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Le mie Marche Blog
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Filottrano si erge sulle lievi colline a pochi kilometri da Jesi. Noto più che altro per un’epidemica diffusione capillare di stabilimenti e outlet per l’abbigliamento maschile (una volta mi peritai di calcolare la media di un’impresa tessile ogni 6 abitanti), di grandi e piccoli brand o di comuni terzisti, fino all’invenzione – per le Marche – del su misura per uomo, magari noto agli sportivi per aver vestito prestigiose squadre e qualche vip.
Ma, come ogni paesello di questo territorio, è uno scrigno di sapori tradizionali.

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Tra le eccellenze delle Marche ci sono gli artigiani della pipa. Qualche produzione di tipo industriale, ma in massima parte si parla di veri e proprio artigianato, spesso interamente “fatto a mano”.

È un vero e proprio “distretto della pipa d’eccellenza” quello marchigiano: marchi prestigiosi come Ser Jacopo, Mastro de Paja, Don Carlos sono noti a tutti gli amanti del lento fumo, e loro e decine di altri più o meno grandi sono derivazione – indiretta o meno – del primo produttore di pipe marchigiano, Non canta la Raganella. Marchio nato nel finire dell’800 e che ebbe fortuna a partire dal secondo dopoguerra, tanto da generare – appunto – molti epigoni e seguaci.

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Dalla seconda metà del Settecento e per tutto l’Ottocento ogni Comune delle Marche, anche quelli demograficamente poco consistenti, cominciò a programmare la costruzione di un proprio edificio teatrale.

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Lasceremo che siano le immagini a presentare in autonomia (quell’indipendenza dall’autore che caratterizza ogni parola, libro foto resa pubblica) questo artista marchigiano.

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Qua la vite si coltiva da più di 1200 anni. Forse nell’800 (si, senza il mille davanti) non lo chiamavano ancora Verdicchio, ma è in quegli anni che si installano i primi “cuprensi” a coltivare uva in quella che oggi è contrada Morella, nella zona di S. Michele, e a far di quelle uve il nonno del Verdicchio.

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Qua la vite si coltiva da più di 1200 anni. Forse nell’800 (si, senza il mille davanti) non lo chiamavano ancora Verdicchio, ma è in quegli anni che si installano i primi “cuprensi” a coltivare uva in quella che oggi è contrada Morella, nella zona di S. Michele, e a far di quelle uve il nonno del Verdicchio.

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Era il 1839 e un giovane pittore tedesco ,Johann David Passavant , figlio di un commerciante di provincia, che aveva frequentato la scuola di Jacques-Louis David a Parigi e poi seguito i corsi dai mistici Nazareni a Roma, decide di recarsi a Urbino per scoprire qualcosa di più del suo artista preferito: Raffaello, di cui in seguito diventerà un grande e riconosciuto esperto.

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Le Marche, con il loro pittoresco paesaggio collinare che si affaccia sul mare, rappresentano un territorio ideale per la coltivazione di alcune particolari varietà di uva da vino, tra cui appunto il Bianchello del Metauro.
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