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Loretta Fusco
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Fa' che il tuo tempo sia vita e che la tua vita non sia una perdita di tempo.
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Chesil Beach – Il segreto di una notte

Sono andata a vedere Chesil Beach perché amo Ian Mc Ewan lo scrittore che mi aveva già emozionato ai tempi di Espiazione. La curiosità era vederlo all’opera anche come sceneggiatore del film tratto dal suo libro e diretto dal regista teatrale Dominic Cooke.
M’incuriosiva l’argomento trattato, i tabù e le convenzioni sociali agli inizi degli anni ’60, poco prima della rivoluzione sessuale e dell’avvento della beatlemania.
Devo dire che McEwan ha centrato l’obiettivo ed è riuscito a restituire insieme a Cook e all'ottimo direttore della fotografia Sean Bobbit, un perfetto spaccato dell’Inghilterra di allora, di quello spazio temporale non ancora contaminato da stili e mode che sarebbero esplosi nella società di lì a poco. Florence e Edward, interpretati dai bravissimi Saoirse Ronan e Billy Howle sono i due giovani protagonisti, freschi di studi e di ambizioni, appartenenti a due mondi diametralmente opposti per estrazione sociale. Lei violinista, lui laureato in storia, si innamoreranno fino a decidere di sposarsi.
Non hanno fatto i conti però con l’incapacità di vivere il loro tempo svincolati dalle rigide regole, obblighi, il puritanesimo radicato, i vissuti di sofferenza che emergono nei flashback ripetuti, alternati ossessivamente alle sequenze del primo giorno di nozze che segue passo dopo passo i due sposi nei goffi tentativi di spogliarsi non soltanto dei vestiti ma di tutte le sovrastrutture e gli obblighi che li ingabbiano e cristallizzano, facendo naufragare il loro sogno di emancipazione da se stessi.
Si troveranno frustrati, umiliati ad affrontare il fallimento del loro amore nello stretto lembo di terra davanti al mare che avevano scelto come destinazione del loro viaggio di nozze. Non cercheranno di capirsi, sarebbe bastato qualche anno e forse, con lo sdoganamento sessuale, tutto sarebbe stato diverso.
Rivedersi dopo quarant’anni, la vita ormai tracciata, non fa che acuire i rimpianti per un amore che forse, con maggior coraggio, maturità, superamento dell’orgoglio, si sarebbe potuto salvare.
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Sul Messaggero di oggi
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12/10/18
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Il prossimo appuntamento con "Teresa e Blanca" avverrà a Treppo Carnico il 20 ottobre.
La presentazione sarà arricchita da una rappresentazione teatrale con le musiche a cornice di e con Alvise Nodale e Massimo Silverio tratte dal loro prossimo CD.

Non posso che augurarmi la presenza di tanti amici soprattutto carnici, visto il luogo in cui si svolgerà l'evento.

Grazie a Angela Cortolezzis, Presidente dell’Associazione Culturale “Elio Cav. Cortolezzis” e alla Casa editrice L'Orto della Cultura che presenzierà all'evento.
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Quest’anno l’ambitissimo Premio Strega l’ha vinto una donna dal nome quasi impronunciabile, Helena Janeczek, scrittrice dal passato doloroso legato al campo di concentramento di Auschwitz dove furono internati i suoi genitori, di origini ebreo-polacche.
Arrivata in Italia nel 1983 é cresciuta a Monaco di Baviera, città dove ha dovuto imparare ben presto a convivere con i fantasmi di un nazionalismo sempre latente.
Non so se sia questa la ragione che l’ha portata a scrivere il romanzo “La ragazza con la Leica” vincitore del Premio che narra la vicenda professionale e umana di Gerda Caro, prima fotogiornalista uccisa durante la guerra civile in Spagna. Compagna di Robert Capa, riconosciuto come il più grande fotografo di guerra, il loro fu un sodalizio amoroso e professionale stroncato dalla morte della giovane donna investita da un carro armato.
In un momento in cui nell’Italia del cambiamento si dibatte il problema dei migranti con i toni duri e autoritari di Salvini, in un’ottica di chiusura non solo delle frontiere , questa della Janeczek appare come una duplice vittoria non solo perché era molto tempo che non vinceva una donna ma perché riapre un dibattito mai sopito sugli orrori del nazifascismo accendendo spiragli di luce.
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