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La CRUCIFIXION
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Nikola RIKANOVIĆ; Jelena BABIĆ
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Madame Mariangela Bognolo - Critico e Curatore d'arte;
Marghera - Venezia
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La Crocefissione e il suo significato nelle installazioni artistiche di Nikola Rikanović

La “Crucifixion” è un’installazione artistica di forte potenza scenica, realizzata dall’artista serbo Nikola Rikanovic, dove la materia, la storia e la religiosità si fondono insieme riportando l’attenzione su di un simbolo antichissimo e universale.
L’artista presenta due versioni su questo tema: una in alluminio (6 x 5 x 0,2 m) e una seconda in vetro (8 x 5 x 0,25 m). Queste installazioni prevedono la presenta di un attore (con determinate caratteristiche: 160/180 cm di altezza per 50 kg di peso) che personificano Cristo al fine di rendere reale e di facilitare l’interazione con lo spettatore.
Nonostante le due installazioni ambientali presentino caratteristiche figurative simili, ognuna comunica in maniera differente a seconda del luogo in cui viene posta.
La Croce è il simbolo del cielo e della terra, del tempo e dello spazio. Rappresenta il Crocefisso, il Cristo, il Verbo e la seconda persona della Trinità. I suoi quattro rami raffigurano i quattro elementi, le quattro parti del mondo e le quattro virtù cardinali: la prudenza, la giustizia, la fortezza e la temperanza. Vi è anche un’altra lettura simbolica dove il braccio inferiore richiama la fede, il ramo superiore riconduce alla speranza, la larghezza è la carità, la lunghezza è la perseveranza.
Per comprendere il senso storico religioso, di questo simbolo, si deve analizzare la tradizione biblica dalla quale emergono i seguenti significati: prima di tutto è segno di morte perché Gesù “è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro.” (2 Cor 5, 15); è simbolo di redenzione perché “per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose, rappacificando con il sangue della sua croce, cioè per mezzo di lui, le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli” (Col 1, 20) e lo scrive anche l’evangelista Luca riportando le parole di Cristo “chi vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua” (Lc 9, 23); indica la potenza di Dio perché tramite la croce l’uomo è stato salvato. Quest’ultimo concetto è espresso chiaramente nella prima lettera ai Corinzi “La parola della croce infatti è stoltezza per quelli che vanno in perdizione, ma per quelli che si salvano, per noi, è potenza di Dio” (1 Cor 1, 18). La croce è anche l’allegoria della salvezza perché “chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà” (Mc 8, 35).
Infine essa viene celebrata come l’obbedienza di Gesù al Padre e l’apostolo Paolo scrive le seguenti parole: “Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra” (Fil 2, 7 – 10). Tutto questo discorso racchiude uno dei sensi più importanti dell’esistenza, il dono. Gesù Cristo dona la sua vita per amore degli uomini. La frase “a Lui crocefisso guarderanno tutte le genti” (Gv 19, 37) pone attenzione al mistero della vita e della sofferenza poiché qui vi è l’interpretazione della croce come un trono di gloria, pensiero ribadito dal Signore e riportato negli scritti di Giovanni “E io sarò immolato da terra, attirerò tutti a me” (Gv 12, 32). Anche Tommaso D’Aquino, teologo e dottore della chiesa, sottolinea come la morte in croce sia un atto di amore supremo dove “Cristo porta la croce come un re il suo scettro, come un segno della sua gloria […]come un guerriero vittorioso porta il trofeo della sua vittoria”.
Dopo questo breve excursus, relativo al ruolo e al significato della croce nei testi sacri, si passa ad un analisi critica delle opere in questione. L’artista Nikola Rikanovich rende proprio il concetto storico religioso, analizzato prima, e lo rielabora attraverso il mezzo artistico riportandolo nella contemporaneità al fine di far interagire intrinsecamente l’osservatore con le sue opere. Nikola vuole far scaturire una riflessione profonda e spirituale che metta in relazione la fede ed il nostro IO, un urlo sconvolgente che rompe il silenzio delle coscienze.
Una considerazione importante è la scelta dei materiali utilizzati: l’alluminio e il vetro.
L’utilizzo di un materiale resistente come l’alluminio indica la solidità spirituale di un simbolo che nemmeno il tempo può intaccare. Allo stesso modo è leggero come leggero è il nostro animo quando è pervaso dalla serenità. Esso diviene la metafora della preghiera e della sua enorme potenza che non può esser annientata. Il vetro, invece, è un materiale più fragile ed è considerato come l’emblema dell’amore umano. L’amore che può rivelarsi debole ma le pietre che sorreggono il vetro indicano che niente può essere abbattuto perché chi ascolta le parole di Gesù “e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia” (Mt 7, 24). Di conseguenza, quelle pietre, sono le rocce che rendono forte l’amore perché fondato su valori saldi.
Una particolarità è presente in tutte e due le installazioni: la non-unità della struttura. Le parti della croce in alluminio sono tenute insieme da una sottostruttura perché una volta posizionata in acqua, senza i sostegni necessari, i bracci si allontanerebbero; mentre nell’installazione in vetro i bracci sono tenuti vicini senza alcun legante. Tutte e due presentano due bracci uniti formanti una L. Questa lettera è la dodicesima dell’alfabeto ebraico e secondo la Kabbalah corrisponde al principio di autorità spirituale e di equilibrio di tutte le cose del mondo. Tutto il complesso è, quindi, sostenuto da una forza invisibile perché nel punto centrale della croce vi è una forza centripeta creata da quell’entità superiore che ha donato la vita agli esseri viventi.
Da questa caratteristica spirituale si passa ad una visione artistica dove il simbolo diviene anche esperienza estetica.
Importante è il luogo di collocazione delle due installazioni. La croce in alluminio viene posta in acqua mentre quella in vetro deve essere posizionata su di un appoggio solido. L’acqua è l’essenza primordiale che richiama la purificazione sotto forma del battesimo. La croce che galleggia è l’àncora di salvezza perché attraverso la preghiera l’uomo può trovare quella serenità e quella forza che, a volte, la vita ha tolto.
La croce, per Nikola, è quell’oggetto-simbolo che funge da punto d’appoggio dove il pensiero umano si eleva e si apre ad una realtà più profonda. L’artista vuole far comprendere tangibilmente un concetto di difficile cognizione e lo rapporta ad una dimensione reale ed estetica affinché l’uomo stesso riesca a capire quanto potente possa essere un simbolo e come l’arte riesca a diffondere una tematica così importante.

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La “Crucifixion” è un’installazione artistica di forte potenza scenica, realizzata dall’artista serbo Nikola Rikanovic, dove la materia, la storia e la religiosità si fondono insieme riportando l’attenzione su di un simbolo antichissimo e universale.
L’artista presenta due versioni su questo tema: una in alluminio (6 x 5 x 0,2 m) e una seconda in vetro (8 x 5 x 0,25 m). Queste installazioni prevedono la presenta di un attore (con determinate caratteristiche: 160/180 cm di altezza per 50 kg di peso) che personificano Cristo al fine di rendere reale e di facilitare l’interazione con lo spettatore.
Nonostante le due installazioni ambientali presentino caratteristiche figurative simili, ognuna comunica in maniera differente a seconda del luogo in cui viene posta.
La Croce è il simbolo del cielo e della terra, del tempo e dello spazio. Rappresenta il Crocefisso, il Cristo, il Verbo e la seconda persona della Trinità. I suoi quattro rami raffigurano i quattro elementi, le quattro parti del mondo e le quattro virtù cardinali: la prudenza, la giustizia, la fortezza e la temperanza. Vi è anche un’altra lettura simbolica dove il braccio inferiore richiama la fede, il ramo superiore riconduce alla speranza, la larghezza è la carità, la lunghezza è la perseveranza.
Per comprendere il senso storico religioso, di questo simbolo, si deve analizzare la tradizione biblica dalla quale emergono i seguenti significati: prima di tutto è segno di morte perché Gesù “è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro.” (2 Cor 5, 15); è simbolo di redenzione perché “per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose, rappacificando con il sangue della sua croce, cioè per mezzo di lui, le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli” (Col 1, 20) e lo scrive anche l’evangelista Luca riportando le parole di Cristo “chi vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua” (Lc 9, 23); indica la potenza di Dio perché tramite la croce l’uomo è stato salvato. Quest’ultimo concetto è espresso chiaramente nella prima lettera ai Corinzi “La parola della croce infatti è stoltezza per quelli che vanno in perdizione, ma per quelli che si salvano, per noi, è potenza di Dio” (1 Cor 1, 18). La croce è anche l’allegoria della salvezza perché “chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà” (Mc 8, 35).
Infine essa viene celebrata come l’obbedienza di Gesù al Padre e l’apostolo Paolo scrive le seguenti parole: “Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra” (Fil 2, 7 – 10). Tutto questo discorso racchiude uno dei sensi più importanti dell’esistenza, il dono. Gesù Cristo dona la sua vita per amore degli uomini. La frase “a Lui crocefisso guarderanno tutte le genti” (Gv 19, 37) pone attenzione al mistero della vita e della sofferenza poiché qui vi è l’interpretazione della croce come un trono di gloria, pensiero ribadito dal Signore e riportato negli scritti di Giovanni “E io sarò immolato da terra, attirerò tutti a me” (Gv 12, 32). Anche Tommaso D’Aquino, teologo e dottore della chiesa, sottolinea come la morte in croce sia un atto di amore supremo dove “Cristo porta la croce come un re il suo scettro, come un segno della sua gloria […]come un guerriero vittorioso porta il trofeo della sua vittoria”.
Dopo questo breve excursus, relativo al ruolo e al significato della croce nei testi sacri, si passa ad un analisi critica delle opere in questione. L’artista Nikola Rikanovich rende proprio il concetto storico religioso, analizzato prima, e lo rielabora attraverso il mezzo artistico riportandolo nella contemporaneità al fine di far interagire intrinsecamente l’osservatore con le sue opere. Nikola vuole far scaturire una riflessione profonda e spirituale che metta in relazione la fede ed il nostro IO, un urlo sconvolgente che rompe il silenzio delle coscienze.
Una considerazione importante è la scelta dei materiali utilizzati: l’alluminio e il vetro.
L’utilizzo di un materiale resistente come l’alluminio indica la solidità spirituale di un simbolo che nemmeno il tempo può intaccare. Allo stesso modo è leggero come leggero è il nostro animo quando è pervaso dalla serenità. Esso diviene la metafora della preghiera e della sua enorme potenza che non può esser annientata. Il vetro, invece, è un materiale più fragile ed è considerato come l’emblema dell’amore umano. L’amore che può rivelarsi debole ma le pietre che sorreggono il vetro indicano che niente può essere abbattuto perché chi ascolta le parole di Gesù “e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia” (Mt 7, 24). Di conseguenza, quelle pietre, sono le rocce che rendono forte l’amore perché fondato su valori saldi.
Una particolarità è presente in tutte e due le installazioni: la non-unità della struttura. Le parti della croce in alluminio sono tenute insieme da una sottostruttura perché una volta posizionata in acqua, senza i sostegni necessari, i bracci si allontanerebbero; mentre nell’installazione in vetro i bracci sono tenuti vicini senza alcun legante. Tutte e due presentano due bracci uniti formanti una L. Questa lettera è la dodicesima dell’alfabeto ebraico e secondo la Kabbalah corrisponde al principio di autorità spirituale e di equilibrio di tutte le cose del mondo. Tutto il complesso è, quindi, sostenuto da una forza invisibile perché nel punto centrale della croce vi è una forza centripeta creata da quell’entità superiore che ha donato la vita agli esseri viventi.
Da questa caratteristica spirituale si passa ad una visione artistica dove il simbolo diviene anche esperienza estetica.
Importante è il luogo di collocazione delle due installazioni. La croce in alluminio viene posta in acqua mentre quella in vetro deve essere posizionata su di un appoggio solido. L’acqua è l’essenza primordiale che richiama la purificazione sotto forma del battesimo. La croce che galleggia è l’àncora di salvezza perché attraverso la preghiera l’uomo può trovare quella serenità e quella forza che, a volte, la vita ha tolto.
La croce, per Nikola, è quell’oggetto-simbolo che funge da punto d’appoggio dove il pensiero umano si eleva e si apre ad una realtà più profonda. L’artista vuole far comprendere tangibilmente un concetto di difficile cognizione e lo rapporta ad una dimensione reale ed estetica affinché l’uomo stesso riesca a capire quanto potente possa essere un simbolo e come l’arte riesca a diffondere una tematica così importante.

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La “Crucifixion” è un’installazione artistica di forte potenza scenica, realizzata dall’artista serbo Nikola Rikanovic, dove la materia, la storia e la religiosità si fondono insieme riportando l’attenzione su di un simbolo antichissimo e universale.
L’artista presenta due versioni su questo tema: una in alluminio (6 x 5 x 0,2 m) e una seconda in vetro (8 x 5 x 0,25 m). Queste installazioni prevedono la presenta di un attore (con determinate caratteristiche: 160/180 cm di altezza per 50 kg di peso) che personificano Cristo al fine di rendere reale e di facilitare l’interazione con lo spettatore.
Nonostante le due installazioni ambientali presentino caratteristiche figurative simili, ognuna comunica in maniera differente a seconda del luogo in cui viene posta.
La Croce è il simbolo del cielo e della terra, del tempo e dello spazio. Rappresenta il Crocefisso, il Cristo, il Verbo e la seconda persona della Trinità. I suoi quattro rami raffigurano i quattro elementi, le quattro parti del mondo e le quattro virtù cardinali: la prudenza, la giustizia, la fortezza e la temperanza. Vi è anche un’altra lettura simbolica dove il braccio inferiore richiama la fede, il ramo superiore riconduce alla speranza, la larghezza è la carità, la lunghezza è la perseveranza.
Per comprendere il senso storico religioso, di questo simbolo, si deve analizzare la tradizione biblica dalla quale emergono i seguenti significati: prima di tutto è segno di morte perché Gesù “è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro.” (2 Cor 5, 15); è simbolo di redenzione perché “per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose, rappacificando con il sangue della sua croce, cioè per mezzo di lui, le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli” (Col 1, 20) e lo scrive anche l’evangelista Luca riportando le parole di Cristo “chi vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua” (Lc 9, 23); indica la potenza di Dio perché tramite la croce l’uomo è stato salvato. Quest’ultimo concetto è espresso chiaramente nella prima lettera ai Corinzi “La parola della croce infatti è stoltezza per quelli che vanno in perdizione, ma per quelli che si salvano, per noi, è potenza di Dio” (1 Cor 1, 18). La croce è anche l’allegoria della salvezza perché “chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà” (Mc 8, 35).
Infine essa viene celebrata come l’obbedienza di Gesù al Padre e l’apostolo Paolo scrive le seguenti parole: “Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra” (Fil 2, 7 – 10). Tutto questo discorso racchiude uno dei sensi più importanti dell’esistenza, il dono. Gesù Cristo dona la sua vita per amore degli uomini. La frase “a Lui crocefisso guarderanno tutte le genti” (Gv 19, 37) pone attenzione al mistero della vita e della sofferenza poiché qui vi è l’interpretazione della croce come un trono di gloria, pensiero ribadito dal Signore e riportato negli scritti di Giovanni “E io sarò immolato da terra, attirerò tutti a me” (Gv 12, 32). Anche Tommaso D’Aquino, teologo e dottore della chiesa, sottolinea come la morte in croce sia un atto di amore supremo dove “Cristo porta la croce come un re il suo scettro, come un segno della sua gloria […]come un guerriero vittorioso porta il trofeo della sua vittoria”.
Dopo questo breve excursus, relativo al ruolo e al significato della croce nei testi sacri, si passa ad un analisi critica delle opere in questione. L’artista Nikola Rikanovich rende proprio il concetto storico religioso, analizzato prima, e lo rielabora attraverso il mezzo artistico riportandolo nella contemporaneità al fine di far interagire intrinsecamente l’osservatore con le sue opere. Nikola vuole far scaturire una riflessione profonda e spirituale che metta in relazione la fede ed il nostro IO, un urlo sconvolgente che rompe il silenzio delle coscienze.
Una considerazione importante è la scelta dei materiali utilizzati: l’alluminio e il vetro.
L’utilizzo di un materiale resistente come l’alluminio indica la solidità spirituale di un simbolo che nemmeno il tempo può intaccare. Allo stesso modo è leggero come leggero è il nostro animo quando è pervaso dalla serenità. Esso diviene la metafora della preghiera e della sua enorme potenza che non può esser annientata. Il vetro, invece, è un materiale più fragile ed è considerato come l’emblema dell’amore umano. L’amore che può rivelarsi debole ma le pietre che sorreggono il vetro indicano che niente può essere abbattuto perché chi ascolta le parole di Gesù “e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia” (Mt 7, 24). Di conseguenza, quelle pietre, sono le rocce che rendono forte l’amore perché fondato su valori saldi.
Una particolarità è presente in tutte e due le installazioni: la non-unità della struttura. Le parti della croce in alluminio sono tenute insieme da una sottostruttura perché una volta posizionata in acqua, senza i sostegni necessari, i bracci si allontanerebbero; mentre nell’installazione in vetro i bracci sono tenuti vicini senza alcun legante. Tutte e due presentano due bracci uniti formanti una L. Questa lettera è la dodicesima dell’alfabeto ebraico e secondo la Kabbalah corrisponde al principio di autorità spirituale e di equilibrio di tutte le cose del mondo. Tutto il complesso è, quindi, sostenuto da una forza invisibile perché nel punto centrale della croce vi è una forza centripeta creata da quell’entità superiore che ha donato la vita agli esseri viventi.
Da questa caratteristica spirituale si passa ad una visione artistica dove il simbolo diviene anche esperienza estetica.
Importante è il luogo di collocazione delle due installazioni. La croce in alluminio viene posta in acqua mentre quella in vetro deve essere posizionata su di un appoggio solido. L’acqua è l’essenza primordiale che richiama la purificazione sotto forma del battesimo. La croce che galleggia è l’àncora di salvezza perché attraverso la preghiera l’uomo può trovare quella serenità e quella forza che, a volte, la vita ha tolto.
La croce, per Nikola, è quell’oggetto-simbolo che funge da punto d’appoggio dove il pensiero umano si eleva e si apre ad una realtà più profonda. L’artista vuole far comprendere tangibilmente un concetto di difficile cognizione e lo rapporta ad una dimensione reale ed estetica affinché l’uomo stesso riesca a capire quanto potente possa essere un simbolo e come l’arte riesca a diffondere una tematica così importante.

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Nonostante le due installazioni ambientali presentino caratteristiche figurative simili, ognuna comunica in maniera differente a seconda del luogo in cui viene posta.
La Croce è il simbolo del cielo e della terra, del tempo e dello spazio. Rappresenta il Crocefisso, il Cristo, il Verbo e la seconda persona della Trinità. I suoi quattro rami raffigurano i quattro elementi, le quattro parti del mondo e le quattro virtù cardinali: la prudenza, la giustizia, la fortezza e la temperanza. Vi è anche un’altra lettura simbolica dove il braccio inferiore richiama la fede, il ramo superiore riconduce alla speranza, la larghezza è la carità, la lunghezza è la perseveranza.
Per comprendere il senso storico religioso, di questo simbolo, si deve analizzare la tradizione biblica dalla quale emergono i seguenti significati: prima di tutto è segno di morte perché Gesù “è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro.” (2 Cor 5, 15); è simbolo di redenzione perché “per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose, rappacificando con il sangue della sua croce, cioè per mezzo di lui, le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli” (Col 1, 20) e lo scrive anche l’evangelista Luca riportando le parole di Cristo “chi vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua” (Lc 9, 23); indica la potenza di Dio perché tramite la croce l’uomo è stato salvato. Quest’ultimo concetto è espresso chiaramente nella prima lettera ai Corinzi “La parola della croce infatti è stoltezza per quelli che vanno in perdizione, ma per quelli che si salvano, per noi, è potenza di Dio” (1 Cor 1, 18). La croce è anche l’allegoria della salvezza perché “chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà” (Mc 8, 35).
Infine essa viene celebrata come l’obbedienza di Gesù al Padre e l’apostolo Paolo scrive le seguenti parole: “Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra” (Fil 2, 7 – 10). Tutto questo discorso racchiude uno dei sensi più importanti dell’esistenza, il dono. Gesù Cristo dona la sua vita per amore degli uomini. La frase “a Lui crocefisso guarderanno tutte le genti” (Gv 19, 37) pone attenzione al mistero della vita e della sofferenza poiché qui vi è l’interpretazione della croce come un trono di gloria, pensiero ribadito dal Signore e riportato negli scritti di Giovanni “E io sarò immolato da terra, attirerò tutti a me” (Gv 12, 32). Anche Tommaso D’Aquino, teologo e dottore della chiesa, sottolinea come la morte in croce sia un atto di amore supremo dove “Cristo porta la croce come un re il suo scettro, come un segno della sua gloria […]come un guerriero vittorioso porta il trofeo della sua vittoria”.
Dopo questo breve excursus, relativo al ruolo e al significato della croce nei testi sacri, si passa ad un analisi critica delle opere in questione. L’artista Nikola Rikanovich rende proprio il concetto storico religioso, analizzato prima, e lo rielabora attraverso il mezzo artistico riportandolo nella contemporaneità al fine di far interagire intrinsecamente l’osservatore con le sue opere. Nikola vuole far scaturire una riflessione profonda e spirituale che metta in relazione la fede ed il nostro IO, un urlo sconvolgente che rompe il silenzio delle coscienze.
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L’utilizzo di un materiale resistente come l’alluminio indica la solidità spirituale di un simbolo che nemmeno il tempo può intaccare. Allo stesso modo è leggero come leggero è il nostro animo quando è pervaso dalla serenità. Esso diviene la metafora della preghiera e della sua enorme potenza che non può esser annientata. Il vetro, invece, è un materiale più fragile ed è considerato come l’emblema dell’amore umano. L’amore che può rivelarsi debole ma le pietre che sorreggono il vetro indicano che niente può essere abbattuto perché chi ascolta le parole di Gesù “e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia” (Mt 7, 24). Di conseguenza, quelle pietre, sono le rocce che rendono forte l’amore perché fondato su valori saldi.
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