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Raffaele Raffaè
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Una delle tante discriminazioni antimaschili è la disparità di età pensionabile tra donne e uomini: 5 anni in più per quest'ultimi. Questo significa, quindi, che benchè gli uomini, rispetto alle donne, diano più contributi all' #INPS, ricevono di meno. Benpensanti e falsari femministi vari giustificano questa disparità insinuando che "le donne fanno doppio lavoro, mentre gli uomini in casa non fanno nulla". Questo disonesto pretesto può essere demolito in 5 punti. Ecco:
1) Ammesso che sia vero-e NON è affatto vero che "gli uomini non fanno nulla in casa", questo fattore sarebbe comunque COMPENSATO da un fattore non meno importante, anzi ancor più importante, e cioè dal fatto che la vita media degli uomini è minore di quella delle donne(e non per una questione "naturale", come insinua una certa feccia femminista). E questa non è una compensazione da poco,dato che l'aspettativa media di vita è un fattore importante,anzi predominante, al fine della quantificazione dell'età pensionabile.
2) Non basta il confronto tra quantità di ore lavorative, per poter attuare una disparità di età pensionabile, dato che il "peso" di un'ora lavorativa, non è uguale per tutti i lavori, ma differisce a seconda della tipologia di lavoro svolto. Per intenderci meglio: un contenitore di 7 angurie è molto più pesante di un contenitore di 7 mele, benché il numero di frutti dei due contenitori sia lo stesso(7). Quindi: un'ora spesa per lavorare in cantiere edile o per la costruzione di un ponte, in una fogna, per aggiustare una strada sotto il sole cocente o il gelo, in un'acciaieria, eccetera e eccetera-lavori, questi,svolti solo da uomini(non vengono chieste "quote rosa" per questi ambiti, chissà il perché)- è molto più dura e impegnativa rispetto ad un'ora spesa dietro una scrivania in una segreteria, in un ufficio,e quant'altro, oppure per stirare camicie e cucinare pasta e fagioli, senza nulla togliere a chi fa queste (importantissime) attività, sia chiaro. I lavori più rischiosi e usuranti sono fatti da uomini-e il 97% dei morti sul lavoro riguarda il sesso maschile-quindi, alla luce di quanto esposto sopra , questo è un ulteriore motivo per cui questa disparità di età pensionabile a scapito degli uomini, è ingiustificata.
3)Che le donne si occupino della casa, più passa il tempo, più è meno vero. I costumi e le abitudini femminili(ma anche maschili) sono cambiate radicalmente rispetto al passato. Una cosa è certa: allorché una donna occupi più tempo per le faccende domestiche rispetto al marito, non è perché quest'ultimo sia uno scansafatiche dedito al campionato di calcio e alla gnocca(come insinuano moltissime, troppe, donne) ma semplicemente perché gli uomini, in media, occupano più tempo fuori casa per lavoro.
4) Comunque,anche ammettendo, che la donna occupi più tempo per le faccende di casa rispetto all'uomo, questo sarebbe un discorso che varrebbe nella media, quindi non si potrebbe generalizzare. Per esempio, quando diciamo che i nordici sono più alti degli orientali, intendiamo nella media, perché senz'altro ci sono anche orientali più alti di nordici. E quindi prendiamo il caso di una moglie che faccia ben poco a casa(e anche fuori), mentre suo marito, oltre a lavorare fuori casa si occupi molto della casa(e ce ne sono di mogli e mariti così). Perché quest'ultimo deve andare in pensione 5 anni più tardi? Non c'è nessuna ragione. Allo stesso modo, prendiamo il caso di un uomo che vive da solo, e quindi oltre al lavoro fuori casa deve occuparsi anche della casa, secondo questa logica usata per giustificare questa disparità di pensionamento a favore delle donne, dovrebbe andare in pensione 5 anni prima: eppure non accade così, appunto, perchè un uomo, quindi un cittadino di serie B.
5) Ad ogni modo, al di là di chi tra donne e uomini occupi più tempo per le faccende domestiche, va detto che gli uomini, anche nelle faccende domestiche compiono le azioni più dure e rischiose(per esempio, è più probabile che sia il marito rispetto alla moglie a mettere mani sui fili elettrici, ad arrampicarsi per verniciare parete e soffitto, a tagliare il prato nel giardino, ecc,). La gran parte degli incidenti mortali domestici, infatti, coinvolge persone di sesso maschile(https://drive.google.com/folderview…). Quindi anche per le faccende domestiche non basta il confronto di ore, ma conta anche e soprattutto il loro "peso".
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Ho saputo che #Salvini  ha proposto l'abolizione del reato di eccesso colposo di legittima difesa. In poche parole, per egli, è sufficiente un seppur minimo tentativo di furto  per poter ammazzare con "giusta causa" un altro essere umano. In effetti Salvini più di una volta ha solidarizzato con commercianti, negozianti o proprietari che hanno fatto fuori a colpi d'arma da fuoco ladri disarmati o in fuga. Strano, Salvini: dice dice di essere contro la pena di morte, cioè contro un'uccisione, decretata dallo Stato attraverso un legittimo processo, nei confronti di chi si è reso responsabile di un atroce delitto(omicidio)-e su questo sono d'accordo con lui-ma è favorevole all'uccisione senza processo e per di più per un reato molto meno grave di un omicidio, cioè il tentativo di furto o rapina.
Ad ogni modo, quello di Salvini non è un pensiero isolato, anzi, si può dire che gran parte della gente la pensa come lui(tranne sulla pena di morte). Io, invece che pur più di una volta sono stato derubato e anche rapinato, non ho mai pensato o desiderato di ammazzare il mio ladro. Eppure sono tutt'altro che pacifista, nel senso che se-a seguito di un'aggressione o rapina- si venisse trovare in pericolo la mia vita o quella di un mio caro, non esiterei ad usare una reazione dagli effetti letali, ma appunto, ritengo che la reazione debba essere proporzionata all'offesa. Un tentativo di furto da parte di una persona disarmata oppure-seppur armato-in fuga, non costituisce un valido motivo per poter ammazzare. Ripeto, non si tratta di pacifismo o di una sterile e astratta dottrina nonviolenta ma di rispetto per la Vita umana, insomma di #Etica.
E' mai possibile che quasi solo io la pensi così?
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In nome del #Femminismo, si celebra la larga maggioranza femminile tra gli iscritti e laureati in medicina e giurisprudenza(e quindi la larga maggioranza femminile tra i nuovi medici e magistrati e avvocati), si invocano(e si ottengono) legislazioni speciali per aumentare(in modo antidemocratico e antimeritocratico), attraverso "quote rosa" e "affirmative actions", la presenza femminile nei posti di Potere.....................ma ad asfaltare e aggiustare le strade sotto la pioggia o il sole a 50 gradi,a massacrasi nei cantieri per costruire case, palazzi ponti, nelle acciaierie,nelle fogne,nelle miniere,a fare terrificanti orari notturni, a doversi far carico di essere i mantenitori economici della famiglia(e quindi finire senza tetto o suicidi in caso di disoccupazione),e tante e tante altre cose terribili, rimangono solo e sempre gli UOMINI. In questi casi non c'è "parità di Genere" che tenga, non si invocano quote, non si fa vittimismo.
Che presa per il c.lo che è il Femminismo!
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Chiedo formalmente e ufficialmente che l'attuale nome del cosiddetto "Ministero delle Pari Opportunità" venga cambiato in "Ministero delle Donne". Chiedo questo solo e soltanto per una questione di coerenza tra autoproclamarsi e agire, e per una questione di correttezza nei confronti dei contribuenti di sesso maschile(che sono la gran parte dei contribuenti) che devono essere a conoscenza dei veri servizi elargiti da chi pagano con le proprie tasse. Ebbene, dovete sapere che questo Ministero(presente solo in Italia) è composto esclusivamente da #donne(gli #uomini non sono ammessi) e che si occupa solo ed esclusivamente di donne e MAI di uomini e loro problematiche, difficoltà, discriminazioni subite, ecc E addirittura questo Ministero auspica (almeno stando alle dichiarazioni di alcune loro ministre che si sono succedute) la prevalenza numerica delle donne in tutti i campi e settori.
Pari Opportunità-principio nel quale mi riconosco pienamente-invece vuol dire pari diritti, pari trattamento, pari dignità, pari doveri a parità di condizione tra uomini e donne, e quindi troviamo scorretto e offensivo nascondersi dietro questo sacrosanto nome e principio per promuovere azioni istituzionali e legislative palesemente discriminatorie nei confronti dei cittadini di sesso maschile, in piena violazione dell' art 3 della #Costituzione, cui pure le ministre e sottosegretarie di questo Ministero hanno giurato fedeltà.
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Oggi in Italia si commemora il centenario dell' entrata in guerra dell' Italia nella Grande Guerra(#GrandeGuerra), cioè quella guerra fratricida tra popoli europei. Giusto. Ciò che però, ovviamente, ci si guarda bene dal mettere in evidenza, è che quella fu un sacrificio di massa interamente maschile, e non solo in Italia ma in ogni altra parte, così come in ogni guerra, tant'è che all' inizio degli anni 20 si registrò in Italia e in Europa un vertiginoso calo demografico della popolazione maschile. In Italia,tra il il 1915 e il 1918, furono chiamati d' autorità(pena la fucilazione, in caso di rifiuto) al Fronte quasi 5 milioni di cittadini MASCHI-compresi anche ragazzini di 16-17 anni-e di questi quasi un milione rimasero uccisi, chi dal piombo nemico, chi dalla fame, chi dal freddo(ma alcuni anche dalle terribili "decimazioni" decise dai vertici, più tanti altri fucilati per "diserzione"), e altre centinaia di migliaia o anche milioni, rimasero permanentemente mutilati e/o menomati. La situazione fu analoga in tutte le altre parti di Europa e del mondo, e non solo in quella guerra ma in in ogni altra guerra e sacrificio(specie sul lavoro), sin da quando è iniziato il mondo: gli uomini da sempre sono il sesso sacrificabile a beneficio di donne e bambine e per la difesa e la protezione della comunità, della società e della patria. E questi sarebbero i "privilegi maschili" di cui cianciano tante persone!! Molti, oggi, anche coloro che femministi non sono, pensano che un tempo le donne non potessero votare, ma in realtà anche gli uomini non potevano votare, infatti il diritto di voto è recentissimo(fine '1800) e il suffragio universale fu concesso solo all' inizio del 1900(in Italia, nel 1912), quindi il periodo di tempo in cui le donne non potevano votare fu solo di pochi anni, e questo non certo per "discriminazione" ma per via del fatto che il diritto di voto era correlato e imprescindibile dal pesantissimo onere della chiamata alle armi,e nessuna femminista dell' epoca chiedeva l' estensione di tale onere alle donne, eppure pochi anni dopo le donne ottennero il diritto di voto senza sottostare a questo pesante onere della chiamata alle armi, mentre gli uomini hanno continuato a sottostarci.
Comunque, ritornando a questa Commemorazione italiana della Grande Guerra, va dato un GRAZIE infinite a tutti quei milioni di uomini italiani chiamati al Fronte che sottostarono a quella terribile guerra, negli orrori delle trincee e degli scontri frontali con il nemico, combattendo con coraggio e lealtà.Ma un GRAZIE anche a quelle milioni di donne, tutt'altro che convinte di essere "oppresse", come pensano tante mentecatte e mentecatti di oggi, anzi pienamente consapevoli e grate di aver scansato la guerra, e che quindi come tali sopportarono con coraggio e forza la partenza e perdita dei loro mariti/figli/fratelli, e che si diedero da fare con determinazione per portare avanti la famiglia e la casa in assenza dei loro uomini, e in molti casi andando anche lavorare nelle fabbriche per sostituire gli uomini mandati al carnaio della guerra.
Il #Femminismo ha mistificato la Storia, parlando di "oppressione maschile contro le donne" e di "privilegi maschili". E' bene, quindi, ricordare la Storia, e quella è oggettiva.
Condividete e fate girare!!
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bozza parziale di una lunga lettera che invierò al presidente della repubblica:
Illustrissimo Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella
Mi permetto di scriverLe in riferimento ad una questione che mi sta molto a cuore in quanto mi tocca personalmente come cittadino di sesso maschile. Vengo subito al dunque: da un bel po di tempo non si fa altro che parlare, sia in sede mediatica che politica e istituzionale, di presunti "privilegi" che gli uomini avrebbero a scapito delle donne, quest' ultime viste  tutte come  esseri deboli, vittime e svantaggiate sempre, ovunque e comunque,  e come tali, quindi, meritevoli e destinatarie di tutele(legislative e sociali)  speciali rispetto agli uomini. La donna è sempre debole, vittima, innocente, svantaggiata rispetto agli uomini.Ormai questa convinzione sui presunti privilegi maschili a scapito delle donne, benchè falsa e calunniosa, a furia di essere urlata e ripetuta da anni e anni,dai Media e da intellettuali vari, è divenuta "verità" ufficiale, in perfetto stile propaganda nazista targata Goebbels, che insegnava che una menzogna se ripetuta tante volte alla gente, diventa realtà. E siccome è divenuta realtà ufficiale, i politici legiferano in funzione di questa distorta e falsa visione , al fine di ottenere alle elezioni consensi femminili di massa,quindi creando inaccettabili tutele speciali verso le donne(e quindi discriminatorie contro gli uomini) .
Caro Presidente, di fronte a questo stato di cose mi sento assalito da rabbia mista ad indignazione, in quanto per me,  da uomo che, nonostante abbia da molto tempo oltrepassato i 30 anni e abbia una laurea in Ingegneria, è ancora disoccupato, è una beffa inaccettabile sentirmi definire un "privilegiato" rispetto alle donne. E soprattutto è una beffa per milioni e milioni di uomini italiani, moltissimi dei quali messi ben peggio di me, alla prese con problemi di povertà, di disoccupazione e addirittura di mancanza di casa, per non parlare per quelli infortunati e morti sul lavoro(che sono in gran parte uomini). 
Coloro che parlano di privilegi maschili rispetto alle donne, dovrebbero però con dati alla mano dimostrare questa affermazione, non tanto e non solo per una questione di principio in se stesso ma quanto invece per una questione di Giustizia verso i cittadini, visto che tale convinzione sui presunti privilegi maschili si traduce, come abbiamo visto, in opportuni provvedimenti legislativi verso i cittadini, che danno tutele speciali alle donne, tutte in quanto donne, discriminando quindi gli uomini, i quali solo perchè nati maschi si vedono esclusi da tali agevolazioni in quanto giudicati a tavolino dall' ideologia femminista, senza prove e senza possibilità alcuna di difendersi, come dei privilegiati e potenziali oppressori di donne.   Ovvio quindi che ci sia bisogno di dati, certi e oggettivi, per giustificare queste così palesi discriminazioni legislative contro i cittadini di sesso maschile.
Ma siccome i dati smentiscono tale perversa leggenda metropolitana sui privilegi maschili e, anzi, attestano che quelli, in media, più svantaggiati sono gli uomini, ci si guarda bene dal citarli. E allora li cito io, prima facendone un elenco e analizzandoli, contestualmente. 
Incominciamo. E partiamo dalla questione Lavoro, che è un aspetto primario per la vita di un cittadino, quindi è forse tra i maggiori indicatori sociali per valutare la condizione di privilegio o di svantaggio di una determinata categoria sociale.  Ebbene, olltre il 95%, dei suicidi per mancanza di lavoro è maschile. (fonte EURES). Tra il 2012-2014 si è registrato un totale di  402 suicidi per questioni lavorative, di cui 384 uomini e 18 donne.   Stesso discorso ovviamente per gli imprenditori suicidi(anche essi sono lavoratori). La causa di questo enorme divario tra il numero di suicidi maschile e femminili a causa della mancanza di lavoro sta nel fatto che è  maggiormente l' uomo, rispetto alla donna, a pagare le conseguenze della mancanza(e perdita) di lavoro in quanto da sempre, in ogni epoca e luogo, vige quel modello sociale, naturale o culturale che sia, giusto o sbagliato che sia, per cui deve essere l' uomo il principale procacciatore di reddito per la famiglia, mentre la donna ruoli prevalentemente di cura(casa, figli). In altre parole, non viene visto come molto normale che una donna(moglie) mantenga un uomo(marito), mentre a parti invertite, che un uomo mantenga una donna, è situazione comune e unanimente accettata, da uomini e donne. Ciò significa e comporta che una donna senza lavoro(per scelta o non per scelta) ha, probabilisticamente e statisticamente , un vantaggio rispetto all' uomo , in quanto è  probabile che venga sposata da un uomo che lavora e che quindi la mantenga mentre lei svolge funzioni da casalinga o comunque in attesa che trovi un lavoro un lavoro, mentre è molto più difficile e raro che un uomo senza lavoro trovi una donna con lavoro che se lo sposi mantenendolo.  In quelle quelle famiglie in cui lei(cioè la moglie) ha un lavoro, è estremamente raro che il marito non abbia un lavoro,cioè estremamente raro che una moglie mantenga il marito, eppure di uomini disoccupati ve ne sono a milioni e milioni.  In parole povere ma crude: un disoccupato finisce alla mensa dei poveri o suicida(a meno che non appartenga ad una famiglia molto benestante), una donna disoccupata invece avrà una maggiore possibilità, rispetto all' uomo nelle medesime condizioni, di essere mantenuta da casalinga e quindi scansare al suicidio e alla vita da senza tetto. Tutto ciò descritto si traduce ovviamente in un forte sbilanciamento tra suicidi maschili e sucidi femminili per mancanza di lavoro. Eppure nonostante gli effetti della mancanza e perdita di lavoro colpiscano maggiormente gli uomini,sono le donne ad essere aiutate a scapito degli uomini nelle medesime condizioni, contrariamente, quindi, ad ogni logica.Ad esempio, le attività imprenditoriali gestite da donne riceve sgravi fiscali e altre agevolazioni che gli uomini impegnati nelle medesime attività imprenditoriali o commerciali non hanno.  Ma ancor più grave è la Legge Fornero che dà vari sgravi fiscali(a cominciare dall' IRAP) alle aziende che assumono donne e giovani sotto i 30 anni, ciò significa che le aziende, da un punto di vista economico, non avranno nessun interesse ad assumere uomini sopra i 30 anni. Questa è una sciagarata e sessista legge che incentiva la disoccupazione maschile e quindi il suicidio maschile, visto che come detto prima i suicidi per mancanza di lavoro sono quasi tutti maschili, per i motivi prima spiegati.  E come se non bastasse, sono in arrivo, da parte dell' INPS, bonus per le donne disoccupate, gli uomini disoccupati possono pure crepare. E altre infamie in tal senso, sicuramente, ne verranno.
Rimanendo sempre nella questione Lavoro, si parla tanto della piaga degli infortuni e morti sul lavoro. Ebbene, oltre il 95% dei morti(e infortuni) sul lavoro è maschile. La ragione è semplice: sin da quando è iniziata l' umanità è sugli uomini, loro malgrado, che ricadono le mansioni più dure e rischiose. E non si adduca il falso pretesto che le donne sarebbero "escluse" da tali mansioni e lavori, visto che non c'è mai stata nessuna battaglia femminista o comunque di rivendicazione femminile per una maggiore presenza femminile in questi ambiti di lavoro duro, rischioso e usurante, tali battaglie per una maggiore presenza femminile  si concentrano solo in quegli ambiti dove si comanda o dove ci si sta comodi e sicuri, ad esempio nei parlamenti, nelle giunte, nelle amministrazioni, nei Consigli di Amministrazione delle aziende, e così' via. Bella ipocrisia! 
Quindi tirando le somme, sono gli uomini che maggiormente rimangono colpiti dalle problematiche connesse al lavoro(mancanza di lavoro e incidenti sul lavoro). Ovviamente non sto insinuando che questo avvenga per colpa delle donne, ma semplicemente ho descritto una certa situazione, e questa non è certo una situazione che avvantaggia e privilegia gli uomini, come invece è stato fatto credere.
Questo è per quanto riguarda il Lavoro. Vediamo altri aspetti sociali.
-Questione dei senza tetto.  Quello di vivere senza una casa, cioè senza un luogo di riparo e di intimità, è tra le peggiori condizioni in cui può versare un essere umano. Oggi, in tempi, di crisi, il numero di  senza tetto cresce sempre di più, e costituiscono, nel nostro Paese, un esercito di decine e decine di migliaia di persone. Ebbene, la maggior parte dei senza tetto è di sesso maschile. 87% maschi e 13% femmine(fonte: EURES).  I numeri parlano chiaro, e non c'è bisogno di aggiungere altro.  

 -La stragrande maggioranza dei carcerati è di sesso maschile, e a parità di reato e di movente, gli uomini subiscono sanzioni penali più severe delle donne. Negli USA, nonostante ci sia una giustizia molto inflessibile e severa, tale disparità a favore delle donne è del 63%.  Immaginiamoci quindi quanto in Italia tale disparità sia ancora più ampia. Questa disparità è dovuta al fatto che la donna è considerata debole(si tende a confondere la debolezza con l' innocenza) e vittima a prescindere, e si parte dal presupposto quindi che quando una donna commette una violenza(ad esempio, ammazza il figlioletto o il marito), lo faccia perchè depressa o vittima,quindi la società e lo Stato tendono ad essere molto più indulgenti verso una donna che verso un uomo, a parità di reato.
 
 
 -La vita degli uomini è mediamente 7 anni minore di quelle delle donne, e ciò nonostante vanno in pensione 5 anni più tardi delle donne(quando invece l' aspettativa di vita è il paramentro fondamentale.

Mi fermo qui, per evitare di appensantire il discorso, ma credo che questi elementi elencati siano sufficienti a smentire la leggende metropolitana dei "privilegi maschili, anzi al contrario descrivono una certa penalizzazione maschile.Questa  grave penalizzazione sociale per il genere maschile,  suffragata e descritta da tutti questi aspetti sopra elencati, è frutto e conseguenza dell' onnipresente modello sociale che vede l' uomo come perennemente forte e la donna perennemente debole , e questo perchè su chi ha la qualifica sociale di parte forte, ovviamente, ricadono maggiori pesi e responsabilità materiali e sociali rispetto a chi ha la qualifica sociale di parte debole.  E' risaputo che i deboli e le vittime(e le donne sono considerate anche vittime, vittime degli uomini e di un presunto "maschilismo")hanno sempre ragione, nel senso che hanno la precedenza e quindi ricevono maggiori tutele dalla società e allo Stato . Quindi, come si vede, il ruolo di sociale di parte forte per gli uomini e di parte debole con compiti di accudimento della casa e dei figli per le donne, non ha mai costituito un vantaggio per gli uomini, come invece viene fatto credere, ma al contrario, un vero e proprio macigno, un evidente onoere sociale, mentre per le donne, ha costituito,oltre ad innegabili svantaggi, anche e soprattutto non pochi vantaggi. Si aggiunga Il sesso maschile, per via dello status sociale di parte forte assegnatogli dal modello sociale,è stato sempre considerato il sesso sacrificabile a beneficio di donne e bambini, all' interno della società,della Patria, della comunità e della famiglia.Il massimo emblema, l' apoteosi, di quanto ciò descritto sta nei milioni e milioni di cittadini di sesso maschile, soprattutto nel passato, coscritti dalle Autorità e mandati al macello nel servizio militare obbligatorio e nei fronti di guerra(ah a proposito: quando vigeva il servizio militare obbligatorio e le guerre erano moto comuni anche in Occidente, nessuna donna, nessuna femminista si batteva per l' estensione di tali terribili oneri anche alle donne). In caso di guerre, disastri e catastrofi o comunque ogni situazione di pericolo è l' uomo adulto l' ultimo  ad avere diritto a salvarsi(e l'abbiamo visto anche nella recentissima catastrofe nel mare adriatico, in cui i soccorritori hanno dato la precedenza alle donne, trattando gli uomini come esseri umani di serie b,difatti i morti e dispersi sono stati solo uomini). Ovviamente questo vale solo quando fa comodo, perchè quando si tratta di posizioni di comando di autorità comunque di comodità, le donne vengono miracolosamente considerate "forti", più "forti" degli uomini).  Questa è la situazione. Altro che "privilegi" maschili, signor Presidente, questi sono macigni maschili! Ed ecco anche perchè la vita media degli uomini è minore.  E la situazione, oggi, si è ancor più aggravata, perchè alla donna, oltre alla qualifica sociale di parte debole e vantaggiata, è stata assegnata anche la qualifica sociale di parte "vittima"( degli uomini, ovviamente) a seguito di tante campagne mediatiche sulla cosiddetta "violenza contro le donne" e "femmincidio" che hanno distorto e ingigantito un fenomeno(quando invece la violenza è bidirezionale, come dimostrato da migliaia di ricerche stastistiche universitarie e anche governative e quindi non ha sesso)e quindi innescato isterismi di massa.

Ora a fronte di tutti questi dati di fatto descritti e analizzati che attestano oggettivamente di come la condizione maschile è tutt'altro che privilegiata rispetto a quella femminile, si obietterà si tirando fuori i soliti e noti luoghi comuni da sempre citati per dimostrare i privilegi "privilegi" maschili. Incominciamo:
-La disoccupazione femminile è maggiore di quella maschile. Francamente non so da dove si evince questa affermazione, però anche se fosse vera, non cambierebbe nulla dato che come abbiamo visto, gli effetti della disoccupazione sono più devastanti negli uomini che nelle donne. Comunque sia, c'è ben da dubitare che la disoccupazione femminile sia maggiore. Infatti, negli statali, parastatali e nella pubblica amministrazione, le donne sono in netta maggioranza. Stessa cosa in parecchi altri ambiti, sia del privato che clinico-amministrativo,ad esempio, nelle accettazioni di cliniche e ambulatori medici, nei ruoli di segreterie di liberi professionisti(e ne sono a migliaia e migliaia),tra i cassieri in negozi piccoli e grandi, e tanti e tanti altri ambiti,il personale è quasi esclusivamente femminile. Gli uomini sono maggioranza solo nelle fabbriche, nelle fogne, nei cantieri edili, nelle miniere, cioè dove ci si massacra e dove si può morire, e per questi ambiti non sentiamo di richieste di quote rose. C'è da considerare però che a contribuire non poco ad accrescere statisticamente il tasso di occupazione sono tanti mestieri autonomi e professionalizzanti(e ben retribuiti), quali ad esempio,meccanici, elettrauti, radiotecnici, elettricisti, idraulici, fabbri,e tanti e tanti altri, unitamente al fatto che molte donne scelgono, di loro volontà, il lavoro casalingo(purtroppo non retribuito) e forse per questo magari, dal punto di visto statistico potrebbe anche essere che la disoccupazione maschile sia minore, ma non è colpa degli uomini nè si tratta di discriminazione se le donne non fanno questi mestieri sopra descritti e molte di esse preferiscono dedicarsi alla cura della casa. Invece che gli uomini siano discriminati nel lavoro da tanti provvedimenti legislativi, prima descritti, questo è certo. 
-"Le donne vengono pagate di meno degli uomini nel privato". Questa è una frode. Per anni e anni, per far credere questa frode, venivano citate statistiche con divari dell' ordine del 30-40-50% dei guadagni tra uomini e donne, ma queste statistiche erano erano riferite alla somma complessiva dei guadagni  di uomini e donne, non certo quindi a parità di lavoro. Solo da pochissimi anni tali indagini sui guadagni tra uomini e donne sono state condotte a parità di lavoro, e hanno quasi smentito completamente questa disparità. Ad esempio, una ricerca condotta dall' università Bocconi ha rilevato appena un 2% di scarto, altre simili hanno rilevato percentuali non molto più alte, intorno al 5%. Uno scarto del 2%-5% di guadgano è pressochè impercettibile, e comunque questo pur esiguo scarto non è dovuto a discriminazione ma ad altri fattori, ad esempio ad esempio le ore lavorative, in particolare al fatto che sono maggiormente gli uomini che si accollano gli straordinari e turni notturni, oltre che trasferte lavorative, tutti parametri, questi,  non considerati(perchè molto difficile farlo) da tali pur lodevoli indagini. Tra l'altro se fosse vero che le donne venissero pagate di meno a parità di lavoro, le aziende assumerebbero quasi esclusivamente donne, ma questo non accade, quindi questa è un' ulteriore riprova di come non è affatto vero che a parità di lavoro le donne vengano pagate di meno.
-"Le donne occupano meno spazio e potere nella società".   Anche questo è falso. Ma anche se fosse vero, ciò non dimostrebbe questa presunta discriminazione contro le donne, in quanto il concetto di "parità di genere", propagandato dai Media, che pretende e impone il 50/50% tra maschi e femmine  in ogni ambito(ovviamente solo dove si comanda o dove si sta comodi)non ha nulla a che vedere con la Parità vera la quale invece non implica affatto una preordinata e imposta parità statistica tra uomini e donne, ma semplicemente stabilisce che nell' accesso in un particolare ambito(lavorativo, istituzionale, ecc) uomini e donne debbano avere pari trattamento a parità di condizione. Le donne non hanno nessuna limitazione, rispetto agli uomini, nell' acvcesso alla politica e in ogni altro posto chiave della società, anzi,  al contrario,come abbiamo visto, hanno agevolazioni, quote rosa e altre corsie preferenziali varie.   Fatta questa dovuta precisazione,dimostriamo come non è affatto vero che le donne abbiano meno spazio e potere nella società.Incominciamo dal mondo della scuola. Il corpo docente è quasi interamente al femminile(80%, e con punte che sfiorano il 100% nella scuola primaria, e questa percentuale cresce anno per anno), e questo  non è un aspetto trascurabile visto che la scuola, più di ogni altra istituzione e contesto, plasma e forma le persone, quindi si può dire che le donne detengono il potere educativo e culturale, che gli uomini invece non hanno. Nelle università, la maggior parte degli iscritti e quindi di conseguenza il numero di laureati è di sesso femminile, anche questo è un aspetto di non poco conto dato che certe lauree permettono una maggiore probabilità di inserimento in posti chiave della società. Ad esempio,il corpo studentesco delle facoltà di Giurisprudenza, di Medicina, di Psicologia e altre, ormai è a netta maggioranza femminile(64% Medicina, 60% Giursprudemza, fonte MIUR), , e più passa il tempo più tale divario a favore delle donne aumenta , ciò significa che entro pochi anni la stragrande maggioranza del corpo  legale, giudiziario e sanitario, e quindi dei relativi poteri che comportano, sarà al femminile.  E per obiettare a quanto ciò detto, non mi si citino le facoltà di Ingegneria, un tempo quasi interamente al maschile, visto che nelle facoltà di ingnegneria  più passano gli anni e più si tende ad un raggiungimento di un equilibrio numerico tra studenti maschi e femmine, e probabilmente fra non molto, anche nelle facoltà di ingeneria quest'ultime superaranno in numero gli studenti maschi. Come si vede quindi vi è un processo culturale in corso che sta escludendo progressivamente gli uomini in molti settori della società, un processo dettato e ingenerato  da anni di martellanti, invasive e quotidiane inziatiave mediatiche e culturali, mutuate dall' ideologia femminista, tese a presentare le donne come perenni vittime e innocenti, mentre gli uomini come perenni privilegiati, oppressori e incapaci, creando quindi in essi senso di inadeguatezza per la loro appartenenza al genere maschile, e quindi scarse motivazioni. E' questa l' unica spiegazione, altrimenti non si spiega perchè gli uomini non vogliono più fare gli insegnanti, gli avvocati, i magistrati, i medici. Una cosa è certa: non è affatto vero che gli uomini occupino più spazio nella società rispetto alle donne, anzi è il contrario.E lo abbiamo dimostrato.
Ovviamente mi si obbietterà insinuando che gli uomini detengano il potere politico ed economico. Ma anche questa è ovviamente una menzogna. Ma il fatto che la maggior parte dei politici e degli amministratori sia di sesso maschile(tra l'altro non di molto)non indica una discriminazione contro le donne visto che la maggior parte del corpo maschile è conseguenza di una maggiore partecipazione politica maschile(non è colpa degli uomini se le donne si interessano poco di politica) e soprattutto, non indica un potere politico maschile, e questo per due motivi precisi: 1)Poche centinaia di uomini che stanno in politica, numericamente sono praticamente nulla rispetto alle centinaia di milioni, ai miliardi, di uomini che invece non occupano nessun posto nella politica e nella amministrazioni, e quindi non hanno nulla a che vedere con questa elite politica e di comando. 2) I politici e gli amministratori, almeno in Occidente, non sono affatto rappresentativi del genere maschile, dato che nell' agenda della politica, non si parla certo di tutele maschili, bensì al contrario di tutele femminili, di difesa delle donne, di leggi a favore delle donne, e quant' altro.  Politici e governanti fanno a gara a chi propone e fa leggi e tutele a favore delle donne(e non dei cittadini, a prescindere dal sesso, come invece dovrebbe essere), al fine di accrescere il consenso elettorale, sia tra i cittadini di sesso femminile(per ovvie ragioni) sia tra i cittadini di sesso maschile, quest' ultimi per uno spirito di cavalleria verso le donne, accettano di buon grado queste tutele a senso unico a favore delle donne.  

Per quanto riguarda invece il potere economico il discorso è analogo. Si insinua che gli uomini abbiano un  potere economico a causa del fatto che la maggior parte della ricchezza mondiale è detenuta da uomini. Ma non si dice quali sono questi uomini che detengono tale ricchezze e soprattutto quanti ne sono. Infatti la gran parte della ricchezza mondiale è nelle mani di poche, pochissime persone, una ristretta elite, al pari del potere politico, quindi la stragrande maggioranza dei maschi(e ovviamente anche delle femmine) ne è fuori.  
E' vero invece che la somma dei redditi totali degli uomini è maggiore di quello delle donne, ma a parte il fatto che, come spiegato prima, questa disparità non è a parità di lavoro(ma dovuta al fatto che molti uomini decidono di fari lavori autonomi che fruttono buoni guadagni come meccanici, elettricisti, idraulici, ecc, mentre donne decidono di fare il lavoro casalingo che invece purtroppo non è retribuito), nemmeno questo indica un potere economico maschile,  per via del fatto che la chiave della ricchezza non sta in quanto si guadagna, ma piuttosto in quanto  si spende per sé, a propria discrezione. In una famiglia il marito guadagna di più della moglie ma spende molto più per lei(e per i figli) che per se stesso. Infatti, come spiegato all' inizio della lettera, vige un modello sociale tale per cui deve essere l' uomo il principale procacciatore di reddito per la famiglia, e più in generale, vige la regola della cavalleria in forza della quale deve essere l'uomo a spendere per una donna e non viceversa.È, quindi, più probabile che siano gli uomini a mantenere la moglie, o la ex moglie, e non le mogli a mantenere loro, e pertanto con le entrate devono provvedere a sé, alla moglie e ai figli , alle tasse, nonchè i bei vestiti, le pellicce, le scarpe, i cosmetici e le vacanze della moglie. Aggiungiamoci, inoltre, che l' eventuale(e tutt'altro che improbabile) divorzio spesso significa che la donna ottiene(nel 94% dei casi) la custodia dei figli e quindi anche la casa, cui l'  ex marito deve pagare mantenimenti vari. E per completare il quadro,come accennato prima,la maggior parte dei consumi per beni di non stretta necessità(bei vestiti, scarpe, cosmetici, vacanze, riviste frivole, ecc) porta la mano femminile. 
Questo è quanto.  Ma, attenzione, nemmeno non sto insinuando che le donne non abbiano anche esse le loro problematiche e loro svantaggi. Certo che ce l'hanno anche le donne! E allora, si aiutino tutti gli uomini e le donne in difficoltà, senza guardare il loro sesso. Certo, non tutte le problematiche riguardano entrambi i sessi, quindi ci sono anche  problematiche e svantaggi specificamente femminili(così come ci sono problematiche e vantaggi specificamente maschili) e allora si faccia argine contro queste specifiche problematiche femminili(così come anche con quelle maschili)con interventi mirati verso la specifica problematica che si vuole risolvere, senza fare quindi leggi che uniformino e quindi coinvolgano tutti gli uomini da una parte, e tutte le donne dall' altra. Infatti, uomini e donne non sono due categorie omogenne e monolitiche in ognuna delle quali ci si trova nelle stesse condizioni sociali e di vita, ma vi sono tante e molteplicità diversità sia tra uomini e uomini che tra donne e donne, quindi vi sono donne in difficoltà meritevoli di essere aiutate,  e donne non in difficoltà, ugualmente vi sono uomini in difficoltà meritevoli di essere aiutati, e uomini non in difficoltà, quindi non è il sesso il parametro per stabilire se una persona è privilegiata o svantaggiata e oppressa. Al fine di meglio chiarire il concetto, faccio un' analogia: ad esempio, quando si dice che i nordici sono più alti degli orientali, ci si riferisce alla media, e quindi non significa affatto che tutti i nordici siano più alti degli orientali, questo significa che l' essere nordici non è una certezza affinchè si sia alti e più alti di un orientale, ma semplicemente che è più probabile essere alti e più alti di un orientale. E più probabile non vuol dire certo. Pertanto anche se fosse vero(e abbiamo visto che non è affatto vero) che le donne sono, mediamente, più svantaggiate degli uomini- tali tutele a senso unico a favore delle donne rimarrebbero comunque ingiustificate,  perchè ne benifecerebbero non solo quelle donne svantaggiate e quindi meritevoli di tutele ma anche quelle donne non svantaggiate e quindi non bisognose di tutele speciali, e verrebbero penalizzati anche quegli uomini invece svantaggiati e quindi meritevoli di tutele, quindi non solo quelli (presunti) avvantaggiati e quindi non bisognosi di tutele. Questo vuol dire sparare nel mucchio.   In poche parole, così facendo, si combattono presunte discriminazioni(verso le donne) aggiungendo vere discriminazioni al contrario(verso gli uomini),  non a caso i fautori stessi di queste leggi a tutele a senso unico a favore delle donne, le chiamano spudoratamente "discriminazioni positive", positive perchè colpiscono gli uomini!   Questa è un' infamia, una beffa, una presa in giro, non degna di una società e di un paese che si professano civili e che si vantano di essere progrediti e all' avanguardia dei diritti umani, egregio Presidente. Una legge non può basarsi sul sesso(o alla razza, alla religione, ecc), ma caso per caso sulla specifica situazione personale, economica, umana e sociale di ogni individuo.  Anni e anni di battaglie affinchè il sesso, il colore della pelle, la religione,e quant'altro, non fossero considerati elementi di differenziazione davanti alla legge e alla società, e invece ora ritorniamo secoli indietro, solo perchè ad essere colpiti sono i cittadini di sesso maschile, e quindi per compiacere un ' ideologia malata(cioè il femminismo  estremo e radicale), anzichè la realtà dei fatti che ci dice, invece che le persone in difficoltà e quindi meritevoli di tutele e aiuti possono essere sia donne che uomini! L' oscurantismo che si spaccia per progresso e parità. Ecco a dove siamo arrivati.
E per questo motivo, caro Presidente, che faccio appello a Lei,  illustre ed esimio Costituzionalista, affinchè venga ripristinata la parità Costituzionale e Sociale tra uomini e donne e quindi affinchè i provvedimenti emanati dalle Autorità della Repubblica, sia legislative che giudiziarie, non siano viziati da determinate ideologie, qualunque esse siano.
Mi scuso per la lunghezza, ma vista l' entità di ciò che Le chiedo, era giusto che fossi quanto più esaustivo possibile. 
Certo di una Sua attenzione, le porgo i più Cordiali Saluti e soprattutto i più sentiti Auguri di buon Lavoro nella sua altissima Carica.
Raffaele 
 
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Ultimamente si sente sempre più spesso parlare di "difesa della famiglia", in ambiti religiosi, tradizionalisti, conservatori. In particolare,  in tali ambiti,sono nati due grossi movimenti che si auto presentano come "difensori della #famiglia tradizionale", l' uno chiamato "Manif Pour Tous"(nato in Francia contro i provvedimenti pro-gay di Hollande ma diffusosi anche in Italia) e l'altro "Sentinelle in Piedi" i cui militanti(vedere foto) "difendono" la famiglia rimanendo minuti, e talvolta anche ore, in piedi leggendo libri a loro cari davanti a sedi amministrative o istituzionali.
Anche io sono un difensore della famiglia, eppure mi ritrovo in disaccordo con questi di cui sopra. Un disaccordo, ovviamente, nel metodo. Questi, ingenuamente, o meglio, stoltamente,  credono che la difesa della famiglia stia nell' affermare che "il matrimonio è solo tra uomo e donna", e quindi non anche tra persone dello stesso sesso. Eppure, nonostante  in Italia non ci siano matrimoni tra gay, la famiglia è quasi completamente sfasciata, con il più alto tasso di separazioni in Europa(ma non era l' Italia il "paese influenzato dal Vaticano"?), ormai oggi quasi nessun matrimonio non si sfascia. E stiamo parlando, appunto, di matrimoni tra uomini e donne. Quindi, come si vede, l' esclusività del matrimonio eterosessuale non è affatto una garanzia di difesa della famiglia.  Se poi si aggiunge il fatto che tra i più grandi paladini della difesa della famiglia "tradizionale"(sic!) ci sono  adulteri impenitenti e divorziati risposati(come tanti politici cattolici, a cominciare da Salvini) si completa il quadro.
La causa dello sfascio della famiglia, quindi, non sta nei matrimoni omosessuali-questi semmai possono essere la conseguenza dello sfascio della famiglia, non certo la causa-ma nell' assenza di  un' #Etica di coppia(di cui ho già parlato sia qui che negli altri miei due blog, ad esempio qui:  https://plus.google.com/u/0/108902436809153889981/posts/j76rYSLje8D ) e nella criminalizzazione antimaschile, che imperversa sui Media, a riguardo dell' inesistente "emergenza femminicidio" e " violenza contro le donne"- portata avanti, non solo dai laicisti, "progressisti" e anticlericali, ma anche dai suddetti ambiti religiosi(a cominciare dal Papa)-che descrive i mariti/fidanzati come in buona parte carnefici delle loro mogli/fidanzate.
Oggi le donne sono state educate(dai Media, dalla scuola, dalle Istituzioni, ecc) ad abbandonare i loro mariti, separandosi  e divorziando,i quando non sentono più nulla per loro(in barba ad ogni dovere e principio etico, doveri che valgono anche per gli uomini, sia chiaro)) e a ritenere gli uomini in gran parte carnefici,oltre che buoni a nulla. E' ovvio, quindi, che in siffatte condizioni, la stabilità e l' integrità delle famiglie ne risentono, ma io non ho mai sentito tali sedicenti "difensori della famiglia",nè la Chiesa in generale, protestare contro queste condizioni sopra  descritte, anzi spesso l' avallano al fine guadagnare il consenso femminile e del politicamente corretto dei Media. Se questo non significa essere fessi!
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Demagogia, qualunquismo, #populismo . Tre parole in un solo concetto. Questo è lo "spirito" che accomuna quasi tutti quando si guarda al sistema politico-amministrativo, dando quindi vita all' #antipolitica   Cioè quasi si tende a credere che tra  le maggiori piaghe che affliggono la società ci sia quella degli stipendi alti dei politici e degli annessi privilegi. Ora non voglio negare che questo non sia una bella cosa, nondimeno non è detto che sia una piaga tale da meritare una mobilitazione sociale e morale così agguerrita, ampia e unanime. Primo perchè da che mondo è mondo è normale che chi riveste ruoli di comando, e quindi un' alta posizione sociale, goda di uno stipendio alto e di vari privilegi. Secondo, perchè i soldi atti a pagare tali spese politiche rappresentano solo una piccolissima frazione del bilancio totale per pagare i bisogni dello Stato e della Comunità, quindi non influiscono granché sulla qualità dei servizi nei confronti dei cittadini.
Sembra un paradosso, ma è meglio che un politico venga pagato molto bene, perchè così si sentirà maggiormente incentivato ad amministrare bene, alla stessa stregua di un professionista che quanto più viene pagato tanto meglio fa il suo lavoro nei confronti del cliente. Ovviamente mi si potrà obiettare facendo notare che i politici non fanno bene il loro lavoro nonostante vengano pagati molto bene, e questo è vero, ma farebbero ancora di peggio se venissero pagati di meno.  Perciò, è ora che si lasci da parte questo Moralismo.
La vera e la più grande piaga della società sta invece, quindi, non nei privilegi dei politici, non nella presunta "emergenza criminalità"(emergenza, più che altro, virtuale,di creazione mediatica) o quant'altro, ma nell' assenza di una cultura etica volta a difendere e tutelare l' appagamento dei bisogni umani più interiori ed esistenziali, in assenza del quale, come purtroppo succede, la società, pur essendo materialmente appagata, è infelice e nevrotica, perchè appunto sprovvista di un benessere interiore/esistenziale che invece sarebbe garantito dall' osservanza di punti di riferimenti etici quali misericordia pietà umana, integrità della famiglia,  indissolubilità del matrimonio, difesa di una sana sessualità, ecc,ma in compenso è pervasa da una becera e nichilista mentalità libertina, edonista ed individualista incentrata sul becero paradigma individuale "ognuno può fare ciò che vuole", e coperta da un ipocrita moralismo  interamente basato sugli aspetti più materiali(non uccidere, non rubare, non stuprare, ecc), e non anche su quelli interiori/esistenziali, come se quello materiale fosse l' unico bisogno umano.
 A questa aberrazione porta la Morale senza Etica.
In conclusione, più #Etica , meno Moralismo.
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"Le donne vanno rispettate". Così sentiamo sempre, ossessivamente, ogni giorno, specie l' 8 marzo( #8marzo ).
Si fa finta di dimenticare, quindi, che il rispetto per una persona non sta nel suo sesso di appartenenza, ma nel suo comportamento, nelle sue azioni, insomma in quello che fa e dice.  Il rispetto, per riceverlo, bisogna, a sua volta, darlo. Tutte le persone, sia donne che uomini, ,anche quelle più cattive e malvagie, hanno diritto a vivere, ma non tutte le persone meritano di essere rispettate. E allora perchè, di grazia, bisogna rispettare una donna solo perchè donna? Ci sono tante, tantissime, troppe, donne cattive e malvagie, che non meritano di essere rispettate. Si potrà dire che lo stesso discorso vale anche per gli uomini. Certo, però nessuno si è mai sognato di pretendere che un uomo(maschio) debba ricevere rispetto solo perchè nato maschio e che bisogni fare leggi ad hoc per gli uomini(come invece si fa con le donne), perchè ovviamente si verrebbe accusati di sciovinismo maschilista. E invece, questo razzismo a favore delle donne e contro gli uomini, viene fatto passare per "parità dei sessi".

 Un tempo, i nazisti celebravano la festa della "razza ariana", commemorando inesistenti "persecuzioni" degli ebrei contro i suddetti "ariani". oggi invece tanta gente che si crede "anti-sessista" e "anti-razzista",  celebra la "festa della donna", commemorando un falso incendio(*) contro operaie donne solo perchè donne, e inesistenti "persecuzioni" degli uomini(specie del passato) contro le donne, gettando fango e calunnia contro gran parte del genere maschile, accusato appunto di essere "privilegiato" e "oppressore" di donne.

Le "donne" al posto degli "ariani", e gli "uomini" al posto degli "ebrei". Cambiano i nomi, i soggetti, ma la dinamica razzista è la stessa.

Si tende sempre a pensare che più passa il tempo, più si progredisca. E invece quei mali del passato che si denunciano, e che crediamo scomparsi, invece oggi si ripropongono in modo ancora più feroce, ma con nuove vesti e quindi camuffati da "bene", rendendosi invincibili, perchè nessuno ovviamente si sognerebbe mai di lottare contro il "bene".

Per fortuna non mancano donne di buon senso che, a differenza di tantissimi uomini, hanno capito questo inganno diffuso dai Media e da una certa cultura marcia( #femminismo ) oggi molto in voga.

*: Che la festa dell' 8 marzo sia frutto di un falso storico, oggi è risaputo dagli storici. Per qualche dettaglio in tal senso, si legga ad esempio(dal mio blog), questo: http://ilvolodidedalo.blogspot.it/2012/03/festa-della-donna-un-falso-storico.html, oppure questo: http://www.qelsi.it/2014/lincendio-nella-fabbrica-l8-marzo-un-falso-storico/ e nati altri documenti in rete,specie in lingua inglese. Comunque, anche se fosse vera, lo stesso non cambierebbe nulla, visto che la stragrande maggioranza degli infortuni e dei morti in lavoro riguarda uomini(così come in guerra e in ogni altro contesto tragico), ma nessuno si è mai sognato di proclamare una festa degli uomini
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Razzismo cattivo e Razzismo "buono"

a)Persone che si credono "anticonformisti" e "contro il Sistema" perchè urlano che i   #Rom  "sono la feccia della società" e che i #musulmani sono "brutti, sporchi e cattivi", e invece non si rendono conto di essere pienamente conformisti e organici al Sistema. 
b)Persone-purtroppo quasi tutta la società- che si credono per la "parità" e "uguaglianza",perchè che gli uomini, in quanto tali,sono "privilegiati e oppressori di donne", mentre quest' ultime, in quanto tali sono svantaggiate(rispetto agli uomini) e oppresse(dagli uomini), come se uomini e donne fossero due categorie omogenee, e ignorando quindi le diversità di condizione che ci possono essere da individuo a individuo, a prescindere dal sesso.

Il primo(a) è una forma di #razzismo politicamente scorretto, mentre il secondo(b) è una forma di razzismo politicamente corretto(perchè avallato e accreditato dalle Istituzioni e dai Media), quindi molto più pericoloso perchè mascherato da "bene", mentre il primo, mostrando la sua vera faccia da "male", può essere combattuto molto più agevolmente.
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