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Giovanni Visetti
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Viaggiatore, cinemaniaco, blogger e fotografo dilettante, escursionista, cartografo, appassionato di musica e cibi tradizionali, logica e scienze naturali.
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E anche a 91 anni Harry Dean Stanton è stato capace di una grande interpretazione, e stavolta da protagonista assoluto.
Peccato che ci abbia lasciato poco più di un anno fa.
372 “Lucky” (John Carroll Lynch, USA, 2017) * con Harry Dean Stanton, David Lynch, Ron Livingston, Tom Skerrit * IMDb 7,4 RT 98%

Che gran bel film!
Semplice eppure profondo, sarcastico e a tratti commovente, arguto e cinico, ... un gioiello del cinema indipendente contemporaneo, prodotto con un budget molto ridotto, senza nomi altisonanti e praticamente senza set.
Mattatore assoluto è Harry Dean Stanton, al suo 109° e penultimo film, all’età di 91anni ma in gran forma. Gli esterni ricordano molto “Paris, Texas” (Wim Wenders, 1984) e sono certo che sia un voluto doveroso omaggio a quell’altra grande interpretazione di HDS, in un ottimo film.
“Lucky” segna l’esordio alla regia di John Carroll Lynch dopo oltre una cinquantina di film (fra i più recenti lo si può ricordare nei panni del presidente Johnson in “Jackie” (Pablo Larraín, 2016) e di Mac McDonald in “The Founder” (John Lee Hancock, 2016), ma è bene sottolineare che non ha alcun legame di parentela con il ben più famoso David Lynch il quale tuttavia, insolitamente, partecipa a questo film in un ruolo non proprio secondario.
Lucky è il soprannome del protagonista che, nonostante l’età avanzata, è del tutto indipendente, vive da solo, segue la sua routine quotidiana a casa e poi spesa, caffè e 4 chiacchiere con i soliti amici, la sera al bar per un Bloody Mary. Vari eventi lo rendono consapevole del fatto che non è “eterno”.
I dialoghi sono brillanti e sorprende la sua prontezza nel cogliere l’essenza della discussioni e rispondere a tutti in modo pragmatico e spesso inconfutabile. Pur apparendo un po’ “orso”, è benvoluto da tutti anche se molti lo provocano proprio per vedere come controbatterà. C’è chi lo va a trovare a casa per assicurarsi che stia bene e chi lo invita al compleanno del figlio, festa in puro stile messicano con tanto di trio mariachi, e nell’occasione HDS si esibisce (a sorpresa) anche come cantante interpretando la famosissima (in Messico) “Volver” sorprendendo e commuovendo tutti.
Ottima tutta la colonna sonora, fra musica messicana, country e bluegrass.
"Lucky" sembra un’esaltazione dello stile di vita di piccola cittadina dove tutti si conoscono e si preoccupano per il benestare degli altri, forse utopica pacifica convivenza fra americani di varie estrazioni sociali e di varie etnie: bianchi, afroamericani e messicani. In qualche piccola comunità è certamente possibile, forse esistono tali posti, comunque è bello crederci.
Film da non perdere, soprattutto per adulti, pensionati e anziani che potranno apprezzare tante sfumature non percepibili dai più giovani.
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12/11/18
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372 “Lucky” (John Carroll Lynch, USA, 2017) * con Harry Dean Stanton, David Lynch, Ron Livingston, Tom Skerrit * IMDb 7,4 RT 98%

Che gran bel film!
Semplice eppure profondo, sarcastico e a tratti commovente, arguto e cinico, ... un gioiello del cinema indipendente contemporaneo, prodotto con un budget molto ridotto, senza nomi altisonanti e praticamente senza set.
Mattatore assoluto è Harry Dean Stanton, al suo 109° e penultimo film, all’età di 91anni ma in gran forma. Gli esterni ricordano molto “Paris, Texas” (Wim Wenders, 1984) e sono certo che sia un voluto doveroso omaggio a quell’altra grande interpretazione di HDS, in un ottimo film.
“Lucky” segna l’esordio alla regia di John Carroll Lynch dopo oltre una cinquantina di film (fra i più recenti lo si può ricordare nei panni del presidente Johnson in “Jackie” (Pablo Larraín, 2016) e di Mac McDonald in “The Founder” (John Lee Hancock, 2016), ma è bene sottolineare che non ha alcun legame di parentela con il ben più famoso David Lynch il quale tuttavia, insolitamente, partecipa a questo film in un ruolo non proprio secondario.
Lucky è il soprannome del protagonista che, nonostante l’età avanzata, è del tutto indipendente, vive da solo, segue la sua routine quotidiana a casa e poi spesa, caffè e 4 chiacchiere con i soliti amici, la sera al bar per un Bloody Mary. Vari eventi lo rendono consapevole del fatto che non è “eterno”.
I dialoghi sono brillanti e sorprende la sua prontezza nel cogliere l’essenza della discussioni e rispondere a tutti in modo pragmatico e spesso inconfutabile. Pur apparendo un po’ “orso”, è benvoluto da tutti anche se molti lo provocano proprio per vedere come controbatterà. C’è chi lo va a trovare a casa per assicurarsi che stia bene e chi lo invita al compleanno del figlio, festa in puro stile messicano con tanto di trio mariachi, e nell’occasione HDS si esibisce (a sorpresa) anche come cantante interpretando la famosissima (in Messico) “Volver” sorprendendo e commuovendo tutti.
Ottima tutta la colonna sonora, fra musica messicana, country e bluegrass.
"Lucky" sembra un’esaltazione dello stile di vita di piccola cittadina dove tutti si conoscono e si preoccupano per il benestare degli altri, forse utopica pacifica convivenza fra americani di varie estrazioni sociali e di varie etnie: bianchi, afroamericani e messicani. In qualche piccola comunità è certamente possibile, forse esistono tali posti, comunque è bello crederci.
Film da non perdere, soprattutto per adulti, pensionati e anziani che potranno apprezzare tante sfumature non percepibili dai più giovani.
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12/11/18
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371 “The Way Home” (Jeong-hyang Lee, Kor, 2002) tit. or. “Jibeuro” * con Seung-ho Yoo, Eul-boon Kim, Hyo-hee Dong * IMDb 7,9 RT 75%

Pur partendo da un buon soggetto, mi sembra che Jeong-hyang Lee abbia esagerato troppo i caratteri dei protagonisti creando un ragazzino troppo indisponente e scostumato (sostanzialmente stupido) ed una nonna fin troppo disponibile con chi è venuto a turbare la sua bucolica tranquillità. Si potrebbe dire che sono altre culture, ma è evidente che il germe dell’arroganza e dell’assenza di rispetto non solo nei confronti degli anziani ma anche dei genitori ha colpito perfino i paesi dell’Estremo Oriente.
Descrizione di un non-scontro generazionale in quanto uno solo dei contendenti aggredisce e combatte. Praticamente un’occasione persa.
Non proprio male, ma senz’altro deludente rispetto alle attese.
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12/11/18
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All'epoca non troppo ben accolto dalla critica (e neanche dal pubblico) e tuttavia, secondo Peter Bogdanovich, "I Confess" fu uno dei film di Hitchcock più apprezzato dai registi della Nouvelle Vague.
370 “I confess” (Alfred Hitchcock, USA, 1953) tit. it. “Io confesso” * con Montgomery Clift, Anne Baxter, Karl Malden
IMDb 7,3 RT 81% * Candidato al Grand Prize a Cannes 1953

Questo è fra i film meno conosciuti del periodo americano di Hitchcock, e non ne comprendo il motivo ... l’ho trovato ottimo e certamente migliore di altri ben più famosi. Sembra un misto di vari generi, tuttavia perfettamente miscelati: court movie, dramma romantico, thriller, noir e anche altro. Buon cast anche se pare che Hitchcock avesse richiesto altri interpreti è non gradì molto le diverse scelte della produzione.
La trama si dipana in modo abbastanza lineare, ma il pregio sta nel non lasciar prevedere se, come, quando e da chi sarà smascherato l’assassino, non per bravura di chi investiga (l’ispettore interpretato da Karl Malden) ma per la rottura del muro di silenzio che - per motivi molto diversi - si è creato intorno all’omicidio con il quale si apre il film.
Montgomery Clift interpreta il sacerdote ingiustamente accusato, ma Hitchcock non calca assolutamente la mano sull’argomento religioso (in particolare sul segreto della confessione) puntando esclusivamente sul dilemma: parlerà o non parlerà?
Piacevolissima sorpresa frutto della ricerca dei film meno noti del maestro del thriller, dopo aver recuperato “Lifeboat” (1944) pochi giorni fa e in attesa di guardare “The Wrong Man” (1956, con Henry Fonda e Vera Miles), dopodiché mi mancheranno solo un altro paio di film per completare la filmografia di Hitchcock, oltre al corto “Bon Voyage” (1944) e, ovviamente, allo scomparso mediometraggio “The Mountain Eagle“ (1926).
Se non lo avete visto, vi suggerisco di recuperarlo ... ne vale la pena!
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12/11/18
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370 “I confess” (Alfred Hitchcock, USA, 1953) tit. it. “Io confesso” * con Montgomery Clift, Anne Baxter, Karl Malden
IMDb 7,3 RT 81% * Candidato al Grand Prize a Cannes 1953

Questo è fra i film meno conosciuti del periodo americano di Hitchcock, e non ne comprendo il motivo ... l’ho trovato ottimo e certamente migliore di altri ben più famosi. Sembra un misto di vari generi, tuttavia perfettamente miscelati: court movie, dramma romantico, thriller, noir e anche altro. Buon cast anche se pare che Hitchcock avesse richiesto altri interpreti è non gradì molto le diverse scelte della produzione.
La trama si dipana in modo abbastanza lineare, ma il pregio sta nel non lasciar prevedere se, come, quando e da chi sarà smascherato l’assassino, non per bravura di chi investiga (l’ispettore interpretato da Karl Malden) ma per la rottura del muro di silenzio che - per motivi molto diversi - si è creato intorno all’omicidio con il quale si apre il film.
Montgomery Clift interpreta il sacerdote ingiustamente accusato, ma Hitchcock non calca assolutamente la mano sull’argomento religioso (in particolare sul segreto della confessione) puntando esclusivamente sul dilemma: parlerà o non parlerà?
Piacevolissima sorpresa frutto della ricerca dei film meno noti del maestro del thriller, dopo aver recuperato “Lifeboat” (1944) pochi giorni fa e in attesa di guardare “The Wrong Man” (1956, con Henry Fonda e Vera Miles), dopodiché mi mancheranno solo un altro paio di film per completare la filmografia di Hitchcock, oltre al corto “Bon Voyage” (1944) e, ovviamente, allo scomparso mediometraggio “The Mountain Eagle“ (1926).
Se non lo avete visto, vi suggerisco di recuperarlo ... ne vale la pena!
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12/11/18
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369 “Rosauro Castro” (Roberto Gavaldon, Mex, 1950) * con Pedro Armendáriz, Carlos López Moctezuma, María Douglas
IMDb 6,9 * Nomination Leone d’Oro a Venezia

Classico degli anni ’50, in piena Epoca de Oro del cine messicano, con protagonista Pedro Armendáriz (uno dei più amati e versatili attori dell’epoca) affiancato da Carlos López Moctezuma, “cattivo” per antonomasia, tanto spesso anche perfido, subdolo e malvagio che in questo film sembra quasi “onesto”.
Interessante variante della solita trama del prepotente che domina il piccolo pueblo sotto la parvenza di imprenditore a volte buono (ma solo con alcuni).
Per chi apprezza il genere (e conosce lo spagnolo) è un film da non perdere. Molti lo considerano uno dei migliori melodrammi rurali.
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11/11/18
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368 “Legend” (Brian Helgeland, UK, 2015) * con Tom Hardy, Emily Browning, Chazz Palminteri, Taron Egerton * IMDb 7,0 RT 61%

Biopic dei due famosi gemelli gangster che dominarono a Londra negli anni '60. Nonostante il buon lavoro di Tom Hardy (che interpreta entrambi) il film non mi ha convinto del tutto per mettere troppo in primo piano la loro violenza, che tuttavia certamente non mancava nei due, un ex pugile e uno psicopatico al limite della schizofrenia paranoide che non riusciva a controllare i suoi scatti d'ira. Nei brevi periodi di detenzione prima di quello definitivo misero a soqquadro anche le prigioni, per il loro comportamento furono cacciati dall’esercito con disonore, nella vita da gangster non risparmiavano i loro contendenti o chi pensavano avesse fatto loro un torto e, soprattutto, lo facevano con piacere tanto da occuparsi quasi sempre personalmente di tali assunti.
Non posso fare a meno di menzionare un precedente biopic dei due criminali (del quale ho un miglior ricordo), diretto da Peter Medak nel 1990, esplicitamente intitolato "The Krays" e interpretato da due veri gemelli: Gary e Martin Kemp.
“Legend” è senz’altro più che sufficiente (soprattutto per merito di Hardy), ma non molto di più.
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11/11/18
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C’è voluto un po’ di tempo, ma sono giunto alla soluzione ... sono uno di quelli che crede nei proverbi.
“Dicette 'o pappece 'nfaccia 'a noce, damme 'o tiempo, ca te spertose!”
equivalente al classico “Gutta cavat lapidem”
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367 “Fahrenheit 451” (François Truffaut, UK, 1966) * con Oskar Werner, Julie Christie, Cyril Cusack
IMDb 7,3 RT 82% * Nomination Leone d’Oro a Venezia
Tratto dal noto romanzo di Ray Bradbury, è un film che, volendo leggere fra le righe, risulta essere estremamente attuale e moderno nonostante gli oltre 50 anni di età. Il soggetto distopico fantascientifico anticipa la invadenza della televisione a discapito della letteratura in un mondo nel quale i libri sono addirittura totalmente proibiti e per questo bruciati.
Rivisto dopo oltre 40 anni, “Fahrenheit 451” mi è apparso ancora interessante e soprattutto più che attuale, quasi una molto lungimirante premonizione dello scrittore, considerato che il libro è del 1953.
Truffaut fa un buon lavoro (specialmente nei primi 3/4 del film), ma gran parte del merito del relativo successo di “Fahrenheit 451” è senz’altro da attribuire alla fantasia di Bradbury.
Merita una visione, se non altro per ciò che rappresentò la Nouvelle Vague francese.
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10/11/18
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366 “25 Watts” (J. P. Rebella y Pablo Stoll, Uru, 2001) * con Daniel Hendler, Jorge Temponi, Alfonso Tort * IMDb 7,1 RT 78%p

Film d’esordio dei giovani uruguayani (classe ’74, provenienti dal settore pubblicitario televisivo) Juan Pablo Rebella e Pablo Stoll, i quali 3 anni dopo avrebbero scritto e diretto il loro secondo film “Whisky”, vincitore del FIPRESCI Prize e Regard Original Award e candidato a Un Certain Regard Award a Cannes, oltre a vincere Ariel, Goya, e un’altra ventina di premi.
Se quello non mi era piaciuto pur apprezzando qualche particolare nonché l’idea di fondo del soggetto, questo “25 Watts” mi è sembrato veramente senza senso, mal girato e privo di contenuti. Si tratta di una specie di cronaca della routine giornalieri di tre giovani nullafacenti, privi di aspirazioni e di ideali e piuttosto sprovveduti. L’ambientazione nella strade desolate, in auto e in locali poco frequentati, contribuisce a fornire un ambiente al limite del deprimente ... per ignavia. Lunghe inquadrature fisse ritraggono i tre intenti a dialogare del niente ...
Non guardandolo non vi perdete niente!
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10/11/18
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