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Lorenzo
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La pazienza è la più eroica delle virtù, giusto perchè non ha nessuna apparenza d'eroico
La pazienza è la più eroica delle virtù, giusto perchè non ha nessuna apparenza d'eroico

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Avere la testa fra le nuvole, vagare con la mente, evadere dalla noia quotidiana. Secondo uno studio dello psicologo neozelandese Michael C. Corballis, avere la testa fra le nuvole è un elemento positivo per il proprio benessere, in quanto consente di riposarsi e recuperare energia e lucidità; accresce la nostra empatia con il mondo; ci permette di inventare e raccontare storie, di trovare collegamenti tra eventi e persone nello spazio e nel tempo. Secondo il Premio Nobel Joseph Brodsky è "la nostra finestra sull'infinità del tempo".
La testa fra le nuove è anche il romanzo di esordio di Susanna Tamaro, la storia del giovane Ruben, continua e sorprendente sequenza di situazioni equivoche e bizzarre, situazioni che lo vedono sempre correre follemente nel tentativo di fuggire e liberarsi da assurdi personaggi, per raggiungere, infine, la sua meta agognata, alla ricerca di quel sogno di leggerezza.
Nel mio blog il tema della testa fra le nuvole, con una recensione del romanzo della Tamaro.

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"L'orrore del reale è nulla contro l'idea dell'orrore". Questa frase del Macbeth di Shakespeare continua a risuonarmi in testa. Nella tragedia shakespeariana è pronunciata in un contesto diverso (I miei pensieri, solo virtuali omicidi, scuotono la mia natura di uomo; funzione e immaginazione si mescolano; e nulla è, se non ciò che non è), eppure rende l'idea di ciò che siamo diventati, talmente condizionati dalla paura che finiamo per creare l'orrore anche quando non esiste. E, magari, finendo per dare luogo a estenuanti dibattiti con insulti connessi.

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Di fronte al commiato di Totti, mi hanno fatto tenerezza i tifosi, che  mi hanno indotto a pensare che esiste ancora tanta gente che ha i propri miti, punti di riferimento in cui credere (al di là delle mode passeggere) e, fortunatamente, non è ancora completamente disillusa da tutto ciò che la circonda.

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Capita di provare rabbia sul posto di lavoro, di essere particolarmente stressati, di prendersela con i colleghi, specialmente se non collaborativi, di essere scontenti e nervosi nei confronti dei capi, di ricevere seccature dall'esterno. D'altronde, lo stress lavorativo non è un'invenzione recente.
Magari vi è il rischio di trascendere, di andare oltre il livello di guardia. Certo, non capiterà a tutti, poichè ognuno avrà un diverso modo di reagire, ma accade. Sicuramente, non è un bene per la nostra salute, non è bello nei confronti degli altri, con i quali vorremmo mostrarci sempre sereni, sorridenti, pacati. Ma, purtroppo, la nostra condizione di esseri umani può portarci anche a questo. E, di certo, la gogna mediatica non è la punizione migliore.
Fatte queste premesse, non ho davvero intenzione di avventurarmi nella polemica sulle frasi pronunciate da Flavio Insinna, che avrà certamente sbagliato, ma rimane per me un professionista di buon livello. Una polemica che, comunque, continua a imperversare, considerato che diversi utenti social amano introdursi con ardore e insistenza in qualunque discussione, per ambire alla laurea in Tuttologia.

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Mercoledì si è celebrata la giornata mondiale contro l'omotransfobia, ricorrenza promossa dall'Unione europea nel 2004. Una giornata interamente dedicata alla sensibilizzazione, un momento importante per puntare l'attenzione contro pregiudizi e stereotipi, contro chi ancora crede che esista un "diverso" di cui aver paura o nei cui confronti sentirsi superiori, un "diverso" che si vorrebbe osteggiare in ogni modo. E il mio pensiero è rivolto, in particolare, a una piccola parola, a una semplice congiunzione, quel "ma" di chi nega per sè la condizione di omofobo, ma poi spalanca la porta verso un sconfinato mare di avversione, ignoranza, pregiudizio. Un "ma" che dovrebbe iniziare a sparire.

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La storia di Alfredo Mascheroni fa davvero rabbia per tanti motivi. Qualcuno arriva di punto in bianco e, per uno stupido scherzo, per idiozia, per cattiveria, decide di infangare la reputazione di questo ragazzo diffondendo una falsa notizia e dicendo in giro (mediante la condivisione di una sua foto su Facebook e su Whatsapp) che si tratta di un pedofilo. La gente, come spesso accade, non si pone troppi interrogativi, abbocca e continua a condividere la foto di Alfredo, contribuendo a diffondere questa diffamazione.
Quindi, il gesto perfido ed estremamente stupido di un singolo si diffonde senza misura attraverso la rete che ne amplifica la portata passando attraverso tutti coloro che, come spesso accade, senza alcuna prova e senza riflettere neanche un attimo, tendono a farsi giustizia da soli, a ergersi a giudice, giuria e boia, insultando il povero Alfredo, lanciando parole come fossero sassi e continuando a diffondere tale falsità.
Alfredo gestisce un bar che, come si può vedere dalla foto, in queste ore è stato colpito dai vandali che ancora continuano a spargere infami bugie. Purtroppo dallo spazio virtuale i problemi si sono spostati alla realtà materiale.
Tramite la polizia e il blogger David Puente, Alfredo sta cercando di risolvere l'assurda situazione in cui si è trovato. E la speranza è che si arrivi presto a una soluzione.

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Umberto Eco, il famoso scrittore e semiologo scomparso da pochi mesi, non era certamente una persona che le mandava a dire. Il suo pensiero sui social media è, per certi aspetti, condivisibile, anche se non va interpretato come "un'arrogante manifestazione di cultura elitaria", come qualcuno ha detto. Nel blog una disamina di aspetti positivi e negativi dei social.

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È trascorso quasi un anno dal brutale assassinio di Sara di Pietrantonio, quel terribile episodio che ha profondamente scosso l'opinione pubblica. Sara si era innamorata, aveva provato brividi e sentimenti tipici di una storia appena sbocciata. Poi, però, le cose erano andate diversamente. Lei aveva capito che i sentimenti possono finire e le storie avere un termine, ma il suo ex fidanzato Vincenzo non aveva alcuna intenzione di farsene una ragione. Lui ora è stato condannato all'ergastolo. Brevi riflessioni nel blog.

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Mie riflessioni "a freddo" su ospitalità, immigrazione, pregiudizi e inopportunità politiche di certe affermazioni.

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È in vigore da circa un anno una legge che disciplina le unioni civili, approvata in Italia dopo un'attesa di tanti anni, con grave ritardo rispetto ad altri Paesi considerati civili, in un contesto di pressioni, ingerenze esterne e compromessi. La legge presenta parecchi limiti e talune discriminazioni, ma alla fine è stata emanata e garantisce determinati diritti. Ma il quotidiano "La Repubblica" prendendo numeri a caso ha deciso arbitrariamente che le unioni civili sono state un flop, neanche stessimo parlando di offerte al supermercato.
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