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Nella nostra sede in Via Treviso Bassa 12 Reggio Calabria
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Volete saperne di più? Venite sabato 19 novembre nella nostra sede, parleremo e sperimenteremo insieme...
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Prima tappa del nostro laboratorio "Sulle orme di Peter Pan"
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Da uno studio di qualche anno fa...

Una delle prime cose che mi è stata chiara nel percorso di formazione musicoterapica è che non è semplice dare una definizione unica e valida per tutti, che chiarisca fino in fondo cosa si intende per musicoterapia. Mi sono, comunque, tuffata nel groviglio di opinioni varie  e ho cercato di elaborarealcune considerazioni che fossero sensate, almeno per me. Peraltro, il termine “musicoterapia” presta il fianco ad opinioni fortemente critiche. Effettivamente, oggi con troppa facilità e pressappochismo si parla di musicoterapia, sia quando c’è di mezzo una persona disabile, che in qualche modo si accosta alla musica, sia quando c’è di mezzo un semplice e innocuo mal di testa! Il rischio di cadere nel banale o nel ridicolo si corre senz’altro se non si procede con cautela, dando la giusta collocazione alle esperienze in cui esiste un ruolo dell’elemento musica. Ricci Bitti, nel presentare una pubblicazione[1], mette in evidenza che ci sono  orientamenti teorici di riferimento vari e che diversi sono anche i modelli operativi, per cui cambiano di volta in volta il senso del ruolo del terapeuta, il concetto di relazione tra terapeuta e paziente, la direzione che può prendere l’elemento sonoro/musicale a seconda del tipo di approccio terapeutico. Se si guarda alla musicoterapia sotto il profilo descrittivo in un’ottica storica la si può definire “un multiforme processo in cui essa stessa è stata concepita e messa in pratica in base a molte e differenti esigenze e concezioni.”[2] La musicoterapia nasce ed opera in un contesto culturale in cui convergono discipline tra loro diverse come la musicologia, l’antropologia, la filosofia, la psicologia, la psichiatria.Ciò comporta, perciò, la possibilità per chi opera in ambito musicoterapico di scegliere un approccio piuttosto che un altro, a seconda della propria formazione d’origine.In questo caso dare una definizione di cosa è Musicoterapia  significa tracciare dei confini ben precisi, ossia specificare quale aspetto o quale approccio si vuole considerare. Le varie definizioni che ci sono in materia sono sì descrizione obiettiva della  musicoterapia, ma anche espressione del pensiero di chi le formula. Dietro ogni definizione di questa o quella associazione, di questo o quel Paese, di questo o quello studioso ci sono particolari punti di vista, per cui grazie ad un’analisi attenta e rigorosa si possono rintracciare le differenze relative alle diverse forme di pensiero.[3] K.  Bruscia mette in evidenza come la complessità delle componenti “musica” da una parte e “terapia” dall’altra non faciliti la formulazione di una definizione che sia realmente oggettiva, perché già quando si parla di musica e di terapia i punti di vista sono numerosi e variamente articolati. Nel concetto di musica così come lo ha elaborato Bruscia : «l’arte dell’organizzazione temporale dei suoni e delle sue componenti fisiche ed esperienziali, allo scopo di creare e interpretare forme espressive che rinforzino, elaborino, diano significato all’esperienza della vita umana» sono rintracciabili prospettive che fanno capo a discipline diverse quali la fisica, l’antropologia, la sociologia, la psicologia, la filosofia. Di conseguenza il musicoterapista, nello svolgere la sua professione, deve tener conto delle varie prospettive disciplinari, ma deve in qualche modo andare oltre secondo un’ottica gestaltica, grazie alla connotazione multidisciplinare, interdisciplinare e transdisciplinare della metodologia musicoterapica. In realtà, resta fondamentale la sua posizione nei confronti della musica, ma la definizione e l’utilizzo di quest’ultima all’interno della pratica musicoterapica avrà nell’elemento terapia l’indicatore base per la definizione di musica all’interno della pratica musicoterapica.                                                                                                  Questo punto di vista mette in evidenza che l’elemento musicale nel contesto musicoterapico rimanda ad un concetto molto ampio. Il termine musica indica, in questo caso, “il linguaggio sonoro, ritmico e verbale, il movimento, l’uso del corpo, l’uso di melodie vocali e strumentali e qualsiasi tipo di suono, vibrazione ed energia relazionale presenti all’interno dello spazio adibito per fare musicoterapia”[4]Per Bruscia anche il concetto di terapia si presta a varie considerazioni, perché non è semplice separarlo da altri aspetti comunemente ritenuti terapeutici quali l’educazione, lo sviluppo, la crescita, la cura e quant’altro sia possibile pensare in questa direzione. La parola terapia richiama il concetto di cura, assistenza, trattamento, tutti elementi sicuramente possibili in un contesto terapeutico, ma anche molto legati ad alcuni aspetti specifici della terapia: il paziente, il terapista, gli obiettivi e il processo[5]. Chi è il paziente? Generalmente si tratta di una persona cha ha bisogno di aiuto perché è malata, la qual cosa comporta spesso nella nostra società, un’etichettatura sgradevole. Molte volte i professionisti della salute provano ad eliminare questa specie di marchio utilizzando nuovi termini per le persone che hanno bisogno di cure. Così si sente parlare di “clienti”, di “persone che cercano aiuto”, di “studenti”, di “ospiti”. Ma ciò che conta, al di là dei termini, è chiedersi con onestà : « Di cosa hanno realmente bisogno queste persone che chiedono aiuto? Qual è il loro stato di salute? »La figura del terapista o terapeuta svolge un ruolo delicato all’ interno della pratica musicoterapica. Sono tante le domande che sorgono spontanee riguardo alla sua funzione, perché è legittimo pensare che essendo la musica un agente particolarmente attivo nel processo terapeutico possa essa stessa rivestire in alcuni casi il ruolo proprio del terapeuta. Ciò comporterebbe che il paziente entri in rapporto direttamente con la musica a prescindere dalla presenza del musicoterapista. Allora la musica diventa l’unico agente attivo in grado di offrire il rimedio curativo. Se, invece, il musicoterapista utilizza la musica alla stregua di altri strumenti utili al processo terapeutico le cose cambiano nel senso che è lui l’agente attivo nel processo musicoterapico. Altro elemento non trascurabile è la relazione che il musicoterapista riesce a stabilire col paziente: entrano in gioco, così, la sua competenza, la sua professionalità e la sua abilità.Proprio per il fatto che la musicoterapia si rivolge ad una grande varietà di persone con problematiche relative a settori ampi e diversi, può avere obiettivi molteplici. Si può perciò parlare di scopi educativi, riabilitativi e terapeutici. Dalla varietà di obiettivi di cui sopra deriva anche un’ampia varietà descrittiva del processo musicoterapico. Bruscia propone all’attenzione di tutti la parte iniziale di tante definizioni che si riferiscono all’ uso della musica o alla sua applicazione. Ne cito alcune:
“funzionale” (Alley 1979)
“controllata” (Alvin 1975, Bang 1986, Munro & Mount 1978)
“propositiva” (Responsabili della musicoterapia della Pennsylvania Sudorientale)
“prescritta” (Peters 1987)
“pianificata” (AMTA1984, Istituto Sudafricano 1984, Bright 1981)
“sistematica” (NAMT 1980)
“integrata” (Schmolz 1984)
Da alcuni la musicoterapia viene descritta come un “processo” creativo, interpersonale, finalizzato. C’è chi si sforza di quantificare il contributo della musica o del terapeuta al processo stesso. Benenzon vede il suono, la musica e il movimento causa di stati regressivanti, che sono all’origine dell’apertura di nuovi canali di comunicazione. Boxill considera la musica agente di cambiamento, funzionale alla relazione terapeutica, alla crescita e allo sviluppo della persona.Bruscia parla di processo interpersonale in cui le esperienze musicali e le relazioni che ne scaturiscono si trasformano in forze dinamiche funzionali al cambiamento. Potrei elencare tante altre opinioni relative al processo musicoterapico. La cosa più evidente che emerge è che c’è molta differenza tra le une e le altre, si tratta di una differenza determinata dalle teorie cui fanno capo i vari terapeuti, le più diffuse delle quali sono quelle comportamentali, educative, psicoanalitiche, umanistico-esistenziali e olistiche[6]. Partendo, quindi, da queste prospettive teoretiche si può pensare ad una definizione di musicoterapia che tenga conto di alcuni fattori importanti quali:
lo stato di salute o i bisogni dei destinatari del trattamento
i ruoli e le funzioni sia della musica sia del terapista
le qualifiche e le responsabilità del terapista
la natura dei rapporti tra paziente, musica e terapista
gli scopi della terapia
una descrizione del processo terapeutico che definisca l’intervento e il cambiamento
Francesca S.



[1][1] Wigram, Saperston,West (a cura di),   Ed. italiana Manuale di Arte eScienza della Musicoterapia, ISMEZ,  Roma, 1997.
[2][2] G.Gaggero,  Il problema del significato in musicoterapia, in  Musica εt Terapia n. 11, Gennaio 2005,Cosmopolis,   Torino.
[3][3] K. Bruscia,   Definire la musicoterapia,  Ismez,  Roma, 1993.
[4][4] Benenzon, Casiglio, D’Ulisse,  Musicoterapia e professione tra teoria e pratica,  Il Minotauro, Roma, 2005.
[5][5] op. cit.
[6][6] op. cit.
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SABATO 21 MARZO ORE 17.00 Per i più piccoli il  laboratorio "Sulle orme di Peter Pan" nei locali di inTErMEzzo info e prenotazioni 3477892002   intermezzocoop@gmail.com
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SONO..........  ;)
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