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Studio Legale Amoroso
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Il «divorzio breve» è legge. Tra poche settimane basteranno sei o dodici mesi (a seconda che si tratti o meno di procedura consensuale) per poter chiedere il divorzio.

#divorziobreve #divorzio  

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Il divorzio breve nelle sue molteplici forme. Quello che non tutti sanno e la confusione indotta da un certo tipo di giornalismo.

#divorzio #divorziobreve  

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Il 30 giugno 2014 è prevista l'obbligatorietà del deposito telematico degli atti processuali. Nulla di nuovo per questo studio (tra i primi ad avere l'abilitazione al deposito telematico dei decreti ingiuntivi, diversi anni fa), ma grossi guai in vista per tutti.
Cancellerie prive di risorse, personale non adeguatamente formato e reti telematiche inadeguate sono presupposti sufficienti per un collasso.
E, mentre molti confidano nel tradizionale rinvio, il ministro Orlando spergiura che il termine sarà rispettato.
Il conto alla rovescia è partito.
#PCT #Giustizia #avvocati

Il folletto tentatore
Ai legali milanesi può con una certa facilità capitare (almeno in termini di statistica) di trovarsi a curare opposizioni a decreti ingiuntivi emessi dal Giudice di Pace di Milano in favore di una nota società leader del porta a porta, al fine di far valere, oltre ad ogni altro principio di diritto, quello dell'incompetenza territoriale ove l'ingiunto si un «consumatore». Incompetenza territoriale evidentissima, ma che non impedisce ai Giudici di Pace di Milano di accogliere i relativi ricorsi emettendo decreti facilmente opponibili.

Vista la mole di ingiunzioni, il rischio è che i Giudici di Pace possano apparire, ad un occhio scettico, non obiettivi e imparziali come dovrebbero, dal momento che, sia che il ricorso venga accolto  sia che venga rigettato, hanno un personale interesse di natura economica ad evitare un calo e/o  a  favorire  un  incremento  del  "volume  di affari" dell'Ufficio (sono pagati in rapporto al numero dei provvedimenti emessi).

Non diciamo che sia così, in primo luogo per una naturale stima negli Organi Giudicanti, ma anche perché 10 euro (tanto è il compenso per ogni decreto) non crediamo possano essere una tentazione sufficientemente allettante. Sta comunque di fatto che i ricorsi per decreto ingiuntivo superano abbondantemente il migliaio mensile, e oltre al danno per il consumatore (che per opporsi deve sopportare spese che potrebbe non veder riconosciute anche in caso di accoglimento dell'opposizione) vi è un carico per l'Erario, che per tali ricorsi deve destinare anche 20.000 euro al mese.

Uno dei Giudici di Pace di Milano, accortosi dei possibili sospetti a danno dell'imparzialità dell'Ufficio, ha ha scomodato la Corte Costituzionale sollevando d'ufficio la questione di legittimità costituzionale dell'art. 10 comma 1 della L. 374/1991 e dell'art. 51 comma 2 del c.p.c. nella parte in cui detti articoli prevedono che il Giudice di Pace debba astenersi quando sussistono "gravi ragioni di convenienza" e quindi anche un personale interesse del giudice (l'ordinanza in questione è consultabile qui: http://goo.gl/SW9KPL).

In attesa che questa si pronunci (e ammesso che lo faccia) potrebbe sorprendere come la nota società di elettrodomestici continui ad adire i giudici milanesi pur conscia della effettiva carenza di competenza territoriale degli stessi. Ma anche questa è logica di impresa: a spanne si può dire che è sufficiente che il 4% dei decreti ingiuntivi porti ad un pagamento più o meno "spontaneo" da parte dell'ingiunto perché il sistema funzioni senza passività.
Forse poi non sono molte le opposizioni, e potrebbero inoltre non portare alla soccombenza sulle spese dell'ingiungente (che prontamente aderisce ad ogni eccezione di incompetenza territoriale).

Almeno fino ad ora, tutto ciò giustifica (economicamente) questo aberrante e sistematico "superamento" dei criteri di competenza territoriale.

Personalmente potrei anche fare la mia parte affinché le cose ritrovino il proprio equilibrio: http://goo.gl/fj2j9K

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Piccoli passi in favore dell'ambiente (1):
tutta l'energia elettrica consumata in studio proviene da fonti 100% rinnovabili (secondo la delibera AEEG ARG/elt 104/11)
(continua)
#ambiente #rispetto #ecología
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Assegno di divorzio
Questione di costituzionalità dell'art. 5 comma VI della legge n. 898/1970

Il Tribunale di Firenze sottopone al vaglio della Corte Costituzionale il criterio del "mantenimento del tenore di vita" come determinante per la quantificazione dell'assegno di divorzio.
Secondo la tesi accolta dal Tribunale "l'obbligo di assegnare al coniuge economicamente più debole un assegno volto a garantire il medesimo tenore di vita goduto in costanza di matrimonio viola il principio costituzionale di ragionevolezza (...)"
L'effetto dell'interpretazione oggi dominante è quello di prolungare all'infinito i vincoli di un fatto (il matrimonio) che, a seguito del divorzio, ha cessato i suoi effetti civili , alterando la finalità prettamente assistenziale dell'assegno di divorzio.
Ne risulterebbe un'aberrazione in cui quella che ormai è una norma di diritto vivente "finisce per attribuire al coniuge divorziato una tutela maggiore rispetto a quella che riceve il coniuge in costanza di matrimonio" costituendo un obbligo che non viene menoneppure in caso di raggiunta autosufficienza del coniuge beneficiario dell'assegno.
Secondo il Tribunale di Firenze "appare in conclusione necessaria una revisione critica del dogma del «tenore di vita», un dogma che ormai appartiene ad un’altra epoca, ad un'altra gerarchia di valori non più adeguati alla contemporanea legalità costituzionale"
#assegno #divorzio #assegnodimantenimento   

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La presunzione che identifica i prelevamenti con gli introiti tassabili rimane ancora valida per gli imprenditori.
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