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Ivan Lanìa (Bearclaw95)
Italian college student in Humanities, wannabe high school teacher; geek for spec fiction (mainly pulp fantasy), videogames and RPGs.
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Ancora un centinaio di pagine e avrò finito Orlando Furioso (Ludovico Ariosto, 1532), che avevo iniziato a ottobre per un esame universitario. Ho solo questo da dire: vorrei tornare al 1516 e convincere il giovane Ariosto a cambiare il formato editoriale dell'opera da volume unico ad avveniristico universo narrativo condiviso di opere semi-autonome ma collegate trasversalmente. Avrei pure un piano editoriale da proporgli:

Tetralogia della Guerra di Parigi (epica eroica per pubblico adulto, da marchettare per maschi)
1) Episodio I: La minaccia di Rodomonte
2) Episodio II: Ruggiero vs Mandricardo
3) Episodio III: Rinaldo colpisce ancora
4) Episodio IV: Il ritorno di Orlando

Trilogia di Bradamante (epica eroica/erotica per pubblico adulto, da marchettare per femmine)
1) Bradamante e il castello di Atlante
2) Bradamante e il palazzo di Atlante
3) Bradamante e la tomba di Atlante

I Viaggi di Astolfo d'Inghilterra (antologie di novelle favolose)
1) Astolfo nel paese delle fate
2) Astolfo nella molle Arabia
3) Astolfo nell'Africa nera
4) Astolfo oltre la sfera di fuoco

Sospiri di dama (Romanzi erotici marchettati per donne)
1) Isabella e Zerbino
2) Fiordiligi e Brandimarte
3) Mille e una tribolazioni di cuore (raccolta di novelle)
4) Angelica - Ritorno a casa (volume speciale con risvolti avventurosi)
5) Fiordespina birichina (fuoriserie pornografico da far girare nelle edicole)

I cavalieri fra noi (tre volumi di poesia encomiastica in cofanetto extralusso)
1) Volume I: Tutti gli anilingus endecasillabici in lode della corte Estense
2) Volume II: Tutti i quadri allegorici in lode dei principi coevi
3) Volume III: Tutti gli elogi delle Virtù e delle Dame coeve

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Ciao community, segnalo che noi del gruppo +Gdr Unplugged​ abbiamo cambiato la formula della nostra serata "gioca con il pubblico": per questo mese proviamo a fare serate a tema divise per tipologia di gioco, il pubblico si iscrive per una serata e, quando il gruppo ha i numeri, decidiamo assieme a che giocare.
Domani, mercoledì 6, facciamo serata giochi per due, e le iscrizioni sono aperte: fatevi sotto!
Cambio Playlist nel nostro JukeBox!

Aggiornamento di servizio in merito al Gioca con Noi:
da questa settimana e fino a fine Marzo, Ivan vuole collaudare un nuovo metodo di prenotazione delle partite: se funziona bene diventerà definitivo, se no si torna a quello precedente.

Per questo mese, ogni mercoledì sarà una serata a tema dedicata a giochi affini (giochi per due, giochi senza GM, giochi con GM), e perciò voi a casa vi prenoterete per il tipo di gioco che vi interessa; quale gioco usare lo decideremo assieme una volta che la serata sarà tutta prenotata.
Ricordo che per la serata dei giochi per due mi va benissimo avere 2 ospiti e farli giocare fra loro, fugendo da supervisore.
Qui trovate il calendario delle serate Marzo; http://buff.ly/2lH9wH1

Ora presto, prenotatevi!

#JukeBox #JukeboX #GiocaconNoi #Giochidiruolo #Giochidinarrazione #GDRunplugged #GiocaConNoi #GDRunplugged

Ciao gente, scrivo a nome del gruppo +Gdr Unplugged​ per la nostra rubrica del Gioca con Noi: +Marco Ippolito​ si è prenotato per giocare a Fate usando l'ambientazione Dunqora mercoledì 1 alle 21, ma ci serve almeno un'altra persona (massimo altre 2) per poter giocare. Se qualcuno è interessato si prenoti qui.

Habibi (Craig Thompson, 2011)

Anni fa bazzicavo G+ senza mai scrivere ma sbirciando sulle bacheche altrui e in quel periodo ho sentito parlar bene (mi pare da +Nikitas Thlimmenos) di questo romanzo grafico: a quanto avevo capito era una ri-narrazione a fumetti di fiabe e leggende tradizionali arabe all'interno di una cornice, e siccome queste cose le amo l'ho messo in lista di lettura; l'ho finito oggi, e vi dico subito che è molto di più di ciò che pensavo.
In reatà, il cuore del romanzo è l'apparente cornice, la storia travagliata di Dodola e Zam, due orfani uniti dal destino che cercano di sopravvivere alle ingustizie e al degrado della Wanatolia, uno Stato immaginario che ha praticamente stampato addosso "Monarchia assoluta petrolifera del Golfo Persico". Venduta come schiava da ragazzina, Dodola fugge portando con sé il piccolissimo Zam e lo cresce come figlio, fratello e amico, e affronta assieme a lui una serie di ristrettezze materiali, di difficoltà psicologiche e di soprusi perpetrati dal resto della società; in tutto questo, però, i due protagonisti potranno sempre contare sia sul loro affetto reciproco sia sui racconti di Dodola, che ha sempre pronta una storia senza tempo per dare senso alle storie delle loro vite: l'ascesa di Maometto al Paradiso, la saggezza e gli amori di re Salomone, la storia del pescatore e del palazzo stregato che apre le Mille e una notte, le vicende dei patriarchi biblici, persino la storia della chimica alchemica fra Aristotele e Al-Idrisi.
In più, questa storia su più livelli ci propone delle riflessioni estremamente intense su un bel numero di temi fortissimi: disuguaglianza e sopraffazione, collasso ecologico causato dall'economia del consumo, schiavitù e razzismo, oppressione sociale, culturale e psicologica delle donne, genitorialità, consenso e sessualità (non solo sessualità eterosessuale cisgender, per altro), suicidio, religiosità e accettazione di sé.
Ah, e non dimentichiamo che tutto il racconto è permeato, sia nei dialoghi e monologhi sia nei disegni, di leit motiv inerenti l'arte calligrafica araba, a livello di costruzione delle parole e di valenza simbolica delle lettere; io non sono qualificato per approfondire, ma ne sono rimasto affascinato.
In conclusione, Habibi secondo me è un lavoro fenomenale: graficamente è sontuoso, narrativamente è solido (e lo rileggerò certamente), mi ha preso a pugni nello stomaco e fatto commuovere, e mi ha anche insegnato "giusto un paio" di cose di cui farò tesoro; a questo proposito, vi lascio con un passaggio del capitolo La preghiera dell'orfano , uno dei poemi più profondi e commoventi che abbia mai letto:

«Dopo la battaglia, il Profeta disse: "Siamo tornati dalla Jihad Minore alla Jihad Maggiore." Quando fu domandato "Qual è la Jihad Maggiore?", rispose: "È lo scontro contro noi stessi."»

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The Borken Sword (Poul Anderson, 1954)

Ho finito poco fa questo vecchio romanzo di fantasy epico che mi era stato presentato come " Il Signore degli Anelli americano", in quanto rielaborazione moderna di temi e concetti della mitologia norrena. Parto con un giudizio complessivo: è molto piacevole e mi ha tenuto incollato alla pagina, ma non supera la mia soglia personale di capolavoro.
Il romanzo si svolge in Inghilterra nell'alto medioevo, e la sua premessa fantastica è che le divinità e le creature fatate pagane esistono davvero e sono sopravvissute all'avvento del cristianesimo: gli dèi vichinghi se ne stanno nel Valhalla a continuare la loro lotta con i giganti dei ghiacci, elfi troll, nani, goblin e altri semidèi abitano sulla Terra, assieme agli umani ma nascosti dalla magia. La nostra storia inizia quando Imric, conte degli elfi d'Inghilterra, rapisce un bambino umano per crescerlo come suo, lasciando al suo posto un ibrido mezzo elfo e mezzo troll di apparenza umana; l'umano rapito viene chiamato Skafloc, invece il meticcio scambiato sarà noto come Valgard, e le loro vite potrebbero procedere tranquillamente... non fosse che Odino incrocerà i loro sentieri per portare avanti i suoi piani: si avvicina una guerra fra elfi e troll e Odino vuole che, durante tale guerra, Skafloc riforgi Tyrfing, la terribile spada spezzata foriera di rovine, e Valgard dovrà spingere Skafloc ad addossarsi tale fardello.
Ora, ho trovato la storia piacevole e appassionante, anche perché ha un classico ritmo in tre atti:
1. introduzione a uno status quo pacifico in cui vivono i protagonisti;
A. esperienza dolorosa che rompe l'equilibrio;
2. scontro fra eroe e nemesi con prevalere della nemesi;
B. crollo dell'eroe al suo punto più basso;
3. progressivo riscatto e resa dei conti.
Questo scontro fra eroe e nemesi, inoltre, si intreccia a un conflitto più psicologico, uno scontro perso in partenza fra la volontà dei protagonisti e il destino che è stato loro imposto, e che si impernia sulla scoperta delle loro origini da parte di Valgard e Skafloc; sapete, quel tipo di storia tragica per cui il protagonista si è formato una certa percezione di sé, agisce di conseguenza, poi fa scoperte che mettono in dubbio la sua identità, non trova più un senso alla sua vita ed entra in una spirale autodistruttiva (per informazioni ulteriori, guardatevi a teatro Edipo Re di Sofocle). Qui, però, sta il difetto più grosso che ho trovato nel romanzo: secondo me il tema tragico è elaborato male, poiché nell'arco personale di Valgard è fondamentale all'inizio e viene abbandonato più avanti (anzi, lo sviluppo stesso di Valgard è abbandonato, degradandolo da deuteragonista ad antagonista), mentre nell'arco di Skafloc viene continuamente anticipato come elemento fondamentale, gli si dedica tanto spazio nel secondo atto... ma alla fine mi è sembrato che potesse benissimo essere rimosso senza cambiare di una virgola la struttura del racconto, visto che il conflitto con se stesso non aggiunge nulla a ciò che il personaggio fa e pensa in relazione al conflitto con la sua nemesi. Non argomento ulteriormente per non fare spoiler, ma se qualcuno vuole discuterne lo faccio volentieri.
A livello di stile, questo romanzo è un caso interessante: nella prefazione l'autore spiega di averlo scritto a 28 anni e di averlo revisionato a 45, per l'edizione definitiva del 1971. Purtroppo, anche dopo la revisione sono rimasti dei passaggi abbastanza noiosi, in cui aggettivi, avverbi e metafore di troppo rendono la frase pesante da leggere senza aggiungere informazioni né colore; stranamente, però, mi è parso che tali passaggi siano concentrati nella parte iniziale e scemino man mano che si va avanti.
Tirando le somme, La Spada Spezzata è un romanzo piacevole e dignitoso che ci offre brutali sbudellamenti, stregonerie abbastanza evocative e scene erotiche rappresentate dietro un velo, il tutto in tinte nordeuropee, ma secondo me non riesce a salire oltre questo livello. Io comunque sono contento di averlo letto, perché ora conosco il probabile precedente della spada Frostmourne del videogioco Warcraft III (un cardine della mia cultura geek) e mi è venuta voglia di rileggere I figli di Hurin, un racconto postumo del prof. Tolkien che, come il romanzo di Anderson, cerca di essere un'epica tragica, ma a quanto mi ricordo dalla prima lettura anni fa ci riesce meglio. A questo punto, comunque, voglio recuperare Three Hearts and Three Lions, il romanzo fantasy dell'Anderson maturo; magari quello sì che supera la mia soglia dei capolavori!

La Tachipompa e altri racconti (Edward Page Mitchell, 1874-1897)

Per colpa delle signore +Fulvia Marai e +Marta Capuzzi (lo so Marta che non usi mai Google Plus, ma non posso non taggarti ;) ) mi sono preso bene per Vaporterppa (http://www.vaporteppa.it/), un progetto editoriale che pubblica narrativa fantastica come libri elettronici a prezzo stracciato; sfogliando il catalogo ho trovato quest'antologia di racconti di fantascienza americani del pieno 1800, il cui autore ha inventato una gran quantità di concetti divenuti topici del genere: è in questi sette racconti, infatti, che sono apparsi per la prima volta teletrasporti, macchine del tempo, intelligenze artificiali, cyborg, macchine tendenti alla velocità infinita, uomini invisibili e musica registrata e trasmessa in streaming (giuro!).
Ora, al di là del primato creativo di Mitchell, questi racconti secondo me sono ancora validi e godibili: quasi tutti sono scritti in prima persona secondo la formula "Lo strano caso che mi accadde quella volta" (che a quell'epoca mi risulta andasse forte), e spaziano moltissimo a livello di toni e vicende: La Tachipompa è una storia umoristica con dentro una spiegazione scientifica messa quasi per fare contrasto, L'orologio che andava all'indietro ha un che di allucinato che lascia quasi un senso di ansia, L'uomo più intelligente del mondo e L'uomo di cristallo si basano sullo scontro fra un umano "normale" e uno "sovrumano", Lo spettroscopio dell'anima e L'uomo senza corpo hanno lo stesso protagonista e si basano sulle sue sparate eccentriche, e sono l'uno ironico (con un tocco distopico) e l'altro grottesco. Il mio preferito, comunque, è La Figlia del Senatore, che si ambienta in un'ucronia e ha alla base uno scontro "individuo vs società" - sarei stato molto felice di leggere un romanzo lungo con quelle premesse.

#RicercaCompagnidiCamera

Ciao gente, apro questo thread per radunare le persone che verranno alla CON da sole e vogliono condividere la camera con altri partecipanti: segnatevi nei commenti indicando i giorni in cui volete stare, così vediamo come possiamo organizzarci per massima resa a minima spesa. Taggo già +Sonia Grossi e +Luca Maiorani perché avevano detto altrove di essere interessati.

Io ci sarò da venerdì 12 a domenica 13.

Hello world!
I've a question concerning Egle Eyes, the "noir in Ancient Rome" world of Fate by +Pete Woodworth​ (I hope he will read this and provide a word of God). I have a couple of doubts about the Conspiracies rules, specifically:
1) How much stress should each Conspiracy box hold? 1 stress each? An incremental amount like the PC's boxes, so 1 box at 1, 1 at 2, 1 at 3 and so on up to a 7-stress box (for the toughest Conspiracies)?
2) How does the Attack roll against a Conspiracy work? My current guess is that the table plays the scene out, the Eagles do things representing a direct action against the Conspiracy (thus making the scene a Claritas scene), said actions are resolved with the appropriate rolls, and at last an Attack is rolled to see how much the Conspiracy was crippled. Am I right?
Thanks in advance for your help.
Ah, I tag my friend +Daniele Di Rubbo​​​ just in case.

Ciao comunità!
Io +Greta Carrara​ e +Martino Gasparella​ stiamo continuando la partita didattica a Dunqora, Greta ha provato a fare da GM e le è venuto un dubbio su come si stabiliscono i gradi di difficoltà in Fate Accelerato (e lo sta facendo scrivere a me perché è pigra ;P). Da manuale, la difficoltà va decisa in base a se questa cosa è o meno interessante in fiction; ora, Greta ha questo dubbio: prendiamo il classico esempio del "devo aprire una porta blindata". Fate Base suggerisce di approcciare questa cosa dando difficoltà diverse ad ogni modo di aprirla, esempio +4 se la voglio sfondare, +2 se la voglio scassinare. La logica è anche far brillare qualcuno che magari prima non ha brillato, esempio una persona più ladresca che in combattimento non ha potuto dare molto. Ora: questo ha senso anche con gli Approcci? A occhio con gli Approcci tutti brillano più o meno sempre, però non sarebbe comunque stupido settare delle difficoltà diverse per fare la stessa cosa... In fondo la porta è blindata. 
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