Profile cover photo
Profile photo
Fulvio Rocco de Marinis
27 followers -
Prefetto di Forlì-Cesena
Prefetto di Forlì-Cesena

27 followers
About
Posts

Post has shared content
Immagini di #VillaGiulia, sede del Museo Etrusco di #Roma ma, anche, esempio di villa suburbana voluta da un Papa, Giulio III (da qui il nome della villa). Ricordiamoci che questa zona di Roma, non lontana dal #Pincio, era ed è situata fuori dalle Mura Aureliane, quindi fuori città. Aveva anche la possibilità di allacciarsi ad una fontana ed un acquedotto non lontano da lì, e non era troppo vicino al #Tevere. Il Papa chiamò uno degli architetti più in voga del momento (siamo circa a metà del '500), l'Ammannati. Con alcuni aiuti, costruì una residenza davvero incredibile. La facciata severa nasconde un vero paradiso: internamente la villa si sviluppa su più livelli longitudinali. In primo luogo, un cortile ellittico, con le volte interne decorate con quei finti pergolati, ricchi di frutti ed abbelliti da ottimi, immette all'interno della villa, dove numerosi giardini contribuivano a dare un tocco naturale al complesso. Ma la vera sorpresa è dopo questo primo cortile, dove vediamo un bellissimo ninfeo: questi elementi a replicare una grotta, con tanto di mosaico e statue, rendevano questo angolo un posto dove entrare in contatto con la Natura, nel suo completo rispetto e con la volontà di riposare corpo e, soprattutto, mente. I ninfei erano riproposizioni delle abitazioni (o per meglio dire elementi naturali) in cui, secondo la mitologia antica, vivevano le ninfe, creature semi divine legate a doppio filo all'acqua (simbolo di purezza e vita). Insomma, dove oggi c'è un museo, una volta il Papa amava passare le sue giornate, in particolare quelle estive, beandosi di affreschi, giardini e giochi d'acqua! #Rome #villa
PhotoPhotoPhoto
18/11/16
3 Photos - View album

Post has shared content
Una foto scattata qualche anno fa quando, agli occhi del mondo, si rivelò quello che pareva essere la famosa "Grotta del Lupercale", laddove l'imperatore #Augusto rinverdì la già millenaria tradizione dei Lupercalia. Cosa erano? Giorni sacri, a metà febbraio, in cui ci si doveva purificare ringraziando gli Luperco (nome arcaico del Dio Fauno, protettore dei boschi e del bestiame), affinché esso proteggesse caprini ed ovini dai lupi. Secondo un'altra tradizione, però, i Lupercalia non sarebbero altro che un ringraziamento agli Dei per la vicenda di Romolo e Remo, trovati ed allattati da una Lupa (animale arcaico creduto simbolo di Marte, ora Dio della Guerra ma alle origini Dio della Fertilità). Insomma, una leggenda che si perde nella notte dei secoli, a cui però i Romani si sentivano molto affini. Proprio per tale ragione, nell'ottica della sua propaganda, Augusto diede maggior impulso a queste feste e riti. Come si svolgevano? Il rito veniva officiato da un "magister" che dirigeva i Luperci, i veri protagonisti del rito. Essi erano giovani seminudi con la faccia coperta di fango, cinti in vita da una pelle di capra (appena sacrificata), e ricoperti sull'addome da grasso animale. I Luperci erano divisi in due schiere (ed ancora oggi si discute da dove viene questa netta distinzione), le quali dovevano presentare un nuovo adepto ciascuno che, in occasione della cerimonia, sarebbe diventato ufficialmente un Luperco. In che modo? Immaginate la scena, all'interno di questa grotta sotterranea, forse artificiale, illuminata solo da candele. I suoi si avvicinavano, ed uno dopo l'altro, intingevano un coltello nel sangue ancora fresco della capra appena sacrificata, lasciandosi un segno rosso sulla fronte. In seguito, con una benda di lana bagnata col latte, i due si asciugavano e pulivano. Forse un rito ancestrale di rinascita dopo la morte, o di continuazione del ciclo di vita. In seguito, la pelle della capra veniva tagliata in modo da creare delle sorte di fruste, che tutti i Luperci utilizzavano per vergare il suolo e tutti coloro che gli capitassero a tiro, donne in particolare. Immaginate un gruppi di ragazzi, ridenti e felici, colpire con strisce di lana caprina sacra sia il terreno sia, soprattutto, le donne (chiaro simbolo di fecondità e di buon auspicio). Come vedete, nella #Roma Caput Mundi, le antiche tradizione, che a noi possono sembrare strane, non morivano di certo... #Rome #Lupercalia #Impero #lupo
Photo

Post has shared content

Post has shared content

Post has shared content
Ricostruzione di come doveva essere la zona del presbiterio della vecchia Basilica di San Pietro, quella voluta dall'Imperatore #Costantino nel corso del IV secolo per commemorare il santo e sviluppare il suo culto e quello del Cristianesimo. Il luogo forse più importante del mondo allora conosciuto, quantomeno per la comunità cristiana. La tomba di San Pietro, quella ritenuta tale almeno, sin dalla sua morte avvenuta, secondo la tradizione, nel 65 d.C., da subito fu oggetto di un'importante volontà di celebrare il suo martirio. Il suo culto si sviluppò talmente tanto che, dal I al IV secolo d.C., numerose tombe (non solo cristiane) sorsero nei pressi del suo sepolcro, facendo nascere una vera e propria necropoli. Come da uso romano, le tombe erano realizzate al di fuori del centro cittadino, oltre le mura, ed anche questo avvenne con San Pietro. Non dimentichiamoci che, a dispetto di quanto si dice, i Romani avevano sempre rispetto per i morti, anche per quelli cristiani. Per questo il corpo di San Pietro non fu distrutto, ma sepolto come tutti gli altri. Immaginiamo i primi cristiani, e Costantino stesso, pregare davanti alla nicchia in cui ci sarebbero le spoglie mortali del santo, una nicchia che nel corso del tempo è andata abbellendosi, come l'immagine qui sotto. Costantino fece erigere un baldacchino a sormontare il luogo sacro, sorretta da colonnine tortili e marmoree che ancora oggi sono visibili nei pilastri giganteschi che circondano agli angoli il nuovo, e celebre, baldacchino bronzeo del Bernini (che fu ispirato proprio dal precedente). Piccola curiosità: la tomba di San Pietro fu "riscoperta", dopo secoli di modifiche ed interramenti, da alcuni operai ed archeologi poco meno di 80 anni fa, quando scavando per tumulare Papa Pio XI trovarono una piccola nicchia decorata con affresco rosso, e con lettere greche visibili su una delle mura recitanti "Petro Eni". Pietro è qui. Non solo, poiché furono trovati anche ossa umane risalenti, a seguito di studi e controlli, al I secolo d.C. ed appartenuti ad un uomo sui 65 anni... #Rome #Roma #SanPietro #tomba
Photo

Post has shared content
Sono vicino ai nostri cari amici marchigiani e umbri ed a tutte le terre terribilmente lesionate da questo terremoto senza fine. Sono popoli di grandi lavoratori e grande concretezza, che sapranno andare avanti e reagire al meglio....

Post has shared content
"La più piccola cosa compiuta vale più di cento cose pensate". (A. Curnetta)
Photo

Vi invito a visitare il mio sito web www.fulvioroccodemarinis.it.. Un contenitore di riflessioni ed idee per analizzare i grandi personaggi ed eroi del passato, gli avvenimenti più significativi che hanno fatto la storia del nostro Belpaese, e capire quindi il presente e ciò che succederà......per un confronto che spero sia sempre costruttivo....

Post has shared content
Ci troviamo nel Museo Etrusco dei Musei Vaticani, aperto da Papa Gregorio XVI nella metà del '800. Questa statua bronzea incompleta rappresenta, anche se non sembra, un importante documento storico che ci apre uno squarcio sul mondo degli etruschi. Questo è il Marte di Todi, statua risalente addirittura al V secolo a.C. (quindi più di duemila e cinquecento anni fa) che rappresenta, appunto, il Dio della Guerra. Da ricordare che il Pantheon etrusco ha molti punti in comune con quello greco, e ciò è dovuto ai prosperi traffici commerciali tra le poleis greche in Italia, e non solo, e le città-stato etrusche. Mercati e commerci che hanno portato ad una commistione di stili e culture. Questa statua fu donata da un certo Trahal Trutitis ,un cittadino etrusco che, forse per status sociale o forse per ringraziamento, donò questa statua al tempio. Un documento eccezionale perché il tutto è scritto nell'iscrizione dedicatoria presente in basso. Uno spaccato della cultura e della società di Todi, una delle tante cittadine fondate dal popolo degli Etruschi, che ancora oggi porta con sé molti misteri... #Roma #Vaticano #museo #Rome #Etrusco
Photo

Post has shared content
Do you see this wonderful work of art? We are in the Doria-Pamphilj Gallery and here we can find one of the secrets of the art history! Usually if you think about a painting probably you could thinks boout surfaces like canvases, for example. but sometimes artists invented something new, searching for new and original ways to paint. Like in this case. We are in front of a painting and colors painted on a...stone! The surface is just stone, not canvas. It was made by Antonio Tempesta at the mid of the XVI century, and the title is "Landscape of the Red Sea". He was an artist who really loved very much to depict landscapes more than human figures. It was something common in Italy, and many noblefamilies like that kind of painters. How many details we can find here: human figures, horses, and magic and fantastic landscapes, like the sky and the mountains. Tempesta made very flat the surface, in order to create better the colors. Do you like it? #Rome
Photo
Wait while more posts are being loaded