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Giusi Venuti
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Durante il primo pomeriggio di domenica 9 luglio 2017 un violento incendio è scoppiato lungo le pendici di monte San Jachiddu a Messina. Le fiamme sono divampate per tutta la notte riducendo in cenere buona parte del versante nord del Parco ecologico del forte San Jachiddu. Decine di ettari di bosco e macchia mediterranea sono bruciati, come le piccole strutture ricreative del parco. Le creature selvatiche sono morte, o sono state allontanate dalle fiamme...
Lo abbiamo raccontato con il miovolto, il testi di Anna Mallamo e le foto di Gerri Gambino
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19/10/17
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Filosofa, scrittrice, attrice e adesso anche cantante? Come è avvenuto?
Filosofa. Il resto non è altro che manifestazione espressiva del denso vissuto emotivo che preme e che fa fatica a stare dentro l’assetto puramente scientifico della mia ricerca. Ho imparato da i miei maestri una cosa essenziale: il logos, la capacità di pensare, è il non di ogni determinatezza, il pensiero è camaleontico per sua natura, sorvola per guadagnare uno sguardo dall’alto. Da qui l’istrionismo.
2 – E perché? Per esplorazione, per scontento, per curiosità? O perché l filosofia da sola rischia di essere quasi un’astrazione?
Per necessità di dire e di dare e per rispettare la doppia natura della filosofia che da una parte è sapere necessario di ciò che è necessario sapere (scienza) e dall’altra arte di vivere bene. Sono abitata da una profonda e inquieta curiosità intellettuale ma anche dalla paura che tutto si trasformi in pura astrazione, in pensiero solitario che analizza, scompone e decostruisce l’esistente ma che non riesce poi a far sintesi, a collegare ed armonizzare i dati. Spinta dalla necessità di unificare il molteplice to imparando a trasformare questa curiosità in cura per il mondo e gli altri esseri che lo abitano.
3 – E da Messina si è trasferita a Torino. Una necessità o una scelta? L’Università l’ha delusa? E a Torino cosa fa (oltre agli spettacoli)?
Mi sono trasferita perché sono stata invitata ad esportare le mie ricerche. Per il primo anno ho collaborato con una Onlus che si occupa del temi dell’invecchiare e del morire. L’Università non mi ha deluso, mi ha dato una buona struttura ma con le sue logiche accademiche mi ha messo di fronte a me stessa e a quello che sento di poter essere che è altro dalle tappe ordinarie che l’istituzione, così com’è, offre. Non a caso il lavoro sulle cosiddette Medical Humanities che, come libera professionista, svolgo a Torino presso Università Asl e ospedali lo devo agli anni intensi di formazione sull’etica clinica.

4 – Eppure lei ha scritto: « Il Sud è il luogo dove ha luogo l’estrazione capitalista, il luogo nel quale il nord raccoglie energia, senso, godimento e valore aggiunto. Il sud è la pelle e l’utero. L’olio e il caffè. La carne umana e l’oro. E io sono del Sud». E’ inevitabile il destino di emigrante?
L’unico destino è il carattere. Ho scelto di andare al nord per dare non perché al sud non c‘è lavoro. Sono figlia di artigiani e il lavoro non lo cerco. Lo trovo. Nord e Sud sono luoghi dell’anima dipende da noi scegliere dove vogliamo stare. Io sto al nord ma nelle viscere ho il sud. Scelgo di dare e non di lasciarmi estrarre e mi faccio pagare perché so che cosa do.
5 – L’etica dei suoi studi come convive con l’attività di performer?
Performare è far diventare le parole cose. L’etica, da non confondersi con la morale, è disposizione abituale ad agire in una certa maniera, quindi inverare e rendere reali le idee nobili (bello, giusto, buono) da cui tutti siamo attraversati. E lavorare perché questo attraversamento non sia vano ma modifichi le nostre attitudini anche quando non ne abbiamo voglia. E un buon performer questo lo sa. In questo sapere l’etica trova la sua dimora.
6 – Nei suoi ricordi di Messina c’è il teatro: dalla riduzione del testo della compianta Celeste Brancato ai laboratori con Angelo Campolo e Annibale Pavone. Un’esperienza formativa.
Si. Tutte esperienze a cui sono molto grata e di cui mi sono nutrita in un passaggio di consapevolezza davvero difficile. La dedizione di Angelo Campolo e Annibale Pavone e il loro amore per Messina e la loro arte laboratoriale aperta a tutti mi ha dato lo slancio necessario e l’esperienza di riscrittura che devo alla madre di Celeste Brancato e alla collaborazione con Giampiero Cicciò ha affinato gli strumenti.
7 - A proposito di teatro, lei passa da Camus a Pirandello (e le sue donne) e in dialetto per giunta. Che tipo di cammino è?
Un cammino è un cammino e mentre si cammina è difficile definire. Diciamo che ho la necessità di narrare la filosofia, c’è un grande bisogno di pensiero e di un pensiero capace di rispondere al desiderio di prossimità che tocca l’umano che è comune. E a questo desiderio rispondo offrendo le mie radici. Il dialetto è la mia lingua, parto da lì, mi riconnetto al corpo e nell’affrontare grandi questioni teoriche mi ricordo da dove vengo così da offrire cibo genuino e non modificato geneticamente.
8 – Nei suoi seminari lei ha sempre parlato del “Sapere del corpo” e ha ribadito il concetto “Sapere è toccare”. Predica l’insufficienza della parola o della mente? O anche della filosofia? Oppure?
Non predico, invoco, un pensare carnale intriso di pathos, una capacità forse più femminile che maschile, di generare senso dopo aver decostruito.
9 – La ricordo impegnata anche nell’attività di moglie e di madre. Concilia ancora? Se sì, come fa?
Grazie in particolare per questa domanda. Da sei mesi io e mio marito ci siamo lasciati di comune accordo dopo 20 anni, come due compagni di viaggio che sentono, in verità, di dover andare oltre il già conosciuto. Ci sono due figli e un impegno costante che io non vivo come conciliazione ma come sacrificio di me e della mia vanità. Se sono ancorata a terra lo devo ai miei genitori, ai miei figli e a mio marito che mi ha accompagnato per un tratto. Il resto è da farsi giorno dopo giorno.
In scienza, coscienza e arte.
Vincenzo Bonaventura intervista Giusi Venuti 27.07.17 Gazzetta del Sud
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Festival nazionale Luigi Pirandello 2017

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IL CONTROCANTO DELLE DONNE
Logos che è pathos diventa la cifra attraverso cui si dipana la complessità dell'eperienza vissuta dalle donne. Un femminile a cui è richiesto di riscoprire il carattere patico, emotivo e affettivo del proprio essere al mondo come una rosa che fiorisce perchè fiorisce e che di questo fiorire non deve rendere ragione e che tuttavia rimanda ad una Ragione Altra e ne evoca il senso con il suo semplice stare.

Giusi Venuti per il Festival Nazionale Luigi Pirandello 2017

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Aver cura dell'umano è possibile anche creando delle condizioni di riflessione e sperimentazione sul groviglio emotivo che forma le nostra intelligenze. Che rapporto abbiamo con il denaro e con il potere? (non quanto ne abbiamo) e con la morte? La tragica vicenda del dott. Faust, il suo essere sedotto solo dall'utilità della sua scienza, l'aver ridotto i suoi consiglieri a meri co-firmatari di una decisione pregiudiziale circa la materialità del mondo, l'aver pianto come un bambino quando si è reso conto che il tempo a sua disposizione era finito, quanto ha da dire ancora a noi?
Un percorso di ricerca iniziato a marzo 2016 presso l'ospedale San Giovanni Vecchio, aperto a tutti i cittadini (dai 16 anni in su) che vogliano dedicare tempo e spazio all'arte della cura dell'umano. E che, per questo, diano l'anima. Ogni incontro è un inizio e non ci sono "prerequisiti" nè obiettivi da raggiungere. Ragioniamo e sperimentiamo la seduzione dell'utile concedendoci un tempo e uno spazio di azione "inutile", non piegato alle leggi e ai meccanismi dell'ordinario. Non verrà rilasciato attestato ma forse riusciremo a stare insieme da esseri umani, animati solo dal piacere di metterci la faccia. Attraverseremo due processi artistici in particolare: il canto e il teatro e ospiteremo artisti e studiosi interessati.
Con Gianluca Gobbi abbiamo provato a raccontare questo processo ancora in divenire, potete scaricare i podcast che trovate sul sito di radioflash. Per ogni chiarimento ulteriore, info e iscrizioni cogitazioni@gmail.com
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Non con la Voce del Corpo, 
la cui sonorità risulta dalla vibrazione dell'Aria, 
ma con la Voce del Cuore, 
che è silenziosa per gli Uomini, 
ma innanzi a Dio risuona come un Grido.

-Sant'Agostino
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La notte impone a noi la sua fatica ...
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