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Laura Boldrini
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Ieri sera ospite di Giovanni Floris alla trasmissione di Martedì per parlare di migranti, legge elettorale e anniversario della Liberazione.

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“Le riforme della Costituzione andrebbero condivise il più possibile. Vedere una parte dell’aula vuota è un’immagine che non può lasciare indifferente nessuno. Sono molto rammaricata per l’epilogo del voto”.
E’ questo uno dei passaggi dell’intervista pubblicata oggi sul quotidiano La Repubblica nella quale sottolineo che “credo sia interesse anche del governo abbassare il livello dello scontro” e aggiungo che “in questo senso spero si adoperi il presidente Renzi” perché “nella vita parlamentare bisogna coniugare due diritti: quello delle opposizioni di veder ascoltate le proprie ragioni, e persino di esercitare ostruzionismo, e quello della maggioranza di portare al voto i provvedimenti ai quali tiene”.

La questione del necessario stop ai vitalizi per gli ex parlamentari condannati in via definitiva per reati gravi è stata da me posta da tempo all’attenzione dell’Ufficio di Presidenza della Camera. Già nella riunione del 19 giugno scorso era stata affidata ai deputati Questori l’istruttoria da condurre di concerto con i colleghi del Senato. Ho sollecitato la conclusione dell’istruttoria anche nella riunione dell’Ufficio di Presidenza svoltasi l’8 ottobre. Sono fiduciosa che l’iter si concluderà quanto prima, e che si possa arrivare ad una decisione condivisa delle due Camere come vogliono i cittadini.

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Il futuro dell’Europa è legato anche alla Grecia e con Alexis Tsipras i greci sono tornati a credere nella politica. Di questo ho parlato oggi con il nuovo presidente del Consiglio ellenico, che ho rivisto a Montecitorio.

Lo avevo già incontrato ad Atene, durante una visita ufficiale che mi aveva fatto toccare con mano le terribili condizioni in cui versava la popolazione a causa della crisi economica. Ho ritrovato una persona determinata e realistica, che oggi per milioni di greci rappresenta la speranza. Scegliendo Syriza, il suo partito, questo Paese ha dimostrato di volere un cambiamento rispetto alle politiche di austerità europee, ma anche di volerlo ottenere attraverso gli strumenti della politica. Un messaggio che vale ovunque. 

Tsipras non propone certo di uscire dall’Euro e di isolarsi dal resto dell’Europa. Il suo governo chiede misure ragionevoli per un rientro dal debito collegato al livello di crescita. Per uscire dalla crisi, come ha sottolineato anche il presidente statunitense Obama, l’austerità è un vicolo cieco. Bisogna puntare sulla crescita.
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Mentre in aula va avanti l’esame della riforma costituzionale, a Montecitorio sono già cominciati i preparativi per l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Tanti sono impegnati perché tutto sia pronto, dipendenti della Camera e tecnici, come quelli che nel cortile stanno allestendo i gazebo per la stampa.

La prima votazione del Parlamento in seduta comune è fissata per giovedì 29 gennaio, a partire dalle 15. Come spiega l’articolo 83 della Costituzione, ai 630 deputati aventi diritto di voto, si aggiungeranno 315 senatori, 6 senatori a vita, 58 delegati regionali. Per un totale di 1009 cosiddetti ‘grandi elettori’ che voteranno con scrutinio segreto e a chiamata nominale. 

Toccherà a loro scegliere la persona, con più di cinquanta anni di età, che rappresenti al meglio l’unità nazionale ed eserciti la sua funzione con rigore, integrità e lealtà alla Carta costituzionale. 
Sarò così chiamata, per la seconda volta, caso unico della storia repubblicana, a presiedere l’assemblea che dovrà eleggere il Capo dello Stato. Una grande responsabilità, un grande onore.
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Tanti auguri di una pronta guarigione al medico di Emergency, arrivato stamattina in Italia per le cure.

I nostri operatori umanitari impegnati in Sierra Leone, Liberia e Guinea sono in prima linea nella lotta contro l’Ebola. La loro abnegazione è accompagnata da una grande esperienza e professionalità. Come quella dei ricercatori che dai laboratori cercano di debellare il virus. È un’Italia il cui valore le istituzioni hanno il dovere di riconoscere. Per questo il prossimo martedì 9 dicembre organizzeremo alla Camera dei deputati un evento per ascoltare le loro testimonianze.

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“Se la mia storia potrà essere utile ad una donna, anche ad una soltanto, per salvarle la vita, sarà stato un enorme traguardo”. Con queste parole Filomena Di Gennaro racconta la resilienza, il riscatto dopo la violenza subita dall’ex fidanzato, il cammino fatto per realizzare sé stessa. 

Oggi, nella Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, è importante ricordare che il femminicidio è ancora una strage che prosegue inesorabile, metodica, indisturbata. Secondo dati Eures, nel 2013 in Italia 179 donne sono state uccise contro le 157 dell’anno precedente. Gli ultimi dati forniti dal governo fanno intravvedere una qualche inversione di tendenza: negli ultimi dodici mesi le donne uccise sarebbero state infatti 152, con una diminuzione dell’8%. Ma comunque sono numeri che dimostrano il carattere strutturale del fenomeno. Per questo, come sottolinea anche Nando Pagnoncelli in un'analisi legata ad una ricerca Ipsos bit.ly/11RU166 , “la vera sfida è il cambiamento culturale”. 

In questa legislatura il Parlamento si è molto impegnato: nel giugno del 2013 ha ratificato all’unanimità la Convenzione di Istanbul, che ha riconosciuto la violenza di genere come violazione dei diritti umani fondamentali. Alcuni mesi dopo, le Camere hanno approvato il decreto-legge che ha introdotto nuove norme per la repressione, inserendovi significative modifiche. Ma per vincere questa battaglia molto resta ancora da fare, a partire dal coinvolgimento degli uomini e dall’educazione scolastica al rispetto di genere.

Tutte le Istituzioni - Parlamento, governo, regioni, enti locali - sono chiamate ad agire in maniera strategica e sinergica: servono risorse, sostegno alle associazioni e azioni coordinate.

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“Quando arrivai nella scuola di cui sono preside, tre anni fa a San Luca d’Aspromonte, trovai due enormi montagne da scalare: locali scolastici fatiscenti e grave disagio comportamentale degli alunni. Strutture indecenti ed inumane, al freddo d’inverno e con bagni antigienici. Moltissimi alunni, specie della scuola media, che quotidianamente devastavano la cosa pubblica e facevano volare giù dalle finestre banchi e sedie”.

Da allora, per Domenica Cacciatore dirigere la struttura è diventata una “missione”. Un impegno che definisce “una ‘ribell-azione’ per il bene degli alunni e di una comunità sofferta, svuotata di servizi, strutture ed opportunità di sviluppo”. Oggi, dopo molta fatica e con l’aiuto di tanti, la scuola elementare è stata ristrutturata e adesso tocca all’asilo e alla media. 

Ma se San Luca d’Aspromonte è un esempio positivo di forza e tenacia, le condizioni degli edifici scolastici nel nostro Paese restano complessivamente gravi. Lo conferma il XIV rapporto ‘Ecosistema scuola’, reso noto oggi da Legambiente: su 6.648 edifici, circa il 58% è stato costruito prima dell'entrata in vigore della normativa antisismica del 1974 mentre il 32,5% ha bisogno di interventi urgenti di manutenzione.

Ecco perché l’impegno per scuole migliori e più sicure non può pesare solo sulle spalle di personale scolastico e studenti, ma deve essere una priorità strategica per lo Stato.
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