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Dario de Judicibus
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La questione "Rom" è rappresentativa di come NON si dovrebbe affrontare un problema, ovvero creare due blocchi contrapposti di persone che propongono soluzioni antitetiche selezionando opportunamente parti di verità e strumentalizzandole a loro uso e consumo.

I Rom e i Sinti rappresentano oggettivamente un problema perché la loro è una cultura nomade, quindi basata su valori fisiologicamente in conflitto con quelli di chi è stanziale, ovvero ragiona in termini di territorio, confini e proprietà. Questo fa sì che alcuni loro comportamenti siano a tutti gli effetti illegali e quindi non accettabili dalla società con cui si trovano a convivere. Questo è un dato di fatto e NON è risolvibile, se si pensa di farlo mantenendo i due sistemi inalterati.

Un'inclusione di queste culture nella nostra, quindi, implica necessariamente un certo livello di integrazione, ovvero la rinuncia da parte di queste etnie di alcuni dei loro valori e comportamenti per poter salvaguardare comunque gran parte della loro identità. In realtà questo avviene già: in Italia ci sono circa 180mila persone appartenenti a queste due etnie e la metà di loro ha nazionalità italiana. La maggior parte di loro vive in appartamenti e ha un lavoro, esattamente come tutti gli altri italiani e stranieri che vivono in Italia. Solo 40mila vivono nei campi nomadi. È quindi importante comprendere che il "problema Rom" in realtà interessa solo quest'ultimi e non le due etnie nel loro complesso. Questo è il primo punto da cui partire.

Il secondo punto da capire è che il problema sono proprio i campi. Più volte l'Europa ci ha chiesto di chiuderli perché nel resto d'Europa non esistono eppure nella sola Unione ci sono oltre 10 milioni di Rom e Sinti. Quindi modelli di integrazione che non prevedano i campi esistono, così come esistono regole ferree che puniscono determinati comportamenti criminali senza per questo criminalizzare un'intera etnia.

Questo vuol dire che il problema in questione ha già una soluzione, anzi, più di una, vista che varie nazioni europee hanno già brillantemente risolto il problema in modi differenti ma comunque validi. Si tratta solo di scegliere un modello e applicarlo. Chiunque attacchi i Rom e i Sinti a priori, riversando su un'intera etnia un comportamento che è caratteristico solo di un 20% degli attuali "residenti", imposta il problema in modo sbagliato. Altrettanto fanno coloro che vedono nella chiusura dei campi un attacco di tipo razzista, perché è proprio il contrario. In pratica, sia i falchi che le colombe hanno torto. Il problema esiste, ma esistono anche le soluzioni. Basta applicarle, senza buonismi o pregiudizi.
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There is a new policy in U.S. that any migrant family entering the States without a border inspection will be prosecuted for this minor misdemeanor. The parents get incarcerated and that leaves children to be warehoused. The parents then typically plead guilty to the misdemeanor and are given a sentence of the few days they served waiting for trial. But then when the parents try to reunite with their children, they are given the runaround — and possibly even deported, alone. The children are left in HHS custody, often without family.

https://secure.avaaz.org/it/petition/Every_person_in_the_world_Human_rights_abuses_in_USA_family_separations/?cSyiKab
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Questa è la foto con la quale sto partecipando al 2018 Special Effects Photo and Art Contest. Se vi piace, votatela. Grazie.

http://learn.corel.com/contest-entry/serena/
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Non sono d'accordo. Potrà sembrare strano ma questo modo di ragionare è comunque sessista, come lo è probabilmente stato la scelta "politically correct" di proporre un dottore donna. Siamo ancora troppo legati ai ruoli, al contrapporre uomini e donne persino quando parliamo di parità. La vera parità sta nel superare questo dualismo a tutti i costi e ragionare su un altro piano.

Come scrittore, pensare a un personaggio che da uomo si rigenera in donna e poi magari di nuovo in uomo, o da etero in omosessuale e poi viceversa, offre delle opportunità enormi nella costruzione del personaggio stesso. Noi tutti ragioniamo molto legati al nostro genere od orientamento sessuale anche in situazioni in cui genere e orientamento sessuale sono irrilevanti. Un alieno che possa passare attraverso svariati "corpi" offre un'opportunità di interazione con l'ambiente circostante assolutamente unica. Un caso analogo lo si potrebbe avere in un personaggio mutaforma che possa assumere sia sembianze maschili che femminili. Quanto il corpo influisce sulla psicologia e sul comportamento? Pensate da uomo di avere improvvisamente il seno, o da donna di avere un pene. Come vi muovereste, camminereste, siedereste? E come reagireste al diverso sentire dei processi interni, ad esempio il cambiamento di ormoni? Quanto il vostro passato sarebbe ancora rilevante rispetto alla vostra nuova identità. Qui il problema è che ci si dimentica che al di là dell'attore che lo interpreta, il Dottore è uno solo. È questa la sua specificità.
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