculture, codici, incunaboli e cinquecentine - provenienti dai maggiori Musei e Biblioteche del mondo e da collezioni private, tra cui opere di Antonello da Messina, Sandro Botticelli, Filippino Lippi, Paolo Uccello, Domenico Ghirlandaio, Andrea Verrocchio, Lorenzo di Credi, Antonio e Piero del Pollaiolo, Jean van Eyck, Luca, Andrea e Giovanni Della Robbia, Jacopo di Mariano detto il Taccola, Guido da Vigevano, Francesco di Giorgio Martini, Bonaccorso Ghiberti, Giuliano da Sangallo e Bramante e di altri trattatisti anonimi dei secoli XV e XVI.
La diffusione e la fortuna dell’arte e dei modelli di Leonardo, è rappresentata in mostra da opere di Giovanni Antonio Boltraffio, Marco d’Oggiono, Francesco Napoletano, Andrea Solario, Francesco Melzi, Giovan Pietro Rizzoli detto il Giampietrino, Cesare da Sesto, Girolamo e Giovanni Ambrogio Figino e da altri artisti.
Significativo il numero di dipinti di Leonardo il cui prestito è già stato assicurato alla mostra: San Gerolamo della Pinacoteca Vaticana, Madonna Dreyfuss della National Gallery of Art di Washington, Scapiliata della Galleria Nazionale di Parma, Ritratto di musico dell’Ambrosiana. Particolarmente importante, poi, il prestito di ben tre dipinti dal Museo del Louvre: Belle Ferronière, Annunciazione, San Giovanni Battista.
In mostra viene inoltre esposto un nucleo di almeno cento disegni autografi: oltre trenta provenienti dal Codice Atlantico, grazie alla Biblioteca Ambrosiana, maggior prestatore dell’esposizione; trenta dalla Royal Library di Windsor, di cui sei visibili al recto e al verso; cinque dal British Museum, quattro dal Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi, cinque dal Metropolitan Museum di New York e cinque dalla Biblioteca Reale di Torino e ancora altri disegni arriveranno dalla Morgan Library di New York e dalla Fondazione Custodia di Parigi.
Il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia intitolato al grande maestro presta inoltre tre modelli storici di macchine – il carro automotore, il maglio battiloro e il telaio meccanico - realizzati dall’interpretazione dei disegni di Leonardo.
In mostra viene anche esposta una riproduzione del Cenacolo, arricchita da pannelli descrittivi e postazioni interattive con le informazioni sull’opera capitale di Leonardo e sul suo restauro.
La mostra avrà anche una serie di approfondimenti fuori sede (oltre Palazzo Reale), che coinvolgeranno, nel territorio urbano e lombardo, i luoghi di Leonardo, con mostre parallele nella Biblioteca Trivulziana al Castello Sforzesco di Milano (Il Codice Trivulziano e la ricostruzione della Biblioteca di Leonardo), nella Sala delle Asse sempre al Castello (sulla decorazione e il restauro del monocromo di Leonardo), nella Pinacoteca Ambrosiana (Il Mondo di Leonardo).
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ARREDI & DIPINTI ANTICHI
IL COLLEZIONISMO SELETTIVO APRE IL 2015

L’inizio del 2015 per Wannenes è dedicato agli Arredi e alle Arti Decorative e ai Dipinti Antichi, due comparti storici della casa d’aste, che insieme hanno totalizzato 1.363.963 euro con una percentuale di venduto per valore del 122% e per lotti del 60.6%
Le aste dedicate agli arredi provenienti dalla collezione e dalla galleria di Luca Vivioli e da altre proprietà distribuite in tre sessioni e nei giorni del 3 e 4 marzo, hanno visto confermata la tendenza a una scelta collezionistica più selettiva dove ad un totale di 833.057 euro, è interessante notare un 133.5% di aggiudicato per valore rispetto a un 59.6% per lotti. Entrando più in dettaglio, i 331 lotti che componevano il catalogo dedicato all’antiquario genovese hanno fatto registrate un 91% per valore e 53.3% per lotti, sostanzialmente in linea con il dato generale. Mentre i 441 lotti che componevano l’asta di Arredi e Arti decorative, hanno ottenuto un 151.6% di aggiudicato per valore con un 66.4% per lotti.
Protagonista della serata uno splendido cassettone inglese a ribalta, in legno laccato del XVIII secolo decorato a chinoiserie, con scene e personaggi entro paesaggi in oro su fondo rosso (lotto 289 aggiudicazione 55.800 euro), seguito da un piano in marmi policromi del XVII-XVIII secolo, centrato da rosone polilobato in marmi commessi e ornato da elementi naturalistici e tralci fogliati entro riserve geometriche, fusto in marmo bianco intagliato su piedi ferini (lotto 235 aggiudicazione 43.400 euro), e da un tavolo da centro napoletano del XIX secolo in legno di noce a patina scura, con piano circolare intarsiato in marmi diversi, gambe scolpite in forma di leoni monopodi riunite da crociera sormontata da vaso (lotto 260 aggiudicazione 37.200 euro). Grande interesse, infine, per un elegante piano in marmi policromi, probabilmente di manifattura romana o fiorentina del XVII-XVIII secolo con bordo modanato, ornato da riserve mistilinee a volute contrapposte e centrato da ovale entro cartiglio (lotto 655 aggiudicazione 37.200 euro).
Il giorno successivo, il 5 marzo, si è tenuta la tradizionale vendita dedicata ai Dipinti Antichi che ha raggiunto un totale di 530.960 euro con percentuali di venduto per valore del 131% e del 53% per lotti.
L’aggraziata quanto sensuale tela profana di Elisabetta Sirani raffigurante la Bellezza che scaccia il tempo, così equilibrata nella composizione e nelle cromie tanto da includere quest’opera tra le migliori creazioni della pittrice bolognese attiva a Bologna nella seconda metà del Seicento, è stata sicuramente il top price dell’asta (lotto 922 aggiudicazione 86.800 euro), precedendo una vivace natura morta barocca di Giovanni Paolo Castelli detto Spadino (lotto 832 aggiudicazione 34.740 euro), e un incantevole Paesaggio con rovine classiche del Maestro della Fondazione Langmatt ora identificato con Apollonio Domenichini pittore veneziano attivo nella parte centrale del Settecento (lotto 853 aggiudicazione 27.780 euro).
Di squisita fattura, infine, un Paesaggio pastorale con veduta del Ponte Nomentano di Hendrik Frans Van Lint, firmato 1626, di inequivocabile gusto italianizzante e assai vicino ai modelli aulici di Claude Lorrain (lotto 840 aggiudicazione 23.560).
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2015-03-13
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CLASSICO MODERNO RAMPANTE

“Creatività: tutto ciò che prima non c’era, ma realizzabile in modo essenziale e globale” così un genio del design e della grafica come Bruno Munari definiva la creatività, un elemento distintivo dello straordinario percorso dell’artigianato italiano, che tra unicità e serialità si è collocato nella storia delle arti decorative del XX secolo.
Un esempio veramente unico ci viene da un mobile da sala, commissionato dalla famiglia Baracca negli anni quaranta del secolo scorso (stima 8.000 – 10.000 euro) che sarà esitato nell’asta di Design del 17 dicembre.
L’esponente più celebre della famiglia, Francesco Baracca, è stato il più importante asso dell’aviazione italiana della I guerra mondiale. Il padre Enrico era uomo d'affari e proprietario terriero, mentre la madre era la contessa Paolina de Biancoli.
Baracca, celebre e osannato già in vita, con la scomparsa assurge nel Pantheon degli eroi nazionali. Alla sua morte, avvenuta durante un’azione di mitragliamento sul Montello nel giugno del 1918, seguiranno esequie con elogio funebre pronunciato da Gabriele D’Annunzio.
A Lugo di Romagna, sua città natale, fu inaugurato nel 1936 quello che viene definito il più metafisico monumento d’Italia.
Lo scultore faentino Domenico Rambelli realizza una statua in bronzo issata su un basamento, che riporta le date e le località delle vittorie dell’aviatore; accanto, un’ala rivestita di travertino reca scolpiti i simboli dei reparti cui Baracca appartenne in Cavalleria e Aeronautica: l’ippogrifo ed il cavallino rampante.
Nel 1923 Enzo Ferrari, vincitore di un Gran Premio proprio in Romagna, ha l’occasione di incontrare la contessa Paolina, che gli propone di utilizzare il Cavallino Rampante sulle sue macchine, sostenendo che avrebbe portato fortuna. Sarà l’inizio della storia di uno dei marchi più conosciuti al mondo.
Costruito con un impianto puramente architettonico, senza sostegni e senza variazioni di linee, gioca essenzialmente sui volumi.
Rilevato da una cornice in vetro specchiato ed inciso a motivi floreali, il corpo centrale rivestito in radica è rigorosamente suddiviso da pannelli intarsiati che mimetizzano gli sportelli di diverse altezze.  Bocchette e cerniere, elementi “meccanici”, sono essenziali e non partecipano volutamente ad un impianto pulito e razionale.
Un’impostazione così architettonica, nel pieno spirito del tempo, declina quindi la sua specificità nel rivestimento e nella decorazione.
Il vetro, materiale principe del periodo, assurto a materiale nobile nell’uso domestico, in questo caso è cornice che valorizza ed illumina il contenitore vero e proprio. La decorazione incisa a ruota ed a getto di sabbia con un delicato motivo di fiori, stelle e nubi crea una sorta di giardino notturno grazie al colore scuro di fondo ed all’abile gioco di sfumature di notevole perizia artistica, di probabile esecuzione della più importante e celebre ditta del periodo, Fontana Arte.
Il fronte di ogni sportello, rivestito in radica chiara a macchia aperta, è impreziosito da intarsi rappresentanti vedute ed allegorie. Di chiara ispirazione agli intarsi degli arredi lignei dell’Italia centro settentrionale rinascimentale, sono qui ripresi in chiave moderna.
I quattro pannelli centrali presentano vedute architettoniche di monumenti e luoghi simbolo della città di Lugo. I fabbricati sono artificiosamente ricomposti in un collage di rigide prospettive, scorci dal taglio fotografico, alzate ed appiattimenti prospettici. Vi si riconoscono i principali monumenti di Lugo: le chiese, la Rocca Estense, il Pavaglione, la sede della moderna Cassa di Risparmio ed il monumento a Francesco Baracca. Simboli della storia, dell’arte, ma anche dell’ardimento e dell’operosità.
Gli altri quattro pannelli riproducono invece le allegorie di letteratura, musica, architettura e pittura. In uno di essi sono riportate la data, il 1943, e le firme degli artefici: l’architetto Bruno Parolini e l’intarsiatore Giuseppe Anzani. Poco si conosce di Bruno Parolini. Partecipa al concorso per la sistemazione della nuova via Roma a Bologna del 1936 ed opererà in particolare nell’ambito del restauro, guadagnandosi il plauso dell’allora sovrintendente Alfredo Barbacci, e della ricostruzione dei centri minori nel ravennate e nel ferrarese con Giuseppe Vaccaro.
Giuseppe Anzani apre la propria bottega di intaglio a Mariano Comense già nel 1898. Passato all’intarsio, pare dopo aver visto il coro di Capoferri nella chiesa di S. Maria Maggiore Bergamo, si dedica inizialmente alle copie dei mobili intarsiati settecenteschi tipicamente lombardi. Con lo sviluppo dell’interesse alla decorazione ed alla personalizzazione dell’arredo di stile Novecento, nel corso del ventennio che va dagli anni Trenta ai Cinquanta, collabora attivamente con architetti ed artisti per la produzione di pannelli intarsiati da montare su arredi realizzati su commissione.
Paolo Buffa, Giovanni Gariboldi, Ottavio Cabiati, Antonio Cassi Ramelli, Osvaldo Borsani, sono solo alcuni dei molti artisti ed architetti che a lui si rivolgono, e numerosi documenti attestano le partecipazioni a esposizioni nazionali e internazionali. Ancora nei primi anni Cinquanta parteciperà alla realizzazione di pannelli decorativi per la nave Andrea Doria.
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GIORGIO DE CHIRICO LA CLASSICITÀ A CAVALLO

La figura equestre rappresenta per Giorgio de Chirico la memoria della classicità, ovvero tornare a dipingere la figura dopo che le avanguardie l’avevano trascurata a favore degli oggetti come avevano fatto con furore i Dada, o smembrata secondo le ricerche dinamiche di Cubismo e Futurismo, ma anche entrare in possesso di grandi conoscenze tecniche fino al punto da reintrodurre la tempera grassa a velature, abbandonata nel Quattrocento; infine, voleva ristabilire il primato del disegno, come l’aspetto più mentale e progettuale dell’arte, rispetto all’emotività del colore. Essere classico per il Pictor optimus significò attingere alle fonti dell’arte antica con citazioni dirette, come rivela il confronto con i reperti archeologici che avevano segnato la sua formazione giovanile con l’amato fratello Alberto Savinio: i cavalli, i centauri, gli elmi, le lance, le battaglie, le sfingi, sono tutte immagini tratte dal repertorio greco e latino. Per esempio i cavalli, tema privilegiato di de Chirico sia nei quadri sia nelle sculture, sono uno dei soggetti più ricorrenti nei vasi attici a figure nere.
I cavalli sono il ricordo dell’infanzia, della fantasia e del mito, inteso come elegia del tempo perduto, di un enigma indecifrabile e struggente che induce alla riflessione introspettiva e misteriosa.  Un tema che attraversa tutta la sua produzione, un esercizio di stile che con dinamico vigore si mostra nei “Cavalli spaventati dalla folgore” del 1960 (stima 40.000 – 60.000).
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L'ARTE E' SIMBOLO | ART IS A SYMBOL

La millenaria storia della Cina ha offerto un catalogo infinito di meravigliosi oggetti d’arte che hanno attraversato epoche e stili.
Questa asta di Asian Art costituisce un ricco compendio di una creatività caratterizzata da una attenzione alla aspetto tecnico e da un amore innato per l’eleganza e l’equilibrio formale.
 Un esempio ci viene da un paravento “Ba Xian” a quattro ante in legno con placche in porcellana “Famiglia Rosa” della fine della dinastia Qing raffiguranti gli otto immortali (lotto 19, stima 9.000 – 15.000 euro) o dall’imponente vaso in porcellana di forma cilindrica “Famiglia Rosa” della dinastia Qing realizzato a Canton nel XIX secolo, caratterizzato da una decorazione che alterna uccelli e fiori con le maniglie a forma di leoni (lotto 25, stima 7.000 – 10.000 euro). Il drago che dall’epoca Han è il simbolo imperiale cinese - generalmente raffigurato all’inseguimento della perla infuocata è il primo e più potente dei quattro esseri mitici (gli altri tre sono la fenice, il liocorno e la tartaruga) - appare in un fine e raro piatto in porcellana smaltato in verde con draghi incisi a decoro segreto (dinastia Ming, marchio e del periodo Zhengde , 1506-1521, lotto 80, stima € 18.000 – 25.000 euro). Di grande interesse sono poi una rara scatola in lacca policroma decorata con crisantemi, firmata ‘Yan Mao Zao’ e riferibile alla dinastia Yuan, 1279-1368 (lotto 81, stima € 50.000 – 80.000 euro) e un masso di giada bianca finemente intagliata con inclusioni ruggine della dinastia Qing, epoca Qianlong (1736 – 1795) per rappresentare una collina con pagode e terrazze tra alberi di pino e due immortali (lotto 87, stima € 120.000 – 160.000 euro). Elegante nella sua severa essenzialità appare poi un pendente rettangolare in giada bianca sempre dinastia Qing, epoca Qianlong, 1736 – 1795 (lotto 90, stima € 12.000 – 18.000 euro).
 Due vasi in porcellana blu e bianca, infine, riferibili all’epoca di Transizione (circa 1630 – 1650) e decorati con paesaggi animati in un armonico equilibrio tra uomo e natura (lotto 96) sono stimati tra i 18.000  ed i  28.000 euro.
 
 
The thousand-year old history of China offers marvellous works of art, objects that have gone through ages and styles.
The Asian Art auction is a rich compendium of high-quality creativity together with an innate elegance of forms, wonderfully survived to the passage of centuries.
Very fine examples are a four-panel “Ba Xian” wood windscreen framing four ‘Famille Rose’ porcelain plaques, late Qing dinasty, representing the Eight Immortals (lot 19, estimate € 9.000 – 15.000) and a large ‘Famille Rose’ porcelain cylindrical vase of Qing dinasty, created in Canton on 19th century, painted with birds and flowers and with lion-shaped handles (lot 25, est. € 7.000 – 10.000).
Usually portrayed pursuing the flaming pearl the drake - since the Han period - is the symbol of the chinese Emperor; it is the first and the most powerful of the four mythological animals (the others are the phoenix, the horned lion and the turtle). The drake is the decoration of a rare and fine enamel porcelain dish, China, Ming dinasty, Zhengde period (1506-1521) in catalogue as lot 80 with estimate € 18.000 - 25.000.
Among the highlights of the sale we would like to mention also a rare laquer box decorated with chrysanthemum, signed ‘Yan Mao Zao’, Yuan dinasty (1279-1368) (lot 81, est. € 50.000 – 80.000) and a finely carved white jade block with russet inclusion, Qing dynasty, Qianlong period (1736-1795) representing a hill with pagodas, pine trees and two Immortals (lot 87, est. € 120.000 – 160.000).  Another interesting piece is an elegant white jade rectangular pendant of Qing dynasty, Qianlong period (1736-1795) (lot 90, est. € 12.000 – 18.000). Two blue and white porcelain vases, Transitional period (circa 1630 – 1650), decorated with figures in landscapes (lot 96) have an estimated of € 18.000 – 28.000.
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UNICI CON DISINVOLTURA
 
Durante il XIX secolo, contrariamente a ciò che era accaduto in precedenza con l'imporsi di una tendenza dominante, si assiste in campo orafo a una proliferazione di stili di diversa provenienza. Le importanti scoperte archeologiche della prima metà del secolo diedero vita alla "moda archeologica".
Altra ispirazione giunse dalle culture esotiche: nel 1862 il Giappone partecipò all'Esposizione Universale di Londra e si fece propagatore nel settore orafo dell'uso di particolari tecniche (smalto cloisonnè), nonché di un inedito repertorio di figure (crisantemi, bambù, dragoni e ventagli).
L’Art Nouveun nata a Parigi negli anni novanta dell’Ottocento - tutto ebbe inizio dal negozio Maison de l'Art Nouveau di Siegfried Bing - ebbe diverse declinazioni così come nomi che lo identificavano: Jugendstil in Austria e Germania, Modernismo in Spagna, Art and Craft in Gran Bretagna e Stati Uniti, Liberty infine in Italia: quello che li univa era una forza vitale che traeva la sua ispirazione direttamente dalla Natura. Da qui, la ricerca dei giochi floreali e delle forme ondulate, che talora declinavano in una dolcezza romantica se non addirittura melanconica.
Sicuramente sinuose ed eleganti sono le forme di una collana in oro, argento, smeraldi e diamanti del 1880 circa, realizzata con un motivo vegetale traforato decorato con diamanti di vecchio taglio e smeraldi di taglio quadrato, al centro con un diamante di taglio ovale sfaccettato del peso stimato 3.20 carati (Stima € 12.000 – 18.000); così come quelle di una collana del 1890 in oro, argento, smeraldi e diamanti decorata con una serie di smeraldi di taglio ovale e quadrato con cornici in diamanti di vecchio taglio, la parte centrale a motivo di ghirlanda con gocce di smeraldi e diamanti di vecchio taglio (Stima € 20.000 – 30.000) .
Alvar González-Palacios nell’introduzione dello splendido catalogo del 2009 che celebra i 125 della maison Bulgari, propone una lettura originale per leggere una fantasia che si tramandata per generazioni: “Bulgari ha creato gioielli straordinari accostando pietre rare a pietre insolite e non costosi come la seta e il cuoio, portando all’eccellenza certi precetti di Chanel quando la grande couturière coprì le donne di bigiotteria (…) La storia del gioiello è un conto infinito del dare e dell’avere fra passato e presente, fra classico e barocco, tra sfarzo e sobrietà. A volte basta una variazione cromatica per mutarne l’aspetto”.  
Una sensazione che si manifesta quando osserviamo degli orecchini Bulgari in oro, smeraldi e diamanti, realizzati nella parte superiore con un cerchio in diamanti di taglio taples, che racchiudono un diamante di taglio brillante, da cui scendono delle sfere in smeraldo, alternate a rondelle in diamanti di taglio baguette (Stima € 20.000 – 40.000).
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2014-10-29
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OGGETTI DI GUSTO DA UN COLLEZIONISTA PADOVANO

Gli oggetti provenienti dalle collezioni di un gentiluomo padovano dell'asta di Arredi del 25 settembre 2014 che ha fatto registrare un 65,9% di venduto per lotto e un 139,6% per valore. In questo segmento di segnalano una coppia di grandi specchiere in legno intagliato, laccato e dorato del XIX secolo (lotto 617, aggiudicazione 16.120 euro), una coppia di lanterne in legno intagliato, laccato e dorato del XVIII secolo (lotto 528, aggiudicazione 6.200 euro), una coppa di comodini veneti impiallacciati in radica di noce del XVIII-XIX secolo (lotto 561, aggiudicazione 6.200 euro) e sei poltrone venete in legno di noce del XVIII secolo (lotto 589, aggiudicazione 6.200 euro).
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2014-10-02
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